NOI COME CITTADINI, NOI COME ANONIMA: IL CANYON DEI FAGIOLI

Noi come cittadini, noi come anonima è una “roba strana cyber-teocon” di “spionaggio industriale, droni, religione, intelligenza artificiale, e apocalissi tecnologiche” firmata da Vinicio Motta. Il canyon dei fagioli è il quarto e ultimo capitolo (qui i precedenti). Un mese fa, ne I Pugni nelle mani, appariva all’improvviso il cyborg di Bud Spencer “programmato per abbattere i satelliti artificiali dell’Antipapa”. Indovinate un po’ chi c’è oggi? (sì, proprio lui). Vinicio ci ha chiesto una piccola pausa per ricaricare le batterie cyborg: concessa, ma tornerà presto nei panni di Jeff Buckley (e con l’ormai mitologico prequel?)
L’illustrazione, da
Dark and Light, è di DaniPas.

Bud sta combattendo come un dio sotto steroidi.
Nonostante questo, però, il suo apporto alla causa, ancorché rilevante, finora non ha ribaltato l’andamento della guerra: l’Antipapa è sempre in vantaggio.
Ce la mette tutta, il nostro Bud. E anche di più. È una macchina, sì, ma ha un cuore di carne: sistematico e viscerale, mena pugni come se l’Antipapa fosse la causa di tutti i mali del mondo.
Il mio compito, in questa fase della battaglia, è fornirgli supporto strategico, localizzando in tempo reale gli obiettivi di volta in volta sensibili che sarà lui, poi, a decidere se e come attaccare.
Il nostro campione cyborg sta facendo l’impossibile per abbattere uno dei satelliti artificiali antipapalini che sono in transito orbitale sopra l’Australia…
«Hai bisogno dei gatti?», gli chiedo.
«No, lasciali pure dormire».

Seguo e facilito il nostro Bud standomene comodamente seduto davanti a un touch screen da 47 pollici installato nel bunker che ospita sia me sia gli altri membri del direttivo di Anonima. Me la sto spassando come un ragazzino sulle montagne russe al luna park.
«Mattia, c’è qualcosa di strano, qui…»
Bud è appena entrato nel satellite.
«Di che si tratta?»
Le comunicazioni si interrompono – schermo nero e auricolari muti.
Sono preoccupato, così afferro il mio smartphone e chiamo Elon…
Sento che è successo qualcosa di bruttissimo e irreversibile. «Alt! Frena, Mattia, ti prego… sii più fiducioso: Bud è più forte di quanto tu possa comprendere».
Elon non ha risposto. Metto via il telefono.
Il bunker trema, dopodiché l’unica porta della stanza in cui mi trovo, una porta antinucleare e anticarro, si spalanca: oltre l’uscio, Bud con in braccio Papa Bergoglio, che è vivo e cosciente.

Il pontefice viene dolcemente scaricato a terra dal suo cocchiere cyborg.
«Il vecchietto», mi dice Bud indicando con la testa Bergoglio, «afferma che è stato catturato perché il nostro nemico voleva estorcergli la posizione di un certo pendaglio». Punta quindi l’indice destro verso la colombina bianca di gomma che porto al collo.
«Idioti!», dice Elon irrompendo nella stanza.
Bud guarda verso il soffitto, poi, a velocità sovrumana, schizza via dal bunker.
A questo punto, una voce androgina si diffonde dagli altoparlanti…
«Il vostro eroe si è rivelato fin troppo fedele alla sua fama di gigante buono: pur di salvare il pontefice, ha messo a rischio la vostra missione». La sua coscienza è la sua più grande debolezza.
Elon mi strappa il pendaglio dal collo ed esce a gambe levate dalla stanza.
«Testa di cazzo!», gli dico.
«Analisi analisi analisi!»
«Come sembra difficile tante volte perdonare!», mi dice il santo padre. «Eppure, il perdono è lo strumento posto nelle nostre fragili mani per raggiungere la serenità del cuore. Lasciar cadere il rancore, la rabbia, la violenza e la vendetta sono condizioni necessarie per vivere felici».
«Santità, per favore, non ci si metta anche lei… non sono in vena di prediche!»

Torno alla mia postazione.
Bud si sta battendo in superficie contro il cyborg di Terence Hill.
Un momento: Terence Hill è morto? E da quando?
«Mattia», sussurra Bud mentre un pugno di Terence Hill lo scaraventa al suolo a velocità supersonica, «Mattia, non so se riuscirò a reggere un altro dei suoi colpi…»
Siamo fregati.
Terence Hill intontisce il nostro campione con una mitragliata di schiaffi sulla faccia, per poi afferrarlo per i piedi e lanciarlo contro la Luna, che si crepa per l’impatto.
Riposa in pace, mio eroe.

Corro da Elon e gli domando: «Allora? Cos’hai scoperto?»
«Tutto», dice l’inventore porgendomi un piatto di fagioli bolliti e pancetta affumicata.
«Non ho fame, grazie».
Dal mix semiliquido di fagioli e pancetta emerge il mio pendaglio…»
«La colombina», dice Elon, «racchiude la coscienza di Anonima…»
«Non aggiungere altro!»
Prendo con me il piatto ed entro nell’ascensore, destinazione superficie.
Finalmente ho l’opportunità di fare davvero la differenza… di compiere una missione che mi farà sentire a tutti gli effetti un membro del direttivo di Anonima. Non sprecherò questo momento.
Sono all’esterno del bunker, l’ascensore si è appena richiuso alle mie spalle.
Davanti a me, la Gola di Samariá Famosa, che funge da anticamera naturale alla base ipogea di Anonima.
Ho paura: sono a tu per tu con Terence Hill.

«Cos’hai lì?», mi dice il cyborg puntando l’indice destro verso il piatto che sto reggendo.
Sopra di noi, improvvisamente, uno sciame di droni antipapalini.
Indietreggio di qualche passo.
Terence Hill si avvicina e trangugia con le mani il contenuto del piatto, per poi spiccare il volo e sparire nell’ozonosfera. Quando rientra ha in groppa il cadavere di Bud Spencer.
I droni hanno un sobbalzo.
La situazione, che un paio di minuti fa credevo di aver compreso, si è fatta di botto oscura… Sono nel pallone.
«Terence, torna da me», dicono tremando i droni antipapalini. «Io perdono».
Alle mie spalle, l’ascensore per il bunker di Anonima si apre. Mi ci infilo.
«Tu perdoni…», dice Terence ai droni. «Io no».
Abbiamo vinto.

FINE (qui tutti i capitoli)

Vinicio Motta

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One thought on “NOI COME CITTADINI, NOI COME ANONIMA: IL CANYON DEI FAGIOLI

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