Scelti da voi #1: Cazzo_di_marmo_nero_giorno_5

pamplona

L’antefatto del patetico Affaire Pamplona, una delle vicende più dementi che hanno agitato i giorni della Vecchia Verde altezza autunno 2018. Email ricevuta in redazione il 28 ottobre scorso.

A “goderci” l’estate e lanciare patetiche consultazioni pazze su Facebook quasi ci dimenticavamo del nostro amato blog da aggiornare tre volte alla settimana (anche ad agosto come da decisione COLLEGIALE della redazione), inutile fardello senza il quale saremmo una inutile e anonima rivista da Facebook alla Ammatulla o in qualsiasi altro modo si scriva, ma d’altra parte senza l’inutile Facebook non saremmo forse un inutile litblog alla Risme? (Per il momento niente insulti a Radio Busta o alla Quarta Corda, perché Diego è il cugino di secondo grado del nostro Capitano e Monica è un’amica). Alcuni lettori di peso ci suggeriscono da tempo di dare un taglio a questi editoriali e pubblicare soltanto i racconti nudi. Non vi chiediamo che cosa ne pensate, perché ogni volta che lo facciamo poi ce ne pentiamo e ci ritroviamo ad assicurare che non “posteremo” per “una settimana” (ma poi Ramses chiude Whattsapp e apre Facebook) o peggio a inaugurare oscure rubriche intitolate alla vostra demenza. Una cosa è chiara: abbiamo un pubblico di merda perché di meglio non meritiamo, ma a quanto pare grazie all’Affaire Pamplona quel vecchio progetto del Commissario, il racconto della mezzanotte, sembra potersi finalmente realizzare.
Antefatto: il 2019 non è ancora finito, abbiamo altre potenti bombette da sganciare, eppure è già sotto gli occhi di tutti che è stato un anno PAZZESCO per Verde e per voi che avete la fortuna di seguirci. Il 2018 è stato invece l’annus horribilis della nostra storia: la quasi chiusura di aprile, la polemichetta infinita contro i toscani e la guerra dei troll di cui non è rimasta traccia social a causa, come sapete tutti, dell’infame guardia giurata (sì, lui, Alessandro Pedretta de la nuova carne), ma non è di Kresta che vogliamo parlarvi adesso, bensì di John Smith.
Ve lo ricordate? Il nemico pubblico numero 3 di Verde. Siamo a ottobre 2018, nel pieno della battaglia contro la pletora di patetici segaioli pazzi della saga del Dottor Chi? (appunto) (e solo per questo, benedetti ragazzi, TSO immediato).
Gli archivi di Verde hanno restituito il comunicato di redazione scritto il 28 ottobre, dopo l’ennesima e inaccettabile provocazione che stava mettendo in discussione le nostre doti redazionali e editoriali.
ATTENZIONE: CONTENUTI SENSIBILI E NON ADATTI AI MINORI

+++ COMUNICATO DELLA REDAZIONE +++

Riceviamo ogni mese più di cento email (rispondiamo a tutti) e altrettanti racconti da leggere, valutare e selezionare per la nostra rivista. Lo facciamo da sei anni e abbiamo ormai occhio allenato e sesto senso più che sviluppato, che ci permette di stanare subito i fake, i troll, i racconti tirati giù in cinque minuti e in generale i burloni che amano farci perdere tempo (supponendo che non abbiamo altro da fare e invece no, benedetti ragazzi, siamo educatori, teniamo famiglia, interessi e passioni ben più nobili e impegnativi dell’inutile fare rivista per voialtri litwebber pazzi).
Niente di nuovo, dunque, ma da alcuni giorni la situazione è particolarmente pesante: siamo sotto attacco troll coordinato e continuativo non solo sulla nostra pagina Facebook, ma anche nella nostra inbox.
Oggi pomeriggio arriva l’ennesimo racconto fake di tale GIADA “NEGRERA” PAMPLONA.
Il testo della lettera:
Ahahahah Verde Rivista, vediamo se avete le “cocones” di pubblicare questa merda scritta con amore e dedica per voi. Ossessivamente vostra Giada Negrera Pamplona”
In allegato un racconto che ci appare palesemente e immediatamente per quel che è: una bufala di cattivo gusto.
Dopo avere condiviso uno screen shot sulla nostra pagina, fioccano i commenti forzatamente controcorrente: “ma sembra un buon racconto”, “veramente ottimo”, “io lo avrei pubblicato”, finanche un “capolavoro”, “Alla Faulkner”.
Qual è il problema? A scriverci erano diverse delle nostre autrici e dei nostri autori di punta (Simone Lisi e la banda dei toscani su tutti).
COSI’ NON VA, RAGAZZI.
Sentiamo che il rapporto fiduciario che ci lega sta venendo meno.
Per ricomporre la frattura, accettiamo la vostra provocazione e vi proponiamo di leggere in anteprima il racconto che ci ha inviato GNP.
Contestualmente, lanciamo un sondaggio: CAZZO NERO DI MARMO GIORNO 5 E’ DA PUBBLICARE O DA SCARTARE?
Proviamo a fare rivista insieme. E se avete dubbi sulle nostre capacità professionali, sostituitevi pure a noi, per una volta.
LA VOSTRA VOLONTA’ SARA’ LEGGE.
Sicuri della vostra buona fede e che scarterete questo putrido ammasso di volgarità male assortite.

+++ LA REDAZIONE +++

E insomma com’è e come non è, ovviamente il sondaggio si trasforma subito (come al solito) in occasione di trollaggio e Pamplona vince. Noi ci impegniamo a pubblicare il suo ammasso di segni grafici battuti alla cieca su una tastiera maori di importazione sino-casertana (ipotizzando che esista e non abbiamo motivi per non crederlo ben conoscendo le “bizzarre” “abitudini” alto-campane), ma decidiamo di andare fino in fondo, e così lanciamo una “call”, come dicono inutilmente quelli di Crack e Narrandom, per racconti palesemente fake e brutti (qua).
Le cose prendono una piega che potete facilmente immaginare o ricordare: veniamo invasi da racconti orrendi (qua qualche titolo) che in un intricato sistema di consultazioni social poco meno trasparenti delle Rousseau Club Challenges avremmo dovuto farvi votare e poi pubblicare in parte su Facebook in parte su WordPress e insomma alla fine ci avevamo altro da fare (SUS#1 a esempio, ma anche affetti, famiglie e lavori).
Non se ne fa più niente, finché non decidiamo COLLEGIALMENTE di rallegrare il vostro agosto mantenendo a pieno regime la nostra attività editoriale (di questo si tratta, coglioni).
E così oggi si vara Scelti da voi, racconti fake brutti che leggeremo ogni mercoledì a mezzanotte (“Ragazzi, ma adesso scocca la mezzanotte di giovedì!” E con ciò, patetici segnalatori di inutili tautologie autoevidenti? Bierde es Bierde e noi facciamo il cazzo che ci pare since 2012). Per realizzare il sogno del Commissario del racconto di mezzanotte? No, per assicurare la minore visibilità possibile a questi sgorbi senza senso.
Si comincia con l’untrice (“non ho detto autrice”) Giada “Negrera” Pamplona e il suo aberrante Cazzo_di_marmo_nero_giorno_5. Tra sette giorni il racconto fake e brutto di un personaggio che è ormai leggenda se seguite le vicende del nostro gruppo Facebook non ufficiale. E se non siete nel gruppo, per una volta meritate la nostra ammirazione (non abituatevi: non accadrà mai più).
Venerdì invece tornano le grandi narrazioni, quelle di CALDO (le state leggendo? Sono tutte qua), quelle di Francesco Quarage (se si riprende dalla batosta della “vittoria”).
Buona lettura, se così vi pare e prima che il più sveglio di voi ce lo segnali: sì benedetti ragazzi, manca l’illustrazione, potevamo sprecarne una delle nostre preziose per… Per cosa, poi? Ai posteri.

Dopo cinque giorni di applicazioni il suo pene non gli sembrava per nulla più grande. E nemmeno più lungo.
Aveva forse letto male le istruzioni? Prese la scatola, estrasse il bugiardino, puntò quelle in inglese – in italiano non c’erano – e rilesse ancora una volta:
“MACHO MAN HA AFFATTO INCREDIBILE SU TUTTO LE DONNE 20 CM UN MESE 5 CM 1 SETTIMANA PIU’ SOLO PER TE tecnologia aumentat di pene unico lunghezza e spessore niente fuoco punto 3 spruzzi giorno direttamente su parte”.
COS
L’inglese non era la sua lingua, poteva contare soltanto su sbiaditi ricordi scolastici, ma era sicuro di avere capito: Macho Man prometteva un allungamento di 20 centimetri in più in un mese, e di 5 in una settimana. Bastavano tre applicazioni al giorno.

Forse, si disse per darsi forza, avrebbe fatto effetto improvvisamente e all’ultimo momento. Doveva aspettare soltanto altri due giorni. Non ne poteva più, non riusciva nemmeno a masturbarsi tanto era piccolo il suo affare, ma non aveva alternative. Doveva andare fine in fondo. Avrebbe concluso il trattamento.

Si era appena applicato una nuova porzione di Macho Man quando si accorse che sul pene, appena sopra alla parte più rugosa dello scroto, era apparsa una macchia nera.
Ci passò sopra un dito sperando che scomparisse, ma la macchia era ancora lì e anzi sembrò ingrandirsi. Aveva una forma irregolare di stella a sei punte rovesciata, e si muoveva su di sé fino ad aprire un piccolo mulinello rapidissimo che vorticava in una oscurità gassosa senza fondo.

Corse in bagno. Chiuse gli occhi, gli riaprì, cercò di fermare la macchia con le dita, poi mise il pene sotto l’acqua, lo avvolse in un calzino di cotone sporco, lo strinse tra le mani fino a quando la pelle non cambiò colore e lo infilò in un cestello pieno di ghiaccio.
Non successe nulla.

Il cazzo pulsava, faceva male, aversa perso e ritrovato erezioni dolorose in rapida successione, ma la macchia era ancora lì: non mulinava più, era cresciuta fino a raggiungere un diametro grande quanto una moneta da 20 centesimi. Le sei punte minacciose sembravano pronte a dilatare i confini dei loro contorni.

Digitò su Google macchia+nera+pene, ma trovò soltanto escrescenze putride, tumori liquefatti, immagini di morte dense e oscure e cazzetti brutti piccoli e minacciosi. Collegò allora lo scanner al portatile, appoggiò il pene turgido sul piatto, azionò il dispositivo e una luce bianca illuminò a giorno la stanza.

La macchia adesso occupava l’intera superficie dello schermo del computer. Riprese a ruotare a una velocità ipnotizzante ed epilettica. Al suo interno apparvero colori acidi e respingenti che pure gli sembravano familiari. Erano donne bellissime dai seni gonfi e sodi che se lo contendevano violentemente, lo supplicavano di mostrare loro il suo cazzo enorme che intanto cresceva e diventava sempre più lungo e largo. Una donna riuscì a immobilizzarlo, gli slacciò i pantaloni, strappò le mutande e tentò di infilarsi in bocca l’enorme fallo, ma oltre la grande cappella rossa e pulsante non riusciva a ingoiare.

Poteva vedere la bocca della donna fremere, i suoi occhi spalancati in un nero infinito ricoprirle le labbra e un rumore secco risuonare nell’aria.
Il suo cazzo stava diventando di marmo. Era lungo cinquantuno centimetri.

L’aria si rapprese di sangue oscuro e brani di denti miscelati a brandelli di carne mutilati, quando le immagini all’improvviso si interruppero e la foto della macchia nera scomparve dallo schermo. La scansione del cazzo fu salvata nella cartella MACHO MAN, sotto il nome di CAZZO_DI_MARMO_GIORNO_5

Si sentì riemergere da un sonno profondo e lungo anni, ma erano passate soltanto poche ore. La notte stava calando silenziosa e gelida. Aveva ancora il piccolo cazzetto sudaticcio e completamente bianco in una mano e nell’altra il gel. Se lo applicò per la terza volta in quella giornata e tornò a guardare le immagini di doppia penetrazione anale sul sito della Macho Man INC.

Giada “Negrera” Pamplona

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