A Colpo Sicuro #12: La verità su tutto

“Per la prima volta perfino i miei amici di Verde mi diranno che è troppo, e taglieranno giustamente il pezzo, perché c’è un limite alla pazienza di chi legge. Avrei potuto uscire a farmi una passeggiata al mare, iniziare a fare i quiz per la dannata patente, scannerizzare le fatture per la commercialista e invece no, sono qui a scrivere di un libro che non ho letto e a usarlo come pretesto per parlare d’altro. Parlare di un me che non mi appartiene, che già ora alla fine di questa frase sarà morto. Disconosco tutto ciò che ho scritto finora, diffido chiunque ad attribuirmene la paternità, tutto ciò che avete letto è il testamento di un gemello defunto. Ne nasce e muore uno ogni volta che scrivo qualcosa. Non ho appendici o cicatrici che possano testimoniarlo a parte queste parole.”
Come Raimo con Veltroni. Dopo L’impero del sogno e I fratelli Michelangelo, Andrea Frau, supremo conoscitore ed eterno duellante dell’amico Vanni Santoni, recensisce A colpo sicuro La verità su tutto, nel giorno dell’uscita in libreria. Nessuno legge mai un libro come vorrebbe l’autore, ci avvisa il nostro buon recensore, nell’atto di indirizzo di un pezzo lunghissimo, bellissimo, commovente, impossibile altrove, che dà inizio al conto alla rovescia al 25 febbraio.
Memicchio fritto ad aria dalla Pink Lodge.

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LE “CLASSIFICHE DI QUALITÀ DI VERDE” AKA IL LISTONE DI NATALE 2021 #4: LA GOGNA DI NATALE (FRAU)

la gogna di natale

Claudia D’Angelo 2021

Anche il più coglione dei nostri tre lettori, un patetico incrocio pazzo tra Dino Buzzicozzati e Malfred Nichitra, avrà notato la lunga assenza sulle nostre pagine del più valente redattore della storia di Verde, colui che questa storia ha scritto e che ha contribuito a farvi leggere. La classica epurazione verdiana che ciclicamente rimuove parti dal proprio kraken coglione condannandole all’oblio del grande terrore? Neanche per scherzo.
Esordio sul celebrativo numero 12 dell’aprile 2013, uno squartatore per Cavellini e l’evocazione di Khepri nell’ultimo cartaceo della collezione storica, dal giugno 2015 carne viva della nuova redazione online, da allora venticinque racconti, tre recensioni A colpo sicuro (qua, qua e soprattutto qua) e un romanzo a puntate a cui si aggiunge oggi, il 25 dicembre (era già successo), La gogna di Natale, il ritorno dopo un lungo silenzio (due anni e mezzo) di Andrea Frau. Il nostro Capitano, già Tabagista, già prosciugato dalla lacerante vita di redazione e dalla spietata bolla, rinasce oggi per tracciare la via e percorrerla con noi. Non potevamo chiedere di meglio per questo ciclo di racconti natalizi antiautoritaristi contro le classifiche e i listoni e per iniziare in maniera pazzesca il 2022 di Verde, il nostro decimo anno di vita.
Che dire dei collage inediti di Claudia D’Angelo, se non che, così lei, testualmente, “aspirano a rendere spiegabile l’inspiegabile e a lastricare una realtà caotica, sconcertante e ambigua con una spiegazione semplice: la colpa è “loro”, a maggior ragione in momenti di grandi sconvolgimenti epocali, e la “pandemia” lo è “senza dubbio”.

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Cover #8: che il o l’ o l’ l’ era e del fu

Succede che il nostro Capitano Andrea Frau è tornato attivo sulla pagina Facebook di Verde Rivista nell’ultima settimana. Siamo molto felici, ma stamattina cominciano già a “fioccare” le conseguenze:

  • Lundini ha contattato Alessandro Gori per vedere se eventualmente può usufruire anche lui degli avvocati di minimum fax
  • Leonardo Luccone non fa altro che postare foto di cibo e sfidare Stefano Felici a un “Cook-out”
  • Ferruccio Mazzanti ci scrive “basta raga che mi imputtanate l’uscita del libro”
  • Mauro Maraschi piange ininterrottamente da una settimana e non c’è gelato o dolcetto che tenga
  • Alfredo Zucchi è semplicemente scomparso
  • Gianluca Liguori si è accampato sotto casa di D’Antuono
  • Ippolita Luzzo continua a chiedere delucidazioni riguardo il termine “situazionismo”.

Ma non lasciamoci distrarre. Oggi l’amica Sara Mazzini ci regala una perla: di nuovo una Cover, di nuovo di Alessio Mosca (l’unico finora a meritarsi un doppio rifacimento, d’altronde non a caso da un paio d’anni è il nostro candidato ufficiale a miglior raccontista d’Italia, se non fosse per quel problema…) e del suo Agro Pontino. Sara ci ha detto: “stavo giohando hon il racconto di Mòsha, m’è hadutho ed è ffinito ‘n mille pezzi. Allora l’ho rrimesso ‘nsieme come mi harbava a me”. Sembra che Sara si sia chiusa in una sala prove, abbia suonato e ballato con le frasi del racconto e dopo ore di gioco ne sia uscita con questo Che il o l’ o l’ l’ era e del fu, titolo che (lo diciamo per lə nostrə lettorə un po’ più durə di comprendonio, tipo Quaranta) è anche la chiave dell’operazione.

Il dipinto è della nostra “Federtiti” Federica Sabelli.

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Cover #4: Edipo se la ride

Claudia D’Angelo, Edipə

Prosegue Cover, la rubrica che riscrive le storie che hanno fatto la storia di Verde. E che vuol dire riscrivere le storie che hanno fatto la storia? Forse non riuscire mai a dire bugie e ammettere che noi siamo noi e qualcunaltrə? Succedono cose molto strane e noi ci sentiamo cattivə. Siamo tuttə presə dai giorni importanti che ci attendono e ci separano da qui al primo ottobre, quando allo Sparwasser dialogheremo con la migliore scrittrice d’Italia coeva. Evento Facebook qua, prenotate per esserci di fronte alla storia che riscrive le storie, sarà una meritata ricompensa alla fatica della lettura.
Simone Bachechi tutta la vita. Lo avevamo lasciato tre giorni fa nel marzo 1980, lo ritroviamo a cavallo tra il 2016 e l’oggi. Edipo se la ride e così speriamo di voi. L’originale è del nostro capitano Andrea Frau. Non lo avete mai letto? Shame on you, sta sempre qua
Mercoledì Ziti alla Luccone. Avete mai pensato che per mentire bisogna avere molte verità in tasca? Auguri a Tony Vena.
Il collage ovviamente è di
Claupatria.
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Morse: L’invenzione del dolore – Scena undicesima

Tutto è bene ciò che finisce bene? — inserire qui l’immagine dei volontari che puliscono la statua di Indrə Montanellə — Cosa è il bene, alla fin fine? È forse la felicità di tutti, reale, sperata o illusoria? Oppure è la cessazione totale della sua ricerca? Questo sembra chiederci Andrea Frau con l’ultimo episodio di Morse: l’invenzione del dolore.

Che Andrea, unico montanelliano di ferro della redazione Verde, abbia davvero dedicato la figura dell’Occupante, la misteriosa entità che prende il controllo delle creature mortali e ne consuma la linfa vitale, al noto personaggio milanese (sul fatto che fosse noto e che fosse milanese non ci sentiamo di obiettare) e alle sue eh eh eh abitudini, così come sostiene Claudita D’Angel?

Ma bando alla ciance, siamo qui per scoprire come va a finire la saga (completa) più lunga mai pubblicata sulle pagine virtuali di Verde. Qualcosa di mai tentato dalla redazione e che ci ha fatto compagnia fin dal bel mezzo del lockdown a oggi. Potremmo vantarci del folto seguito di lettori, potremmo fare i complimenti a Frau per come ha adattato di settimana in settimana gli episodi per la pubblicazione (settantasette giorni di lavoro ué), potremmo farci prendere la mano e promettere a breve altri romanzi a puntate su Verde! E invece per ora ci accontentiamo di dire che siamo molto orgogliosə di aver dato spazio a questo testo e siamo contentə che vi sia piaciuto. Adesso è vostro. Un inchino virtuale da parte di tuttə lə personaggə.

Solo per oggi, tre illustrazioni al prezzo di una – il super Morse tag team: Sergio Caruso,Marco Cabras e Claudia D’Angelo

E ora andiamo a vedere che è successo a Damiano dopo il rito e il sacrificio di Giuditta Portari…

 

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena decima

 

Se Franca Leosini potesse intervistare a tu per tu in una stanza buia Damiano Franzosi, il protagonista di Morse: L’invenzione del dolore, probabilmente ci farebbe subito notare che, con i suoi comportamenti da drogato ubriacone, è una disgrazia per tutto l’ordine dei giornalisti. In barba alle disposizioni anti-Covid, la conduttrice si avvicinerebbe al volto del nostro protagonista come per volergli strappare un’ammissione di lordura morale e lo incalzerebbe con una frase del tipo: “lei dunque è scrittore eh? E di lavoro cosa fa?”; oppure: “Tutto questo casino per un trauma infantile, e i contribuenti pagano!”

Forse, con la meschinità che la contraddistingue, il suo tono da maestra nazionalpopolare, afferrerebbe la mano di Damiano per poi sussurrargli: “le piaceva essere virtualmente castrato da quella Giuditta Portari, eh? Lo dica alla telecamera, lo dica, lo dica, non cincischi per favore”. Pubblicità 

Andrea Frau ci presenta la puntata numero dieci del suo romanzo psico-horror, siamo in dirittura d’arrivo. Tenetevi forte. 

E beccatevi un collagione d’eccezione della nostra eccellenza pazzesca orbitale Claudia D’Angelo.

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena nona

Da quando abbiamo iniziato a pubblicare il romanzo a puntate di Andrea Frau sono passati circa due mesi, tra i più strani che ci sia stato dato di vivere come paese e come, diciamocelo, cittadin* del mondo. La visione apocalittica che si intravede tra queste pagine – l’ottica delle quali è spesso chiusa sui singoli personaggi, ma non disdegna implicazioni da incubo universale – ci pare comunque molto più varia e interessante di un classic mondo allo sbaraglio che guarda ancora una volta all’America per una soluzione alla pandemia; soluzione che quest’ultima, semmai dovesse trovarla, non intende condividere con nessuno se non al giusto prezzo… E con questo si conclude il programma di outsourcing degli editoriali a Tony Vena. Decisamente poco bierde. But we feel you, our dear friend.

L’illustrazione che vedete potrebbe sembrare la cara Giuditta descritta da Andrea ma invece trattasi di Domino circondata dalle sue ragazze: personaggi originali di Luana Vecchio.

E questa ovviamente è la scena nona di Morse: L’invenzione del dolore. Buona lettura.

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena ottava

Nel dicembre del 2018, la fatidica notte dello Sparwasser in Roma, la redazione dell’allora Rivista Verde incontrò diversi personaggi di spicco della nicchia editoriale. Tra questi, l’ingombrantissimo sig. Santoni che in quell’occasione, dopo una prolungata stretta di mano, disse all’allora commissario D’Antuono: “bella camiscia“. Gli consegnò poi una busta sigillata con la cera e aggiunse: “Aprithela affine maggio du’milavventi“. L’abbiamo aperta. 

Grazie Vanni“.

Oggi leggiamo l’ottava scena di Morse: L’invenzione del dolore di Andrea Frau, che ci porta a conoscere un nuovo attore chiave e comincia a far emergere un’immagine più definita di tutta l’ombrosa faccenda. Che dite? 

L’illustrazione è di Luana Vecchio.

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena settima

Ecco le disposizioni anti-Covid introdotte per la fase due della Litweb dal DPCM del quintordici maggio 2020: 

  • Lavarsi sempre bene le mani dopo aver messo i like ai racconti di “amici” su riviste non-Verde, se possibile evitare o leggerli solo attraverso gli estratti di Italians Book it Better.
  • Tenere presente: non si sa mai chi può esserci dall’altra parta del nickname “L’Inquieto”.
  • Se non si compilano le Classifiche di Qualità quest’anno, non la Scenicchia non caccia il vaccino.
  • Segnalare prontamente alle autorità della bolla ogni istanza di “diario della quarantena” o “quaderno dell’isolamento” – la Regina della Litweb provvederà immediatamente a inviare uno stuolo di affiliati a Book Advisor con le mascherine tutte indignate.
  • Sanificare i vostri racconti da ogni scena gratuita di violenza sessuale estetizzata prima di inviarli a Verde Rivista
  • Guardare la diretta spaziale di sabato sera tenendo sempre un termometro a portata di mano
  • Recuperare le puntate precedenti di Morse: L’invenzione del dolore di Andrea Frau, prima di lanciarsi in questa settima scena
  • Dato che in questo appuntamento si parla di locali e stand-up comedy, tenersi sempre almeno a un metro di distanza da ogni persona posseduta da un’entità incorporea malvagia.
  • Ammirare l’illustrazione di Luana Vecchio

E ricordate ciò che dice sempre il Presidente del Consiglio: “se non dovesse andare tutto benissimo. È solo colpa vostra”.

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Morse: L’invenzione del dolore – Scena sesta

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Marco Cabras, Morse

Grandi pazzesche novità annunciate sabato durante la diretta su Facebook, prima tra tutte: che la pizzeria Frumento in via Alfredo Baccarini a Roma ha una vastissima scelta e prezzi convenientissimi. Tra le altre:

1) Andrea Frau ha pagato di tasca sua il riscatto di Silvia Romano dicendo che “qualunque sia la spesa, una vita la vale”; è stato un momento un po’ concitato della diretta perché nella sezione commenti un gruppo di facinorosi inviati da Book Advisor non faceva altro che dire “adesso quei soldi andranno agli jihadisti, abbiamo pagato i terroristi!1!”. Al che Luca Marinelli ha zittito tutti rivelando che li abbiamo sempre pagati, i terroristi, e li abbiamo sempre usati per tenere i poveracci e gli attentati lontani dall’Italia. Il gruppo di Book Advisor è crashato per un’oretta buona.

2) Dario de Cristofaro ha ufficialmente chiesto la mano di Elena Morselli in diretta. Sospettiamo che sia lui a nasconderla e proteggerla. Interrogato, finge di non sapere.

3) La redazione di Verde accoglie con gioia Claudia D’Angelo che (con contratto di stage) assumerà i pieni poteri di redattoru/editor/social manager. Vi invitiamo a leggerla cliccando sul suo nome o nel nuovo numero de L’Inquieto (vi si trova un suo racconto che Quara ha letto e dice essere molto bello).

E ora riprende Morse: L’invenzione del dolore di Andrea Frau. La parte centrale della sesta scena è un sogno o una visione lynchiana. Oppure semplicemente ciò che succede quando chiudiamo gli occhi, e gli psicologi non hanno mai capito un cazzo.

L’illustrazione è la copertina disegnata da Marco Cabras.

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