Rosa! #4 Horus

Rosa! è la rubrica di Verde ideata e curata da Luca Marinelli per “operare una rivalutazione di un genere dalle infinità possibilità, a torto considerato secondario”. Ferruccio Mazzanti ha inaugurato il nuovo spazio a novembre, a febbraio Santa Nora Frescaqcua ha fatto Tutto esaurito, la terza uscita è stata di Massimiliano M. Maggi.
Oggi proponiamo Horus, un racconto di Giovanni Giliberti.

Giovanni è uno scrittore della campagna emiliana, cresciuto in un ristorante a gestione familiare. Appassionato di Shodo e arti marziali. Gli piace farsi tatuaggi e giocare all’X-box con il suo tatuatore. I suoi amici lo chiamano il Ryan Gosling dei poveri, un po’ per il suo essere taciturno e introverso, raramente per il suo aspetto, e un po’ perché come attore non è niente male. Questo è il suo esordio su Verde.

La copertina è di Giulia Canetto. Continua a leggere

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Mi ricordo (un omaggio impossibile a Perec)

lasciare andare

Nadia Sgaramella, Lasciare Andare

“L’idea è che rifare o imitare Perec non sia possibile, come rifare un taglio di Fontana. Questo mio Mi ricordo è impossibile pertanto, perechianamente, io lo posso fare e lo rifaccio, cioè questo che io faccio è possibile in quanto impossibile”.

Così si spiegava il caro Simone Lisi riguardo al brano letto al Todo Modo di Firenze, che oggi riproponiamo con il perfetto contrappunto dell’illustrazione di Nadia Sgaramella.

“Il secondo punto è che all’incontro su Perec organizzato da Lucia qui a Todo Modo io sono probabilmente il più giovane, quindi il meno adatto a stilare una lista di cose che ricordo, perché i miei ricordi sono minori rispetto a quelli di tutti gli altri. Ho trent’anni, quindi mi ricordo al massimo degli ultimi venti, venticinque anni. Sono il meno adatto a fare questo, e quindi perechianamente il più adatto”.

Noi vorremmo aggiungere, se ci viene concesso: Ci ricordiamo di quando c’era il Commissario.

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Stallo Dickensiano

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Nadia Sgaramella, I ricordi fanno luce

Quasi una settimana senza il nostro Commissario. Gli sforzi per rintracciarlo sono stati molti ma sin’ora infruttuosi. È di ieri la conferma del suo rapimento a opera di forze oscure che ingenuamente non sanno di danneggiare la litweb tutta.

Nella disgrazia, un piccolo miracolo: Quaranta ha accettato di rientrare in redazione a titolo temporaneo (la clausola di riscatto fissata dal suo nuovo agente Mino Raiola è talmente esorbitante da far pensare anch’essa a un rapimento, ma per ora non ce ne curiamo).

Dopo le sue parole di ieri sulla situazione, torna a trovarci la nostra zia preferita, Lucia Ghirotti, portando una torta pasqualina, una bottiglia di vino e un bellissimo racconto che sembra una parabola su ciò che è successo a Verde in questi due mesi

Lucia ha definito Stallo Dickensiano  “se non si capisce un cazzo buttatelo”. Noi ce ne siamo invece innamorati per i dialoghi ironici e per il modo intelligente di raccontare.

Lo accompagna un’illustrazione di Nadia Sgaramella. Buona lettura.

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Che cosa sta succedendo – Sulla fine #20: Er Di Vita e Magini

gregorio magini meme

Gregorio Magini, Contributo al dibattito (via Fb)

Avevamo annunciato che Verde non avrebbe chiuso, perché la nostra comunità non può fare a meno di noi. Avevamo promesso che sarebbe tutto finito il 30 aprile, perché abbiamo tirato troppo la corda e questo giochino che a capirlo sono i soliti 9 stronzi (che sono sempre meglio dei 4 amabili lettori, ma tant’è) non fa ridere neanche per sbaglio. Avevamo giurato che saremmo tornati a fare rivista, perché è il motivo per cui siamo nati. Avevamo addirittura stretto alleanze con i rivali di una vita.
Ma poi.
Ci hanno rapito il commissario.
Che dalla prigionia ha ordinato: “FASE TRE: riaprire il dibattito, far parlare i toscani, smemicchiare tutto, tornare a fare rivista, 8 giugno.”
E allora Verde non chiuderà, siamo tornati a fare rivista, smemicchiamo tutto, abbiamo riaperto il dibattito (qua lo trovate tutto). Adesso parlino i toscani. Per alzare un livello fino a questo momento imbarazzante. Per non continuare a parlarci addosso della nostra rivista ma del fare rivista. Perché la risposta all’annosa domanda (cos’è litblog) ancora non c’è. Perché va bene la polemichetta sulla scenicchia, ma qua la Storia ci chiede di fare una tassonomia geografica della scena. Perché sono intorno a noi, in mezzo a noi, in molti casi siamo noi.
Cominciamo con il contributo grafico di Gregorio Magini, già miglior raccontista d’Italia e replicatore seriale d’autore. La legenda del meme che potete ammirare in alto (e qui su Facebook) recita con chiarezza:

① Il Giardino della Lingua Italiana
② La scenicchia letteraria fiorentina
③ La scena letteraria fiorentina
④ Er Felici
⑤ Verde Rivista
⑥ CrapulaClub
⑦ Facebook

Proseguiamo con Er Di Vita, cinghia di trasmissione tra la scena romana e quella fiorentina, che ha scritto per noi una piccola cosmogonia che mescola e accelera *davvero* tutto.
Francesco D’Isa, Gabriele Merlini, Vanni Santoni, autrici, autori, semplice gente purché di Firenze e delle altre province toscane: non privateci della vostra visione, questa è una chiamata, prendete parte al dibattito. Vi stiamo aspettando.
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Che cosa sta succedendo – Sulla fine #19: Lucia Ghirotti

La guerra dei meme

La guerra dei meme/Reservoir lit

“Mia carissima Verde, desidero farti giungere nel giorno della festa della mamma, a te e a tutti, gli auguri più fervidi e affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia e il piccolo Marinelli in particolare. Ricordami a Luciano che avrei dovuto vedere oggi. Prego Crapula di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato e assistito con premura. Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio. […] Prescindo volutamente da ogni aspetto di polemichetta e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento a opera della Redazione Ombra [OMISSIS], è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniericchio politico, sottoposto, come Commissario di Verde, a un processo diretto ad accertare le mie responsabilità (processo contenuto in termini di scenicchia, ma che diventa sempre più stringente). Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della litweb. In verità siamo tutti noi non-toscani che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere. Nella circostanza sopra descritta entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione della Scenicchia. Soprattutto questa ragione di Scenicchia nel caso mio significa, riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato, sottoposto a un processo popolare che può essere opportunamente graduato sui social, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza di Commissario, con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni (SalTo #18, presentazione del Lisi a Roma e/o finale di 8×8).
Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze di scenicchia, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma alla litweb tutta. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di narrazione, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile. Tutte le riviste del mondo si sono regolate in modo positivo, salvo Crapula che è litblog, ma non per il caso Zandomeneghi. E non si dica che la litweb perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un’alta personalità che significa qualcosa nella vita della Scena. Che Vanni Santoni vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero dipendere molte cose, call di Narrandom incluse. I più affettuosi saluti.
Il Commissario
P.S. FASE TRE: riaprire il dibattito, far parlare i toscani, smemicchiare tutto, tornare a fare rivista, 8 giugno.”

Questo è il testo della lettera che ci è stata recapitata questa mattina in redazione. È STATO RAPITO. È ufficiale. Per il momento non possiamo aggiungere altro, se non che siamo sconvolti e senza di lui non sappiamo formattare i testi su WordPress (per tacere di categorie e tag). Dopo la pausa della settimana scorsa (complice l’armistizio con Crapula Club), adempiamo alle volontà del nostro Commissario e riapriamo il dibattito sulla chiusura di Verde (che qua trovate tutto) con il drammatico intervento di Lucia Ghirotti. Che cosa sta succedendo, ragazzi? È davvero la fine?
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Orlando Furioso

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Nadia Sgaramella, Chiacchiericcio

Lorenzo Zerbola torna su Verde con il suo stile inconfondibile da fumetto, caotico, fluviale e vivace. Orlando Furioso è ambientato nell’universo di Sono passi -tacchi- di danza, del quale è più o meno una prosecuzione. Non sappiamo perché ma mentre lo leggevamo abbiamo iniziato a canticchiare “Hanno ucciso l’uomo ragno“. Dopo averlo letto all’unisono abbiamo detto: Avercene! A noi in redazione è piaciuto molto e così speriamo di voi. Per oggi lasciamo perdere le polemichette e la scomparsa del commissario; è venerdì: divertiamoci! L’illustrazione è di Nadia Sgaramella e si chiama Chiacchiericcio.

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Nadia Sgaramella

  Nadia Sgaramella

“Mi chiamo Nadia, ho 30 anni e vivo ad Andria. Nel 2006 mi sono diplomata in grafica, alimentando in quei cinque anni una evidente stanchezza per il mondo digitale. Questa consapevolezza acquisita mi ha portato a un cambio di rotta durato tre anni, periodo in cui ho studiato Comunicazione e non ho più toccato una matita, né preso in mano un album da disegno. Poi, direi senza grande fatica o ragionamenti, la mia mano ha ripreso spontaneamente a disegnare e a voler giocare con i programmi di grafica. Non ho uno stile definito, cambia come cambia il mio umore. Oggi lavoro come freelance, accettando qualunque sfida, cercando di applicare alle esperienze lavorative qualcosa che sia davvero mio. Se questo non accade, circostanza non così improbabile, mi preservo per esperienze future che poi, in qualche magico modo (e pure un po’ mistico), arrivano sempre.  Essere liberi di esprimersi al di sopra di qualsiasi giudizio, è la più grande espressione di indipendenza e forza artistica che io conosca”.

Da venerdì 11 maggio Nadia Sgaramella illustrerà i nostri racconti per quattro settimane.

Contatti:

Behance

Cinque (o sei) ingannevoli sensi

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Matthew Licht

La verità è che il Commissario Pierluca D’Antuono è scomparso. Due giorni senza di lui ed è già anarchia. La redazione è allo sbando, scadenze e calendari sono saltati, sciacalli aleggiano sopra il palazzo per spartirsi e lottizzare le sue spoglie. Luca Marinelli posta foto pornografiche, gif su Milosevic, e invita i suoi amici di Narrandom e Crapula a gozzovigliare, profanando gli oggetti lasciati da Pier. La situazione è totalmente fuori controllo. Andrea Frau (anch’egli in passato scomparso ma ritrovato senza incidenti) e Francesco Quaranta (richiamato in prestito per l’occasione) disperati rimpiangono e maledicono il caro Commissario. Intanto abbattono la sua statua in un’euforia da baccanti. Siamo la Spagna dopo la morte di Franco? Stiamo scoprendo il punk con decenni di ritardo?

Il golpe di Luca Marinelli per balcanizzare (o somalizzare?) la redazione è in atto. Al vecchio “destabilizzare per stabilizzare” subentra un “destabilizzare fine a se stesso”. Questo sfascismo buffo e dionisiaco finirà per distruggerci? Frau resiste strenuamente da due giorni sotto ai bombardamenti sperando di non finire come Segni durante il tentato golpe De Lorenzo. Si chiede una presa di posizione chiara di Francesco Quaranta e un suo rientro in redazione. Si spera inoltre un rimpatrio di Paolo e Vinicio dai loro esili dorati. Luca, fermati fin che sei in tempo, poni termine al tuo distruzionismo.

Nel frattempo si tenta ogni strada per contattare il Commissario assente: vocal lunghissimi, grida nel Void, preghiere, il Convitato di Emanuela Cocco . Nei corridoi deserti si sente lo spirito del Commissario sussurrare “Via Gradoli, Via Gradoli…” Ci toccherà prosciugare l’Aniene? Chiunque abbia sue notizie scriva a Crapula ché qui non possiamo garantire su chi apre la posta.

Ma facciamoci forza. Torniamo alla Rivista. Oggi torna a trovarci Matthew Licht con i Cinque (o sei) ingannevoli sensi, cinque personaggi, cinque reazioni psicofisiche alla vita in società. Le fotografie/collage sono dello stesso Matthew Licht.

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Rivista Pazzesca #1 (anteprima): Storpio Rising

felici rivista pazzesca storpio rising

Rivista Pazzesca #1, teaser 

La densa e maligna presentazione a Roma del primo romanzo di Alfredo Zucchi (“chi scrive o vuole scrivere deve leggere questo libro”, lo ha detto Luciano, e noi abbiamo annuito convintissimi) ha detonato i suoi frutti: è stato firmato l’armistizio Crapula-Verde (testimonianza fotografica), l’ordine è pace e amore nell’ammirazione e nella diffidenza reciproche. Il dibattito in corso (qua tutto) ha esaurito il suo scopo (no, Verde non chiuderà per il momento), ma proseguirà nel nome della polemichetta perpetua e della guerra alle scenicchie. La bomba voyeur ha perfino fatto riavvicinare Stefano Felici a Verde: c’era anche lui venerdì sera, eh be’ insomma ragazzi, ci ha cercati tra la folla e dopo una lunga discussione sui capitoli dispari del libro di Zucchi, si è scusato “Per tutte le sciocchezze dette e pensate negli ultimi mesi”. In segno di buona volontà ci ha poi offerto in anteprima Storpio Rising, un pazzesco w a p o r w a v e che diventerà oggetto di culto nelle campagne senesi e aprirà il numero primo di Rivista Pazzesca, la nuova rivista di Stefano che pubblicherà soltanto racconti e memicchi di Stefano (qui maggiori info).
Qualcosa di bello sta accadendo attorno alle nostre riviste. Sarà un piacere scoprirlo insieme a voi.
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GATTINI™#34: Uccidere Hitler

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Federica Rodella

Andrea Vargas non legge Verde, altrimenti non ci avrebbe inviato un racconto per la “vostra mitica rubrica del venerdì” (SIC). Oppure Marco Vargas ci legge dal passato, e allora Uccidere Hitler è finito tra i nostri GATTINI ibernati a settembre. D’altronde, se Anna Vergas avesse davvero una macchina del tempo, saprebbe qualcosa più di noi sulla polemichetta che ha rischiato di chiudere la nostra rivista e di fare collassare la scenicchia e ci avrebbe inviato il contributo definitivo al dibattito. Che Lorenzo Vargas non ci abbia inviato nulla significa che dobbiamo scavalcare quota 20 e riconvocare l’assemblea? Quale percentuale di distopia è possibile individuare in questa prospettiva? Ombelicale, speculativa, immanente, trascendente? L’uomo o l’animale? Ci sarete questa sera alla Libreria Assaggi (San Lorenzo, Roma, qui evento FB) per la presentazione del romanzo di Alfredo Zucchi (sì, lui, il Sadrazam di Crapula)? Noi si cercherà di disturbarla in amicizia e ammirazione. Vi aspettiamo. E ringranziamo con riconoscenza Federica Rodella, che ci saluta qui.
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