Agro Pontino

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Demerzelev– Pasolini intervista Ungaretti: Che cos’è un meme? #1

Questo racconto di Alessio Mosca, ci duole dirlo, è uno dei racconti più belli pubblicati su Verde negli ultimi mesi. Non ci nascondiamo, Verde di solito compie sfavoritismi, chi non gode della nostra simpatia aspetta mesi per vedersi pubblicato (a meno che non paghi il giusto), con Mosca è sempre andata così finora. Ma stavolta il racconto ci è piaciuto talmente tanto che abbiamo derogato alla nostra regola aurea schmittiana dell’amico/nemico e abbiamo deciso di pubblicarlo incredibilmente GRATIS. Per una volta il racconto è valso più dell’autore e del vil danaro (il quale non olet, grazie alla rinite che ci rende cinici e voraci): saranno contente le brigate di Al Barthes, sarà contento Alessione nostro che risparmia du spicci (ma solo stavolta, non ci faccia l’abitudine).
Un grande merito del racconto di Er Fly è quello di ricordare e far conoscere Gian Gaspare Napolitano, soprattutto a quella masnada di barbari, patetici troll pazzi grillini, lumpen, rentier di frustrazioni trentennali, e insel (TM) che dilapidano denari per autopubblicarsi quando potrebbero foraggiare Verde Rivista e a uno dei loro leader: il capitan ventosa delle lettere, giustiziere mascherato che combatte le conventicole umanistiche tutte, in odor di sottosegretariato alla cultura: A. Laurenzi.
L’illustrazione è di Demerzelev e fa parte della serie “Pasolini intervista Ungaretti: Che cos’è un meme?”
Prima di lasciarvi al racconto, ultima questione molto importante: Verde sta ragionando se metter su un servizio a pagamento. Il lavoro del tutto volontario per noi è sempre più difficile da sostenere, (ricordate che siamo educatori, professionisti, lavoratori con relazioni e affetti da coltivare), per cui vi invitiamo a partecipare alla discussione qui e di votare al sondaggio: status quo o contributo economico (anche buoni pasto?)
Ringraziandovi come sempre per il vostro sostegno vi lasciamo al racconto, buona giornata.

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Demerzelev

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DemerzelevPasolini intervista Ungaretti: che cos’è un meme?

Demerzelev è una stratificazione di layer che risale al millennio passato. Scavalcando il muretto imbrattato di aerografi spara pixel è finito compresso su Facebook dal 2009. Il colore dei suoi occhi è sfocato, tra le sue pubblicazioni appaiono Delinea Tracciato e Scala di Grigi. Realizza le sue opere a mano attraverso uno strumento gratuito che lui paga in piaghe.

La sua serie Pasolini intervista Ungaretti: che cos’è un meme? sarà su Verde fino al 14 novembre. Per il restante mese di novembre altre sue opere illustreranno i nostri racconti.

Contatti:

Facebook

Piccioni

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Sylvie Contoz, 2 βoˈlaɲo

Eravamo nella chat whattsapp di Verde numero 9 con Jacopo Marocco, Andrea Zandomeneghi, Allegra Ice, GIANLUCA PAGLIARINI, Maurizio Donazzon, Sylvie Contoz, quelli di Crack Rivista, Antonia Varelli, Giuliano Pesce e Diletta Crudeli pronti a redigere una nuova puntata dell’ennesima polemichetta (qua la precedente), quando Emanuela Cocco ha lanciato l’infallibile hashtag #fatepacebro che ogni ci volta ci scioglie e ci disarma e insomma com’è e come non è, siamo tornati rivista. Ringraziamo Antonio De Vivo per il beau geste e passiamo avanti in attesa del prossimo dissing. A esempio: il pesantissimo attacco troll subito da Verde alcune settimane fa, quasi certamente un’imboscata di quel gran coglionazzo amico nostro di Lorenzo Vargas, in onore del quale, l’ultima volta, riaprimmo addirittura la nostra “mitica rubrica del venerdì“.
Piccioni è un bel verdacconto da incubo del suddetto cecchino amico, che nonostante il titolo (lo ha scelto Quaranta) vi invitiamo a leggere. D’accordo, è sabato mattina, ci avrete da fare o da dormire, ma cinque minuti tra uno scroll della vostra bolla e l’altro potete pure trovarli, no? Se poi non scrollate bolle il sabato mattina siete amici nostri (detto che noialtri siamo amici di tutti, anche dei nostri amici dediti al fuoco amico).
A proposito: alcune settimane fa arriva in redazione il racconto di una “nostra lettrice” che conosce molto bene la nostra storia e tra una citazione e l’altra ammicca a quella copertina del cartaceo di una vita fa (“trovato a Firenze” ovviamente) e alle defunte rubriche del venerdì.
Ci sono tre problemi: l’autrice è più che anonima, si presenta con uno pseudonimo ridicolo (sebbene il brano non lo sia); il racconto è molto lungo (40 mila battute da leggere e valutare sulla fiducia mentre ci sono almeno altri sessanta racconti che attendono, va bene che siamo rivista in quanto abbiamo una redazione ecc ma il tempo è tempo); il testo, una volta letto (sulla fiducia in quanto siamo rivista ecc) ci sembra un pazzesco e egomaniaco puzzle di stili e lingue di autori familiari: ci sono i tic aggettivali di Quaranta, i temi ossessivi di D’Antuono, l’immaginario oscuro di Carelli, il gusto parodistico di Frau, la levità yogica del Lisi, il grottesco disperato di Gamerro, le tinte rosa dell’ultimo Marinelli, le incertezze grammaticali e ortografiche di Felici.
Conclusione? Siamo all’autotrollaggio. Sospettati principali: Il Commissario, Marinelli, Lucia Ghirotti. Prossimi aggiornamenti: se e quando decideremo di pubblicarlo. Intanto, Grafico: batti un colpo.
Servono due Bolaño per una Brazilian Bum Bum Cream. Ce lo ha detto Sylvie Contoz. Lunedì un racconto pazzesco di una nostra vecchia scoperta che tutti ormai nella litweb davano per spacciato e invece. Saluti da Verde Rivista, dal 2012 rivista cartacea e poi online.
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La Saga delle Sagome #1: Aprire in Notepad

Buongiorno! Oggi Francesco Quaranta nostro ci racconta la prima puntata de La Saga delle Sagome. È una storia misteriosa e manierista, nel senso di Maniero. (Un giorno, a  questo proposito, vi racconteremo dell’affinità Dick-Bolaño teorizzata dal non più carabiniere Luca Marinelli, cacciato dall’arma con disonore dal nuovo capo della polizia J. Smith). Ogni riferimento a fatti o cose reali è assolutamente voluto (tanto abbiamo  appena nominato due direttrici responsabili danarose e coraggiose: le misteriose Elda Brovelli e Nicla Crocitto). Con questa storia, Brother Quaraoke, scrittore di punta della scuderia di Guè Pequeno, ci porterà nei meandri di Verde Rivista, tra gli anfratti sudici della lit-web, tra scazzottate nei simposi e dissing lirici nei teatri dell’opera, nel backstage sconcertante e gnostico della letteratura ucronica alla ricerca del misterioso ALGOLIT. (Sia resa gloria all’ALGOLIT).
Illustrazione della Pink Lodge.

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Liminal Personae #7: Justin della foresta secca

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Sylvie Contoz tra cosmesi (litblog) ed editoria di qualità (rivista)

Neanche il tempo di dichiarare conclusa una guerra (con relativa sconfitta cocente che di certo non negheremo, ragazzi) ed ecco ariaprirsi un nuovo antichissimo fronte: il guru Antonio Russo de Vivo (sempre sia lodato) ci aridefinisce litblog, ma il paradigma cambia perché adesso ci incazziamo sul serio. Tony, amici di Crapula, gente tutta della litweb e delle scenicchie varie, lo volete capire che Verde Rivista perché Verde fa rivista? Non è abbastanza chiaro? Ci aspettiamo rettifica o smentita subitanea, in caso contrario siamo già pronti a fare un discreto casino (a margine: qualcuno ci spieghi perché Verde—>Litblog e TerraNullius—>rivista. Forse perché Luciano Funetta? A parte che Luciano è un amico, come la spieghi altrimenti? Eh, Antò? Suvvia, come dicono quelli).
Le ultime dalla litweb: la Regina recensisce Emanuela Cocco e noi siamo contenti. Sylvie Contoz contesa da litblog e rivista si dà agli uni, recensendo (positivamente, ovvio, non siamo mica su A colpo sicuro) l’amico Oricci, e agli altri con una nuova rubrica fotografica pazzesca: quanti libri di qualità fanno un Dior di qualità (e viceversa)? Ve lo domandate da una vita, nevvero? Adesso lo sapete.
Sono aumentati negli ultimi tempi gli arrivi di racconti firmati da pseudonimi totali, non si presentano neanche più in email. Detto che a tre quarti della redazione sbatte il cazzo se non ci dite come siete registrati all’anagrafe (non siamo mica pulotti, per dio), il questurino Francesco Quaranta ci tiene tanto a smarcarsi e a chiedervi i documenti, almeno nelle lettere di presentazione che accompagnate ai vostri capolavori. Fate come il Commissario, annuite con questa espressione qua, l’espressione beata di chi sta passando serenamente una cena tra pari, in compagnia degli amici di Terranullius Rivista (9 ottobre 2018, Libreria Tomo e Pizzeria Economica, San Lorenzo in Roma: capito, Antò?).
Tanto era dovuto. Le cose serie e importanti, adesso. È venerdì sera, torniamo a fare RIVISTA (ci abbiamo le rubriche, ci abbiamo gli illustratori, ci abbiamo gli editoriali e una redazione, facciamo reading ed eventi, pubblichiamo Marinelli e Mosca, siamo amici di tutti, ma poi che cazzo sarebbero i litblog?).
Liminal Personae nasce dalla necessità primordiale di osservazione e metabolizzazione del mondo, nello spazio e nel tempo presente. Nella ciclicità dell’archetipo e del simbolo ritroviamo nei gesti degli altri noi stessi, la nostra storia, e cerchiamo più o meno consciamente di sfruttare l’empatia come una sfera di cristallo, per scoprire quale sarà il prossimo passo. Ogni giorno tre lingue si articolano nella mente di S.H. Palmer. Le influenze dell’una ricadono sulle altre due e così in un moto perpetuo la scrittura e la comunicazione salgono a spirale, “per schiantarsi al suolo perpendicolari all’asse del mio respiro.”
Il nome della rubrica è un omaggio esplicito alla professoressa Clara Mucci. Justin della foresta seccail Piccolo Principe postmoderno, è il bel titolo della settima puntata (qui le precedenti) (Balena Bianca? Rivista?).
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Scenicchia Full Showcase #6: Limite 50 Km/h (Meccariello)

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E.P Vi VI VISadness

Elisabetta Meccariello (Pescia, 1983) ha scritto racconti calcistici per il blog In Zona Cesarini e ha pubblicato la serie di micronarrativa False Finestre sulla rivista letteraria Poetarum Silva. Ha partecipato inoltre all’antologia Odi edita da Effequ. Fa parte del collettivo di cinema e narrazioni In fuga dalla bocciofila. Oggi esordisce su Verde per la sesta puntata del Scenicchia Full Showcase (racconti apparsi sul Corriere Fiorentino ed editati da Vanni Santoni).

Chiama ieri il Commissario in redazione, la voce un po’ arrocchita da fumo e alcol. Dice che non crede più a niente, che si aspettava il supporto di tutti i fan di Verde in questo brutto affare dei troll e delle recensioni negative alla pagina (fatte da giovani chiaramente adescati dietro chissà quali promesse). E invece niente, silenzio dai follower, silenzio dai lettori. “Come se Garibaldi comandasse una carica e voltandosi scoprisse di essere stato abbandonato”, queste le sue parole frammiste al pianto. Gli facciamo presente che mo tutte le combriccole e le scenicchie sono un po’ prese dagli scossoni post Firenze Rivista (notizia di ieri l’assalto al quartiere San Lorenzo di cellule affiliate a C****A, scene brutte di cui non vorremmo sentire parlare, oppure che vanno raccontate meglio boh), ma niente può confortare un Commissario deluso. Ieri Luca Marinelli, stanco di vederlo steso sul letto ad ascoltare vecchi dischi dei Sottotono, ha provato a scuoterlo con un paio di ceffoni e poi pure con le cattive. Alla fine gli ha lasciato la minestra sul comodino e un biglietto a nome di tutta la redazione con su scritto: Per quanto tornerai in te. Il contenuto del biglietto è per un altro giorno.

L’illustrazione di oggi è della nostra amata E.P VI VI VI.

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Burri Editore

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John S., Melody S.- Le leggende di River Song- (Armenia 2016) acquistabile nello store Mondadori

Francesco Mila (1996) è nato a Roma e si divide fra la capitale e il lago di Vico. Collabora con la rivista YAWP, per cui pubblica racconti, interviste e altre scemenze. Sogna di vincere un giorno il prestigioso Burroughs Award. Oggi è con noi per la prima volta.

Fino all’ultimo siamo stati indecisi se pubblicare o meno il racconto di Francesco. Come sapete solitamente siamo molto cauti e prudenti, ci pensiamo mille volte prima di pubblicare contenuti che possano urtare la sensibilità dei lettori. In questo racconto si fa riferimento a una casa editrice, la Burri Editore, e a persone che lavorano nel mondo dell’editoria, quindi capite bene la nostra titubanza…
I nostri direttori responsabili J. Smith e M. Stagno si prendono tutte le responsabilità del caso, se dovessero esserci rimostranze o contestazioni di qualsiasi tipo contattate pure loro. Nel dubbio, il nostro avvocato, Vinicio Motta, ci suggerisce di dire che ogni riferimento a persone reali o fatti realmente avvenuti è da ritenersi puramente casuale.
A noi non piacciono allusioni o allegorie satiriche, denunce da Masaniello o invettive da tribuni, preferiamo scrivere i nostri raccontini fuori dal tempo e dalla storia senza mischiarci nell’arena e sporcarci le mani con la volgarità del reale. “Quante stupide galline che si azzuffano per niente!” Preferiamo discussioni letterarie di un certo livello, ad esempio se sia meglio dire new weird o sconcertante italico, cocktail o coda di gallo. Per tutto il resto considerateci zen, impassibili, ma amici è così difficile restare fermi e immobili mentre tutti intorno fanno rumore. Bandiera bianca ma comunque: ¡NO PASARAN!

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Asino Umano

 

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Baxter e Lenny, i protagonisti del racconto propostoci oggi da Matthew Licht, sono un po’ come tutti noi: dei tipi non regolari, ma in fondo in fondo nient’altro che dei buontemponi che tirano a campare. Vedete, essere gangster o spacciatori di piccolo calibro, così come essere redattori di una rivista di questa portata, non è affatto facile; ci vuole pazienza e temperanza, ma anche severità e una sana dose di fermezza. Bastone e carota insomma. Come con gli asini appunto. Uomini e asini. 

Troll (o amici particolarmente aggressivi) intralciano in questi giorni il nostro tipico fare rivista scevro di impicci e distrazioni; tentano di screditare un nome, quello di Verde, che il proprio credito se l’è comunque giocato tutto alle battaglie tra galli nelle bische clandestine fuori da Firenze Rivista. Un nome, il nostro, che non ha niente da perdere se non l’amore per quello che fa. E allora si potrà anche rispondere a questi troll, si potrà anche esagerare un tantino, si potrà far notare il loro amore per la tv trash nonostante dicano di avere quarant’anni suonati, o il fatto che indirizzino ragazzini tre volte più piccoli a lasciare recensioni negative, ma non si perde di vista l’obiettivo di fare di rivista. E a testa bassa si tira dritto. Come dei buoni asini umani appunto. O dei Panzerkampfwagen VI Tiger I.

La fotografia è di Marco Ferranti.

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Scenicchia Full Showcase #5: Follonica (Pasquini)

Abbiamo spedito Quaranta in visita ufficiale a Firenze per toccare con mano lo stato dell’arte letteraria. Dopo aver mancato il contatto con il nostro agente infiltrato sul campo, Francesco ha fatto perdere le proprie tracce e le poche notizie che ci giungono a suo riguardo non fanno sperare in bene (reperto A e reperto B).
Per tentare di rimediare, continuiamo con la rassegna Scenicchia Full Showcase, spiegata bene bene in questo editoriale qui.
Reduci negli ultimi giorni da infami attacchi di una squadra di troll fan di Dr. Who (inutile agevolare link dato che la questione è ovunque sulla nostra pagina, no dai scherzo, agevolo) ricordiamo ai nostri lettori e potenziali haters che Scenicchia is not a casta like Holden, Scenicchia remembers, Scenicchia mena.
Ospite di oggi Daniele Pasquini, nato in provincia di Firenze nel 1988. Lavora nel campo della comunicazione culturale, ha collaborato con varie testate giornalistiche e ha fatto parte di Riot Van. Per Intermezzi Editore ha pubblicato il romanzo Io volevo Ringo Starr (2009), il romanzo breve Le rockstar non muoiono mai (2012) e la raccolta di racconti Ripescati dalla piena (2015).
Illustrazione della sempre fantastica EP VI VI VI che ringraziamo infinitamente.

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A COLPO SICURO #7: Dal tuo terrazzo si vede casa mia

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Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia (Pink Lodge 2018)

Buongiorno, come sapete siamo sotto attacco da dei troll (per maggiori informazioni andate sulla nostra pagina fb). Stiamo resistendo eroicamente, ma non neghiamo le difficoltà. Non linkiamo qua la nostra strenua difesa dai troll reazionari, ora torniamo a far rivista, basta sbraitare e contrattaccare. Già dall’editoriale crediamo che i segni della lotta siano visibili, ora siamo un po’ stanchini. Il senso di responsabilità è troppo forte per cui andiamo avanti con i nostri racconti come negli ultimi sei anni. Tre inediti a settimana e illustrazioni, che piova o che nevichi: questa è Verde.
Oggi pubblichiamo la settima puntata di A colpo sicuro, le recensioni di Verde. Andrea Frau , nostro lit-wrestler di punta, recensisce Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj, feat. Pink Lodge.

Quando vi chiederanno cosa significhi lit-wrestling fate leggere questa recensione e le nostre risposte agli attacchi di John Smith, Melody Stagno and co.
Buona lettura. ¡NO PASARAN!

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