Gioventù Etrusca #2: Increabile

GIOVENTUETRUSCA

La guerra è finita

“Verde è una repubblica. Il potere redazionale emana dai singoli”, dice la nostra costituzione. E in questi giorni di isolamento niente cambia. Tuttavia, l’assemblea plenaria Bierde è costretta a riunirsi suo malgrado in videoconferenza (qua tutte le sere). Cosa che influisce negativamente sulla voglia dei “singoli” di mettersi i pantaloni, di presentarsi puntuali o anche solo semplicemente di fare un post quando programmato. Classic Verde direte voi. Ma no, non si scherza un cazzo, la situazione è seria, la situazione è grave: la bolla litweb sta collassando in decine e decine di dirette Instagram e video Facebook (persino l’irreprensibile Dentello ha “ceduto alla vanità“). Ma noi abbiamo un piano per ripartire. Quale?
Gioventù Etrusca: il modello sincretico de La Nuova Verde in cui convergono le scenicchie già inconciliabili, confederate nella grande dodecapoli della Litweb.
Non un genere, né una tendenza, ma una dimensione di autrici e autori laziali, toscani, umbri, campani, dal gusto ellenico. Etruschi.
La guerra è finita, ma aspettate ad abbracciarvi. Social Distancing.
Luca Marinelli torna su rivista con un racconto scritto a quattro mani insieme a Pierluca D’Antuono. Si intitola Increabile ed è l’esperienza litweb più intensa che vi capiterà di vivere oggi, parola nostra. Ciao, torniamo venerdì, posto che qualcuno rimanga.

C’è stato un tempo prima del tempo in cui l’uomo prima dell’uomo era infinito, e quindi increabile. Me lo ha detto un professore in pensione, un vecchio incubo mai evaporato degli ex-studenti di geologia. Ho saputo dal cugino di un amico che bocciava pensando al suo unico figlio, schiacciato a vent’anni mentre fissava un albanese a nero potare un albero.
C’erano rocce prima delle rocce che conservavano la memoria affettiva degli uomini, ma tutti gli uomini di quelle mappe cosmiche erano esseri ancora increabili, e così gli increati litologi – tutti – erano auguri delle rocce tempo oppure aruspici delle rocce presagio, e le infinite lastre sedimentarie l’intera immagine degli amori non arsi, di ogni amore ancora non avvenuto, e tra i registri stratigrafici c’erano i piani, con tessiture macroscopiche di odio e di sangue, del ferito e sublime ma sempre disaccordo di tutti i figli e tutti i padri della storia dell’umanità.

Il professore in pensione non ha moglie, ma a differenza del figlio nessuno sa perché. Alcuni dicono che sia stato lasciato, c’è chi dice che abbia lasciato lui, altri ancora che sia stato sposato due volte e che abbia ammazzato entrambe le mogli e poi le abbia sepolte in due dei suoi scavi. Che le abbia lasciate scivolare nell’oblio vertiginoso di due incisioni sulla crosta del mondo. Queste ultime, di norma, sono il genere di persone che si presentano a cena da lui.
La cena ha luogo ogni tre mercoledì. Entrano i primi cinque che arrivano e che dicono la parola segreta. La parola segreta cambia ogni volta, non solo di incontro in incontro, ma anche nella stessa sera o nel momento stesso in cui la stai pronunciando, in questo modo ha sempre la forma del destino, e non c’è mai bisogno di criteri ulteriori per capire se quella sera entrerai o no.

Nessuno viene qui se non ha perso qualcosa. Quando non entri devi aspettare due mercoledì. Se entri all’ingresso ti devi togliere le scarpe, il professore in pensione ci tiene al suo parquet. Chi entra alla cena del professore in pensione poi ritorna, sempre. So di certe persone che ci provano da anni, da anni si presentano ogni tre mercoledì. Tra le persone degne di nota, tra quelle soprattutto che ho conosciuto dentro, c’è una signora dall’aria misteriosa che entra sempre, come se fosse lei a inventare le parole segrete, un ragazzo così affamato che sotto acidi ha mangiato il suo stesso pollice, un uomo silenzioso che sembra un mastino, un ragazzo che ha pianto tutta una cena per il suo gatto, una bambina a cui ho chiesto dove fossero i suoi parenti e che dopo un lungo, inquietante silenzio con una voce da sonnambula mi ha risposto: a casa.

Ci sono dolori prima dei dolori, ha detto una sera il professore in pensione, che hanno l’odore delle felicità. Ci sono legami prima dei legami, universi racconto prima degli universi racconto, ci sono relazioni prima delle relazioni e colossi calcarei prima dei colossi calcarei, dinamiche tettoniche prima delle dinamiche tettoniche e ci sono io prima di me.
Vicino a me, quella sera, era seduto il ragazzo senza un pollice. Ci aveva raccontato che era stato un chitarrista. Con la faccia che emergeva appena dai vapori di una minestra bollente e pessima, con un solo canino e un buco vuoto, sopra a sinistra, mi ha sorriso e mi è sembrato bellissimo.

Luca Marinelli e Pierluca D’Antuono

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