Cover #10: Bevatrone sulfureo-scatologico

Riunione straordinaria del consiglio di redazione bierdiano stanotte alle due, con l’accortezza di non parlare troppo ad alta voce per non svegliare il Royal Baby Marinelli. All’ordine del giorno: stravolgimento totale dei programmi di Verde per il 2021 allo scopo di mettere in modo il Grande Fottuto Kraken Pazzo di Verde, ovvero la scomposizione poliedrica delle forme della qui presente rivista vostra amata. Anticipazioni? Per ora solo una: da questa settimana, l’annunciata rubrica INDIFFERENZIATA in cui saranno pubblicati, uno alla volta, TUTTI I RACCONTI RICEVUTI A DICEMBRE DALLA REDAZIONE, SENZA LETTURA, VALUTAZIONE ED EDITING DA PARTE NOSTRA. Maggiori informazioni in un post dedicato.

Oggi leggiamo la decima Cover della serie celebrativa avviata nel 2020: i migliori racconti della storia di Verde, riscritti da penne amiche. Questa è di nuovo la volta di Simone Bachechi con una cover del compianto Vinicio Motta e del suo Mercuriale sulfureo-scatologico (prima parte della famosa Trilogia fecale).

Il collage è di etere____. 

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Sodomo & Gomorro

La notizia giunge facendo saltare per aria la cornetta del telefono in bachelite del Commissario D’Antuono: Francesco Mila, Jimbo Gullit, alias, Jimbo Rodriguez, alias, das Wunderkind, il nostro ex-stagista, è stato pubblicato da Fandango. Piperita lo trovate qui. Per festeggiare, ieri il piccolo Jimbo è fuggito dalla zona arancione laziale per rifugiarsi con l’amico Lucignolo nel Paese dei Balocchi. 

Oggi invece leggiamo il nostro caro stalker redazionale Alberto Ravasio e al suo Sodomo e Gomorro. Le perle di Alberto impreziosiscono il catalogo di Verde Rivista con quel gusto naif politicamente “incorretto” e bonario che fa tanto anni Novanta. Alberto è qui per ricordarci che sotto la durezza delle parole, c’è sempre l’amore.

Il collage è di etere____

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Cazzo Pazzo #6: L’Umiltà (Simone Lisi)

A quanto pare è un acronimo

Bene, bene. Dunque. Il nostro Ramses a colloquio diretto con Rocco Casalino, suo arci nemico e wet dream. Si discute sulle sorti dell’Italia nel periodo del lockdown e di crisi di Governo: è possibile continuare a fare webzine/blog/literary web engagement? Ha senso? Casalino sembra non cogliere cosa sia un libro, Ramses insiste. Lo invita alla presentazione di Hamburg di Marco Lupo, e Rocco prende la cosa sul personale, tenta di boicottare l’evento: nessuno dellə redattorə di Verdə partecipa. E tuttavia, nessuna “crisi redazionale”, nessuno “strike assegnato”: siamo di fronte a una redazione “raccogliticcia” e colma di saudade. 

Non resta che consolarci un po’ con una piccola lettura firmata Simone Lisi, il sesto pezzo della serata CAZZO PAZZO dell’8 ottobre scorso a Firenze (ancora ci chiediamo cosa sia successo di fatto quella sera, e perché da allora i tre partecipanti, Simone, Matthew Licht e Ferruccio Mazzanti, non si parlino più).

Buona lettura.

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FELICI. Per una letteratura minore

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Federica Sabelli 2021

Care e cari, è un eufemismo. Noi e voi non abbiamo niente da spartirci, si capisce. Ieri pomeriggio, durante il consueto scrolling alla ricerca di foto piccanti di editorialə della bolla, siamo “inciampatə” in questo e non essere citatə nemmeno tra parentesi ce lə fa girare molto stortə. Soluzione? Prendere quota per sfuggire alla bolla. Il board de La Nuova Verdə ha deliberato che il 2021 sarà l’anno dei nostri ombelichi. Chi ha capito per il momento ha capito. E chi non ha capito: il maggio 2022 è lontanissimo, ma Stefano Felici ha già un pezzo critico in vita. Per una letteratura minore. Lo ha scritto Federica Sabelli che tra le altre cose sostiene che “Il cibo è stranamente politico nella narrativa feliciana” e lo sapevamo e che, così lei, “non vi è mai stata scrittura più femminista e anti-sillogistica di quella feliciana”. È uno di quei patetici scherzi alla Verdə? Ai posteri.
Domani sera alle 19 nel noto gruppo Facebook “Book Advisor” conversiamo con Marco Lupo attorno a Hamburg. Qua torniamo mercoledì cazzi e pazzi.
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Ricette #8: Cenone di Capodanno

Il nostro desiderio era solo quello di riunire l’intera redazione di Verde a casa di Luca Marinelli per un cenone di Capodanno “con los uevos”. D’altronde il Commissario non è più così giovane e, al di là degli approcci “giovanili” alla gestione della rivista (roba che fa “cringiare” pure la redazione di Crack Rivista), questo potrebbe essere il nostro ultimo anno con lui. Prima del trapasso.
Le cose non sono andate proprio come previsto, a cominciare dal fatto che Marinelli non si è fatto trovare in casa. Vai a sapere dove si è cacciato. Alessio “Doc” Mosca si è isolato in quel di Chieti, fresco della delusione per il “racconto più bello e più snobbato del decennio” (qui). Claudia D’Angelo ha dichiarato di non potersi presentare perché “lei festeggia sì il Capodanno, ma quello cinese”, mentre Andrea Frau ha detto che in Sardegna c’è un fuso orario “ottùsu” e a casa sua lo spumantino non si stappa fino alla notte del 2 gennaio.
Quello che segue è il triste cenone di fine 2020 di Verde Rivista, consumato con piattini e bicchieri di plastica all’interno del macinino di Pierluca D’Antuono, in sosta con quattro frecce e riscaldamento “a palla” nel parcheggio accanto alla fermata metropolitana di Anagnina.
Quattro piatti, quattro autorə. (Contiene: Federica Sabelli, Stefano Felici, Francesco Quaranta)
In sottofondo, dall’autoradio, uno sconvolto Flavio Giurato sembra pregarci di abbatterlo.

Memino sobrio di P i n k  L o d g e .

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Io odio Giordano Tedoldi

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Black Lodge in da house

Ci sono momenti decisivi nella storia di una rivista che non corrispondono alle pubblicazioni o alle menzioni vantoniane, ma sono la registrazione di esiti di studio importante. Spesso abbiamo considerato La Nuova Verde la migliore rivista della bolla perché siamo noi a farla in uno stato di grazia isterica e centrifuga che non ha *fine* né termini di paragone nella litweb. La verità è che solo in questo Dojo Alessio Mosca può svolgersi nel tempo così, così, così e così. Abbiamo scritto Alessio Mosca ma intendiamo *anche* Stefano Felici, Francesco Quaranta, Federica Sabelli. Abbiamo scritto Stefano Felici, Francesco Quaranta, Federica Sabelli, ma intendiamo un metodo individuato privo di nominazione.
Io odio Giordano Tedoldi non verrà letto quanto meriterebbe e troverà distratta udienza nel feticismo inconsapevole delle liste di fine anno, ma nel giorno del raccolto seminerà loglio e sradicherà il grano.
Chi ha orecchi intenda, e questo è quanto.

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Tempi strani

“Babbo Natale ha il cancro, quest’anno non passa. Ho un sapore di amaro e metallico in bocca; dalla finestra del salotto il parcheggio davanti a casa è vuoto e innevato e le mie mani sono scarnificate dai disinfettanti, premo i polpastrelli contro il vetro della finestra per fare un disegno, e nel disegno ci sei tu.” È l’incipit di Tempi strani, il racconto di natale 2020 che Paolo Gamerro ha scritto per noi. È bello conservare le tradizioni a cui siamo più affezionati e quella di Paolo a natale su Verde lo è (ma anche Andrea mica male).
Se siete ancora in cerca di regali, supportate Mostri, cliccate qua, ne vale la pena.
La diretta di ieri è stata pazzesca ed è durata tre ore. Auguri a tuttə, se passate a ora di pranzo vi facciamo un (altro) regalo.

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CAZZO PAZZO #5: Brutti bambini (Licht)

24 dicembre 2020 ore 23:59 La Nuova Verde

COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: non seguiranno altre comunicazioni di servizio. QUESTA NON SARÀ UNA PRESENTAZIONE RIPETO QUESTA NON SARÀ UNA PRESENTAZIONE. Temi e fatti esposti nel meme in alto. 24 dicembre 2020 ore 23:59 qua.
Prosegue
CAZZO PAZZO, la ricognizione dei racconti letti l’8 ottobre scorso a Firenze dal Collettivo László Tóth dei reading gigliati. Matthew Licht aveva già letto Brutto cesso (qua). Brutti bambini, un harboiled ballardiano very upside down, ci è piaciuto di più e ha un incipit fulminante. La settimana prossima ultimo cazzo pazzo del Lisi (già qua) e possibile svelamento dell’acronimo misterioso (posto che sia un acronimo).

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Vertmoire Revue

Era la fine del 2019, il Coronavirus era solo un miraggio nei “wet dreams” degli estinzionisti e Pierluca D’Antuono telefonava a Francesco Quaranta per domandargli “un racconto che possa piacere a Valentina Maini, Alfredo Zucchi, Simone Ghelli, Ippolita Luzzo, Giovanna Giordano e Riccardo Meozzi, contemporaneamente”.
Due mesi dopo, nel giorno della consegna, il Commissario rifiutava il testo sulla base dell’unico pretesto possibile per lui: “È troppo lungo e non si parla abbastanza del sottoscritto”. Non l’aveva letto. 

Il Quaranta spendeva i mesi successivi a bussare alle porte di ben ventidue riviste e blog letterari, le quali prontamente rifiutavano il racconto perché “troppo breve come romanzo e si parla troppo del D’Antuono”. Rileviamo con piacere che quindici di quelle ventidue riviste hanno nel frattempo chiuso i battenti.
Il Quaranta rientrava stamattina nella redazione di Verde Rivista, si impossessava dei mezzi di pubblicazione approfittando degli uffici deserti (causa festività e presentazioni di Francesco Spiedo) e scriveva la presente.

Questo racconto s’intitola Vertmoire Revue ed è un omaggio alla storia mai avvenuta della redazione di una Rivista Verde mai esistita.

Il collage è di etere____.

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