Scelti da voi #2: Cazzimbocchio creativo

cazzimbocchio

Racconto talmente brutto che perfino l’autore ci aveva ripensato. Ma Scelti da voi non è un pranzo di gala, benedetti ragazzi, tuttalpiù è un aperitivo analcolico dei coglioni

Racconti di mezzanotte sulla scia dello storico ciclo notturno di Radio Tre Rai? No, benedetti ragazzi, racconti brutti e fake che è meglio non pubblicare di giorno, perché sono stati scritti per non essere pubblicati, e che Verde pubblica in quanto Scelti da voi. E voi, chi? si chiederà ingenuamente quello. Il nostro pubblico di merda.
La settimana scorsa l’untrice Giada Pamplona ha varato la nuova rubrica estiva che ahinoi, ma non voi, andrà avanti per tutto settembre. Cazzimbocchio allo Spiedo (SIC) è il peggior fake nickname che la storia ricorda e ha “scritto” un “racconto” veramente brutto. Peraltro è ormai un personaggio nel gruppo Facebook non ufficiale di Verde, e un giorno lo ricorderemo per tre motivi: 1) I gufi non sono quello che sembrano (per lo Sherlock Holmes dei coglioni che avrà appena deciso di aver scoperto l’identita fake perché written in the name – no ragazzi, non è così che funziona); 2) il fenomeno non si sforzò nemmeno di inviarci il racconto in file .doc (o .odt come la maggior parte di voi altri analfabeti in quanto incapaci di leggere le puntuali istruzioni continua a fare), ma riversò il quark di parole creative direttamente nel corpo lettera; 3) è stato l’unico tra gli aspiranti fake brutti a chiedere di ritirarsi dal concorso (inutilmente, perché scripta manent, Bierde es Bierde e qua non si scherza per un cazzo, benedetti ragazzi).
Cazzimbocchio creativo. È abbastanza chiaro? E no, non è uno scherzo (purtroppo).
Per fortuna venerdì tornerà il Caldo. Temperature previste: attorno ai “Quaranta” (chi ha capito ha capito). 

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SuS#2 #10: Barracuda

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Nicolò MarchiFungal Rebirth

Ciao, sono Luciano, lo stagista di Verde che aggiornerà il blog fino al 31 agosto (credo). Sono le 07:03 del 19 agosto, il contributo da caricare oggi dovrà andare online tra due ore ma ci sono due problemi: il link Wetransfer alle illustrazioni del mese è scaduto e non posso accedervi; sto leggendo questo blog pazzesco di Matteo Maschiari e Tony Vena intitolato La Grande Estinzione e a fronte di post come questo e questo e a liste come questa, io francamente me ne sbatto un po’ il cazzo di caricare un racconto che ha partecipato – meicojoni – a Scenicchia una sega #2 (qua il 16 finalisti). In ogni caso, recupero gli appunti che Frau e Quaranta mi hanno lasciato:
Diego Rossi è un distinto signore toscano, non già fiorentino, che abbiamo conosciuto durante una serata del fu concorso letterario più famoso di Roma. Diego ci affascinò leggendo molto bene un bel racconto (lo trovate qua) che alla fine non vinse, ma non vinse neanche Felici per dire, e se per questo nemmeno Giulio Fenelli (NB vinse Giulia Mazza e fu giusto così). Pensammo che avremmo voluto leggere altri racconti di Diego, provammo subito a chiederglielo, ma quella sera Rossi era talmente amareggiato e furioso (con Ceciarelli e Petrocchi, e con chi se no) che testualmente ci rispose:
“MAREMMA MAIALA LUPENTE ROZZA SBUDELLATA FATTA MALE IN VISO E IN CORPO! SORTI DI FRA’ I HOGLIONI E CIUCCIATI LA FREGNA!”
E bla bla bla bla bla, gli “appunti” proseguono per un inutile migliaio di battute che come al solito non fanno ridere neanche per sbaglio. Telegraficamente: Il 17 maggio scorso allo Sparwasser Diego Rossi aveva partecipato alla seconda serata di SUS#2 con il racconto Barracuda. Ha vinto? No, ma il racconto è molto buono e vale la lettura.
L’illustrazione è di Nicolò Marchi. Tra trentuno anni sarà previsto un livello di CO2 ppm per cui sarà possibile mitigare gli effetti del global warming soltanto grazie a straordinari progressi tecnologici. Come stiamo messi? 
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Caldo #3: Un canto dello Skopelitis

Cari amici, che sollievo lasciarsi ferragosto alle spalle e sentire ormai il primo settembre, il nostro capodanno, nell’aria. Quali sono i vostri buoni propositi per il nuovo anno? In questi giorni Simone Lisi, che tra le altre cose fa un’ottima Instagram (seguitelo), lo sta chiedendo al suo numerosissimo e fedele pubblico social, peraltro coincidente nella pur sporadica parte peggiore con il nostro. Dove vanno le stories Instagram quando il sole gela all’orizzonte? Qualcuno di voi lo sa, per caso? Ci chiedevamo, non è che magari un tizio arriva con un cloud e le porta in un server o qualcosa di simile? O magari semplicemente triggerano via. Non ci crederete, ma sembra che questa sia una delle domande più frequenti che il pubblico di Simone pone a Google durante l’estate, insieme a questa, questa e questa. Noi preferiamo non scoprirlo e immaginare che esista un posto dove le nostre stories continuano a fare quello che normalmente fanno sulle nostre Instagram. Tipo i calzini. Sì, Calzini.
Non vale la pena ricominciare con questo Caldo, o forse sì. E allora prosegue la nostra rubrica di racconti estivi con il Diaframma aperto (qua tutti, li state leggendo?): Simone ha scelto la versione demo di una grande canzone di Boxe e ha consegnato in redazione l’avventura Un canto dello Skopelitis, praticamente lievissimi inconvenienti in nave tra Schinoussa e Donoussa (o una pagina del consueto quaderno greco) che tra le altre cose ricorderemo perché per la prima volta Carla, già Diana (PZZSC).
Giorgio Biferali intanto ha segnalato su Il Messaggero di ieri (qua) il nostro Vocabolario minimo delle parole inventate (qua). Siamo contenti.
Che belle parole, soltanto da pensare, “Ti cercherò dall’alba al tramonto in tutti i miei castelli per aria e fra sabbia e conchiglie in un mondo sommerso tu sarai la mia spiaggia”, non trovate? A noi piacciono molto, e così speriamo di voi.
A lunedì.
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Scelti da voi #1: Cazzo_di_marmo_nero_giorno_5

pamplona

L’antefatto del patetico Affaire Pamplona, una delle vicende più dementi che hanno agitato i giorni della Vecchia Verde altezza autunno 2018. Email ricevuta in redazione il 28 ottobre scorso.

A “goderci” l’estate e lanciare patetiche consultazioni pazze su Facebook quasi ci dimenticavamo del nostro amato blog da aggiornare tre volte alla settimana (anche ad agosto come da decisione COLLEGIALE della redazione), inutile fardello senza il quale saremmo una inutile e anonima rivista da Facebook alla Ammatulla o in qualsiasi altro modo si scriva, ma d’altra parte senza l’inutile Facebook non saremmo forse un inutile litblog alla Risme? (Per il momento niente insulti a Radio Busta o alla Quarta Corda, perché Diego è il cugino di secondo grado del nostro Capitano e Monica è un’amica). Alcuni lettori di peso ci suggeriscono da tempo di dare un taglio a questi editoriali e pubblicare soltanto i racconti nudi. Non vi chiediamo che cosa ne pensate, perché ogni volta che lo facciamo poi ce ne pentiamo e ci ritroviamo ad assicurare che non “posteremo” per “una settimana” (ma poi Ramses chiude Whattsapp e apre Facebook) o peggio a inaugurare oscure rubriche intitolate alla vostra demenza. Una cosa è chiara: abbiamo un pubblico di merda perché di meglio non meritiamo, ma a quanto pare grazie all’Affaire Pamplona quel vecchio progetto del Commissario, il racconto della mezzanotte, sembra potersi finalmente realizzare.
Antefatto: il 2019 non è ancora finito, abbiamo altre potenti bombette da sganciare, eppure è già sotto gli occhi di tutti che è stato un anno PAZZESCO per Verde e per voi che avete la fortuna di seguirci. Il 2018 è stato invece l’annus horribilis della nostra storia: la quasi chiusura di aprile, la polemichetta infinita contro i toscani e la guerra dei troll di cui non è rimasta traccia social a causa, come sapete tutti, dell’infame guardia giurata (sì, lui, Alessandro Pedretta de la nuova carne), ma non è di Kresta che vogliamo parlarvi adesso, bensì di John Smith.
Ve lo ricordate? Il nemico pubblico numero 3 di Verde. Siamo a ottobre 2018, nel pieno della battaglia contro la pletora di patetici segaioli pazzi della saga del Dottor Chi? (appunto) (e solo per questo, benedetti ragazzi, TSO immediato).
Gli archivi di Verde hanno restituito il comunicato di redazione scritto il 28 ottobre, dopo l’ennesima e inaccettabile provocazione che stava mettendo in discussione le nostre doti redazionali e editoriali.
ATTENZIONE: CONTENUTI SENSIBILI E NON ADATTI AI MINORI

+++ COMUNICATO DELLA REDAZIONE +++

Riceviamo ogni mese più di cento email (rispondiamo a tutti) e altrettanti racconti da leggere, valutare e selezionare per la nostra rivista. Lo facciamo da sei anni e abbiamo ormai occhio allenato e sesto senso più che sviluppato, che ci permette di stanare subito i fake, i troll, i racconti tirati giù in cinque minuti e in generale i burloni che amano farci perdere tempo (supponendo che non abbiamo altro da fare e invece no, benedetti ragazzi, siamo educatori, teniamo famiglia, interessi e passioni ben più nobili e impegnativi dell’inutile fare rivista per voialtri litwebber pazzi).
Niente di nuovo, dunque, ma da alcuni giorni la situazione è particolarmente pesante: siamo sotto attacco troll coordinato e continuativo non solo sulla nostra pagina Facebook, ma anche nella nostra inbox.
Oggi pomeriggio arriva l’ennesimo racconto fake di tale GIADA “NEGRERA” PAMPLONA.
Il testo della lettera:
Ahahahah Verde Rivista, vediamo se avete le “cocones” di pubblicare questa merda scritta con amore e dedica per voi. Ossessivamente vostra Giada Negrera Pamplona”
In allegato un racconto che ci appare palesemente e immediatamente per quel che è: una bufala di cattivo gusto.
Dopo avere condiviso uno screen shot sulla nostra pagina, fioccano i commenti forzatamente controcorrente: “ma sembra un buon racconto”, “veramente ottimo”, “io lo avrei pubblicato”, finanche un “capolavoro”, “Alla Faulkner”.
Qual è il problema? A scriverci erano diversi delle nostre autrici e dei nostri autori di punta (Simone Lisi e la banda dei toscani su tutti).
COSI’ NON VA, RAGAZZI.
Sentiamo che il rapporto fiduciario che ci lega sta venendo meno.
Per ricomporre la frattura, accettiamo la vostra provocazione e vi proponiamo di leggere in anteprima il racconto che ci ha inviato GNP.
Contestualmente, lanciamo un sondaggio: CAZZO NERO DI MARMO GIORNO 5 E’ DA PUBBLICARE O DA SCARTARE?
Proviamo a fare rivista insieme. E se avete dubbi sulle nostre capacità professionali, sostituitevi pure a noi, per una volta.
LA VOSTRA VOLONTA’ SARA’ LEGGE.
Sicuri della vostra buona fede e che scarterete questo putrido ammasso di volgarità male assortite.

+++ LA REDAZIONE +++

E insomma com’è e come non è, ovviamente il sondaggio si trasforma subito (come al solito) in occasione di trollaggio e Pamplona vince. Noi ci impegniamo a pubblicare il suo ammasso di segni grafici battuti alla cieca su una tastiera maori di importazione sino-casertana (ipotizzando che esista e non abbiamo motivi per non crederlo ben conoscendo le “bizzarre” “abitudini” alto-campane), ma decidiamo di andare fino in fondo, e così lanciamo una “call”, come dicono inutilmente quelli di Crack e Narrandom, per racconti palesemente fake e brutti (qua).
Le cose prendono una piega che potete facilmente immaginare o ricordare: veniamo invasi da racconti orrendi (qua qualche titolo) che in un intricato sistema di consultazioni social poco meno trasparenti delle Rousseau Club Challenges avremmo dovuto farvi votare e poi pubblicare in parte su Facebook in parte su WordPress e insomma alla fine ci avevamo altro da fare (SUS#1 a esempio, ma anche affetti, famiglie e lavori).
Non se ne fa più niente, finché non decidiamo COLLEGIALMENTE di rallegrare il vostro agosto mantenendo a pieno regime la nostra attività editoriale (di questo si tratta, coglioni).
E così oggi si vara Scelti da voi, racconti fake brutti che leggeremo ogni mercoledì a mezzanotte (“Ragazzi, ma adesso scocca la mezzanotte di giovedì!” E con ciò, patetici segnalatori di inutili tautologie autoevidenti? Bierde es Bierde e noi facciamo il cazzo che ci pare since 2012). Per realizzare il sogno del Commissario del racconto di mezzanotte? No, per assicurare la minore visibilità possibile a questi sgorbi senza senso.
Si comincia con l’untrice (“non ho detto autrice”) Giada “Negrera” Pamplona e il suo aberrante Cazzo_di_marmo_nero_giorno_5. Tra sette giorni il racconto fake e brutto di un personaggio che è ormai leggenda se seguite le vicende del nostro gruppo Facebook non ufficiale. E se non siete nel gruppo, per una volta meritate la nostra ammirazione (non abituatevi: non accadrà mai più).
Venerdì invece tornano le grandi narrazioni, quelle di CALDO (le state leggendo? Sono tutte qua), quelle di Francesco Quarage (se si riprende dalla batosta della “vittoria”).
Buona lettura, se così vi pare e prima che il più sveglio di voi ce lo segnali: sì benedetti ragazzi, manca l’illustrazione, potevamo sprecarne una delle nostre preziose per… Per cosa, poi? Ai posteri.
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SUS#2 #9: Agia Sofia

Come ogni lunedì (secondo il calendario rivoluzionario oggi è cosdì), pubblichiamo un racconto che ha partecipato a Scenicchia una Sega #2, il concorso pazzesco di Verde, che ci ha permesso di toccarci e odorarci live. Oggi è il turno di Frank Solitario con Agia Sofia. Qua trovate gli altri racconti partecipanti. Vi ricordiamo che i vincitori delle quattro serate saranno pubblicati qui sul blog e su uno speciale cartaceo di Verde, in attesa del gran finale in cui si scontreranno come nel migliore dei Cantagiro (quanti diavolo di anni hai, Fabio?) possibili. I quattro finalisti riceveranno gratuitamente le copie del cartaceo direttamente a casa (se vengono a prenderle al coworking di Pesaro potranno assistere anche a un live dei LAUDA).

No, non stiamo facendo finta di nulla. Il sondaggio ci ha provato, stiamo ancora discutendo il risultato ed elaborando i dati (33 a 34). Ramses ha perso ma ha vinto (COS); Quara ha vinto ma ha perso (Quarage, dove sei?); Frau ha vinto ma non sa cosa (Classic cap.); Lucariello come nei momenti più importanti della rivista è desaparecido (UE, qua si sostengono i Diaframma, niente riferimenti ai Litfiba. Guarda, non so di che tu stia parlando. Ah, ok, è stato un caso allora, ma cuidado gringo, ti teniamo d’occhio. Cuidado, ma cosa siamo in un film di Sergio Leone? Se Ramses è il cattivo, Frau è il buono e Quara è il bello, indovina chi sei tu. Nessuno? Nessuno, bravo).
Notiamo con amarezza come non si sia raggiunto il quorum fissato a 70 votanti ma comunque terremo in gran considerazione il risultato della piattaforma Robespierre. Intanto, nell’attesa, i 33 crumiri che hanno apertamente sostenuto Ramses contro gli scioperanti, si occuperanno della costruzione delle piramidi e del postaggio. Oggi è il turno di Fabio Fracchia.

L’illustrazione è di Nicolò Marchi.

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CALDO #2: Pornoia

Buongiorno, saremo telegrafici. Oggi, per dirla con Marco Buratti, il celebre Alligatore di Massimo Carlotto, “ci gira il cazzo storto”. E quando ci gira il cazzo storto, benedetti ragazzi, non va bene per un cazzo. Abbiamo buttato l’intera mattina in inutili polemichette con ex “redattori” di Verde che rivendicano una presunta age d’or della nostra rivista, e vaneggiano di una supposta (appunto) Fine Impero nel nostro momento storicamente più importante e proficuo.
La richiesta di Ramses di riunire la redazione in assemblea straordinaria e permamente è stata accolta e autorizzata dal Capitano. Questo il comunicato prodotto:

+++ SOLO GHIACCIO E SILENZIO +++

PRESO ATTO DELLE RECENTI E INFELICI USCITE LESIVE DELLA DIGNITA’ E DELLA INTEGRITA’ DELLA NOSTRA RIVISTA, LA REDAZIONE DI VERDE SI VEDE COSTRETTA A RIBADIRE CHE PAOLO GAMMERO E’ STATO RIMOSSO DAL SUO INCARICO REDAZIONALE – PERALTRO MAI ESERCITATO – GIA’ NEL MAGGIO 2018, IN SEGUITO AI NOTI FATTI DELLA SCONGIURATA CHIUSURA. AL NETTO DEI REITERATI TENTATIVI DI GAMMERO DI SCREDITARE IL PRESTIGIO E LA CREDIBILITA’ DI VERDE NEL CONTESTO DI UN PANORAMA EDITORIALE A LUI SCONOSCIUTO CHE PURE DEFINISCE “UNA PATETICA MONTAGNA DI MERDA”, LA REDAZIONE: ESCLUDE LA POSSIBILITA’ DI FUTURI RIAVVICINAMENTI E SOSPENDE CON EFFETTO IMMEDIATO LE COLLABORAZIONI E LE PUBBLICAZIONI PREVISTE NEI PROSSIMI MESI; INVITA GAMMERO AD ABBANDONARE I GRUPPI SOCIAL E ONLINE UFFICIALI E NON RICONDUCIBILI A VERDE; DIFFIDA GAMMERO DAL NOMINARE PUBBLICAMENTE LA RIVISTA E I COMPONENTI DELLA REDAZIONE CHE, GIOVA RICORDARLO, SONO: DIANA BIAGINI, PIERLUCA D’ANTUONO, ANDREA FRAU, LUCA MARINELLI, FRANCESCO QUARANTA (REDAZIONE FIORENTINA); STEFANO FELICI, JIMMY GULLIT, VALERIO MARTELLI, ALESSIO MOSCA, FEDERICA SABELLI, STEFANO SICIGNANO (REDAZIONE ROMANA).

GAMERROVER. Tanto era dovuto, adesso a noi. Prosegue CALDO, la rubrica di racconti estivi con il Diaframma aperto pensata da Verde per allietare i vostri venerdì d’agosto.
E perché dovremmo aprirlo questo benedetto Diaframma? Per fare passare la luce, coglioni, perché ci sono scritture che vogliono e devono venire alla luce e altre che è necessario oscurare, stagioni prescindendo.
Nel 2019 Andrea Frau non hai mai scritto nulla per Verde. Possibile? No, ma quasi. Il motivo è semplice, il Capitano sta scrivendo il suo quarto romanzo, e così dopo il giallo matematico gallurese “Ajo ≥ Eja”, il delicato memoir “Gli scappellotti di Zia Michela” e lo spinelliano sci-fi distopico “Il vi[tali]zio di Solange”, tutti usciti per Anonima Edizioni, è in arrivo OMISSIS, per i tipi di W***** (lo scopriremo a Firenzerivista). Il nostro Basileus ha scelto la canzone più divertente scritta da Fiumani (questa, certo), e ci ha scritto su in rigoroso Metodo Stanislavskij Pornoia, un Casual Taba (“è venerdì” ecc ecc) vecchio stile foucaultiano di cui apprezzerete soprattutto, ne siamo certi, l’intelligente margine disegnato attorno al testo del brano.
Per il momento è tutto, lunedì SUS #2, mercoledì racconti brutti scelti da voi e tra sette giorni Luca Carelli in una vasca d’inchiostro blu petrolio.
Chiudiamo con un messaggio di Luciano, il nostro nuovo stagista che oggi non ha potuto postare a causa dei fatti di cui sopra ma che aveva salvato in bozza WordPress queste poche righe:
“Cari amici, è di nuovo estate e come ogni estate noi di Verde vi chiediamo: finalmente in partenza per le sudate e meritate vacanze? Avete già preparato biglietti, carte d’imbarco e bagagli? E ai vostri amici a quattro zampe ci avete pensato?
Gli animali sono una cosa seria, benedetti ragazzi, da duemila anni non facciamo che antropomorfizzarli, e negli ultimi decenni ci siamo spinti a infantilizzarli come se fossero i bambini scemi che non possiamo o non vogliamo avere.
A noi questa cosa non va giù, ma proprio per niente.”
A lunedì.

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ANIMAL TROPICAL #6: Gli odori non capita di mangiarli

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Nicolò MarchiColor Flow

Eccoci, avete già fatto il saluto mattutino a RA, come amiamo dire noi?
Sono sempre Luciano Munch D’Antuono, il primogenito di Ramses II. Questo è il mio secondo editoriale, spero di essere all’altezza di Loro altezze e non cadere Dalle rovine di Verde. Faccio lo stagista da un anno esatto sotto falso nome, papà ha voluto così, una mossa alla Agnelli per non ricevere favoritismi d’alcun tipo. Mi sono fatto le ossa, come direbbe un necrofilo (ehehehe, imparerete a conoscere il mio sense of humor). Quara, Frau e Lucariello non sapevano fossi il figlio di Rams e mi hanno chiesto di tutto: una mano con la fatturazione elettronica per il ristorante (Quara), correzioni di bozze (Lucariello- “il cadavere dei morti”, ancora mi viene rinfacciato) perfino massaggi alla cervicale (Frau). Il mio ultimo compito è stato portare Igor, il gatto di Frau, a far la toeletteratura, (l’animale viene lavato e curato da esperti visagisti mentre gli vengono letti passaggi dei classici come Moby Dick nella traduzione di Ottavio Fatica. Questo porterebbe innegabili benefici al micio, riguardo la lucidità del pelo, l’eliminazione dei boli e ricettività delle vibrisse). Durante questo ingrato compito ho perso un occhio, ma non mi va di entrare nei dettagli. Vi basti sapere che da quel giorno sono Lucianino il Guercio. Ma ALT, non più personalismi, veniamo a noi:
Un paio di giorni fa abbiamo preso posizione nella querelle Zando-Testa in quel di Capalbio e ancora stiamo pensando cosa rispondere al commento di ChicCOS Testa, accettiamo suggerimenti.
Sesta e ultima puntata di Animal Tropical, i racconti toscanissimi post ur-scenicchia, letti al Sabor Cubano di Firenze. Oggi ospitiamo un racconto-jpeg dell’etereo Giacomo Laser. Non vi abbiamo mai raccontato come è nata questa idea di Animal Tropical su Verde, vero? Per soddisfare la vostra pruderie alleghiamo la foto scattata da Antonio Aiazzi nel 1989, quando iniziammo la trattativa con i toscani. Su quest’indicibile scambio di più non possiamo dire.
Verde l’oscena, oscenicchia Verde (ob scena, nell’etimologia creativa di Carmelo Bene, dietro la scena della lit web), vi dà appuntamento a venerdì prossimo con la seconda puntata di CALDO, il cap. Frau vi parlerà di quanto è bello passare l’agosto con duemila giornali porno. Mi raccomando, state alla larga dal mucchio di stronzi con facce da ricchi premi e cotillon. Salutiamo il prof. Pagliarini che dalla fine della lit wrestling non si è più ripreso e Jimbo, così, senza motivo. Ah, Paolo The Gamer ha vinto. Rispetteremo la volontà generale come sempre anche se a Rousseau preferiamo Massimiliano Robespierre.

L’illustrazione è di Nicolò Marchi.

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SUS#2 #8: Bacarozzo

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Nicolò MarchiSerafinianus Creature

Dalla lettera di Simone Lisi ai discepoli di Sarmi Zegetusa:

“Agosto. Il mese più appiccicoso dell’anno. Siamo tutto un miele di noia e repliche di Don Matteo. Facciamo pallette di sabbia e sudore scorrendole sulla nostra pelle abbrustolita – i pescatori di Santorini ci guardano come se fossimo delle bestie rare; sarebbe bello vedere la loro faccia in caso abbaiassi nella loro direzione; abbaio, non succede nulla – le compattiamo come proiettili terrestri e poi facciamo a gara a lanciarle in direzione dell’isola di Creta. Le vediamo affondare come le nostre giornate. Quando ci svegliamo, pensiamo che Dio non possa aver creato alcunché ad Agosto, ha di certo atteso ottobre prima di alzare un dito; Agosto è fatto per pensare alle cose senza azzardarsi a farle, al massimo leggere quei libri che mai si ha avuto il coraggio di aprire. In verità, in verità vi dico che Diana stasera vuole mangiare cinese”. Amen.   

Qui in redazione di Verde è il figliol prodigo Luciano che vi scrive, primogenito di Ramses II. Ho rilevato il posto di Jimbo come stagista e mi presento a voi con l’umiltà di un cuore puro e accaldato. Oggi leggeremo insieme Bacarozzo, il racconto con il quale Fabio Cozzi ha partecipato alla quarta serata di Scenicchia una Sega #2.

L’illustrazione è di Nicolò Marchi.

Che il Polase sia con voi, andate in pace. 

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Caldo #1: Lettera a Emme

E la chiamano estate.
(Su Facebook intanto si sta perdendo la misura delle liste di libri che “ti condurranno dritto dritto al piacere della lettura” SIC)
Il capitano Frau è in vacanza dal 2 giugno, in una località segreta della costa gallurese non lontana dall’Istituto professionale dove Andrea insegna matematica (l’anno prossimo esami di Stato, benedetti ragazzi), con i soldi raccolti da Scenicchia una sega #2 e destinati in origine ai fratellini (wooosh) della Pecora Elettrica (comunque è stato un successo).
Francesco Quaranta, dopo i noti fatti di un anno fa, è tornato a tempo pieno a ricoprire la carica di supplente social media manager di Verde e del Saggiatore. Risultati? Questo, questo, questo (AUCH).
Luca Marinelli è in Giappone alla ricerca della VOCE XX, il tratto distintivo del nuovo decennio per scrivere quel romanzo definitivo dell’Antropocene senza inverni a cui lavora inutilmente da quindici anni.
Stefano Felici, Valerio Martelli e Federica Sabelli sono impegnatissimi in un progetto deviazionista top secret per cui vale il solito monito: ci vediamo a Firenze Rivista, chi riceverà l’invito, ovvio (eheheh).
Alessio Mosca sta facendo turismo sessuale a Cuba, in compagnia di Stefano Friani di Racconti Edizioni e Alessandro Pedretta de La Nuova Carne.
Paolo Gamerro scrive cose incomprensibili sul nostro gruppo Facebook non ufficiale (ban in vista, cari amici spumini).
Francesco Quatraro visualizza i messaggi Whattsapp ma non risponde dal 5 luglio.
Ciro Marino posta stories su Instagram con hashtag #ngoppAMergellina #Marechiar #trentaremi #SottAlunaGaiolaPortaFortuna.
Tutti in vacanza, tutti d’accordo a chiudere Verde ad agosto? Neanche per scherzo, benedetti ragazzi: il fu Commissa, al netto di tutte le pose assembleari da rivista che tanto piacciono a Vanni Santoni, ordina l’apertura del blog anche nel mese più freddo l’anno.
Così è deciso. Ogni lunedì continueremo a leggere i 16 racconti finalisti di SUS#2, i mercoledì Animali Tropicali e i famigerati racconti brutti fake Scelti da Voi, e i venerdì CALDO, la nuova rubrica di racconti estivi con il Diaframma aperto. Perché ogni settimana siamo depositari di almeno tre vostre argute email in cui ci chiedete “Perché Verde?” (e perché non leggete per una volta questa benedetta pagina?) e perché il canzoniere di Federico Fiumani segna le nostre origini (non vi si può nascondere nulla).
E allora: la canzone preferita di Ramses non è Verde, né Gennaio, né Beato me, ma Cielo d’Africa, che dovreste per forza ascoltare qua e solo qua, non la troverete online da nessun’altra parte.
E come ogni anno (non è vero, accadde una volta soltanto) il 2 agosto leggiamo Pierluca D’Antuono, che con Lettera a Emme raccoglie la sfida del nemico Tony Vena: basta storie, solo poesia mediocre in prosa.
E se non vi sta bene tenete gli occhi aperti: Andrea Frau si chiuderà in casa con duemila giornali porno, Francesco Quaranta seguirà i passi di un cane vagabondo, Simone Lisi fra sabbia e conchiglie cercherà la sua spiaggia (qualcuno ha detto Diana?), Luca Carelli si nasconderà sotto a un tavolo in una vasca di inchiostro blu. Praticamente un mucchio di stronzi pronti a soddisfare le vostre coprolalie narrative.
Ba ba ba, benedetti ragazzi, ba ba ba, pure se non ne vale la pena. È abbastanza chiaro?

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Animal Tropical #5: Gechi

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Nicolò MarchiCoyote

Ieri Quaranta, pur di non scrivere un racconto, ha fatto questo. Subito Andrea Frau, fiutando l’affare peggio di un CEO Disney, ha deciso di lanciare il gioco su larga scala e ha assoldato tre piccoli instancabili scrittori per stendere tutta la “lore” ufficiale del gioco: Francesco Spiedo, lo stagista Jimbo e il sapiente Gianluca Liguori; li ospita nel suo garage (“anche la Apple è partita da un buco come questo”, dice) e li nutre di patatine e birrette sarde in attesa che arrivi qualche fondo dalla Scuola Holden. Vi terremo aggiornati sulla vicenda.

Oggi prosegue la pubblicazione del ciclo Animal Tropical – pagine fiorentine a tema esotico-caliente-estivo lette al Sabor Cubano lo scorso giugno – con  il racconto Gechi di Elisabetta Meccariello (che noi in redazione chiamiamo Macca perché siamo tutti beatlesiani di ferro, a parte Marinelli che è un merdosetto post-millennial). Gechi o meno, anche in estate forse vorremo essere tutti da un’altra parte.  

L’illustrazione è di Nicolò Marchi.

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