Carpocapsa

Torna su Verde Francesca Mattei, lo fa con un racconto dai toni smorzati, che reca nel titolo una specie di (spoiler) insetto, proprio come fu per il suo esordio sulle nostre pagine. Qualcuno più scaltro di noi direbbe che Francesca sta ponendo le basi di “una entomopedia dei tipi umani”. Ma questa è una cosa che può dirci solo lei, nel momento in cui ci manderà la sua prossima fatica (wink wink, Fra).

Oggi leggiamo questo racconto che parla di carceri e di alberi da abbattere. A noi è piaciuto molto.

L’illustrazione è di Claudia D’Angelo, altresì detta Claudita Bierde.
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L’algoritmo Kajazzu: Per una critica cinesico-lombrosiana della letteratura

Buondì filibustieri delle lettere! State segnalando al buon Raimo (non ha un amico che gli carezzi la fronte e lo riporti alla ragione?) i cattivoni per la sua lista? Oggi pubblichiamo un racconto che sarebbe piaciuto ai compianti amici di Crapula. L’autore si chiama Agostino Bimbo e lo conoscevamo per questo. Agostino ci scrive:

Come una telefonata proveniente dagli anni ‘70 in un romanzo di Walter Veltroni, vi giunga il mio testo dal passato. Da quel passato dove si poteva fare #contatto. E siccome una volta, pre Bachechi, c’era uno sciopero a tal riguardo: vi scrissi un non racconto. Sto cambiando computer, ve lo spedisco prima di darlo alle fiamme. A me è servito a fare palestra at home (chiaroveggenza Covid?); anche se quei muscoli me li vidi solo io, all’epoca, e ora, inflacciditi, ve li mostro. Anche perché non posso mandarlo ad altre riviste (il tutto è assolutamente antieconomico, c**) e farmi altri “amici”.

Ecco, dopo una mail così (e altre cose che non ci sentiamo di riportare che riguardano OMISSIS) come potevamo non leggere il suo racconto in anticipo riservandogli una corsia preferenziale? Il racconto ci ha confermato la buona impressione: è un racconto Roland Barthesiano- zucchiano- euleriano- ashiano- marinelliano abbastanza folle da farci dire COOOOSSSS?

Era dai tempi di Verde Matematico che il nostro senso fibonacciano non veniva allertato così. Preparate i pallottolieri e le tavole ouja e ricordate: quando uno scrittore vi dà il braccio nascondete la vostra mano! Beh, care braccia rubate alla lit-wrestling, buona lettura e soprattutto shalom!

L’illustrazione al solito meravigliosa è di Dionisio Izzek.

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Una fine miserabile

Oggi pubblichiamo un racconto che ci è piaciuto enormemente come non ci accadeva da molto tempo. C’è la Milano calibro 9, la mala, la prima repubblica, Craxi, Landolfi, Gadda, Bordiga, Schizogene, Buzzati, insomma solo per questo va letto. Possiamo dire che in redazione è già un grande classico. Ci è stato raccomandato da Giuseppe Genna, come “un bravo bauscia da sistemare” e noi lo stavamo per pubblicare senza manco leggerlo, come al solito, invece, stupore, grande gaudio: il racconto è formidabile! Ci siamo interrogati a lungo se pubblicarlo o far slittare la pubblicazione visto i temi trattati. Era in calendario da molto, ben prima della querelle che ha riguardato Montanelli. Intanto, per non sbagliare, Verde si dissocia dal montanelliano Frau come NN con Ibba. E visto che ci siamo ci dissociamo pure da quel nabokoviano pazzo del doc Mosca. Non possiamo rischiare di perdere il nostro posto nel salotto buono della lit-web. Proprio stasera c’è una festa a casa di S.M. Serafini (paggio d’eccezione G. Rizzi Baby ircocervo) e vogliamo sfoggiare il papillon regalatoci da D. De Capitani. Carlo Martello verrà come al solito con le black panthers a seguito.

Il racconto che vi proponiamo si chiama Una fine miserabile – avremmo anche cambiato il titolo, ma l’autore ci sembra particolarmente irritabile e noi possiamo permetterci solo due, tre liti al giorno (siamo a 4)-  e l’autore è Carlo Massimino che il nostro Gran Babbo D’Antuono (come Schizogene con Er puzzone) ama chiamare affettuosamente CARLO MAXIMUM OBELISCUS.

Illustrazione pazzesca di Dionisio Izzek.

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Gioventù etrusca #6: Cristo si è fermato a Spinaceto

Alessio Mosca ha esordito su Verde quattro anni fa con un ormai classico litweb da sempre oggetto di culto della redazione: allora eravamo convinti che Alessio Mosca fosse un fake di Andrea Frau e Andrea Frau un ologramma di se stesso (ne dicevamo qui). Poi la bomba estallo (let’s rock), Mosca si convinse che “il carabiniere” fosse D’Antuono e Marinelli il suo ologramma. Da quel momento il Doc ha sfornato un solo racconto all’anno, per un corpus ragionatissimo e pluricelebrato (anche da Tina, sì), come un Cristo che porta sulle sue spalle il peso di tutta la litweb. Stamattina però ha qualcosa diverso: si è fermato a Spinaceto. Impossibile non inserirlo nel nostro canone della Gioventù etrusca.
L’illustrazione è di Dionisio Izzek.
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Morse: L’invenzione del dolore – Scena decima

 

Se Franca Leosini potesse intervistare a tu per tu in una stanza buia Damiano Franzosi, il protagonista di Morse: L’invenzione del dolore, probabilmente ci farebbe subito notare che, con i suoi comportamenti da drogato ubriacone, è una disgrazia per tutto l’ordine dei giornalisti. In barba alle disposizioni anti-Covid, la conduttrice si avvicinerebbe al volto del nostro protagonista come per volergli strappare un’ammissione di lordura morale e lo incalzerebbe con una frase del tipo: “lei dunque è scrittore eh? E di lavoro cosa fa?”; oppure: “Tutto questo casino per un trauma infantile, e i contribuenti pagano!”

Forse, con la meschinità che la contraddistingue, il suo tono da maestra nazionalpopolare, afferrerebbe la mano di Damiano per poi sussurrargli: “le piaceva essere virtualmente castrato da quella Giuditta Portari, eh? Lo dica alla telecamera, lo dica, lo dica, non cincischi per favore”. Pubblicità 

Andrea Frau ci presenta la puntata numero dieci del suo romanzo psico-horror, siamo in dirittura d’arrivo. Tenetevi forte. 

E beccatevi un collagione d’eccezione della nostra eccellenza pazzesca orbitale Claudia D’Angelo.

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena nona

Da quando abbiamo iniziato a pubblicare il romanzo a puntate di Andrea Frau sono passati circa due mesi, tra i più strani che ci sia stato dato di vivere come paese e come, diciamocelo, cittadin* del mondo. La visione apocalittica che si intravede tra queste pagine – l’ottica delle quali è spesso chiusa sui singoli personaggi, ma non disdegna implicazioni da incubo universale – ci pare comunque molto più varia e interessante di un classic mondo allo sbaraglio che guarda ancora una volta all’America per una soluzione alla pandemia; soluzione che quest’ultima, semmai dovesse trovarla, non intende condividere con nessuno se non al giusto prezzo… E con questo si conclude il programma di outsourcing degli editoriali a Tony Vena. Decisamente poco bierde. But we feel you, our dear friend.

L’illustrazione che vedete potrebbe sembrare la cara Giuditta descritta da Andrea ma invece trattasi di Domino circondata dalle sue ragazze: personaggi originali di Luana Vecchio.

E questa ovviamente è la scena nona di Morse: L’invenzione del dolore. Buona lettura.

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Casual Friday #57: Dora

gatto meditazione

Emma Grillo

Fare rivista non è un pranzo di gala, bisogna razionalmente crearsi un sistema e testarlo ludicamente ma coerentemente come entomologi della qualità. Che la qualità poi, che cosa sia, per parafrase quello, non l’ha capito ancora nessuno, non importa perché il tema oggi è quel gran bastardo stracciacazzi del tempo e non di canoni ma di cannoni spirituali si parla.
Il cannone spirituale è la mossa segreta di uno dei nostri Simone. Fosse qua questo venerdì ce lo spiegherebbe lui il tempo. Simone invece non è più lui e non vuole essere più lui. Il suo fulcro ideologico sta tutto qui: “Per quanto mi riguardava poteva anche continuare ad avanzare l’orda perbenista che sicuramente avrebbe presto deciso di cancellare le scritte sui muri dei cessi.” A lui chiediamo che cos’è la coerenza. Lui risponde: “Non è fuoco la fiamma che aleggia sulle candele, vero fuoco è la vampa che intera consuma la vita di falena”. Noi cerchiamo su Google e troviamo una poesia persiana. La risposta soffia nel vento. Ci collochiamo nel punto più distante possibile dalla nostra storia. La nostra storia è un Nastro di Möbius. C’è un modo per mettersi al riparo dalla propria storia?
Ardo è l’anagramma di Dora. Il resto è detto tra le righe di questo racconto dedicato al passato di Verde che si riprende una rubrica storica del venerdì. Non ricapiterà per i prossimi 25 anni.
L’illustrazione è di Emma Grillo.
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COSVIOLENZAILLUSTRATA

primavera

Primavera, Emma Grillo

Quando dopo un lungo silenzio a marzo abbiamo ripreso le pubblicazioni, eravamo già in quarantena e il primo pensiero è stato il primo pensiero di tutti nella bolla, meno L’Inquieto (major league), raccontare i nostri giorni di chiusura, come stavamo vivendo l’isolamento e il sentiment di comunità che si sacrifica unita, ma anche le solite cose, tipo il complottismo che nega la pandemia o il sesso ai tempi del covid. Adesso che tutto è finito – ma è tutto finito? – ha ancora senso questa rubrica? Dovremmo continuare a immaginare e a scrivere pezzi da raccogliere in un istant ebook a cura di Simone Bachechi? Il rimpianto, l’unico neo, è di non aver coinvolto neanche questa volta Filippo Tuena (che amiamo incondizionatamente), o più banalmente Marinelli o Mosca. Al buio tutti i gatti sono grigi, bella forza, ma qua continuiamo a rimpiangere un poco troppo il passato. Riusciremo mai a guardare avanti senza sentirci ogni volta costretti a scegliere tra scrivere un racconto decentemente e andare a fare bowling? Faremo ancora incazzare un sacco di gente? Ai posteri.
Un anno fa moriva Nanni Balestrini, che era il migliore. Dentro Verde in quei giorni si lavorava alla COSVIOLENZAILLUSTRATA, un’azione che la Nuova Edizione fresca di Sal(t)ò 2019 avrebbe dovuto realizzare in tempi e modi ancora da scoprire.
Erano i giorni di SUS#2, maggio finì in redazione Minimum Fax, dove tornammo l’8 o il 9 giugno (mezza Verde: l’altra era a Firenze a rubare giubbotti) per il BEST OFF 2019. Felici lesse questo pezzo scritto a quattro mani con D’Antuono (D’Antuono assicura che le mani erano molte di più, e peraltro saccheggiate): non lo avevamo mai riletto dopo quel giorno, ci sembra ancora buono, nonostante la tentazione di lasciarlo andare per sempre nel flebile ricordo di Barbara, Gloria, Corrado e chi c’era. 
Praticamente un Omero coglione, ve lo immaginate?
L’illustrazione è di Emma Grillo. Ciao, tornate venerdì.
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Toto (Il “cane” scrittore e il Mago di Cos)

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Bestia, Emma Grillo

“Nessun* scrittor* intra o extra scenicchia è stat* maltrattat* durante la stesura di questo racconto. Ma forse avrebbe dovuto”.

Apre così la mail con la quale Francesca Quaranto consegna alla redazione il presente “metasogno narcoerotico” partorito da una mente evidentemente traumatizzata dalla combo redazione virtuale/quarantena reale. “Come se Paura e delirio a Las Vegas e Il mago di Oz scopassero sul pavimento della magione di Eyes wide shut e lì immantinente avessero un* figli*”.

L’autrice ci tiene a dire che il sondaggio per il titolo si è rivelato un esperimento fallito è che “ha vinto il compromesso”. Segue “emoji woozy“. Raccomanda tra l’altro fortemente l’ascolto di questa canzone durante la lettura.

L’illustrazione è di Emma Grillo.

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La Cronistoria di Verde – Episodio 1

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L’unica foto di Elena Morselli in nostro possesso. Scattata al coworking di Pesaro nel gennaio 2018

Una settimana fa questa telefonata raggiunge la redazione nel bel mezzo della diretta Facebook.

Simone Bachechi si assume la responsabilità di pubblicarne oggi il contenuto, nonostante la strenua opposizione del resto della redazione. I membri di Verde rifiutano l’intero contenuto della registrazione. Non è stata richiesta, non è stata concessa.

Il Bachechi, in qualità di garante della nuova democrazia Verde, ritiene necessario de-secretare i processi che hanno portato alla caduta del Faraone. Trascrive dunque la registrazione, di fatto legittimandola come, testuali parole, “racconto procedurale redazionale”. Invita inoltre voi tutti a munirvi di auricolari o di un buon impianto Dolby Digtal 5.1

Elena Morselli, ovunque tu sia, stai facendo del male a Verde Rivista.

 

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