NOI COME CITTADINI, NOI COME ANONIMA: I PUGNI NELLE MANI

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Elisa Lipari, Pugni nelle mani

I pugni nelle mani è il terzo capitolo, il penultimo, di Noi come cittadini, noi come anonima, la “roba strana cyber-teocon” di “spionaggio industriale, droni, religione, intelligenza artificiale, e apocalissi tecnologiche” che Vinicio Motta sta scrivendo per Verde (primo capitolo qui, qui il secondo). L’episodio di oggi non è il resoconto stenografico di una nostra riunione di redazione via Snapchat, ma la risposta alla domanda che l’umanità da sempre  si pone: c’è qualcosa di più bello di un gatto? (no, ma segue a ruota Elisa Lipari che disegna per noi).

Mi sento fuori luogo.
A questo tavolo, infatti, nelle viscere di un bunker ipertecnologico, siedo accanto a filantropi che hanno fatto e che continuano a fare la differenza.
Alla mia destra: Elon Musk e Bart Jansen.
Musk è un businessman di successo, un ingegnere, e un inventore. Un genio puro.
Jansen, invece, quando non monta pannelli fotovoltaici sui tetti, converte cadaveri di animali in veicoli controllati a distanza. In una maniera tutta sua, un genio anche lui.
Alla mia sinistra, infine, a completamento del drappello: l’agente di Anonima sotto copertura Maria Antonietta.

«Addio Francia», dice Musk consultando il suo smartphone.
«Uno di questi giorni», interviene Jansen, «ci sveglieremo e non ci saranno più democrazie da salvare… Dobbiamo fare di più! Usiamo i miei GattoCotteri!»
«Assolutamente no, i tuoi veicoli sono ancora troppo sensibili ai puntatori laser, l’Antipapa vincerebbe facile».
«Elon ha ragione», dice Maria Antonietta.
Jansen abbassa il capo, sconsolato.

È più di un’ora che proponiamo soluzioni che poi, sistematicamente, bocciamo. Dove stiamo sbagliando? Il problema, forse, è nella tipologia di piano che stiamo cercando di elaborare. Ma certo! Ci stiamo preoccupando di essere stravaganti e nulla più. L’umanità, invece, necessita di piani soprattutto efficaci. Stiamo confondendo gli obiettivi…

«Conosco quell’espressione», mi dice Maria Antonietta. «Su, ragguagliaci».
Musk, Jansen, e Maria Antonietta mi guardano incuriositi.
Mi schiarisco la gola: «Benché in ognuna delle idee proposte finora ci sia qualcosa di buono, nessuna è davvero vincente. Giunti a questo stallo, ritengo che dovremmo utilizzare i punti di forza dei nostri progetti individuali per modellare un piano che ci convinca più della somma delle sue parti… Dovremmo amalgamare l’intelligenza militare di Maria Antonietta, le ossessioni di Bart e l’avvenirismo di Elon». Lavorare come un’unica mente.
«Cosa ne pensate?» chiede Maria Antonietta agli altri.
«Io e Bart», dice Elon, «siamo troppo diversi… la riflessione di Mattia è una chimera, non un progetto. E io vivo di progetti. Tutti credono il contrario. Ma non è così. Il nostro vero traguardo, il nostro sogno, non è la sconfitta dell’Antipapa, ma il processo che ci permetterà di ottenerla. E non è ragionando come un’intelligenza unica che vinceremo. Perché la nostra vera forza non è il gruppo, ma i nostri talenti individuali. Mi spiace, Mattia: io voto contro».
«Sii sincero Elon, tu odi i gatti. Abbi il coraggio di dirlo! E risparmiaci questa trafila di sovrastrutture pseudoingegneristiche!»

Le parole di Bart fanno calare il silenzio. Non credevo che il mio intervento avrebbe causato un tale attrito. Forse, però, è una fortuna che le cose stiano andando così: questo scontro potrebbe rivelarsi più utile di una collaborazione forzata.

«Sei patetico», dice Elon a Bart senza guardarlo in faccia. «E non aggiungo altro. Perché se lo facessi, mio caro Bart, mi ridurrei al tuo livello. In ogni caso, grazie: reagendo come hai fatto, hai dimostrato che ho ragione».
I miei pensieri cominciano a ridere. A ridere, sì. Assurdo. Non riesco a fermarli. Ma in fondo non voglio: mi sento euforico.
«I gatti», dice Elon. Che poi aggiunge, ma questa volta con entusiasmo: «Sì, proprio i gatti!»
«Sono belli, vero?» dice Bart.
«Di più!», rincara Maria Antonietta.
A me i gatti non sono mai piaciuti, però in questo momento, non so perché, ne adotterei uno. «Bart!» dico, «Ti andrebbe di regalarmi un micio? Vivo, eh!»
«Penso di conoscere quello che farebbe al caso tuo!»
«Sapete cosa c’è di più fico di un gatto?» fa Elon.
«No, cosa?» domanda Maria Antonietta.
«Bud Spencer!»

Bud… Il suo pancione! La sua barba! I suoi pugni! Nessuno poteva sconfiggerlo… Nessuno. Nemmeno Gesù. Nemmeno Gesù… E se fosse proprio questa la risposta che stiamo cercando? Bud Spencer. Non l’ho mai considerato un semplice attore, ma un dio, un dio buono: combatteva il male e mi ispirava a fare lo stesso al di qua della pellicola. Mi manca, la sua morte mi ha distrutto.

«Chi?», dice Bart aggrottando le sopracciglia.

Merda, la sua ignoranza è davvero, davvero imbarazzante! Fortuna che qui con noi c’è anche Elon, il cui eclettismo sconfinato, in questo preciso momento e della guerra contro l’Antipapa, conta più di un arsenale.

«Fingerò di non aver sentito la tua domanda», risponde Maria Antonietta.
«Ah ah! Tutto questo rumore per un signor nessuno? Sul serio?»
«Ripeti quello che hai appena detto, se hai il coraggio…»
«I gatti fanno schifo anche a te, non è vero? È evidente. Spiegami, a questo punto, per quale cazzo di ragione tu e il qui presente genio, miliardario e filantropo mi avete accettato come membro direttivo di Anonima, visto che la mia passione numero uno, ma guarda un po’, sono proprio i gatti!»
«Ragazzi, devo confessarvi una cosa…»
«Non è il momento Elon!»
«Il mainframe del bunker afferma che per circa venti minuti abbiamo respirato qualcosa che ha alterato i nostri pensieri».
«Attacco chimico?», dice Maria Antonietta.
«L’Antipapa fa progressi».
«Mm, conosco quell’espressione… C’è dell’altro».
«Durante quei venti minuti di involontaria apnea coscienziale», deglutisce, «ho progettato e avviato la trasformazione del cadavere di Bud Spencer in un cyborg da combattimento».
«Oddio», dice Bart.
«Non so cosa mi sia preso».
«Interrompi tutto, no?», dico.
«Impossibile: ho sospeso i miei poteri amministrativi fino al termine dell’operazione».
«Merda».
«Questo cyborg», domanda Maria Antonietta, «potrebbe tornarci utile in qualche modo?»
Elon si alza di scatto e punta con mano tremante il suo smartphone verso la parete grigia alle mie spalle: «Stiamo per scoprirlo…»

Mi volto indietro con la sedia.
Sulla parete che ora ho di fronte, lo smartphone di Elon comincia a proiettare la diretta video di un muro di mattoni.
«Che cosa stiamo vedendo, esattamente?» dice Bart.
Il muro ripreso trema una volta, quindi una seconda e una terza.
Giunge infine una quarta scossa, alla quale, subito dopo, segue un’esplosione.
Nel giro di un minuto la nuvola di polvere e detriti generata dalla deflagrazione si dirada, rivelando al posto dell’ormai evaporato muro di mattoni il rinato Bud Spencer vestito da sceriffo americano.
«E adesso?» dico.
«Il cyborg è programmato per abbattere i satelliti artificiali dell’Antipapa», mi spiega Elon. «Non è vincolato che a questa direttiva. E a se stesso. Tattica e strategia sono a sua totale discrezione».
«Il nostro destino è nelle sue mani, allora», interviene Maria Antonietta. «Anzi, nei suoi pugni».

Bud Spencer guarda verso la telecamera che lo sta riprendendo e annuisce piano, dopodiché, rivolto lo sguardo verso l’alto, si scrocchia le dita e spicca il volo a velocità supersonica in direzione dell’orbita terrestre.
Elon interrompe la proiezione.
Che la battaglia abbia inizio…

CONTINUA (qui tutti i capitoli)

Vinicio Motta

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2 thoughts on “NOI COME CITTADINI, NOI COME ANONIMA: I PUGNI NELLE MANI

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