Il canone del Faraone: un addio e le classifiche di qualità 2019 di Verde

pugile-1937

Guglielmo Janni, Pugile (1937)

“My name is Ozymandias, king of kings:
Look on my works, ye Mighty, and despair!”

È in corso un processo dentro la redazione di Verde dalla primavera del 2018 che si conclude oggi in contumacia dell’unico imputato alla sbarra, che poi sarei io. L’ultimo episodio sta avendo luogo nelle chat ufficiali WhattsApp mentre scrivo queste note: è la conta delle reazioni ai post pubblicati sulla nostra pagina Facebook; i miei interventi “ne genererebbero un numero insufficiente” (a cosa, poi?).

Questo è l’ultimo editoriale del 2019, il primo della storia a venire pubblicato firmato e il pezzo più difficile che ho mai scritto per la rivista che ho ideato e fondato più di sette anni fa. 2801 giorni, 400 settimane e una manciata di ore per decidere che me ne tiro fuori, sono stanco, non ho più voglia di giocare. Nemo iudex in causa propria, come dicono quelli, e tanto basterebbe a chiudere una vicenda grottesca che se non portasse con sé implicazioni tragiche sarebbe una stanca riproposizione di pose datate seppure ben congegnate.

Io, qua, sia abbastanza chiaro agli atti, non ho più voglia di scherzare né di perdere tempo.

Editoriale lungo, ma troppo breve per sintetizzare vicende enciclopediche, pensato e scritto per chi ci ha seguito in questi anni, nonostante i fatti degli ultimi mesi.
Degli altri me ne fotto alacremente.

Ho conosciuto Alfredo Zucchi nel maggio 2018 in una nota libreria romana, al seguito di una moltitudine disordinata che adesso non mi va nemmeno di nominare. Sono costretto a tornare indietro all’unico evento letterario e mondano degli ultimi anni che ricordo con piacere, a cui arrivavo con un’apprensione sollecitata da un diaframma tra il mio corpo incassato e la gioia di incontrare finalmente l’unica persona dell’ambiente che da quel momento avrei guardato con sincera ammirazione. Il Pastor di Crapula Club conquistò il mio affetto confessandomi di provare la nausea alla sola idea di aprire la casella postale di redazione e mettere ordine ai fatti del litblog che dirigeva. Fu una rivelazione che mi tolse il respiro e crepò la maschera che come una condanna calava sul mio volto: era lo stesso Ekel che provavo io ogni giorno e che mai avevo sognato di poter condividere nell’ipocrita bolla della meschina litweb che abitavo.

Erano i giorni della prima polemichetta contro i toscani che quasi ci costrinse a chiudere la rivista, i giorni dell’ammutinamento della redazione contro la decisione di ampliare i nostri intorni, dare un taglio allo splendido isolamento provinciale che assilla i romani romanisti de Roma e aspiranti tali, raffinare le nostre intenzioni e i nostri innocui esercizi letterari allo specchio.
Al centro di Verde dovevano esserci le persone, il primato delle relazioni, il linguaggio e la visione; lo scopo: fare buona letteratura.
Verde doveva avere più amici, belli e sinceri come solo i toscani talvolta sanno essere.

Erano i giorni dell’abbraccio mortale di Vanni Santoni e delle citazioni che Verde continuava inutilmente a collezionare, i giorni in cui giungemmo a ricevere cinquanta proposte di racconti a settimana – e di buoni potevamo setacciarne non di più di tre al mese, questo Vanni lo sa, lo sa chi scrive e chi legge, lo sa la redazione, lo sanno tutti; erano i giorni in cui sul blog della mia rivista venivo dipinto come un tiranno sanguinario o come un patetico coglione pazzo senza progettualità e privo di direzione.
Sono stato così buono da concedere ai miei sodali lo spazio e il tempo per organizzarsi al di là della mia guida e della mia ostensione.
Non ho mai preso pubblica parte al dibattito e ho ceduto alla richiesta di essere messo in discussione dalla mia redazione.
Tutti i miei tentativi di chiudere Verde sono falliti.
Sono giunto alla conclusione che chiudere Verde sia impossibile.
Per questo sono un coglione e lo sarò per sempre, ma sono ancora la persona più cattiva che conosco. Il mio lavoro è letteralmente fare piangere i bambini, in modi creativi e orientati all’acquisizione delle otto competenze chiave individuate dal Parlamento Europeo in una raccomandazione del 2006.
L’anno è forse errato? Me ne fotto e non controllerò su Google, perché io, qua, sia abbastanza chiaro agli atti, non ho più voglia di scherzare né di perdere tempo.

Prima di conoscermi, Stefano Felici era un boyscout sorridente che sperava di farsi un nome a Firenze grazie a un racconto pubblicato su Nazione Indiana.
Francesco Quaranta è ancora oggi un cameriere della bassa bresciana patito collezionista Salda Press e di bootleg dei Lunapop. Non credo ci sia altro da aggiungere, se non che dentro la litweb l’ho inventato io.
Luca Marinelli LETTERALMENTE non esisteva prima che il nostro incontro gli donasse la vita.
Del “dottor” Mosca, confinato a Pescara per motivi di cui un giorno si potrà pur parlare, preferisco non dire (ho già detto).
Federica Sabelli è la sola che valga qualcosa là dentro; io mi sono impadronito delle sue batterie eteriche.
Andrea Frau è il caro “Capitano” della nostra rivista, la delusione umana più cocente dell’esperienza di Verde, la firma in calce all’Ordine del giorno Grandi che chiude così pavidamente la nostra storia.
I redattori che negli anni sono fuggiti intimoriti dalla mia persona conservano immutata la mia stima.

La redazione sta preparando un documento che non ho tema di anticipare in cui tra le altre cose mi viene addebitato il fallimento di Scenicchia una sega #4 e dello Sciopero del racconto con Nuova Edizione e mi viene chiesto di rinunciare al ruolo di Ramses II.
Per Pierluca D’Antuono, bontà loro, ci sarà sempre spazio dentro Verde.

Il 5 dicembre 2019, tra defezioni all’ultimo secondo di prestigiosi giurati editoriali amici e il totale disimpegno anche economico della redazione, la sola persona che ho sentito vicina è stata Simone Lisi. Da Firenze.

Resto convinto che l’unica possibile via per continuare a fare rivista fosse sciogliere Verde dentro Nuova Edizione; la prima fase avrebbe previsto litwrestling, capslock, guerra dei fake, fasciofont, xenofemminismo, lazialità, sionismo e altre cose divertenti che non farò mai più; nella seconda fase, maturato e agito il caos, avremmo dichiarato lo sciopero del racconto che si sarebbe concluso in Nuova Edizione quando le condizioni attorno a noi avrebbero avuto luogo.
Lo sciopero è fallito, Verde non chiuderà: sono le uniche responsabilità che mi riconosco.
L’immensa tela che ho intrecciato è stata disfatta da un pubblico refrattario che non ha saputo intuire la grandezza del mio piano.
Il rimpianto maggiore è di non avere saputo chiarire i contorni della litwrestling, la costruzione di situazione più importante che abbiamo inventato dal nulla con lucidità e consapevolezza ferocissime, e nonostante le didascalie disseminate: Esiste una prospettiva più interna che ci fa dire che le riviste non sono i racconti che pubblicano, ma i simboli e i linguaggi che creano e lo spazio in cui stanno.
Delle cause in corso con il miglior scrittore comico italiano e con una manciata di patetici odiatori maschi falliti se ne occuperanno le mie avvocate.

È ridicolo solo pensare che Verde possa esistere senza di me o che allo stato io abbia ancora intenzione di fare Verde.
È ridicolo immaginare che Pierluca D’Antuono possa esistere senza Ramses II.
Nei prossimi giorni la redazione annuncerà l’ingresso di un nuovo redattore (a quanto ne so già individuato) che prenderà il mio posto.
Provo il sollievo della fine, nella consapevolezza di non avere lasciato nulla di intentato.
Ci sarà tempo e modo, nuove forme, un’altra via, un altro spazio per parlare ancora. Chi ha intenzione di ascoltare si metta in attesa del prossimo segnale che non tarderà.
Aspetto, su questa confortevole riva che adesso mi fa dà sponda, chi presto o tardi vorrà raggiungermi – o ne sarà costretto.
La storia di Verde, per quanto mi riguarda, si conclude oggi con le consuete classifiche di qualità di fine anno redatte da me.
La prima lista, la meno importante, raccoglie i dieci racconti più letti nel 2019 ed è una conferma alle mie più torve convinzioni sul nostro pubblico.
Segnalo poi i dieci racconti migliori che abbiamo pubblicato quest’anno ai “distratti” e a chi si ostina a “fare confusione tra cause congiunturali e cause strutturali, tra capacità e pratica, tra perseveranza e tenacia, tra merito e metodo, tra lettura e scrittura, tra letteratura e editoria, tra Giorgio Biferali e Luciano Funetta”.
L’ultimo elenco, quello a cui tengo di più, contiene l’identità di Verde, la rivista più importante degli ultimi dieci anni di riviste non importanti: è da quelle voci che un giorno sarà possibile riprendere le fila del discorso e tornare a immaginare uno spazio libero di visioni e linguaggio.

Autorizzo la pubblicazione di questo mio scritto senza illudermi sulla possibilità di riuscire a portare luce nel labirinto di errori, travisamenti, insinuazioni e accuse al cui centro sta il mio nome: la nostra epoca, che risente ancora troppo di odio e di amore, è la meno propizia per giudizi spassionati; il mio scopo sarà d’altronde raggiunto se alla fine una sola lettrice, equanime ed esente da preconcetti, sarà convinta che dal 30 aprile 2012 al 31 dicembre 2019 non aspirai che a fare del bene a Verde, sempre lusingandomi di avere evitato il male alle scenicchie.

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Sciopero del racconto – #1 Comunicato: Cos’è questo golpe? 道場

Riceviamo, aderiamo e condividiamo da Nuova Edizione (qua).

“NUOVA EDIZIONE 2019 – IDEE SENZA PAROLE
OPERAZIONE FUOCO AMICO – PALESTRA? UNA SEGA!
#1 COMUNICATO: COS’È QUESTO GOLPE?
NUOVE FORME, RARE FORME: DOVE SI SEGUE LA VIA (道場)”

Segue comunicato. Continua a leggere

Outland Juarez

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Littlepoints… – Tea copy

Ebbene sì, esce il libro di Luca Mignola. Non è passato più di un anno e mezzo da quando il fantasista campano con il vezzo del goal da calcio d’angolo organizzò quell’incursioncina punitiva a casa al mare del commissario (o per meglio dire, la casa che il commissario ha comprato con i fondi europei sbloccati dalla redazione per il progetto “impara le derivate con Verde Matematico”) che tra una bomba Maradona e quella merda dall’odore non da bestia vegetariana (cit. del quasi-biologo l’ufficiale-nostromo Francesco Quaranta) mise a ferro e fuoco quel suo week-end al Circeo. Non più di un anno e mezzo, e guardali ora? In redazione si sperava che al matrimonio del “faraone” (a proposito, si celebrerà a Maggio con rito Klingon nella maestosa arena Pietro Micca costruita nel capoluogo Sabaudo per gli indimenticati mondiali di pog del 2008 – maggiori informazioni qui) ci fosse spazio per dei testimoni d’eccezione, i suoi redattori, i suoi amici.

E invece sembra proprio che sarà l’autore di “Racconti di Juarez del Sud” – questo il titolo del suo libro in uscita per i tipi di Wojtek Edizioni, lo trovate già qua – il testimone di nozze.

Non ce ne facciamo un cruccio, né potremmo mai prendercela con il buon Mignola, a cui d’altronde auguriamo di disertare per tener fede a più alti impegni. Proprio a proposito di impegni non stiamo più nella pelle per la prima di domani nell’amata Pomigliano, città dell’orso mordvino-marsicano e di Luigi di Maio. E proprio la curiosità – devastando in noi la capacità di resistere all’imposizione commissariale di non leggere l’intero libro per poter sparare il classico “a colpo sicuro” – ci ha spinto a chiedere a Ciro Marino, editore, libraio e stuntman personale di The Rock di concederci, oltre all’estratto che qui vi proponiamo, una piccola anticipazione del libro. “Oltre a essere fatto di carta, è fatto di carta, uagliò”, questa la sua risposta. Classic Ciro. A noi non resta che leggere l’outtake, come dicono quelli, Outland Juarez.

Illustrazione di Littlepoints…

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Animal Tropical #2: Tommaso Martolini risiede a Ibiza

animal tropical

12 giugno 2019 Sabor Cubano Firenze

Se Diana e Simone (praticamente bellissimi) avessero organizzato un’altra cena, Ramses sarebbe tornato da Firenze con intenzioni meno impegnative e avrebbe pubblicato su Facebook una lista della spesa. E invece: le partecipazioni. Provate a chiedere a un bambino a che cosa serve il sole: quello vi risponderà “a riscaldarmi”. Adesso chiedete a Ramses a cosa servono i matrimoni degli amici. Alla faccia di Piaget che assicurava che l’egocentrismo infantile scomparisse attorno ai sette anni. Siamo all’inizio di una nuova lunga saga, che si concluderà forse nell’autunno 2020 o al più tardi primavera 2021 (climate change permettendo).
Un bel pezzo della nostra candidata Claudia Durastanti sul Premio Strega. La nostra sul San Remo delle lettere la conoscete e se non la conoscete vi agevoliamo link (qua, qua e qua). Siamo finiti al centro di una oscura e torbida vicenda editoriale di ricatti, rapimenti e liste di libri da leggere in estate. Detto che il buon vecchio Ibba e il giovane Pantarotto sono amici, Tony Vena è un finto ribelle del mainstream commerciale e Manu is family e non si tocca (libera subito altrimenti facciamo un casino), a noi le liste fanno venire l’orticaria e quando le facciamo sono sempre ombelicali. Tipo questa:
Lista dei venti racconti più belli pubblicati da Verde nel 2019  da leggere e rileggere questa estate (ordine di pubblicazione cronologico):

Lucia Carelli, Final
Beatrice Galluzzi, La mucca esplosa
Gomez Palazzo, La fica nell’epoca della sua riproducibilità tecnica
Claudia Grande, La vera storia di Dolly Mendoza
Simone Sauza, È come galleggiare
Collettivo Simone Bachechi, La breccia di calore
Nicola De Zorzi, Una breve e incompleta storia del movimento edviniano
Giusy Esposito, Arancio Trastevere
Luca Marinelli, L’orso e la puttana
Sara Mazzini, Gino
Alessio Mosca, Gli esantemi e i lucumoni
Federico Zagni, Cronache del Prebianco
Elena Marino, L’inizio del racconto
Stefano Felici, Brasilesss Tracing
Valerio Martelli, millesoldi
Pierluca D’Antuono, La sparizione di Alessio Mosca
Gaia Giovagnoli, Il topo
Francesca Mattei, Le vespe di agosto
Federica Patera, Eterni bambini
Ivana Abete, Lei pensava solo a scopare

“Il 26 dicembre 1991 il poeta e dissidente antisovietico Josif Michail Vardiashvili si tolse la vita all’indomani della pubblicazione di Эвридика 80, plaquette di bunjee jumpee orfico che si apriva con i celebri versi “Crapula Club/Miedo a la sbeurra”. Ventisette anni dopo la redazione del “litblog più amato da chi fa rivista” (Massimiliano Parente, 2018) opera in uno stabile sequestrato alla camorra nel centro storico di Caianello, in provincia di Caserta, dove Alfredo Zucchi, Luca Mignola, Sara Mazzini e Antonio Guru De Vivo tengono corsi di scrittura realvisceralista e poesia post-estrema a tossicodipendenti ludopatici, prostitute del basso Lazio, ambigui ex poliziotti imparruccati e, tra gli altri, Marcello Dell’Utri e Zdeněk Zeman. Dopo le accuse di neofascismo e revanscismo, la «Congiura Sacra» (2018) e la marcia sull’ultima edizione di Firenzerivista (settembre 2019), il gruppo confluì insieme a Verde in «Nuova Edizione», rivista ufficiale del «Novo Pazzesco Romano».”
E così è ufficiale: El Club ha chiuso davvero e noi non ci sentiamo bene. Non possiamo accettare né adeguarci all’idea che Crapula finisca così. Già miglior litblog sudamericano d’Italia, sono stati i nostri unici e intelligenti compagni di giochi, nonostante i lazzi, i meme cattivi, i furti d’autori e le sfide a duello. Una lezione di stile e di intelligenza per tutti i patetici Pedretta, Porpora e La Forgia pazzi della litweb. Una prece. Celebreremo El Club a Firenzerivista e lo sussumeremo in Nuova Edizione. Perché “Qualcosa sta accadendo nei nostri intorni, qualcosa ha avuto luogo oltre il luogo dei nostri spazi […] Questa fine, irriducibile in filigrana, è il nostro nuovo inizio. Abbiamo vissuto la sensazione, pazzesca, di non esserci mai sentiti più vivi che da morti. Abbiamo chiamato questo vitalismo nevrotico, altro da una verde resurrezione di speranza, «Nuova Edizione»: non la previsione di una agenzia letteraria unificata, Khepri ce ne scampi, ma la laminazione di una corrente ingrossata da estuari diversi, eppure così vicini, che scendono la stessa foce.” Vale sempre, e così sia.
Il nostro capitano ha scritto un pezzo bellissimo per i Bellissimi di In Fuga dalla Bocciofila, sta qua e voi dovreste leggerlo. E leggete pure la migliore penna della scenicchia toscana,
Francesca Corpaci, che il 12 giugno scorso al Sabor Cubano di Firenze ha recitato Tommaso Martolini risiede a Ibiza: è il secondo appuntamento del ciclo Animal Tropical, che ci accompagnerà per tutto luglio.
Il 16 luglio torneremo da Tomo con le amiche di Effe, segnate la data. Domani Martelli, lunedì indietro al 4 maggio, prima serata di SUS#2. Ciao, diffidate delle liste ma restate lettori, nonostante i Vena (se vi va).
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Liminal Personae #11: Natalino V

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Iside Floriani, (I don’t wanna be buried in a) Pet Sematary

Elezioni europee 2019, la redazione di Verde c’è. Affluenza al 71%, nel nostro Parlamento La Sinistra è al 40%, + Europa al 60%, nessun grillosovranista eletto (spiace per Felici…), probabile nuovo Commissario: l’austero Bobby Camurri. Messaggio di Ramses II a tutti quelli che “Verde è un collettivo anarcopunx di sx”: UE COGLIONI COSA DOBBIAMO FARE PER DIMOSTRARVI CHE SIAMO DI DESTRA ci abbiamo pure il patetico calendiano pazzo (AUCH) (più Marinelli).
Siamo perduti lassù sui monti delle nostre bolle virtuali post editoriali a combattere il fascismo facendo fuoco sugli amici (e siamo amici di tutti), ma una cosa in comune con il Paese Reale ce l’abbiamo: non sappiamo votare. E gli analisti che in queste ore prendono la parola (ovviamente tutti maschi bianchi ultracinquantenni alla Polito, piuttosto che fare parlare e ascoltare una donna vi fareste cascare il cazzo)? Ci hanno tutti ragione: Renzi 2014, Di Maio 2018, Salvini 2019, this is L I T T E R A L L Y un paese bipolare. Il nostro psichiatra consiglia Gabapentin 300 due volte al giorno + Anafranil al mattino e 10 gocce di Melatonina Act alle 22:30.
Mentre noi cincischiamo su Crapula Club il Mostro (SIC) Greg Magini piazza i germi di un futuro (prossimo) manifesto della narrazione da cui sarà necessario (ri) partire e che per noi ha già un titolo perfetto: IL CRICETO DELL’IDENTITÀ. “Chi si lamenta è un imbecille. Non c’è cosa più grottesca di un buffone che cerca di sembrare una persona seria; la vetta della piramide è sicuramente occupata dagli scrittori che parlano della propria persona come se fosse interessante. Heh. Gli scrittori che credono nella letteratura ne stanno uscendo pazzi, stanno diventando tutti nazisti o giù di lì. Forse anche io. Pazzo dico, non nazista. La situazione socio-tecnologica è tale da avere ormai minato le condizioni di nascita e sviluppo delle subculture stesse, che si polverizzano nel magma vorticoso di una memetica che, trionfo del trotzkismo, si rivoluziona ogni minuto. Dove si ritrovano, in questo pulviscolo, i quanti di letteratura?” (prosegue qua). Well done Greg, ci inchiniamo e applausi: scordiamoci il passato.
Nanni era il migliore. Punto. Ne riparleremo presto.
Torna S.H. Palmer con Liminal Personae, Natalino V, puntata numero undici, e per la prima volta Iside Floriani illustra la nostra rivista. Siamo in viaggio in direzione Pomigliano d’Arco, sono arrivate le copie. Venerdì 31, terza serata di SUS#2 (ospiti di Minimum Fax in Via Pisanelli 2, zona Piazza del Popolo), ve le mostreremo.
“Ogni mattina Ivano Porpora si sveglia, controlla i risultati elettorali ed esulta un pochino dentro di sé, perché il PARTITO è secondo, e non è poi così male. Dopo apre il computer e controlla se quei bastardi di Verde Rivista hanno ancora fatto un meme su di lui. Ma! Cos’è questo? Un fuoco amico? Non se lo aspettava. Che fare? Come sempre nei momenti più difficili Ivano si piazza di fronte alla sua grande libreria totiana, fa sette flessioni, pesca un libro a caso e lo apre. Pagina pari: farà un casino e spaccherà tutto. Pagina dispari: porgerà l’altra guancia.
Pagina 265.
COS
Un quarto d’ora dopo, al telefono con Nicola Lagioia, Ivano cambia idea: ciò che ha distrutto la sinistra negli ultimi sessant’anni è il fuoco amico. Questi patetici nazimemers incel pazzi non capiscono che il potere dell’ironia va sfruttato per distruggere i naziciccioni mangiacannoli sovranisti pazzi. UE E PURE IO MI MANGIO I CANNOLI, si sente rispondere dall’altra parte della cornetta. Ivano si rimprovera subito, “questa espressione non è da me” porcodigghe, “scusa Nicola”. “UE COGLIONE MA QUALE NICOLA”!
Era soltanto un anonimo rider Foodora di Bitonto, iscritto al Sinistralibro e al Partito Comunista di Rizzo. Aveva sbagliato numero.”
(anteprima da Giuseppe Zucco, La conversazione meccanicistica degli scooteroni albicelesti, Altaforte 2019, prefazione di Javier Mascherano).
(AAA CERCASI DISPERATAMENTE NUOVO COMPAGNO DI GIOCHI)
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La Letteratura Pazzesca su minima&moralia

L’8 dicembre scorso il serio critico Luca Romano (nomen omen) che ringraziamo, giammai irretito dalla chimera del GRI, ha scoperto La Congiura Sacra, Nuova Edizione e il NOVO! PAZZESCO! ROMANO! di Crapula Club+Verde Rivista+Alessio Mosca. Ne parla qui su minima&moralia. Nulla da eccepire, eccetto il solito refusetto (D’Antuono).
A tutte e a tutti: dopo aver letto l’articolo di Luca Romano, potete decidere se ordinare o meno una copia de La Letteratura Pazzesca in Italia all’indirizzo verderivista@gmail.com (5 euro spese di spedizione incluse):

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Final

Cari amici, l’editoriale che state per leggere è probabilmente il più lungo e sicuramente il più importante della storia di Verde. Le cose stanno per prendere un’altra piega e una nuova fase nella storia della vostra rivista preferita sta per avere inizio. Ma andiamo con ordine.
Il 2018 è stato un anno cruciale: per un mese intero abbiamo tenuto la litweb con il fiato sospeso evitando una chiusura che sembrava certa e costringendo la nostra piccola scena (praticamente una scenicchia) a discutere animatamente dell’ontologia del nostro fare editoria libera e indipendente (qui tutto); abbiamo lanciato le due più belle penne attualmente in attività nella litosfera (sì, proprio questi due); abbiamo perso per strada altri due redattori (siamo rimasti in quattro); abbiamo sperimentato con successo un nuovo modo di stare online e nei salotti delle lettere (la temutissima LITWRESTLING che tanti pensieri dà ad amici e non); abbiamo fondato una nuova tendenza letteraria che farà scuola e il primo collettivo LIT-TRAP italiano; abbiamo messo in chiaro ai tanti patetici odiatori incel-insel pazzi che respingeremo con fermezza le malevole forze del social caos eversivo e sovranista; abbiamo chiuso l’anno con l’ormai memorabile prima edizione di Scenicchia una sega (che diventerà un festival itinerante, siamo già al lavoro sulla seconda edizione che si terrà in tarda primavera a Firenze); siamo tornati a stampare su carta. Per gli amanti dei numeri: abbiamo fatto esordire sulle nostre pagine 55 tra autrici e autori (una media di più di uno a settimana: niente male ma nel 2019 abbiamo intenzione di migliorarci, solo a gennaio avremo sette prime volte), i nostri racconti sono stati letti il 75% in più rispetto al 2017 e i nostri lettori sono aumentati dell’84%.
Di liste ne avrete ormai fin sopra ai capelli, noi vi rimandiamo a quelle di Tony Guru De Vivo e di IBIB (le meno peggio, nonostante i pochi racconti verdi) e ci limitiamo a elencare i nostri dieci racconti più letti del 2018. La prima posizione è francamente inspiegabile, il dominio di Sergio Gilles Lacavalla invece no:

Il porcile di Vincenzo Zonno
amoR di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #4: Sarah Kane di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #5: Robert Mapplethorpe di Sergio Gilles Lacavalla
Ascenseur pour l’échafaud #3: Egon Schiele di Sergio Gilles Lacavalla
Ricette di Stefano Felici
Storpio Rising di Stefano Felici
Isole di Marta Viazzoli
Orsetti lavatori di Alfredo Palomba
La gigantessa di Alessio Mosca

Adesso, però, i fatti. Da maggio scorso, lo sapete, la redazione di Verde ha ottenuto maggiore collegialità nella gestione del blog e nella definizione della linea editoriale e una suddivisione più attenta e ragionata delle mansioni e degli incarichi interni. Sette mesi di sperimentazione più tardi, i risultati hanno superato ogni aspettativa e oggi possiamo dire che questo modello funziona.
Dopo l’8 dicembre d’altronde, qualcosa di importante sta avendo luogo attorno alla nostra rivista e a quella che con i sodali di Crapula Club abbiamo chiamato la Congiura della Nuova Edizione, e nuovi orizzonti si impongono fatali.
Ieri notte la parte della nostra redazione più resistente ai cambiamenti ha lanciato sulla nostra pagina Facebook un sondaggio consultivo nella speranza di irretire il nostro pubblico, ma il dado è tratto: dalla mezzanotte del 7 gennaio 2019 Pierluca D’Antuono non è più il nostro Commissario, ma è ufficialmente nominato Ramses I Faraone di Verde e del NOVO! PAZZESCO! ROMANO! Contestualmente, la redazione ha deciso di abolire dall’organigramma della rivista la carica di Commissario.
Da questo momento a capo della redazione siede Andrea Frau, che assume il titolo di Capitano, coadiuvato dal suo nuovo-vice Francesco Quaranta.
I mutati assetti permettono a Luca Marinelli di rientrare a pieno titolo nella redazione come curatore e capo-editor.
Il Capitano si impegna da subito a garantire una transizione pacifica e in piena continuità con la passata gestione.
Lunedì 14 gennaio 2019 Andrea Frau rilascerà la sua prima dichiarazione ufficiale qui sul blog.
Che cosa farà adesso l’ex Commissario Ramses è presto detto: si dedicherà alla scuola e agli affetti, si occuperà dell’edizione cartacea di Verde, dell’organizzazione itinerante degli Scenicchia una sega e, insieme ad Alfredo Zucchi, di Nuova Edizione (ci sono novità importanti, ne parleremo presto). Insieme alla redazione, è già inoltre al lavoro per il lancio di un importante progetto che vedrà la luce nelle prossime settimane.
Il Faraone considera l’autrice che pubblichiamo oggi il suo personale lascito morale e, aggiungiamo noi, una bomba pazzesca: Lucia Carelli è nata il 1 gennaio 2000 a Buenos Aires. Figlia di Luca Carelli e di Domiziana Rivera, nipote di Luciano, ha scritto racconti per Lettere e Pugni, Raskol’nikovia, Videla Club e ha disegnato le copertine della rivista romana L’Alcide.
Nel 2018 insieme a Nina Uranio e Paolo Vagherese ha fondato a Rosario la rivista neodistruzionista “Más Mal”.
Ha pubblicato il romanzo “El caballo que mató a Roberto Bolaño” (Ficción 2017), inedito in Italia.
Con Final, un lungo imperfetto esiziale e magmatico racconto che sembra scritto da un Paul Thomas Anderson altezza Magnolia in soggettiva meno ombelicale e molto più incisivo e cattivo (sebbene Lucia ci tenga a chiarire che prima della nostra suggestione non aveva mai visto il film che considera, testualmente, “una pre-coglionata derivativa e proto-machista”) è per la prima volta su Verde. L’illustrazione di Laura Fortin è tratta dal progetto All Melody.
“Le cose cambiano, le cose restano uguali”, è stato il commento a caldo di Francesco Quaranta all’indomani della sofferta ma inevitabile decisione del nostro fondatore. Ci sembra il modo migliore per salutarci e rassicurarvi: Verde entra oggi nel suo ottavo anno editoriale. Superata la crisi dei sette, nulla può più fermarci. Lunga vita al Capitano, lunga vita al Faraone, viva la redazione, onore e gloria alla nuova Verde!
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Barbette – Un mistero editoriale #3: Il titolo è sempre un affare difficile

Scenicchia una sega #1? Praticamente un disastro. Parliamoci chiaro, ragazzi: è stato un fallimento, l’insuccesso più grande della storia di Verde. Una pazzesca presentazione litwrestling A colpo sicuro con Santa Zando, più di due ore di reading, tre ore di dj set trap, almeno 200 persone convenute e il risultato? Non avete capito un cazzo.
Ci si è messo pure l’amico Vanni (comunque un amico) con questo post a intorbidar l’acqua chiara e nientificare le nostre intenzioni.
Riavvolgiamo il nastro. Scenicchia una sega #1 sottotitolato for dummies.
Cari ragazzi, l’8 dicembre abbiamo presentato uno speciale numero cartaceo redatto da Crapula Club e Verde e intitolato La Letteratura pazzesca in Italia Nuova Edizione 2018.
Cosa non è: un elenco delle riviste litweb indirizzato agli autori esordienti per districarsi nella selva oscura della neolitweb postmillenials italiana. L’unico ad averlo capito? Luca Romano (nomen omen). Manifesto letterario, ragazzi. È abbastanza chiaro?
Se avete esultato per la segnalazione della vostra rivistina: ordinate una o più copie della pubblicazione all’indirizzo verderivista@gmail.com e tenetevi pronti a cancellare i post di giubilo che hanno ingolfato per giorni le nostre bolle social.
Se avete rosicato per la mancata segnalazione della vostra rivistona: ordinate una o più copie della pubblicazione all’indirizzo verderivista@gmail.com e tenetevi pronti a ringraziarci.
In ogni caso: La letteratura pazzesca in Italia non è stata pensata per essere distribuita gratuitamente, costa 3 euro a copia (come correttamente segnalato sul banchino dello Sparwasser, ma tant’è) e vi invitiamo a ordinarla all’indirizzo verderivista@gmail.com. Chi prenoterà dieci o più copie riceverà in regalo la collezione completa del cartaceo di Verde 2012-2014 (26 numeri, scusate se sono pochi).
Tutti gli altri: non fatevi vedere in giro.
Tanto era dovuto. E adesso a noi.

C’è un nuovo Faraone in città. Il praticamente coglione del giorno? Ce lo abbiamo. Siamo a dicembre ed è già tempo di liste. Detto che gli elenchi del meglio di ci fanno OVVOVE (lo spiegavamo qui per poi contraddirci qui), vi segnaliamo un post del solito Tony De Vivo, da cui si deduce che il miglior raccontista litweb del 2018 è stato Alessio Mosca (nostra vecchia scoperta e co-estensore di LPiI), la migliore rivista resta L’Inquieto e la migliore pubblicazione dell’anno è Guida 42 numero 2.
I cinque migliori racconti 2018 di Verde? Di Felici, Lacavalla, Marinelli, Mosca e Costamagna (online il 21 dicembre). Lo ha deciso Ramses, non la redazione, che se crederà si esprimerà nelle prossime ore. Nel dubbio attendiamo il listone di Modestina Cedola.
Un anno fa di questi tempi pubblicavamo Raimondo Maniero. Simon G. Helly è l’autore più vicino all’Insel™ di maggiore talento giustamente non emerso. Barbette, l’ambizioso feuilleton noir thriller che punta il dito contro il sistema editoriale italiano, è alla terza puntata (qui le precedenti). L’illustrazione è di Paolo Massagli, a noi piace da matti e così speriamo di voi.
La Nuova Carne non è finita nella Letteratura Pazzesca in Italia perché non la leggiamo, ma merita comunque una segnalazione per la naïveté d’altri tempi che ci fa sentire cinici e vecchi. Avanti così, ragazzi.
Domani il terzo episodio de La saga delle sagome, altra roba pazzesca che meriterebbe di stare in ogni lista. Mercoledì un esordio importante, venerdì Novo Pazzesco Romano. Da lunedì 24 tornano le A colpo Sicuro di Verde e il 25 un regalo pazzesco per il nostro amato pubblico.
L’antifona è: continuate a seguirci e tirate fuori i tre euro che ci dovete.
Ciao, buona domenica, in poverty & litwrestling (soprattutto poverty).
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La Letteratura Pazzesca in Italia (Nuova Edizione 2018)

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La Letteratura Pazzesca in Italia, Nuova Edizione 2018

Fervono i preparativi finali per Scenicchia una sega #1 (PRATICAMENTE UN FESTIVAL), l’evento choccante dell’anno organizzato da Crapula Club e Verde con cui questa sera daremo la stura definitiva alla millenaria rivalità Firenze-resto del mondo, cancelleremo la S-WORD dal vocabolario della neolitweb post-millennials e vareremo il NOVO PAZZESCO ROMANO. Cosa succederà tra poche ore è presto detto: alle 20:30 presenteremo l’antologia Anatomè (Ensemble Edizioni 2018) insieme al curatore Andrea Zandomeneghi, all’autrice Erika Nannini e agli autori Luca Mignola e Alfredo Zucchi; dalle 22 letture ad alta voce con microfono aperto (massimo 10 minuti, un testo tuo meglio se inedito e uno altrui meglio se non di tuo cugino poeta EAP) e poi: LO SCENICCHIOMETRO, il pazzesco concorso a premi con in palio ai primi tre classificati volumi di prestigio riconducibili al milieu della scenicchia; l’elezione di MISTER SCENICCHIA (in lizza: Simone Lisi, Dario De Cristofaro, Francesco D’Isa); i pazzeschi DJ set di DJ PAZZESCO e DJ KANT’OX.
Ma il momento topico della serata sarà il debutto dell’incredibile numero cartaceo confezionato in inter-redazione Crapula/Verde con l’apporto esclusivo di Alessio Mosca. La pubblicazione contiene un editoriale firmato dal Commissario Pierluca D’Antuono e da Herr Alfredo Zucchi, una lista incompleta e mobile della Letteratura Pazzesca in Italia (Nuova Edizione 2018), un racconto inedito di Simone Lisi e l’anteprima memetica del numero 1 di Rivista Pazzesca.
Vi aspettiamo dalle 20:30 allo Sparwasser, in Via del Pigneto 215 a Roma. Ingresso gratuito con tessera Arci.
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Precipizialità (Anatomè 2018)

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Praticamente una delle feste. LA festa, invece, è qui

Amiche e amici crapuliani e non, il testo che leggiamo oggi è un estratto da Precipizialità, il racconto di Andrea Zandomeneghi contenuto in Anatomè – Dissezioni narrative, a cura di Antonio Russo de Vivo e Andrea Zandomeneghi, uscito a ottobre 2018 per i tipi di Ensemble edizioni (la trovate qui, qui invece una bella segnalazione del volume). Presenteremo l’antologia sabato 8 dicembre alle 20:30 allo Sparwasser, a Roma: saranno con noi Luca “El Miño Maravilla” Mignola, Erika “Amerika” Nannini, Alfredo “The Boss” Zucchi e Luca “Er Cane Malefico” Marinelli (ci stiamo lavorando).
Nell’immagine: una delle feste che si terranno a Roma sabato 8 dicembre 2018. Alle 20:30 invece, comincerà Scenicchia una Sega #1 – Praticamente un festival, LA festa evento dell’anno e unica in cui troverete torte salate, combattimenti tra cavalli e un numero speciale stampato in tiratura limitata ad hoc (Verde torna al cartaceo). È abbastanza chiaro? (Ci siamo capiti).
Buona lettura.

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