BUIO PESTO@TODO MODO #9: SOTTO L’INFLUENZA DEL NUVOLARI DI DALLA

PLD

Pierluca D’Antuono, fotografia di Francesco Vignozzi

Siamo a Firenze al Buio Pesto della libreria Todo Modo da quasi tre mesi. Chiudiamo con Pierluca D’Antuono non perché oggi è il suo compleanno (auguri Commissario!), ma per la parte di eventi narrati in Sotto l’influenza del Nuvolari di Dalla e accaduti il 2 agosto di trentaquattro anni fa. 
Grazie Firenze (ci rivediamo presto), grazie Todo Modo, grazie In fuga dalla bocciofila e grazie Francesco Vignozzi: sue tutte le fotografie della serata.
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VERDE@NARRANDOM, IL CASO #3: IL CASO ROTKO

NARANDOMb - Cabras

Il logo di Narrandom rivisitato dal Cabras

Tempo fa Luca Marinelli, in qualità di cinghia di trasmissione tra le due redazioni, ha proposto uno scambio di racconti e di temi tra Verde e Narrandom. Esiti: qui tre karaoke devastanti e altre cose verdi che non faremo mai più (Giovanna Giordano, Martina Marasco e Jolanda Di Virgilio), di là il caso Frau, il caso Quaranta e Il Caso Rotko (o “l’ontologia della cosa terribile“) di Pierluca D’Antuono. È andata bene? È andata male? Abbiamo imparato qualcosa? Ci siamo divertiti e lo rifaremo presto. Grazie alla redazione di Narrandom e un inchino riconoscente a Marco Cabras, che ha rifatto il loro logo.
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IL FILM PIÙ BELLO DELLA STORIA DEL CINEMA (ARREBATO)

Fermi tutti! Pierluca D’Antuono è tornato (calma: In fuga dalla bocciofila, non su Verde) con un pezzone sul super cult Arrebato (qui se parlate spagnolo, qui se non temete spoiler) riassumibile in una premessa (“faccio un pessimo Facebook”=CAPS LOCK e condivisioni a caso) e quattro punti: Arrebato=filmone; Arrebato+Sert Torpignattara=”è possibile che io stia enfatizzando alcuni particolari”; film in versione originale senza sottotitoli=ok perché “i film non sono libretti d’istruzione”? (NO); BASTA NICOLINI.
L’illustrazione è di 
DeadTamag0tchi.
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CARRALES (NON SONO MICA MICHAEL SCOFIELD)

Alcuni mesi fa Fox ha lanciato la comprensibilmente inattesa e meritatamente inosservata quinta stagione di Prison Break (calma: per vederla in Italia dovrete aspettare ottobre, oppure), una serie che qui in redazione non amiamo particolarmente (non si era capito) da quando abbiamo scoperto che SPOILER qualcosa non torna nella tag line dello show (“JUST“? Really? What else?), ma che inspiegabilmente ha ispirato il primo racconto apparso sul nostro blog. E se l’indimenticabile Benjamin Byrd di House, M.D. torna in tv, deve tornare pure su Verde, tradotto nella nostra L2, cioè il sardo, dall’eroico Zo Sé, a cui ci inchiniamo riconoscenti.
La vera ragione per cui pubblichiamo Carrales è di rendere omaggio postumo al nostro fondatore, ex curatore, ex redattore e autore di Non sono mica Michael Scofield Pierluca D’Antuono, che in quanto trapassato (pure lui, sai la novità) non scrive da un anno e mezzo (un anno e mezzo) e non ha lasciato, bontà sua, nulla di intentato. Onore e gloria al Commissario, applausi a Foglietta (sua l’illustrazione).
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AURELIO GRIMALDI, TRILOGIA ALDO MORO: UN’ALTRA STORIA

Nel 2004 Aurelio Grimaldi ha tra le mani la prima mastodontica versione (tre lungometraggi) di una serie intitolata informalmente Trilogia Aldo Moro. L’opera è incompleta, non può essere terminata a causa del fallimento della casa di produzione, eppure da subito ne sono riconosciuti il valore e l’importanza all’interno del corpus filmico dei cosiddetti schermi di piombo: Miriam Tola la definisce una “radiografia dell’Italia della lotta armata”, per Christian Uva è “una sofferta e impegnativa opera”, “il contributo più politicamente scorretto” sulla vicenda, giudizio analogo a quello di Alan O’Leary dell’anno dopo.
Soltanto nel 2008, a trenta anni dal rapimento e dall’uccisione di Aldo Moro, il regista potrà rimontare il materiale già girato, riducendo i tre episodi a un unico film che esce in dvd con il titolo di Se sarà luce sarà bellissimo. Ottanta minuti che tentano (secondo noi riuscendoci) di restituire un ritratto politico inedito e veritiero dell’Aldo Moro durante la prigionia, senza concessioni al mito, alla agiografia, alla psicoanalisi.
Quello che segue è il resoconto di una conversazione avuta qualche anno fa con il regista. La rileggiamo oggi, 9 maggio, a trentotto anni di distanza da questa telefonata.
Fotografia di
Serena Mazzini (Her).
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