Il canone del Faraone: un addio e le classifiche di qualità 2019 di Verde

pugile-1937

Guglielmo Janni, Pugile (1937)

“My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!”

È in corso un processo dentro la redazione di Verde dalla primavera del 2018 che si conclude oggi in contumacia dell’unico imputato alla sbarra, che poi sarei io. L’ultimo episodio sta avendo luogo nelle chat ufficiali WhattsApp mentre scrivo queste note: è la conta delle reazioni ai post pubblicati sulla nostra pagina Facebook; i miei interventi “ne genererebbero un numero insufficiente” (a cosa, poi?).

Questo è l’ultimo editoriale del 2019, il primo della storia a venire pubblicato firmato e il pezzo più difficile che ho mai scritto per la rivista che ho ideato e fondato più di sette anni fa. 2801 giorni, 400 settimane e una manciata di ore per decidere che me ne tiro fuori, sono stanco, non ho più voglia di giocare. Nemo iudex in causa propria, come dicono quelli, e tanto basterebbe a chiudere una vicenda grottesca che se non portasse con sé implicazioni tragiche sarebbe una stanca riproposizione di pose datate seppure ben congegnate.

Io, qua, sia abbastanza chiaro agli atti, non ho più voglia di scherzare né di perdere tempo.

Editoriale lungo, ma troppo breve per sintetizzare vicende enciclopediche, pensato e scritto per chi ci ha seguito in questi anni, nonostante i fatti degli ultimi mesi.
Degli altri me ne fotto alacremente.

Ho conosciuto Alfredo Zucchi nel maggio 2018 in una nota libreria romana, al seguito di una moltitudine disordinata che adesso non mi va nemmeno di nominare. Sono costretto a tornare indietro all’unico evento letterario e mondano degli ultimi anni che ricordo con piacere, a cui arrivavo con un’apprensione sollecitata da un diaframma tra il mio corpo incassato e la gioia di incontrare finalmente l’unica persona dell’ambiente che da quel momento avrei guardato con sincera ammirazione. Il Pastor di Crapula Club conquistò il mio affetto confessandomi di provare la nausea alla sola idea di aprire la casella postale di redazione e mettere ordine ai fatti del litblog che dirigeva. Fu una rivelazione che mi tolse il respiro e crepò la maschera che come una condanna calava sul mio volto: era lo stesso Ekel che provavo io ogni giorno e che mai avevo sognato di poter condividere nell’ipocrita bolla della meschina litweb che abitavo.

Erano i giorni della prima polemichetta contro i toscani che quasi ci costrinse a chiudere la rivista, i giorni dell’ammutinamento della redazione contro la decisione di ampliare i nostri intorni, dare un taglio allo splendido isolamento provinciale che assilla i romani romanisti de Roma e aspiranti tali, raffinare le nostre intenzioni e i nostri innocui esercizi letterari allo specchio.
Al centro di Verde dovevano esserci le persone, il primato delle relazioni, il linguaggio e la visione; lo scopo: fare buona letteratura.
Verde doveva avere più amici, belli e sinceri come solo i toscani talvolta sanno essere.

Erano i giorni dell’abbraccio mortale di Vanni Santoni e delle citazioni che Verde continuava inutilmente a collezionare, i giorni in cui giungemmo a ricevere cinquanta proposte di racconti a settimana – e di buoni potevamo setacciarne non di più di tre al mese, questo Vanni lo sa, lo sa chi scrive e chi legge, lo sa la redazione, lo sanno tutti; erano i giorni in cui sul blog della mia rivista venivo dipinto come un tiranno sanguinario o come un patetico coglione pazzo senza progettualità e privo di direzione.
Sono stato così buono da concedere ai miei sodali lo spazio e il tempo per organizzarsi al di là della mia guida e della mia ostensione.
Non ho mai preso pubblica parte al dibattito e ho ceduto alla richiesta di essere messo in discussione dalla mia redazione.
Tutti i miei tentativi di chiudere Verde sono falliti.
Sono giunto alla conclusione che chiudere Verde sia impossibile.
Per questo sono un coglione e lo sarò per sempre, ma sono ancora la persona più cattiva che conosco. Il mio lavoro è letteralmente fare piangere i bambini, in modi creativi e orientati all’acquisizione delle otto competenze chiave individuate dal Parlamento Europeo in una raccomandazione del 2006.
L’anno è forse errato? Me ne fotto e non controllerò su Google, perché io, qua, sia abbastanza chiaro agli atti, non ho più voglia di scherzare né di perdere tempo.

Prima di conoscermi, Stefano Felici era un boyscout sorridente che sperava di farsi un nome a Firenze grazie a un racconto pubblicato su Nazione Indiana.
Francesco Quaranta è ancora oggi un cameriere della bassa bresciana patito collezionista Salda Press e di bootleg dei Lunapop. Non credo ci sia altro da aggiungere, se non che dentro la litweb l’ho inventato io.
Luca Marinelli LETTERALMENTE non esisteva prima che il nostro incontro gli donasse la vita.
Del “dottor” Mosca, confinato a Pescara per motivi di cui un giorno si potrà pur parlare, preferisco non dire (ho già detto).
Federica Sabelli è la sola che valga qualcosa là dentro; io mi sono impadronito delle sue batterie eteriche.
Andrea Frau è il caro “Capitano” della nostra rivista, la delusione umana più cocente dell’esperienza di Verde, la firma in calce all’Ordine del giorno Grandi che chiude così pavidamente la nostra storia.
I redattori che negli anni sono fuggiti intimoriti dalla mia persona conservano immutata la mia stima.

La redazione sta preparando un documento che non ho tema di anticipare in cui tra le altre cose mi viene addebitato il fallimento di Scenicchia una sega #4 e dello Sciopero del racconto con Nuova Edizione e mi viene chiesto di rinunciare al ruolo di Ramses II.
Per Pierluca D’Antuono, bontà loro, ci sarà sempre spazio dentro Verde.

Il 5 dicembre 2019, tra defezioni all’ultimo secondo di prestigiosi giurati editoriali amici e il totale disimpegno anche economico della redazione, la sola persona che ho sentito vicina è stata Simone Lisi. Da Firenze.

Resto convinto che l’unica possibile via per continuare a fare rivista fosse sciogliere Verde dentro Nuova Edizione; la prima fase avrebbe previsto litwrestling, capslock, guerra dei fake, fasciofont, xenofemminismo, lazialità, sionismo e altre cose divertenti che non farò mai più; nella seconda fase, maturato e agito il caos, avremmo dichiarato lo sciopero del racconto che si sarebbe concluso in Nuova Edizione quando le condizioni attorno a noi avrebbero avuto luogo.
Lo sciopero è fallito, Verde non chiuderà: sono le uniche responsabilità che mi riconosco.
L’immensa tela che ho intrecciato è stata disfatta da un pubblico refrattario che non ha saputo intuire la grandezza del mio piano.
Il rimpianto maggiore è di non avere saputo chiarire i contorni della litwrestling, la costruzione di situazione più importante che abbiamo inventato dal nulla con lucidità e consapevolezza ferocissime, e nonostante le didascalie disseminate: Esiste una prospettiva più interna che ci fa dire che le riviste non sono i racconti che pubblicano, ma i simboli e i linguaggi che creano e lo spazio in cui stanno.
Delle cause in corso con il miglior scrittore comico italiano e con una manciata di patetici odiatori maschi falliti se ne occuperanno le mie avvocate.

È ridicolo solo pensare che Verde possa esistere senza di me o che allo stato io abbia ancora intenzione di fare Verde.
È ridicolo immaginare che Pierluca D’Antuono possa esistere senza Ramses II.
Nei prossimi giorni la redazione annuncerà l’ingresso di un nuovo redattore (a quanto ne so già individuato) che prenderà il mio posto.
Provo il sollievo della fine, nella consapevolezza di non avere lasciato nulla di intentato.
Ci sarà tempo e modo, nuove forme, un’altra via, un altro spazio per parlare ancora. Chi ha intenzione di ascoltare si metta in attesa del prossimo segnale che non tarderà.
Aspetto, su questa confortevole riva che adesso mi fa dà sponda, chi presto o tardi vorrà raggiungermi – o ne sarà costretto.
La storia di Verde, per quanto mi riguarda, si conclude oggi con le consuete classifiche di qualità di fine anno redatte da me.
La prima lista, la meno importante, raccoglie i dieci racconti più letti nel 2019 ed è una conferma alle mie più torve convinzioni sul nostro pubblico.
Segnalo poi i dieci racconti migliori che abbiamo pubblicato quest’anno ai “distratti” e a chi si ostina a “fare confusione tra cause congiunturali e cause strutturali, tra capacità e pratica, tra perseveranza e tenacia, tra merito e metodo, tra lettura e scrittura, tra letteratura e editoria, tra Giorgio Biferali e Luciano Funetta”.
L’ultimo elenco, quello a cui tengo di più, contiene l’identità di Verde, la rivista più importante degli ultimi dieci anni di riviste non importanti: è da quelle voci che un giorno sarà possibile riprendere le fila del discorso e tornare a immaginare uno spazio libero di visioni e linguaggio.

Autorizzo la pubblicazione di questo mio scritto senza illudermi sulla possibilità di riuscire a portare luce nel labirinto di errori, travisamenti, insinuazioni e accuse al cui centro sta il mio nome: la nostra epoca, che risente ancora troppo di odio e di amore, è la meno propizia per giudizi spassionati; il mio scopo sarà d’altronde raggiunto se alla fine una sola lettrice, equanime ed esente da preconcetti, sarà convinta che dal 30 aprile 2012 al 31 dicembre 2019 non aspirai che a fare del bene a Verde, sempre lusingandomi di avere evitato il male alle scenicchie.

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Operazione 20/C post 3 #7: Cos’altro c’è in Romagna, Lyz?

Alison Schenetti, Cos’altro c’è in Romagna, Lyz? Operazione Cadillac 20/C post 3 (qua tutto, qua i racconti, copertina di Antonio Ufarte) conclusa. Buon natale.
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Operazione 20/C Post 3 #3: La talentuosa addormentata nel bosco

+++ COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: GIOVEDì 5 DICEMBRE 2019 SERATA CONCLUSIVA DI SUS#2 IL PRATICAMENTE CONCORSO LETTERARIO ORGANIZZATO DA VERDE, NUOVA EDIZIONE E LA PECORA ELETTRICA LE VINCITRICI E I VINCITORI DELLE QUATTRO SERATE DI PRIMAVERA LEGGERANNO I RACCONTI E POI GIURATI DI PRESTIGIO MEMICCHI FRITTI LIVE “DA UN’IDEA DI Effe – Periodico di Altre Narratività” E UN CARTACEO CHE FARA’ IMPALLIDIRE MARTIN HOFER DE L’INQUIETO CHI HA CAPITO HA CAPITO ORE 21 CIRCOLO ARCI SPARWASSER VIA DEL PIGNETO 215 ROMA INGRESSO GRATUITO CON TESSERA ARCI E’ ABBASTANZA CHIARO QUA L’EVENTO FACEBOOK +++
Gianluca Liguori (1982) vive a Roma. Ha pubblicato il romanzo Dio è distratto (NPE, ’06 – Tespi, ’08). Fondatore di Scrittori precari, redattore di FRIGIDAIRE, Il nuovo male e TerraNullius, ha pubblicato racconti con le più importanti riviste cartacee e online.
Con il racconto xenofemminista La talentuosa addormentata nel bosco è per la prima volta su Cadillac Magazine (20C/post3, qua tutto, qui i racconti, copertina di Antonio Ufarte).
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Operazione 20C/Post 3 #2: Racconto a pagamento

NUOVA EDIZIONE 道場 RIVENDICA L’OPERAZIONE CADILLAC 20C/POST 3 COME INIZIATIVA COLLATERALE ALL’OPERAZIONE FUOCO AMICO! PALESTRA? UNA SEGA! LANCIATA L’11 OTTOBRE SCORSO QUA. LO SCIOPERO PROSEGUE. SEGUIRANNO COMUNICAZIONI.

Jacopo La Forgia è nato a Roma nel 1990, dove vive. Ha studiato Filosofia estetica e si è laureato con una tesi magistrale su Infinite Jest di David Foster Wallace. È fotografo e scrittore. Come fotografo ha pubblicato reportage sulla discarica di Nuova Delhi, sulla guerra civile in Kashmir e sul Delta del Danubio in Romania.
Come scrittore ha pubblicato reportage e racconti su Nazione Indiana, Cadillac Magazine, CrapulaClub, nell’antologia Odi. Quindici declinazioni di un sentimento (effequ 2015, a cura di Gabriele Merlini) e sulla rivista cartacea Retabloid Fiction Issue #1 curata da Oblique Studio. Il suo primo romanzo, Materia. La fuga degli elementi è uscito nel 2019 per i tipi di effequ.
Il suo Racconto a pagamento è nell’ultimo numero di Cadillac (20C/post3, qua tutto, qui i racconti, copertina di Antonio Ufarte).
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Operazione 20C/post 3 #1: Il dramma e la chimica

Rupert Salo (1961) vive a Varese. Ha pubblicato il romanzo E nemmeno tra un milione di anni (Stampa Alternativa, 1992) e la raccolta poetica Levico (Anima Mundi Editorial 2018).
Nel 2009 ha partecipato alla prima edizione del concorso letterario 8×8. Suoi racconti sono apparsi su Ammatula, Colla, Narrandom. È sposato, ha quattro cani e quando non scrive fa il consulente finanziario.
Il suo racconto Il dramma e la chimica apre l’ultimo numero di Cadillac (20C/post3, qua tutto, qui i racconti, copertina di Antonio Ufarte).
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Scelti da voi #6: Il cavaliere

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Automatica senza dubbio, ma “scrittura”? È uno scherzo, vero? No, è scelti da voi, purtroppo.

A Cesare quel che di Cesare: il patetico troll pazzo del giorno ammette di essere il titolare di un racconto brutto scritto a cazzo di cane, o come dicevano quelli, “alla maniera surrealista automatica”: e allora imprecazioni, pose machiste anni Sessanta che da circa dopo Yates fanno piangere anche gli stronzi, un pizzico di “fantascienza” che fa tanto alla pagina, ortografia e sintassi non pervenute. Il cavaliere Jack La Serpe è il sesto coglione in mostra nella vetrina di Scelti da voi, l’inutile rubrica che scopre l’acqua calda, cioè che le genti là fuori pur di pubblicare con un patetico blogghino citato da Vanni Santoni in una manciata di articoli sono disposte a tutto. Siamo stanchi perché ci aspetta un fine settimana massacrante a Firenze (qua il programma, ci sarà almeno un appuntamento al giorno con “quelli di Verde, stateci)? Alt, fermi, non funziona così, siamo stanchi tout court, o in qualsiasi altro modo si scriva (si scrive così, ce lo ha detto Google). Unica consolazione? Questa. Attenzionate la pagina perché nelle prossime ore esploderà una nuova bombetta. State avvisati, come dice Angelo Biasella.
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Animal Tropical #2: Tommaso Martolini risiede a Ibiza

animal tropical

12 giugno 2019 Sabor Cubano Firenze

Se Diana e Simone (praticamente bellissimi) avessero organizzato un’altra cena, Ramses sarebbe tornato da Firenze con intenzioni meno impegnative e avrebbe pubblicato su Facebook una lista della spesa. E invece: le partecipazioni. Provate a chiedere a un bambino a che cosa serve il sole: quello vi risponderà “a riscaldarmi”. Adesso chiedete a Ramses a cosa servono i matrimoni degli amici. Alla faccia di Piaget che assicurava che l’egocentrismo infantile scomparisse attorno ai sette anni. Siamo all’inizio di una nuova lunga saga, che si concluderà forse nell’autunno 2020 o al più tardi primavera 2021 (climate change permettendo).
Un bel pezzo della nostra candidata Claudia Durastanti sul Premio Strega. La nostra sul San Remo delle lettere la conoscete e se non la conoscete vi agevoliamo link (qua, qua e qua). Siamo finiti al centro di una oscura e torbida vicenda editoriale di ricatti, rapimenti e liste di libri da leggere in estate. Detto che il buon vecchio Ibba e il giovane Pantarotto sono amici, Tony Vena è un finto ribelle del mainstream commerciale e Manu is family e non si tocca (libera subito altrimenti facciamo un casino), a noi le liste fanno venire l’orticaria e quando le facciamo sono sempre ombelicali. Tipo questa:
Lista dei venti racconti più belli pubblicati da Verde nel 2019  da leggere e rileggere questa estate (ordine di pubblicazione cronologico):

Lucia Carelli, Final
Beatrice Galluzzi, La mucca esplosa
Gomez Palazzo, La fica nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
Claudia Grande, La vera storia di Dolly Mendoza
Simone Sauza, È come galleggiare
Collettivo Simone Bachechi, La breccia di calore
Nicola De Zorzi, Una breve e incompleta storia del movimento edviniano
Giusy Esposito, Arancio Trastevere
Luca Marinelli, L’orso e la puttana
Sara Mazzini, Gino
Alessio Mosca, Gli esantemi e i lucumoni
Federico Zagni, Cronache del Prebianco
Elena Marino, L’inizio del racconto
Stefano Felici, Brasilesss Tracing
Valerio Martelli, millesoldi
Pierluca D’Antuono, La sparizione di Alessio Mosca
Gaia Giovagnoli, Il topo
Francesca Mattei, Le vespe di agosto
Federica Patera, Eterni bambini
Ivana Abete, Lei pensava solo a scopare

“Il 26 dicembre 1991 il poeta e dissidente antisovietico Josif Michail Vardiashvili si tolse la vita all’indomani della pubblicazione di Эвридика 80, plaquette di bunjee jumpee orfico che si apriva con i celebri versi “Crapula Club/Miedo a la sbeurra”. Ventisette anni dopo la redazione del “litblog più amato da chi fa rivista” (Massimiliano Parente, 2018) opera in uno stabile sequestrato alla camorra nel centro storico di Caianello, in provincia di Caserta, dove Alfredo Zucchi, Luca Mignola, Sara Mazzini e Antonio Guru De Vivo tengono corsi di scrittura realvisceralista e poesia post-estrema a tossicodipendenti ludopatici, prostitute del basso Lazio, ambigui ex poliziotti imparruccati e, tra gli altri, Marcello Dell’Utri e Zdeněk Zeman. Dopo le accuse di neofascismo e revanscismo, la «Congiura Sacra» (2018) e la marcia sull’ultima edizione di Firenzerivista (settembre 2019), il gruppo confluì insieme a Verde in «Nuova Edizione», rivista ufficiale del «Novo Pazzesco Romano».”
E così è ufficiale: El Club ha chiuso davvero e noi non ci sentiamo bene. Non possiamo accettare né adeguarci all’idea che Crapula finisca così. Già miglior litblog sudamericano d’Italia, sono stati i nostri unici e intelligenti compagni di giochi, nonostante i lazzi, i meme cattivi, i furti d’autori e le sfide a duello. Una lezione di stile e di intelligenza per tutti i patetici Pedretta, Porpora e La Forgia pazzi della litweb. Una prece. Celebreremo El Club a Firenzerivista e lo sussumeremo in Nuova Edizione. Perché “Qualcosa sta accadendo nei nostri intorni, qualcosa ha avuto luogo oltre il luogo dei nostri spazi […] Questa fine, irriducibile in filigrana, è il nostro nuovo inizio. Abbiamo vissuto la sensazione, pazzesca, di non esserci mai sentiti più vivi che da morti. Abbiamo chiamato questo vitalismo nevrotico, altro da una verde resurrezione di speranza, «Nuova Edizione»: non la previsione di una agenzia letteraria unificata, Khepri ce ne scampi, ma la laminazione di una corrente ingrossata da estuari diversi, eppure così vicini, che scendono la stessa foce.” Vale sempre, e così sia.
Il nostro capitano ha scritto un pezzo bellissimo per i Bellissimi di In Fuga dalla Bocciofila, sta qua e voi dovreste leggerlo. E leggete pure la migliore penna della scenicchia toscana,
Francesca Corpaci, che il 12 giugno scorso al Sabor Cubano di Firenze ha recitato Tommaso Martolini risiede a Ibiza: è il secondo appuntamento del ciclo Animal Tropical, che ci accompagnerà per tutto luglio.
Il 16 luglio torneremo da Tomo con le amiche di Effe, segnate la data. Domani Martelli, lunedì indietro al 4 maggio, prima serata di SUS#2. Ciao, diffidate delle liste ma restate lettori, nonostante i Vena (se vi va).
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