I manieristi (2/1): L’abisso è una distesa viscosa

Prosegue la pubblicazione del racconto lungo o romanzo breve, unica certezza: incompiuto, del riservatissimo Raimondo Maniero, talmente tale che di lui nemmeno uno straccio di biografia. Ma se la biografia non è che la scrittura di una vita, forse che questi stralci assolvono allo scopo? Bella domanda, come ogni bella domanda destinata a non trovare risposta? Bella domanda pure questa, destinata pure questa come ogni bella domanda ecc ecc. I manieristi intanto cambia registro (e pure numerazione): da settembre a dicembre, passando per qui, qui, qui, qui, qui (questione link: li disseminiamo senza parsimonia in questi brevi redazionali, voi non li aprite, noi lo sappiamo e continuiamo a spargerli. Dice: 1. Perché? 2. Non avete scorto l’articolo del Post sullo studio del New York Times che spiega come i troppi link dissuadono la lettura online? 1. No 2. È un tic – o viceversa), abbiamo letto la prima parte (quella cazzona), da questo momento l’oscurità detona, il dramma si manifesta e non c’è più un cazzo da ridere (se mai prima). “Qualcosa di quelle ombre che non coglievamo rimaneva impigliato nel filtro dell’apparenza. Calamità soprannaturali, cospirazioni invisibili, altre forme di vita: erano le spiegazioni meno razionali e più improbabili che andavo ricercando. Quel filtro andava scandagliato. Dovevo farlo.”
L’illustrazione è di E/P VI VI VI, che ci invita a disegnare come viviamo. Non sarebbe magnifico?
Continua a leggere

Annunci

Tasto Pausa

Non è facile ricominciare dopo Stefano Felici, la tentazione di mollare tutto e chiudere (almeno per un po’) c’è stata, inutile negarlo. Ecco che allora abbiamo pensato a Lucia Ghirotti, aka il il più bel regalo ricevuto da Verde nel 2017. Appena due racconti (qui e qui) negli ultimi quattro mesi, Tasto Pausa è il terzo, e la sensazione di leggerla da sempre. E presto ne leggeremo ancora, state avvisati. L’illustrazione è di Federica Consogno. Niente male i mercoledì così, non vi pare?
Continua a leggere

Ricette

Parliamoci chiaro ragazzi, e che nessuno si offenda: come dicono spesso i nostri amici di Effequ (a prop: salvate la data), Verde pubblica, lo sapete, la qualunque. È logico dunque che noi si abbia autori di serie A e autori di serie B. Alla prima categoria appartiene, sapete già pure questo, Stefano Felici (Mister Family Banker 😎), dal vivo persona sgradevole come poche, online “tra i tre migliori Facebook della piccola e media editoria romana” (cit. Vanni Santoni, Torino, 21 maggio 2017). Stefano ha accolto le devastanti ma puntuali critiche mossegli pubblicamente alcuni mesi fa, e dopo un bruciante e doloroso esilio (e racconti qua e ), può oggi tornare a testa alta nei salotti buoni della letificante lit-sfera italiana con il PAZZESCO Ricette. Parole storpiate o storpiatissime, persino qualche errore marchiano di grammatica: è la LETTERATURA™, bellezza. Tutto fortemente voluto.
L’illustrazione è di Federica Consogno. Noi per convincervi a seguirci non sappiamo più che fare, vedete un po’ voi. Buon inizio di settimana gente, da queste parti sarà sconvolgente.
Continua a leggere

È uno ok

Flavio Ignelzi ha esordito su Verde il 6 novembre 2015 con Vizi (quasi) capitali. Flavio Ignelzi ha pubblicato per noi dodici racconti, sempre di venerdì, sempre in Casual Friday e Gattini (probabilmente vi ricorderete di Sei proprio tu?, Le cinque fasi, Rizoma, Code). Di Flavio Ignelzi non leggevamo nulla dal 24 febbraio 2017 e ne sentivamo la mancanza. Perché Flavio Ignelzi È uno ok, e siamo convinti che il racconto fuor di rubrica (finalmente) che state per leggere sia il migliore che abbia mai scritto per noi.
L’illustrazione è di Federica Consogno. La settimana prossima su Verde: i segreti meglio custoditi della piccola editoria romana. Ciao, buona domenica.
Continua a leggere

Una mattina, il cielo

“A Palermo ci sono nata nel 1987 e ci sono tornata per studiare filosofia. A Bologna ci sono andata per completare gli studi e a Bonn per imparare il tedesco. Ora vivo a Roma dove lavoro in un archivio. Quando non perdo tempo a cambiare città, provo a scrivere. Le mie recensioni e articoli sono sparsi tra Filosofia blog, Sul Romanzo e Altri animali blog. Un mio racconto è stato pubblicato nell’antologia Orrore al sole 2017.” È Elisabetta Rizzo, per la prima volta su Verde con Una mattina, il cielo. L’illustrazione è di Federica Consogno.

Continua a leggere

Vita, morte e visioni della monaca Elisabetta (Lista ombelicale libri 2017)

Carissimi,
bentrovati su Verde, l’unica cosa della Internet italiana a non rivendicare natura o finalità letterarie (da tempi non sospetti). E allora, dice, chi siete, che volete, che fate? Di certo non pettiniamo lit-bambole: entriamo nel quarto anno di blog, che con i tre precedenti di cartaceo fanno sette anni di in-vi-dia-bi-le vita editoriale. I numeri del 2017 parlano chiaro (parlano? Chiaro?): 48 autrici e autori hanno esordito su Verde; abbiamo pubblicato 128 contributi tra atti unici, poesie e racconti, di cui solo 20 molto brutti e 5 brutti (la proposta di Pierluca D’Antuono di svelarne i titoli è stata cassata dalla pavidissima redazione, quindi no, non chiedeteci quali sono o scrivete a pierlucadantuono@gmail.com); i racconti più letti dell’anno sono stati questo, questo, questo; i meno letti non sono usciti qui (ma qui, qui e qui). Ricorderemo il 2017 per una quasi scissione, il ritorno a Firenze, l’amara constatazione di avere più pretendenti che lettori, la meritata morte di una rubrica, l’inspiegabile nascita di una nuova, la presa di Bologna, il mancato ritorno al cartaceo, il ridimensionamento della redazione (adesso siamo in sei, dal 2015 ne abbiamo fatti fuori due all’anno, chi saranno i prossimi? Via al televoto), una nuova rivista in città e per una importante lezione: resistere è inutile, leggere subito i racconti che ci inviate pure, perché tanto li avete già mandati ad almeno altre due riviste online e vai di pubblicazione a blog unificati (ma si può?).
Propositi per il 2018: rallentare ulteriormente i tempi di lettura, e non vi lamentate perché questa non è letteratura e noi facciamo quel che possiamo, quel che non possiamo non facciamo (Alberto Manzi, do you know?).
E quel che abbiamo già fatto non rifacciamo: niente Oroscopo dunque, ma una Lista ombelicale dei tredici migliori libri che abbiamo letto nel 2017 (in ordine sparso), scritti – indovinate un po? – da redattori, collaboratori e amici di Verde:

Paolo Gamerro, Sbiadire, Augh! 2017;
Simone Ghelli, Non risponde mai nessuno, Miraggi edizioni 2017;
Sandro Battisti, Giovanni De Matteo (a cura di), Nuove Eterotopie – L’antologia definitiva del Connettivismo, Delos Digital 2017;
Lukha B. Kremo, I Nerogatti di Briganti, Trilogia degli Inframondi vol. 3, Delos Books, 2017;
In Fuga dalla Bocciofila, Fino all’ultimo Haiku, 2017;
Gabriele Merlini (a cura di), ODI. Quindici declinazioni di un sentimento, Effequ 2017;
Stefano Solventi, Nastri, Eretica Edizioni 2017;
Gianluca Garrapa, Un ronzio devastante e altre cose blu, 2017;
Franco Sardo, SuperDio, Blonk 2017;
Luca Piccolino, Antartide, Sacco 2017;
Francesca Fiorletta, Borges non è mai esistito, L’Erudita 2017;
Lorenzo Vargas, Una più del diavolo, Las Vegas Edizioni 2017.

Vita, morte e visioni della monaca Elisabetta lo ha scritto invece Andrea Frau, promosso stabilmente e con merito al lunedì. L’illustrazione è di Federica Consogno. Buon inizio di settimana amici, tornate a trovarci, noi stiamo sempre qua, vi aspettiamo.
Continua a leggere

Natale a San Frediano

Cari di Verde rivista,
ho scoperto che mia moglie, diplomata magistrale ante a.s. 2001/2002 e da due anni insegnante di scuola primaria a Siena in virtù di sentenza 1973/2015 del Consiglio di Stato, rischia adesso il licenziamento dopo la decisione negativa della Adunanza Plenaria infiltrata, leggo in giro, da sodali del Giglio Magico, toscani e non (qualcuno ha mai detto i toscani hanno devastato questo paese?). Scopro inoltre che la mia amante, una imprenditrice maltese (ma nata a Lucca) che da dieci anni contribuisce al mio tenore di vita in cambio di prestazioni sessuali telefoniche e occasionalmente manuali, non ha più un soldo a causa del crollo del valore dei bitcoin. Incidentalmente, ho inoltre scoperto che mia moglie ha scoperto della mia amante.
Da giorni allora mi chiedo: se la Lega Nord ha già promesso che risolverà nella prossima legislatura la questione dei diplomati magistrale, quale partito, non necessariamente toscano, rappresenterà le ragioni dei minatori bitcoin? Per tenere viva quale delle due cause dovrei lottare?
Infine: dopo aver letto il meraviglioso libricino di Haiku fatto dai seppure toscani bravi ragazzi di In fuga dalla Bocciofila, ieri notte ho rivisto Rope e adesso un orribile dilemma mi attanaglia: forse che a 44’22” Hitchcock scavalla il campo?
Vi chiedo: esiste uno Shazam per stabilire le priorità?
I.F.

Caro I.F.
in quanto blog satellite che da sempre e con orgoglio contribuisce all’audience di MEDICITALIA.IT, sospendiamo il giudizio e partecipiamo con empatia a quanto ci scrive. Il Dottor Quaranta nota che dalla sua lettera emerge una sofferenza molto lucida e pragmatica, non ruminata secondo il Dottor Marinelli ma, suggerisce il Dottor Frau, ribaltata a tratti su di sé. Il Dottor D’Antuono ha una domanda per lei: ha mai pensato che se esistesse uno Shazam per stabilire le priorità dovrebbe esistere anche un pre-Shazam per stabilire che lo Shazam per stabilire le priorità è esso stesso una priorità? O più semplicemente, suggerisce il Dottor Gamerro, un ombrello?
Il Dottor Motta le consiglia di tenere a bada l’alimentazione e i pensieri ostili nei confronti dei seppur toscani toscani (“e se lo Shazam che lei vuole”, si domanda provocatoriamente, “fosse sviluppato da una start up del Mugello? O peggio ancora di Arezzo? Ci ha mai pensato?”) e le augura di passare una serena giornata di festa leggendo Natale a San Frediano di Giovanni Del Giudice, toscano lui medesimo (“sono nato a Firenze l’anno in cui è uscito The Lamb lies down on Broadway, il 1975. Ho fatto tante cose, soprattutto intorno alla musica e alla creazione di eventi. Oggi per vivere e mantenere la mia famiglia insegno lingua e cultura italiana in un’università americana e suono samba. Ho pubblicato due dischi – Essenza, Hermann house, 1999 e Il Silenzio del Mare, Il primo giorno, 2012. Scrivo canzoni da circa cinque lustri, ma ho sempre tenuto celate le prose che nel corso degli anni ho disorganicamente vergato. Adesso è tempo di fare ordine, anche perché non mi riesce più di scrivere canzoni).
Restiamo in ascolto.
(L’illustrazione è della incredibilmente non toscana E/P VI VI VI. Vahia, citrulli, bone feste da tutta la redazione!)

Continua a leggere

I manieristi (1/7): Raimondo Maniero è un altro

Raimondo Maniero è un altro e se Karl, Louis e Vinz si risvegliano manieristi non è certo per colpa loro, ma nostra, che stiamo pubblicando dal primo settembre, settimanalmente, quando ci pare, adesso forse una volta al mese, i migliori estratti di un racconto lungo o romanzo breve pacatamente incompiuto.  A essere finito è il 2017 intanto: Pierluca D’Antuono e Francesco Quaranta hanno deciso di chiudere il nostro blog fino all’8 gennaio, e allora torneremo (quest’anno niente oroscopi ma liste ombelicali). Andrea Frau l’ha presa male (ha un inedito sbrilluccicante che voleva farvi leggere subito e invece aspettare), Luca Marinelli è a Bologna, ha disegnato una svastica in centro ma non era per litigare (né per scherzo), Paolo Gamerro ha ricominciato a scrivere (qualcuno ha detto terzo romanzo?), Vinicio Motta organizza reading verdi in Lombardia, Deadtamag0tchi, lei medesima, è un’altra (E/P VI VI VI). Auguri gente, questo non è un revival situazionista, ma un canale di gronda dal segno invertito (qualsiasi cosa voglia dire) (se passate qui lunedì 25 vi facciamo un regalo).
Continua a leggere

Insanguinato e seminudo per Verde

A fine settembre Luca Marinelli ha passato tre giorni seduto da solo a leggere “La Distruzione” di Dante Virgili, nel chiostro del Museo Novecento. I nostri amici fiorentini, persuasi di avere di fronte Tommaso Madras, lo hanno trovato perduto e stordito, “per questo molto bene”. Un mese più tardi, a Roma, Marinelli ha trascorso la notte di Halloween da Orfeo, sulla Tuscolana, dove decorosamente ubriaco ha letto il racconto “Debugging Milosevic”, presentandolo come inedito, incompiuto e orgogliosamente anti ottomano.
Il 3 novembre, dopo un risveglio traumatico in una località segreta della bassa Prenestina, una rissa sulle scalinate del Palazzo delle Esposizioni e una spesa di 135 euro in albi de Les Humanoïdes Associés ai banchi di Piazza della Repubblica, ha perso il treno per Bologna.
Se Luca Marinelli vi ricorda un messicano perduto in Messico, bravi, avete studiato, siete completamente fuori strada; è piuttosto uno sradicato il cui moto esistenziale è descritto dal movimento del cordino di uno yo-yo, senza direzione, senza progresso, in balia dell’entropia. Luca Marinelli non cerca nulla, la sua vita non ha uno scopo, è nelle mani del caso, è uno schlemihl Insanguinato e seminudo per Verde a cui piacciono molto le mucche di Emmeppi. Continua a leggere