AURELIO GRIMALDI, TRILOGIA ALDO MORO: UN’ALTRA STORIA

Nel 2004 Aurelio Grimaldi ha tra le mani la prima mastodontica versione (tre lungometraggi) di una serie intitolata informalmente Trilogia Aldo Moro. L’opera è incompleta, non può essere terminata a causa del fallimento della casa di produzione, eppure da subito ne sono riconosciuti il valore e l’importanza all’interno del corpus filmico dei cosiddetti schermi di piombo: Miriam Tola la definisce una “radiografia dell’Italia della lotta armata”, per Christian Uva è “una sofferta e impegnativa opera”, “il contributo più politicamente scorretto” sulla vicenda, giudizio analogo a quello di Alan O’Leary dell’anno dopo.
Soltanto nel 2008, a trenta anni dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro, il regista potrà rimontare il materiale già girato, riducendo i tre episodi a un unico film che esce in dvd con il titolo di Se sarà luce sarà bellissimo. Ottanta minuti che tentano (secondo noi riuscendoci) di restituire un ritratto politico inedito e veritiero dell’Aldo Moro durante la prigionia, senza concessioni al mito, alla agiografia, alla psicoanalisi.
Quello che segue è il resoconto di una conversazione avuta qualche anno fa con il regista. La rileggiamo oggi, 9 maggio, a trentotto anni di distanza da questa telefonata.
Fotografia di
Serena Mazzini (Her).
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