BUIO PESTO@TODO MODO #9: SOTTO L’INFLUENZA DEL NUVOLARI DI DALLA

PLD

Pierluca D’Antuono, fotografia di Francesco Vignozzi

Siamo a Firenze al Buio Pesto della libreria Todo Modo da quasi tre mesi. Chiudiamo con Pierluca D’Antuono non perché oggi è il suo compleanno (auguri Commissario!), ma per la parte di eventi narrati in Sotto l’influenza del Nuvolari di Dalla e accaduti il 2 agosto di trentaquattro anni fa. 
Grazie Firenze (ci rivediamo presto), grazie Todo Modo, grazie In fuga dalla bocciofila e grazie Francesco Vignozzi: sue tutte le fotografie della serata.

Il 13 maggio 1941 si corse il primo e ultimo Gran Premio di Formula 1 nazista della storia di Francia, ordinato dal Maresciallo Petain su iniziativa dell’ammiraglio Paul August Le Vaguerese, ministro dell’aviazione del Governo Darlan e fondatore dei Distruzionisti.
Per ragioni facilmente intuibili ma note al solo comando militare di Vichy, la gara si svolse di notte, nel buio pesto della prima e unica eclissi di luna totale nazista della storia di Francia.
Il Gran Premio, mai giunto a conclusione, è ancora in corso.

Sulla griglia di partenza di Parigi sfilarono i piloti provenienti dai cinque paesi che nel 1940 avevano stretto gli Accordi Automobilistici Fascisti di Roma. L’Italia era rappresentata dalla Alfa Romeo C8 rosso fiammante del veterano Fosco Menotti Brivio, detto Fascio di tuono. Il Generale Franco si affidò al giovane Jimenez Ruiz Lagonegro, scegliendo personalmente per lui una vecchia Hispano Suiza J12 del 1932. L’impero giapponese obbligò Nakano Seigo a bordo di una Nova Kuro H41, mai collaudata prima. Il tedesco Rudolf Schwarzpfeil, campione del mondo dal 1933 al 1940, fu l’unico a tagliare il traguardo: la sua Mercedes Benz W154 modificata impiegò soltanto tre ore per raggiungere Vichy, una in meno di Fascio di tuono. La monoposto di Lagonegro prese fuoco alla partenza, alcuni resti di Seigo furono ritrovati un mese dopo a Marsiglia.

L’ammiraglio Paul August Le Vaguerese, al volante di una Bugatti EF41 costruita per l’occasione, scomparve nel buio lungo il percorso. L’intera milizia distruzionista e almeno cinquecento uomini dell’esercito collaborazionista francese furono impiegati nelle ricerche per più di sei mesi. La decisione di non dichiarare concluso il GP segnò le sorti del Maresciallo Petain, che nel 1942 venne destituito dai tedeschi.

La Bugatti EF41 fu avvistata più volte nel corso degli anni. Il 7 dicembre 1941 alle isole Hawaii i suoi 16 cilindri vibrarono nell’aria; il 24 marzo 1944 il suo rombo squarciò il cielo di Roma; l’8 gennaio 1957 si schiantò su Algeri e il 12 dicembre 1969 rovesciò su Milano un bordone di fuoco; echi del suo passaggio risuonarono a Parigi il 5 ottobre 1972, a Beirut il 18 settembre 1982 e a Bologna il 2 agosto 1980.
Tre anni più tardi l’ombra della monoposto si incise sui muri di Viale Dante Virgili a San Severo. Venne scambiata per la Madonna e lì rimase per sempre.

Quella notte, al terzo piano del civico 88, Elisa Floriani seguiva con lo sguardo i cumuli di polvere rotolare sulle mattonelle sbrecciate del pavimento della sua stanza: una immagine simile, pensava nuda sul letto, doveva avere annunciato la caduta dell’Impero romano d’Occidente.
Quel ricordo le tornò in mente ventinove anni dopo, la notte del 30 aprile 2012, uscita illesa da un incidente sulla Pontina. A quel tempo il primo e unico Gran Premio di Formula 1 nazista della storia di Francia non era ancora concluso.

FINE (qui tutti i racconti)

Pierluca D’Antuono

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