Cover #10: Bevatrone sulfureo-scatologico

Riunione straordinaria del consiglio di redazione bierdiano stanotte alle due, con l’accortezza di non parlare troppo ad alta voce per non svegliare il Royal Baby Marinelli. All’ordine del giorno: stravolgimento totale dei programmi di Verde per il 2021 allo scopo di mettere in modo il Grande Fottuto Kraken Pazzo di Verde, ovvero la scomposizione poliedrica delle forme della qui presente rivista vostra amata. Anticipazioni? Per ora solo una: da questa settimana, l’annunciata rubrica INDIFFERENZIATA in cui saranno pubblicati, uno alla volta, TUTTI I RACCONTI RICEVUTI A DICEMBRE DALLA REDAZIONE, SENZA LETTURA, VALUTAZIONE ED EDITING DA PARTE NOSTRA. Maggiori informazioni in un post dedicato.

Oggi leggiamo la decima Cover della serie celebrativa avviata nel 2020: i migliori racconti della storia di Verde, riscritti da penne amiche. Questa è di nuovo la volta di Simone Bachechi con una cover del compianto Vinicio Motta e del suo Mercuriale sulfureo-scatologico (prima parte della famosa Trilogia fecale).

Il collage è di etere____. 

 

Sono un eretico, un Girolamo Savonarola della merda, per questo mi hanno messo al rogo. Un rogo
di merda. Ma chi dice che la Merda in realtà puzza? Eresia o verità? E del resto poi… la merda profuma davvero?

Vorrei tanto rivivere il giorno in cui mi innamorai della Merda. Se ciò accadesse, infatti, sono sicuro che tutti i miei dubbi scomparirebbero. Ricordo benissimo il giorno in cui mi innamorai della Merda.

La Merda era dentro il mio stomaco, a un millimetro dal cuore. Tuttavia io, incredibilmente, mi sentivo bene, pulito. No, di più: mi sentivo puro! È quella la sensazione che voglio riprovare. Voglio ancora una volta sentirmi felicemente pieno di Merda!

Cybele lavorava in un negozio di profumi, ce l’aveva fatta entrare il padre, un compunto ingegnere che negli anni Ottanta aveva tirato su centri commerciali e palazzine a nove piani, tutte a nove piani quelle palazzine, in tutta la città, rendendola in poco tempo un tappeto di cemento merdificato o una merda cementificata che si voglia dire. In uno di quei centri commerciali, presso una profumeria fece impiegare sua figlia che ora lo odia.
Fu lì che cominciai ad assaporare il profumo della merda. Nel profumo del geranio e dei fiori di arancio è presente, con una percentuale intorno al 3%, anche una sostanza chiamata indòlo, che viene utilizzata spesso in profumeria. L’indòlo, o 2,3-benzopirrolo, è un composto eterociclico, sottoprodotto della digestione dell’amminoacido tripofano, ed è il principale responsabile, assieme allo scatolo (anch’esso usato in profumeria), dell’odore della merda. Perché viene aggiunto ai profumi? Perché una spruzzatina di cacca li rende più buoni?

Io dopo la laurea in fisica delle particelle avevo lavorato per alcuni mesi come contrattista senza progetto e a tempo alla creazione del bevatrone presso il CNR. Ci trovavamo, io e miei cinque colleghi, tutti uomini precocemente invecchiati, imbolsiti e con la morte disegnata sulle guance, ad assemblare, diagrammare, fare esperimenti di ionizzazione in una minicamera a bolle contenuta in una stanza completamente bianca, sterilizzata e inodore. Poi non ricordo bene se il bevatrone esplose o fui io che mi disintegrai nella sua pancia, fatto sta che mi ritrovai o fui riciclato nel mercato del lavoro trovandomi in un negozio che vendeva minuteria metallica e infallibili trappole per topi. Fu lì che cominciai ad assaporare la vita e gli odori. Il lavoro precedente, la totale assenza di odori, mi aveva reso così sensibile alla puzza che non potevo fare a meno di notare la terribile puzza di piedi del titolare del negozio con il quale mi trovavo a lavorare gomito a gomito per otto ore al giorno.
L’aver conosciuto Cybele – fu lei che venne al negozio dove lavoravo per acquistare dei bulloni – mi portò a recarmi quasi tutti i giorni alla profumeria dove lei lavorava, prima sbirciando negli scaffali le ultime uscite di Dior, Armani, Lancome, poi facendo delle stupide domande sui dopobarba, infine dovendo fare degli acquisti.
Cybele mi ha sempre evitato come la peste, avendomi visto, riconosciuto, come quello del negozio di minuteria metallica e sapendo di dover evitare la bocca dei poveri perché lì dentro c’è già puzza di morte e di merda.
Io tutte le volte che andavo alla profumeria per vedere Cybele sentivo quel puzzo di merda, lo scatolo, l’indolo o quel che cazzo fosse, forse odore dovrei dire? L’ho sentito per molto tempo, almeno fino a quella volta in cui irruppero dei rapinatori con la faccia nascosta da delle maschere di lattice color merda.
«Tutti a terra!» gridò uno di loro. «Pancia in giù e mani sopra la testa!»
«Vi starete chiedendo, a ragione, chi siamo e che cosa ci facciamo qui, io e i miei amici. Beh, a dispetto delle apparenze, io e i miei fratelli e sorelle ci troviamo qui non per farvi del male, ma per salvarvi».
Non pensai a me, ma a Cybele, mi avventai su di lei, potei finalmente abbracciarla, e realizzai che quei rapinatori furono una vera benedizione. Non avrei mai potuto abbracciarla in nessun altro modo se non facendole scudo con il mio corpo fingendo di volerle salvare la vita. Mi dissi in un istante che dovevo fare il possibile per salvarla, non potevo rinunciare a lei così facilmente. Non voglio!
Uno dei rapinatori non si fece pregare e lasciò partire dalla sua Colt a tamburo stile Nuovo Messico una pallottola che io assaporai nel mio petto, vicino al cuore, dove si addensava tutta la mia merda, come una sfera di metallo delle dimensioni di una palla da bowling. La sfera, dopo l’impatto, sprofondò nella mia merda. La terra tremò lievemente. In lontananza.
Sentii dei boati a catena. Qualcosa, nel fondo di me, esplose: uno tsunami marrone sommerse ogni cosa e mi accecò, sembrava un fluido mortale e gelatinoso all’interno del quale mi sembrò di intravedere una scritta in verde che assomigliava al logo di Raitre. Nell’oscurità quindi, dopo alcuni secondi di squilibrio e confusione, a una distanza per me imponderabile, apparvero, alieni e magnifici, tanti piccoli stronzi ottagonali che risplendevano di una luce dorata nell’aureola che ognuno di loro pareva avere, e che io scambiai per una pioggia di rane, rane marroni che a loro volta ingurgitavano merda – so mica cosa possono ingurgitare quelle, roba rinforzata!
La mia pelle bruciava, il cuore anche. La testa bruciava: il Fuoco è il mio nuovo carburante, mi dissi.
Quando mi svegliai stavo già bruciando. Mi sembrò di aver dormito poco e male: sognai l’acqua e altre sfere metalliche, altri tsunami e che stavo scopando una milf che mentre scopava bestemmiava in falsetto. Godetti parecchio e venni in una fica piena di merda. Inoltre, risi pure tanto. Non avrei potuto chiedere di meglio a quel sogno.  Alla fine del sogno la terra si squarciò e cominciò a eruttare Fuoco, Merda e lapilli dorati. La voragine mi attrasse. Non riuscii a resistere. Mi ci tuffai dentro e vi scorsi la faccia di Cybele. Mi guarda dall’alto verso il basso, io sembro disteso su un letto d’ospedale.
«Ti sei tagliata i capelli corti, Cybele?» le chiedo.
«Per forza, è la moda. E poi i capelli lunghi in profumeria prendono tutti gli odori».
«Il tuo culo puzza anche peggio!» dissi.
«Sì, ma non è la stessa cosa», si rivoltò Cybele seccatissima.
«Mi chiedo perché mettano l’indòlo e l’ancora più fetente scatolo nei profumi più raffinati…»
«Ci sono odori da tutte le parti. Io sono solo venuta per ringraziarti per avermi salvato la vita» disse la merda e se ne andò.
Cinque giorni dopo fui dimesso dall’ospedale con una prognosi di quaranta giorni per perforazione polmonare severa.
Da allora, pur confidando che la fede nella Merda è una cosa bellissima, giurai a me stesso che l’avrei eiaculata tutta rendendo il mio cuore leggero come una scorreggia. L’ho detto sono un eretico, per questo sono stato messo al rogo.

Simone Bachechi

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