La Mucca Esplosa

Lino Banfi alla Commissione italiana per l’UNESCO. E subito Verde Rivista patrimonio dell’umanità. Gran colpo di coda del Ramses-Commissario in una settimana che si preannunciava fiacchina. Stiamo comunque schisci ché abbiamo promesso al Capitan Frau di fare rivista come si deve, per un po’ almeno. Non si registrano incidenti da circa quattro giorni. Bene così.

Oggi abbiamo un esordio. Beatrice Galluzzi è laureata in “Comunicazione in Società della Globalizzazione”, ma per vivere realizza complementi d’arredo e lavora part-time in una libreria. Ha scritto a più mani “Il repertorio dei matti della città di Livorno” (Marcos y Marcos) curato da Paolo Nori. È arrivata due volte finalista al Giallo Mondadori, ed è organizzatrice del festival letterario “Scrittrice in noir”. È co-redattrice del blog Donne Difettose. Ne La Mucca Esplosa, il protagonista è un ducetto di cantiere che però ha tutte le fattezze e le movenze del real O.G. Mentre la mucca, be’ la mucca…

L’illustrazione è di Laura Fortin

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LA SAGA DELLE SAGOME #4: La vie en prose

Buondì, ci teniamo subito a ringraziarvi per la grande partecipazione di ieri al gruppo whatsapp intersezionista e antipatriarcale, possiamo dire, senza tema di smentita, che sia stato un grande successo. Non avevamo mai sentito parlare di ciclo mestruale in quei termini per cui grazie Matti* Grossi. Le discussioni intorno al genere come prigione, alle aspettative, alla profezia che si autoavvera sono state appassionanti, grazie Luci* G.
Luc* M. come sapete sta sperimentando un* pillol* per avere i dolori mestruali ogni mese, per solidarietà, per capire cosa si prova, grazie Luc*, sei un eroe. Vi aspettiamo la prossima domenica dalle 15 alle 17. Tanto dovevamo.
L’affetto del nostro pubblico intanto è stato travolgente, uno squirting geyser d’affetto ci ha inondato in un water boarding d’amore, grazie ragazz*. L’attacco degli INSEL (Involuntary self publisher) capitanati da Nubius Dee con i suoi mille fake è stato poderoso, ma abbiamo tenuto botta. Chi ve lo fa fare? direte voi. L’amore per la Letteratura (teniamo quella L maiuscola al collo, come un amuleto), solo e soltanto quello, amici.

Oggi c’è la quarta puntata de La Saga delle Sagome di  Francesco Quaranta. Buona lettura!
Illustrazione della Pink Lodge.

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Barbette – Un mistero editoriale #4: Una rabbia piccola piccola

Quarta puntata di Barbette, l’ambizioso feuilleton noir thriller di Simon G. Helly che punta il dito contro il sistema editoriale italiano. Nell’editoriale dell’episodio precedente citavamo generosamente i questurini de La nuova carne, anche noti come La Nuova Digos: non sorprenderà nessuno scoprire che dietro agli attacchi messi a segno nelle ultime ore sulla nostra pagina Facebook (già passata alla storia come “La guerra dell’editing e delle recensioni“) c’è proprio la questura del non poeta (bontà sua) Pedretta, oltre a Davide Raimondi AKA Nubius Dee aka “Kolima Samizdat” e alla numerosissima pletora di patetici nazitroll pazzi che negli ultimi mesi hanno cercato di sbarrare il nostro cammino. Noi proseguiamo, turbati ma più convinti di prima, sicuri di fare rivista come nessun altro nella litweb italiana. E non lo diciamo noi, carinovistinostri, ma le nostre scelte. Pensate alle illustrazioni a esempio: quanto è pazzesca Laura Fortin?
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Tetra

La reggenza di Frau Captain of Verde parte a gonfie vele, se si escludono queste interferenze di estremo cattivo gusto (qui qui) che vogliamo ascrivere alla giovinezza delle autrici. Il Nostro si è pure recato personalmente in visita a Cesare Battisti in quel di Oristano per donargli dei POG e una copia di SuperDio di Franco Sardo (non si è fermato neppure davanti alla prospettiva di dover attendere che trascorrano i sei mesi di isolamento – saranno settimane strane per la rivista, ce ne rendiamo conto). Nel frattempo Ramses (la cui natura è chiarita una volta per tutte da questa diapositiva di Jacopo Marocco) resta invece latitante e continua a tramare nell’ombra per il bene di Verde. Non per il bene dei racconti, sia chiaro, per la rivista.

A proposito di racconti, ci sentiamo di rispondere alle critiche scomposte dei giorni scorsi riguardo l’editing dei testi precisando che: dal momento in cui giunge in mail, un racconto non appartiene più solo all’autore (che ne può sempre rivendicare la paternità inviandolo invece a La Nuova Carne – ma venendo schedato in cambio – oppure a molteplici redazioni contemporaneamente – come fate spesso e volentieri, brutti trojetti che non siete altro), ma non è nemmeno della redazione, attenzione. Il racconto diventa infatti del nostro amato pubblico. Per loro, solo per loro azzardiamo a insozzarci le mani con le viscere testuali, per far rendere al meglio ciò che per forza di cose diventa un contenuto, un prodotto, un servizio e badate bene, poco di più. Per il pubblico, dunque, per andare incontro a questi intelletti traviati dalle mattine in treno, dalle nottate alcoliche, dalle ansie da fine mese, questa è Verde. Opporre a un editing (minimo e valorizzante nel contesto pragmatico sopra descritto) il fantomatico concetto di autorialità o di ispirazione suprema, soprattutto nell’ambito della lit-web, ci pare ingenuo e francamente fuori tempo massimo, per non dire assolutamente e irrimediabilmente di destra. Verde potrebbe sputare sull’Arte più pura (maiuscola voluta) solo per andare incontro ai suoi stupidotti lettori. Because we love you, ‘tacci vostri.

È con noi Claudio Conti: Roma, 1972. Vive nelle Marche, ha una moglie irascibile, due figli, un gatto e una stufa in ghisa. Ha pubblicato su Pastrengo, Tre Racconti, L’Indiscreto e Carie. Oggi ci presenta Tetra: architetture viventi e futuro incerto per la sopravvivenza umana. In calce al racconto il teorico delle “città mobili” come quella descritta dal nostro Claudio.

L’illustrazione è di Laura Fortin ed è tratta dal progetto All Melody.   

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Tendyne

Buongiorno, come sapete, dalla mezzanotte del 7 gennaio 2019 Pierluca D’Antuono non è più il nostro Commissario, ha abbandonato la forma terrena e umana, si è sublimato, è passato dallo stato fisico a quello aeriforme tramite un’ascensione vaporwave. La divinizzazione è avvenuta: il commissario è divenuto Ramses I, Faraone di Verde e del NOVO! PAZZESCO! ROMANO! Ora a capo della redazione siede Andrea Frau, che assume il titolo di Capitano, coadiuvato dal suo nuovo-vice Francesco Quaranta.
I mutati assetti permettono a Luca Marinelli di rientrare a pieno titolo nella redazione come curatore e capo-editor. A seguire il comunicato del Capitano Frau, Basileus, per i più devoti, oppure “ehi tu con gli occhiali”, per gli scettici e gli apostati.

Sono il regicida, l’usurpatore, il delfino mannaro, il cabarettista che gioca a fare il letterato, il parvenu delle lettere, la Nicoletta Mantovani, la Carmen Llera, il padre George della lit-web, il battutista di corte, Luis Carrero Blanco, Marcelo Caetano, Antinoo, Gianluigi Cavallo, Giorgio Ariani, Barbara Balzerani, Claudio Martelli, Alessandro Natta, il Repetto sardo, Daniele Capezzone, il Caligola di Tinto Brass, Andrés Cepeda Cepeda Frau, el doncel de Lucia Carelli, questi sono solo alcuni dei nomignoli che mi sono stati conferiti in questi mesi travagliati.
Quando il commissario, ora Ramses, ha deciso di nominarmi suo successore terreno, sono stato colto alla sprovvista, il mio spettro emozionale è passato da un iniziale senso di inadeguatezza (durante i quali ho lasciato sul gruppo redazionale messaggi vocali isterici in cui urlavo di non esser pronto, foto di capelli improvvisamente bianchi e brufoli da stress, STO MALE, questa camicia mi fascia malissimo e altre amenità, pallidi scimmiottamenti del commissario) a un delirio di onnipotenza (durante il quale ho redatto una lunga lista di nemici o di personaggi da eliminare e non pubblicare più, preparato un codice etico e chiesto cautela ai redattori riguardo la loro attività su fb e twitter). In questi giorni ho capito molto riguardo la dura vita del commissario (sette anni durissimi). Ora capisco le sue epurazioni, i suoi improvvisi repulisti e le sue scenate da insicuro tipo Dio dell’Antico Testamento. Ci tengo quindi a scusarmi pubblicamente con la redazione per i miei comportamenti da Bokassa bianco.
Per mesi mi sono dovuto difendere, ho dovuto respingere attacchi continui, ma poi ho capito il suo disegno, il suo folle Truman Show senza pubblicità, il suo Saw hanekiano: mi stava mettendo alla prova, testando la mia forza e resistenza.
Ci lasciammo a Capodanno senza salutarci, in maniera molto fredda, dopo una discussione politica che vi risparmio (sul processo 7 aprile). Poi, durante la serata romana “Scenicchia una sega” si consumò quella che pensavo fosse una rottura insanabile. Nel corso della presentazione di Anatomé, l’ottima antologia di Andrea Zandomeneghi (poco adatta agli studenti delle scuole industriali e professionali), nel bel mezzo del mio intervento il commissario si alzò, scuotendo il capo, prendendo pubblicamente le distanze dalle mie osservazioni, opinabili, certo, ma espresse con prudenza e in totale buona fede. Non contento, durante la medesima serata, il sadico burattinaio wireless, il Grande Vecchio, regista di complicate trame, fece leggere all’inconsapevole editore Francesco Quatraro di Effequ, al cospetto di un centinaio di persone, la bozza del mio romanzo “Il Vi[tali]zio di Solange”, opera ancora embrionale, alla quale tengo molto dopo una sequela di fallimenti editoriali. Vi risparmio le altre prove alle quali mi ha sottoposto e dalle quali sono uscito più forte, disincantato ma temprato. Per rispondere a queste vili provocazioni ho scatenato la redazione contro di lui, orchestrato sabotaggi, ammutinamenti, intelligenze con i nemici scissionisti di Guacamole, paventato e sventato all’ultimo auto-golpe alla Tejeiro, strategiucole della tensione, sono perfino arrivato a far una delle cose più violente che sappia fare: l’ho satirizzato, dipingendolo come un premier Conte, un elegante uomo di mezza età, piacente, una figura di rappresentanza, buono solo a tagliare nastri e litigare in caps-lock, mentre io e Quaranta, i due vicepremier, rimediamo ai suoi disastri diplomatici e mandiamo avanti la baracca con rigore e competenza. Da tre mesi fino a stanotte, il fu commissario mi ha tempestato di domande sulla storia di Verde nei momenti più assurdi,  con telefonate nel cuore della notte: “Dimmi il titolo di un racconto di Luigi Bonaro pubblicato da Verde n. 11”; “Il tema di Verde n. 3?”; “La biografia di Joe Kossovo”; “Come si chiama il racconto di Valerio Evangelisti pubblicato su Verde?”; “Cos’è Officina Infernale, chi sono i Distruzionisti, chi è Antonio Tentori, tutta la bibliografia di Alda Teodorani, nominami almeno quattro Storie Nere di Carelli, In Distro, Fictioteque, di cosa parlava la settima puntata di Semiautomatica di Simone Lucciola, dimmi tre Blitzrecension, due Ti odio poesia, la sound track dei Vigo, adesso, adesso, adesso!”
Ora capisco finalmente come il disegno del commissario fosse chiaro fin dall’inizio, come volesse indagare sulla mia fedeltà ed essere sicuro. E in seguito come volesse cementare il rapporto tra me e Francesco Quaranta, contribuire al rientro in redazione di Luca Marinelli e facilitare il riavvicinamento prima di tutto umano con Paolo Gamerro e Vinicio Motta.
Per tutto ciò: Grazie Ramses I, Faraone di Verde e del NOVO! PAZZESCO! ROMANO!
Sei stato e continui a essere un maestro.
Io e il mio partner, Francesco Quaranta (appena liberatosi dal suo invadente agente letterario) lavoreremo tenendo ben presente il tuo esempio.
Prendendo a prestito le parole di Quara: “tutto cambierà, tutto resterà uguale”. La nuova Verde sarà in continuità con la gestione che c’è stata fin qui, sotto l’illuminante direzione di Ramses. La nuova Verde sarà più vicina però alla Verde cartacea, ridaremo linfa all’antico spirito della rivista in continuità col passato ma con molte novità:
rubriche sulla lotta armata e sulla cucina futurista, Maniero, Novo Pazzesco Romano, karaoke, Saga delle Sagome, narrazioni lunghe, romanzi a puntate, recensioni A colpo sicuro, Costamagna, Gomez Palazzo, Bachechi, Insel (Involuntary Self publishing), interpolazioni, una rubrica di racconti erotici, Insel, Luigi Maria Gaggiollo, forse newsletter e soprattutto podcast.
Il nuovo corso di Verde limiterà e supererà il dissing, la lit wrestling, il caps lock e penserà a una exit strategy da Facebook (social ormai invivibile, arena di delatori e segnalatori). La crociata contro i patetici insel troll pazzi si placherà per un po’. Ad aiutarci con le letture e le valutazioni dei racconti ci sarà un Comitato Lettura formato alla scuola Hyperion, un superclan di Incappucciati. Il commissario divinizzato, da ora esclusivamente Ramses, abbandonerà le beghe terrene e il caps lock, si occuperà delle uscite cartacee di Verde, di Nuova Edizione, delle nuove tappe live di Scenicchia una sega, del seguito di Letteratura Pazzesca, l’Enciclopedia dei Morti, un bestiario, una tassonomia degli autori, ma soprattutto si dedicherà alle tre esse e alla cosa più importante: la scrittura, lo studio, la scuola e gli AFFETTI. Ma fondamentalmente Ramses farà il cazzo che vuole, imprevedibile come solo un semi-dio psicopatico sa e può essere.
Ramses ci ha lasciato in dote queste due interviste, su Satisfiction, e su L’Inutile per non dimenticare da dove veniamo e quest’articolo su Minima et Moralia, per ricordarci il futuro.

Il sondaggio consultivo e non vincolante alla Zagrebelsky è terminato con un sostanziale pareggio. EDIT: Il sondaggio è stato vinto da Pierluca D’Antuono (con la A maiuscola, per gli amici minimi et morali) con un colpo di reni finale. Capiamo la fedeltà, la paura e la diffidenza per il nuovo corso dello zoccolo duro dei lettori, ma chiediamo loro di rispettare le volontà di Ramses (M’AGG SCUCCIAT, ha lasciato detto) e lasciamo lavorare il Capitano (Basileus per i più devoti).

Tanto dovevamo, ora torniamo a far rivista. Il racconto che abbiamo scelto per inaugurare questa nuova fase di Verde è di Petra GianniniPetra è nata a Torino e vive a Berlino. Fa parte del comitato di lettura di Crapula Club. Tendyne è il primo racconto che pubblica in Italia. L’autrice è una grande lettrice di Verde, sin dai tempi del cartaceo, ma solo ora (dopo sette anni!) ci ha scritto, palesandosi. Speriamo che questo racconto vi piaccia come è piaciuto a noi. Un saluto dal capitano Frau, dal tenente Quaranta, dal detective Marinelli e da RAMSES I FARAONE DI VERDE RIVISTA. In redazione si respira un clima di pace; durerà?

L’illustrazione, tratta dal progetto All Melody, si chiama Territorial Pissing (un caso?) ed è di Laura Fortin.

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La Letteratura Pazzesca su minima&moralia

L’8 dicembre scorso il serio critico Luca Romano (nomen omen) che ringraziamo, giammai irretito dalla chimera del GRI, ha scoperto La Congiura Sacra, Nuova Edizione e il NOVO! PAZZESCO! ROMANO! di Crapula Club+Verde Rivista+Alessio Mosca. Ne parla qui su minima&moralia. Nulla da eccepire, eccetto il solito refusetto (D’Antuono).
A tutte e a tutti: dopo aver letto l’articolo di Luca Romano, potete decidere se ordinare o meno una copia de La Letteratura Pazzesca in Italia all’indirizzo verderivista@gmail.com (5 euro spese di spedizione incluse):

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Liminal Personae #9: Sarah & (my) friends

Liminal Personae nasce dalla necessità primordiale di osservazione e metabolizzazione del mondo, nello spazio e nel tempo presente. Nella ciclicità dell’archetipo e del simbolo ritroviamo nei gesti degli altri noi stessi, la nostra storia, e cerchiamo più o meno consciamente di sfruttare l’empatia come una sfera di cristallo, per scoprire quale sarà il prossimo passo. Ogni giorno tre lingue si articolano nella mente di S.H. Palmer. Le influenze dell’una ricadono sulle altre due e così in un moto perpetuo la scrittura e la comunicazione salgono a spirale, “per schiantarsi al suolo perpendicolari all’asse del mio respiro.”
Il nome della rubrica è un omaggio esplicito alla professoressa Clara Mucci. Sarah & my friends è la nona puntata (qui le precedenti).
L’illustrazione, tratta dal progetto All Melody, è di
Laura Fortin.
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Z

Buongiorno, complimenti per l’ottima scelta. Questa è una breve introduzione alla scrittura degli editoriali standard per Verde Rivista che ti guiderà passo passo nella  compilazione.

Come prima cosa, è bene procedere con una piccola battuta sulla litweb o su quei cani della redazione. In mancanza di tale, insultare i lettori (es. “coglioni” o un più moderno “trojetti”).

Subito dopo introdurre l’autore del giorno. Se si tratta di un esordiente su Verde è più facile perché vi avrà di certo fornito una bio (chiedere sempre le bio in mail e ricordarsi di accorciarle):  Simone Burratti (1990) studia e vive a Padova. È fondatore del sito Formavera. Suoi interventi e traduzioni dall’inglese sono apparsi su blog e riviste, tra cui Le parole e le cose, L’Ulisse e Atelier. Ha inoltre partecipato all’edizione 2017 di RicercaBO. Con Progetto per S. (NEM, 2017, prefazione di Stefano Dal Bianco) ha vinto il Premio Castello di Villalta Giovani, il Premio Camaiore Proposta ed è risultato finalista al Premio Mauro Maconi (sez. B) e al Premio Cetonaverde Giovani. 

A questo punto è bene inserire il titolo del racconto: Z. (in grassetto regular mi raccomando) e fare due considerazioni al riguardo, tipo che lo abbiamo scelto per la voce narrante particolarmente carismatica e divertente, e la capacità di riportarci a una dimensione, quella dei narcisisti manipolatori, che ci riguarda parecchio. (A questo punto una mossa pro sarebbe quella di aggiungere un iperlink pazzesco su “narcisisti manipolatori”). Il racconto è lungo e questo scoraggerà i lettori millennials. Eppure è bene fare presente che il nuovo corso di Verde, gestito dal Capitan Frau, prevede un focus molto più attento sui testi – “farli parlare”, coinvolgerci, portarli a pranzo con noi, che ne so magari un cinemino, poi da cosa nasce cosa… – e di abbandonare il troppo rassicurante formato “da blog”, laddove il racconto merita.  

Ricordarsi di ringraziare l’illustratore/trice di  turno (chissà perché continuano ad affidarci i loro lavori): Laura Fortin, è con noi con The Writer, tratto dal progetto All Melody

Trovare una chiusa simpatica, un augurio, o al limite rincarare sull’insulto al pubblico.

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Final

Cari amici, l’editoriale che state per leggere è probabilmente il più lungo e sicuramente il più importante della storia di Verde. Le cose stanno per prendere un’altra piega e una nuova fase nella storia della vostra rivista preferita sta per avere inizio. Ma andiamo con ordine.
Il 2018 è stato un anno cruciale: per un mese intero abbiamo tenuto la litweb con il fiato sospeso evitando una chiusura che sembrava certa e costringendo la nostra piccola scena (praticamente una scenicchia) a discutere animatamente dell’ontologia del nostro fare editoria libera e indipendente; abbiamo lanciato le due più belle penne attualmente in attività nella litosfera; abbiamo perso per strada altri due redattori (siamo rimasti in quattro); abbiamo sperimentato con successo un nuovo modo di stare online e nei salotti delle lettere (la temutissima LITWRESTLING che tanti pensieri dà ad amici e non); abbiamo fondato una nuova tendenza letteraria che farà scuola e il primo collettivo LIT-TRAP italiano; abbiamo messo in chiaro ai tanti patetici odiatori incel-insel pazzi che respingeremo con fermezza le malevole forze del social caos eversivo e sovranista; abbiamo chiuso l’anno con l’ormai memorabile prima edizione di Scenicchia una sega (che diventerà un festival itinerante, siamo già al lavoro sulla seconda edizione che si terrà in tarda primavera a Firenze); siamo tornati a stampare su carta. Per gli amanti dei numeri: abbiamo fatto esordire sulle nostre pagine 55 tra autrici e autori (una media di più di uno a settimana: niente male ma nel 2019 abbiamo intenzione di migliorarci, solo a gennaio avremo sette prime volte), i nostri racconti sono stati letti il 75% in più rispetto al 2017 e i nostri lettori sono aumentati dell’84%.
Di liste ne avrete ormai fin sopra ai capelli, noi vi rimandiamo a quella di Tony Guru De Vivo (la meno peggio, nonostante i pochi racconti verdi) e ci limitiamo a elencare i nostri dieci racconti più letti del 2018. La prima posizione è francamente inspiegabile, il dominio di Sergio Gilles Lacavalla invece no:

Il porcile di Zonno
amoR di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #4: Sarah Kane di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #5: Robert Mapplethorpe di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #3: Egon Schiele di Sergio Gilles Lacavalla
Ricette di Stefano Felici
Storpio Rising di Stefano Felici
Isole di Marta Viazzoli
Orsetti lavatori di Alfredo Palomba
La gigantessa di Alessio Mosca

Adesso, però, i fatti. Da maggio scorso, lo sapete, la redazione di Verde ha ottenuto maggiore collegialità nella gestione del blog e nella definizione della linea editoriale e una suddivisione più attenta e ragionata delle mansioni e degli incarichi interni. Sette mesi di sperimentazione più tardi, i risultati hanno superato ogni aspettativa e oggi possiamo dire che questo modello funziona.
Dopo l’8 dicembre d’altronde, qualcosa di importante sta avendo luogo attorno alla nostra rivista e a quella che con i sodali di Crapula Club abbiamo chiamato la Congiura della Nuova Edizione, e nuovi orizzonti si impongono fatali.
Ieri notte la parte della nostra redazione più resistente ai cambiamenti ha lanciato sulla nostra pagina Facebook un sondaggio consultivo nella speranza di irretire il nostro pubblico, ma il dado è tratto: dalla mezzanotte del 7 gennaio 2019 Pierluca D’Antuono non è più il nostro Commissario, ma è ufficialmente nominato Ramses I Faraone di Verde e del NOVO! PAZZESCO! ROMANO! Contestualmente, la redazione ha deciso di abolire dall’organigramma della rivista la carica di Commissario.
Da questo momento a capo della redazione siede Andrea Frau, che assume il titolo di Capitano, coadiuvato dal suo nuovo-vice Francesco Quaranta.
I mutati assetti permettono a Luca Marinelli di rientrare a pieno titolo nella redazione come curatore e capo-editor.
Il Capitano si impegna da subito a garantire una transizione pacifica e in piena continuità con la passata gestione.
Lunedì 14 gennaio 2019 Andrea Frau rilascerà la sua prima dichiarazione ufficiale qui sul blog.
Che cosa farà adesso l’ex Commissario Ramses è presto detto: si dedicherà alla scuola e agli affetti, si occuperà dell’edizione cartacea di Verde, dell’organizzazione itinerante degli Scenicchia una sega e, insieme ad Alfredo Zucchi, di Nuova Edizione (ci sono novità importanti, ne parleremo presto). Insieme alla redazione, è già inoltre al lavoro per il lancio di un importante progetto che vedrà la luce nelle prossime settimane.
Il Faraone considera l’autrice che pubblichiamo oggi il suo personale lascito morale e, aggiungiamo noi, una bomba pazzesca: Lucia Carelli è nata il 1 gennaio 2000 a Buenos Aires. Figlia di Luca Carelli e di Domiziana Rivera, sorella di Luciano, ha scritto racconti per Lettere e Pugni, Raskol’nikovia, Videla Club e ha disegnato le copertine della rivista romana L’Alcide.
Nel 2018 insieme a Nina Uranio e Paolo Vagherese ha fondato a Rosario la rivista neodistruzionista “Más Mal”.
Ha pubblicato il romanzo “El caballo que mató a Roberto Bolaño” (Ficción 2017), inedito in Italia.
Con Final, un lungo imperfetto esiziale e magmatico racconto che sembra scritto da un Paul Thomas Anderson altezza Magnolia in soggettiva meno ombelicale e molto più incisivo e cattivo (sebbene Lucia ci tenga a chiarire che prima della nostra suggestione non aveva mai visto il film che considera, testualmente, “una pre-coglionata derivativa e proto-machista”) è per la prima volta su Verde. L’illustrazione di Laura Fortin è tratta dal progetto All Melody.
“Le cose cambiano, le cose restano uguali”, è stato il commento a caldo di Francesco Quaranta all’indomani della sofferta ma inevitabile decisione del nostro fondatore. Ci sembra il modo migliore per salutarci e rassicurarvi: Verde entra oggi nel suo ottavo anno editoriale. Superata la crisi dei sette, nulla può più fermarci. Lunga vita al Capitano, lunga vita al Faraone, viva la redazione, onore e gloria alla nuova Verde!
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