Trash Vague #4: Vivere centotrenta anni (Jacopo Marocco)

Prima di lasciarvi al quarto appuntamento con Trash Vague, la rubrica che parla del trash come farebbe un padre molto severo nei confronti del figlio a cui sotto sotto vuole un bene dell’anima (e allora perché non lo dici, papà?, perché stai lì nel tuo mutismo e non esprimi mai un gesto di approvazione, una parola di affetto?, scusa tanto se non sono quello che pensavi, ma sto facendo del mio meglio, capisci?, del mio meglio!), torniamo a segnalarvi il nostro interessante quanto necessario esperimento sociale:

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Vi lasciamo ora al racconto del caro Jacopo Marocco che si è occupato del tema “cure e diete miracolose”.

L’illustrazione è di Luana Vecchio, che ci terrà compagnia per tutto il mese.

Se glielo chiedessero senza specificare, non saprebbe cosa rispondere. Se gli domandassero: «Vorresti vivere fino a centotrenta anni?», Luca farebbe spallucce. Ma se la domanda fosse invece: «Vorresti vivere fino a centotrenta anni con Romano?», allora non ci sarebbero dubbi, nessuna esitazione. «Sì, sì e sì, centotrenta anni e anche di più!»
Luca guarda Romano col binocolo e grazie alle lenti lo vede vicino. È quasi tentato di cedere al trucco ottico e allungare il braccio davanti a sé per toccarlo, ma non lo fa. Non lo fa anche se intorno a lui nessuno ci farebbe caso, nessuno troverebbe quel gesto come qualcosa di strano o da fuori di testa. Tutti comprenderebbero, perché tutti vogliono toccare Romano Lanzarotti. No, non lo fa perché poi si sentirebbe stupido, come quando è in bagno mentre cerca di togliere i residui del suo sperma dallo schermo del telefono. E man mano che toglie quella patina biancastra, e la foto di Lanzarotti riaffiora come un tesoro nascosto, la vergogna per il piacere provato poco prima lo invade. Torna a sentire le voci, di là in soggiorno, la voce di lui in tv, e quella della moglie e della figlia che commentano ciò che dice, e si sente ancora peggio.
Stupido.
Stupido.
Stupido.
Non si perdona, anche se a volte pensa che sua moglie capirebbe. Se lo trovasse in bagno, appoggiato al lavandino, con una mano sull’uccello e l’altra che tiene il cellulare con una foto di Lanzarotti in primo piano, sua moglie forse non direbbe nulla. Magari si scuserebbe e lo lascerebbe finire in pace, per poi dirgli, più tardi, che lo capisce. Che è comprensibile, perché tutti desiderano Romano Lanzarotti.

Guardami, pensa Luca. «Guardami», sussurra con un filo di voce. Trattiene il respiro. Non respiro finché non mi guardi, dice tra sé e sé. La sua apnea come una sorta di sacrificio a quel dio così lontano e così vicino, quel dio che ora, sul palco, smette di parlare di diabete e passa al colon irritabile. Sua moglie gli dà di gomito, e lui è costretto a riprendere fiato.
«Oh, sta a parla’ del problema tuo!» dice lei. «Ma che hai fatto? Tutto a posto?» gli chiede poi vedendolo rosso in viso.
Senza distogliere gli occhi dal palco, Luca risponde che non ha niente. «Tutto appostissimo», le fa.
«Tutto appostissimo», ripete la moglie che, tranquillizzata da quel loro modo di dire antico come la loro relazione, torna a guardare il palco.
Lanzarotti, stretto nella la sua giacca di paillettes color argento, alza i toni.
«Milioni di italiani soffrono di colon irritabile e qual è la soluzione della medicina ufficiale? Farmaci! E le case farmaceutiche ringraziano».
Il pubblico risponde con fischi e buu. Il palazzetto dello sport è strapieno, così come gli altri palazzetti in giro per il Paese dove il signor Lanzarotti organizza le sue convention almeno una volta al mese.
«Com’è vivace questo pubblico stasera».
La voce è di un altro uomo che è sul palco, accanto a Romano. È una sorta di giornalista il cui scopo è fare domande a Lanzarotti sul suo metodo rivoluzionario, uno stile di vita che promette di far vivere fino centotrenta anni. Luca lo invidia, anzi lo odia, perché se li immagina durante le prove, soli, senza il pubblico, quel pubblico che ora applaude ogni volta che i vari capiclaque disseminati per il palazzetto ordinano loro di farlo.
L’intervistatore chiede alla regia di mandare in onda la clip sulla colite spastica e, sul maxi schermo alle spalle dei due, il video mostra un medico che spiega cos’è e come si cura questo disturbo.
«Questa è la medicina tradizionale, cari miei» dice Lanzarotti appena finisce il video.
Fischi e buu dal pubblico.
«E noi dovremmo affidare la nostra vita, la nostra salute, a questi buffoni in camice bianco?» aggiunge alzando la voce.
Il giornalista gli dà un colpetto sul polso, sorridendogli, come per calmarlo. Luca prende fuoco, non sopporta tutta quella intimità, quella confidenza.
«Farmaci, sanno proporre solo farmaci, gente che è stata anni sui libri a studiare solo per poi trovare la soluzione ai nostri problemi di salute nelle medicine. Facile, no? E allora, amici, è normale chiedersi: ma ci sono o ci fanno?»
Fischi e buu.
«Be’, amici, il fatto è che quando sei manovrato dall’industria farmaceutica non puoi permetterti di stare dalla parte dei malati, delle brave persone come noi, noi che con i fatti, giorno dopo giorno, stiamo dimostrando al mondo intero che è sufficiente seguire la mia dieta e usare i miei integratori per curarsi e tornare a stare bene».
I capiclaque ordinano applausi, e il pubblico obbedisce.
Anche Luca applaude, ma vorrebbe andare in bagno a toccarsi. Se fosse stato a casa, lo avrebbe già fatto.
Nessuno lo ama come me, nessuno lo vuole come lo voglio io, pensa.
Tutte quelle luci, quegli applausi, quei fischi, quei buu, quell’indignazione e rabbia controllata, quelle malattie sul maxischermo, lo fanno quasi vaneggiare.
Voglio essere la tua Maria, bisbiglia.
Si immagina come il destinatario del seme di quel dio in giacca di paillettes.
Così gli altri resteranno per sempre dei devoti, io invece sarò per sempre la tua Madonna.
Loro, gli altri, compresa sua moglie e sua figlia, secondo Luca stravedono per Lanzarotti perché gli ha dato qualcosa in cui credere, gli ha detto come mangiare, cosa mangiare, lo stile di vita da seguire per vivere centotrenta anni. Li fa sentire parte di un gruppo unito perché li contrappone a quelli che ancora non hanno abbracciato il suo metodo, a quelli dicono che sono una sorta di setta, alle istituzioni, al mondo della medicina tradizionale, ai media che sostengono che Lanzarotti è un truffatore e che non è abilitato a dare consigli medici o a prescrivere diete.
A Luca di tutto ciò non frega nulla, non gli importa di vivere centotrenta anni, non importa del diabete, dell’ipertensione, del colon irritabile, delle cisti sebacee, del reflusso gastro esofageo o di qualche altro disturbo che il lifestyle di Lanzarotti promette di risolvere. Non gli importa della dieta e neanche di ciò che ha sentito dire su Romano, e cioè che è un truffatore denunciato dall’Ordine dei Medici per abuso della professione medica, un santone multato pure dall’Antitrust perché la sua trasmissione televisiva e le sue convention non sono altro che televendite dei suoi prodotti, mascherate da interviste divulgative.
Non gli importa di tutto questo, a lui importa solo di Romano, della sua anima, del suo corpo, delle sue mani piene di anelli, dei suoi occhialini tondi, del suo caschetto di capelli mossi.
Eppure non me sento frocio, ripete ogni tanto tra sé e sé. Non saprebbe dire quando è iniziato tutto ciò. Sua moglie dice sempre che la sua vita è cambiata quando per sbaglio è capitata sul canale 16 del digitale terrestre, il canale che trasmette ventiquattr’ore su ventiquattro repliche delle convention di Lanzarotti, delle sue interviste, delle televendite dei suoi libri, testimonianze di persone che hanno adottato il suo stile di vita, la sua dieta e che ora dicono di stare bene. Anzi, benissimo. Non avendo altro da vedere, si era messa a guardare un servizio sulle cisti sebacee ed era rimasta fissa lì tutto il giorno. E anche i giorni dopo. Suo marito non lo seguiva quel programma, lo subiva per lo più. Non faceva caso a quello che dicevano, ma col passare del tempo si era accorto che ogni volta che sentiva, in sottofondo, una voce provenire dalla televisione aveva un’erezione: una sorta di miracolo visto che era più di un anno che non ne aveva una. Non capì subito che la voce afrodisiaca era quella di Romano, ma quando per la prima volta prestò attenzione al programma e vide di chi si trattava, quasi svenne.
Eppure non me sento frocio, si ripete mentre pensa di possedere Romano sul palco del palazzetto, magari con l’intervistatore che li guarda.
Me ne so scopate così tante de fiche, non posso esse frocio.
Non si sente un diverso.
Sì, vabbè, c’è stata quella volta a scuola, ma è stata ‘na cosa da regazzini.
Se ci si mette a pensare, fatica a ricordare. È tutto annebbiato dal tempo e forse dalla vergogna, ricorda solo il bagno della scuola e uno del primo anno mentre piscia a porta aperta, coi calzoni e le mutande tirati giù fino alle caviglie. È di spalle e mentre fa pipì parla, borbotta qualcosa, forse ce l’ha con un’insegnante. Non si è accorto di Luca, e quando lo fa, lui gli chiede di continuare a parlare. Poi ricorda quel ragazzino che se ne va zoppicante e lui che si raccomanda di dire che è scivolato, se glielo chiedono.
È stata l’unica volta, dai, c’avrò avuto sedici anni e quel regazzino chi l’ha visto più? E poi magari me ricordo male, forse me confondo con un film.
Romano si mette al centro del palco, dice qualcos’altro contro la medicina tradizionale colpevole di non dare importanza all’alimentazione e lasciare i pazienti in balia dei medicinali. Dice di non riuscire a spiegarsi come facciano i medici a non capire che per far guarire le persone basta eliminare dalla dieta carboidrati e zuccheri, in favore di una paleodieta accompagnata dall’uso dei suoi integratori alimentari. Il pubblico esplode in un applauso, e poi va letteralmente in visibilio quando, imitando Fantozzi, Lanzarotti urla:
«La tanto osannata dieta mediterranea è una cagata pazzesca!»
Viene giù il palazzetto.

Luca non fa in tempo a sentire l’intervistatore dire: «E ora è il momento delle testimonianze» che un lampo lo acceca. Il binocolo gli cade dalle mani e non riesce a vedere nulla. Sente solo gli applausi e sua moglie che ripete «Oh, t’hanno scelto! T’hanno scelto!»
È al centro dell’occhio di bue. La moglie gli dà una spinta. «Va, vai!»
Allora lui, ancora incredulo, si incammina verso il palco mentre la luce lo segue, mentre tutti lo acclamano. Ora è un dio anche lui.

Seduto tra l’intervistatore e Romano, Luca pensa di non meritare tutto ciò. È la prima volta che riesce a stare a meno di due metri da lui, ogni volta che ha provato ad avvicinarlo c’era sempre un cordone di bodyguard o di fan in mezzo. Cerca di resistere dal toccarlo, baciarlo, leccarlo, morderlo, mangiarlo. Il cuore gli batte così forte da spezzare il fiato e infatti non riesce a parlare quando l’intervistatore gli chiede di raccontare la sua esperienza di rinascita con la dieta di Lanzarotti. Luca è così in imbarazzo, si sente una ragazzina alle prese con una cotta per un ragazzo dell’ultimo anno. L’intervistatore, innervosito, guardando Romano, chiede di nuovo di esporre l’esperienza con quello stile di vita che il mondo là fuori critica tanto.
Luca non parla, non ci riesce, ma anche fosse, che direbbe? Che sì, la sua vita è cambiata, ma non come pensano loro? Che da quando conosce Lanzarotti sta meglio, ma semplicemente perché è innamorato? Che sì, ha perso peso, ma forse perché non ha appetito sfamato com’è dal desiderio? Che si masturba pensando a lui almeno tre volte al giorno? Dovrebbe dire tutto ciò?
Un tizio da dietro le quinte si avvicina all’intervistatore. Luca lo sente dire che lui non è quello con cui avevano concordato la testimonianza, che quello delle luci s’è sbagliato e ha puntato l’occhio di bue un posto più in là. Il tipo ripete la stessa cosa a Lanzarotti.
«Bene» dice l’intervistatore, «il nostro amico non si sente bene quindi riprendiamo dopo».
«Romano, io ti amo!» urla Luca interrompendo l’intervistatore che, imbarazzato, dice che sì, tutti, in qualche modo, amano Romano Lanzarotti.
«No» fa Luca, «io lo amo proprio».
L’intervistatore fa un cenno ed ecco entrare sul palco due energumeni diretti verso Luca. Lui scatta verso Romano e gli si butta addosso. Lo abbraccia da dietro ed entrambi cadono a terra. Lanzarotti si irrigidisce, smette anche di respirare, riesce solo a girarsi quel poco che basta per incrociare la sguardo di Luca. Quando si riconoscono, emettono una sorta di gridolino. Rimarrebbero entrambi così per sempre, come dei fossili, se non fosse per quelli della sicurezza. I due bestioni staccano Luca da Romano e, mentre lo portano via, trova gli occhi della moglie, tra il pubblico, che lo guardano.
«È tutto appostissimo», prova a dire lui. Forse niente è mai stato più appostissimo di oggi.

Jacopo Marocco

 

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