Trash Vague #1: Antropofagia (Claudia Grande)

trash ‹träš› s. ingl. (propr. «immondizia»), usato in ital. come agg. e s. m. – 1. agg. Di prodotto (libro, film, spettacolo televisivo e sim.) caratterizzato da cattivo gusto, volgarità, temi e soggetti scelti volutamente e con compiacimento per attirare il pubblico con quanto è scadente, di bassa lega, di infimo livello culturale. 2. s. m. Orientamento del gusto basato sul recupero, spesso compiaciuto e esibito, di tutto quanto è deteriore, di cattivo gusto, di pessima qualità culturale.

Cos’è il trash e perché ci affascina? Cosa ci rivela, il trash, sulle forme d’arte in cui si manifesta? Cosa ci rivela di noi stessi? È sadismo, il nostro, o puro divertimento? E dove sta la linea di demarcazione tra questi due? È un senso di superiorità, di controllo, di categorie estetiche ben strutturate, quello che deriviamo dal trash, o l’illusione di poter abbandonare totalmente l’ordine, le gerarchie e qualsiasi forma di potere? Possiamo dire che il trash sia una – piccola, isolata, ingabbiata – sorta di libertà assoluta?

Quello che possiamo fare e cercare di indagarlo in questa e nelle puntate future di Trash Vague: la rubrica che guarda il genere trash con gli occhi di un* amante disillus*; che cerca di catalogare le sue manifestazioni nella pop culture; che tenta di definirne i contorni. Non racconti trash, bensì racconti sul trash.

Oggi abbiamo con noi Claudia Grande e il suo Antropofagia, ovvero il trash declinato nei giochi televisivi. Il collage, se siete attenti, avrete già capito che è dell’inimitabile Claudia D’Angelo.  

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