A colpo sicuro #2: L’impero del sogno

l'impero del sogno

L’impero del sog🤣 (Pink Lodge 2018)

Se vi diciamo agosto cosa vi viene in mente? A noi: “una Roma sfacciatamente monumentale”, giornali porno (ba ba ba), memorie del mio delitto efferato, il mese più freddo dell’anno, che odio il caldo (non vale la pena), il compleanno del Commissa. Insomma, ragazzi: Estate, come il titolo del romanzone dell’amico Leonardo Colombati, che ieri, come promesso, ha abbandonato Facebook. Caspita Leo, già ci manchi! Rispettiamo la tua scelta, ma vedi di ripensarci, o ritroviamoci almeno su Instagram! E non è detto che non ti si omaggi prima o poi in questo nostro nuovo spazio del mercoledì.
Non oggi, però.
Riassunto delle puntate precedenti: forse non tutti sanno che Aldo Nove è lo pseudonimo di Antonio Centanin, scrittore, poeta italiano e amico di Verde, nato a Viggiù il 12 luglio 1967. Wikipedia dice che lo pseudonimo trae origine dal testo del telegramma diffuso dal Comitato di Liberazione Alta Italia nell’aprile 1945 (e non abbiamo motivo di dubitarne), per comunicare il giorno (26) e l’ora (1 di notte) in cui dare inizio all’insurrezione armata partigiana Torino. I nostri lettori più attenti avranno già tolto la sicura alle loro calcolatrici scientifiche: avete ragione, 26×1 fa 26, ma provate adesso a sommare 2+6+1 (eh eh eh eh eh). Aggiungete ancora 1 e avrete Nicola Lagioia.
Quel cannibalaccio di Aldo ha scritto tra le altre cose Il professore di Viggiù, il primo titolo scelto dal Commissa (qui) per inaugurare la settimana scorsa A colpo sicuro, la nostra nuovissima rubrica di letture rapide con occhio allenato e esperto. Perché a scrivere siamo buoni tutti, ma sapere leggere è un’altra cosa.
La seconda recensione è firmata dal vicecommissa Andrea Frau, che ha scelto nientepopodimenoche Vanni Santoni, nome proprio dell’autore de L’impero del sogno, una “Storia infinita girata da Michael Bay con la supervisione dell’economista Michele Boldrin” (la bomba estallo).
Venerdì leggeremo la quinta puntata di Liminal Personae. Ogni lunedì di agosto, dietro le serrande abbassate del blog, continueremo presuntosi a covare cancri pei due libri che abbiam letto e a recensire i grandi libri italiani che hanno segnato il nostro immaginario.
Il memicchio è di Pink Lodge. Ciao, ricordatevi che c’è una parola tedesca per tutto, anche per il compleanno di Andrea Zandomeneghi, che è oggi (auguri). E non vi abbattete: tornerà un altro inverno.

L’impero del sogno, nelle intenzioni dell’autore, è un prequel di Terra ignota e Terra ignota – le figlie del rito. Degli ultimi due ho già scritto ampiamente su Guacamole, quindi alcuni di voi possono già intuire il seguito di questa breve recensione.

Invece no, colpo di scena! (Come quelli che mancano in questo libro.)

In questo terzo capitolo l’autore ha la velleità di trovare un ordine razionale, dare un senso compiuto ai due precedenti capitoli, cercando di far tornare i conti (retaggio degli studi in Ragioneria?), spiegando il fantastico. Sfortunatamente Santoni ci riesce, perché è molto abile, ma così facendo deturpa l’atmosfera fantastica, incompiuta e misteriosa dei primi due libri. Come un mago strutturalista, teorico della magia della letteratura, che guarda i bimbi stupiti dopo il trucco magico con volto severo e dice: Il coniglio in realtà è un nano con un costume e lavora con me per due soldi, oggi è il compleanno dei suoi gemelli e sapete chi hanno loro alla festa di compleanno? Non il loro papà, sicuro! Ma saranno contenti anche con la nonna addormentata e la Viennetta squagliata.

Dalla magia si passa a un arido gioco di prestigio. Santoni viviseziona i frame del nostro stupore, li slega, li mischia alla rinfusa e ride di noi, rompendo il giocattolo. Per caso lo rompe perché è un gioco non conforme alle regole europee, dannoso per la nostra salute? Intende forse liberarci dalla ludica menzogna per richiamarci a una presa di coscienza e di responsabilità; una chiamata alle armi per la difesa del reale? Manco per il cazzo. Rompe il giocattolo perché gli va, per mero esercizio stilistico. Il risultato è oggettivamente impeccabile.

Questo libro è un debunking alla fantasia, un tutorial su come essere spontanei. L’autore è talmente bravo che riesce a trovare il nome alle sensazioni più strane, indefinibili ma comuni. C’è una parola tedesca per tutto, sapete? Ma come si chiama questa peculiare caratteristica dei tedeschi, nel trovare una parola per tutto? Santoni l’ha appena coniata. La deve ancora registrare, quindi non posso scriverla. Mentre state guardando due bambini che giocano e chissà perché vi commuovete, arriva Santoni da dietro, vi scuote, vi sveglia dal torpore onirico e vi spiega il motivo – stanno girando uno spot, coglione! – riportandovi alla realtà. Santoni se non sapesse scrivere produrrebbe Madeleine in serie: merendine nostalgiche personalizzate che scatenano reminiscenze catartiche! Effetto collaterale: fanno perdere i capelli. Sì, credo che l’autore stia pure perdendo i capelli, come Garrone.

La cosa che mi ha più deluso del libro è l’immaginario rassicurante. Un caotico citazionismo a film, videogiochi e fumetti. In quest’epoca di nostalgici, ci mancavano gli idioti del fantasy, verrebbe da dire. Vedrei bene una collaborazione di Santoni con Zero Calcare. Insieme potrebbero scrivere un fumetto fantastico basato sui Pog.

Santoni strizza talmente l’occhio ai suoi coetanei, fino ai millennial, nostalgici di epoche mai vissute, tanto che non riesce più a fermarsi. L’espediente diventa tic; il tic diventa dannazione. Così l’occhio si incanta, nel senso che si blocca e non riesce più a vedere le cose da un prospettiva diversa e personale.

Comprensibile che con la povertà di quest’immaginario anni Ottanta-Novanta, non possa uscire fuori un Buzzati o un Landolfi; però ci si aspettava di più da questo marasma postmoderno, qualcosa come un pensiero autonomo, libero dalla smania della condivisione. Meglio smarriti e bellicosi, insomma, che accomunati da un immaginario artisticamente insulso e televisivo.

Il libro sembra La storia infinita girata da Michael Bay con la supervisione dell’economista Michele Boldrin. Una storia già letta, ma con ritmi esasperati ed esplosioni: un’economia del racconto da tv americana anni Ottanta, ma con l’orecchino e le parolacce.

La cosa che mi sconforta è che il libro sia riuscitissimo e ha avuto un gran successo. E questo è indicativo dei tempi. Questo è il miglior libro fantastico che si possa fare oggi in Italia ed è un miracolo che sia così bello. Ma la cosa peggiore è che questo sia il nostro immaginario, non si scappa. Ho avuto un’epifania negativa a riguardo. Da questo veniamo, meglio non possiamo essere, di più non possiamo desiderare. Siamo pulviscolo atmosferico, o meglio, forfora, sulle spalle di nani. Nani sottopagati, assistenti di un mago.

Spoiler santoniano: Immaginate cos’avrei scritto se avessi letto il libro! Immaginate cos’avrei scritto se avessi mai letto qualcosa di Vanni Santoni.

Vanni Santoni, L’impero del sogno, Mondadori 2017, pp 276, 18 euro (15,30 qui)

Andrea Frau

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One thought on “A colpo sicuro #2: L’impero del sogno

  1. Pingback: Un recensione dell’Impero del sogno e una della Stanza profonda. | sarmizegetusa

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