#6 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Bologna (Claudia D’Angelo)

Attenzione, ripetiamo: attenzione. La fase uno sta per terminare, prepararsi davanti all’uscita con mascherina, guanti, occhiali, pinne e fucile. Significa forse che durante la fase due non leggeremo più le vostre versioni della quarantena nella rubrica Un’apocalisse italiana? Be’ no, potremmo avere ancora delle sorprese. Pensiamo però che, forse, magari, con un po’ di fortuna, i nostri collaboratori preferiranno, ora che mettono il naso fuori, riprendere a scrivere di altro piuttosto che solo dei feed di Facebook e dei propri peli pubici.

A proposito di feed pubici (eheheh), oggi con noi from Bologna una Claudia D’Angelo letteralmente on fire, con un racconto che interpreta francamente lo stato d’animo di dolorosa solitudine fisica vissuto da tutti qui in redazione. A parte il Doc Mosca… Lui ha i suoi serpenti… Bah. 

Ennesima conferma che la nostra resident artist, Claudita, non solo fa collage spaziali ma ha anche le cocones per scrivere racconti da Verde.

L’illustrazione è di Luana Vecchio, che salutiamo e ringraziamo per il mese passato con noi. Vi ricordiamo che tutte queste immagini sono concept art per la serie a fumetti in tre puntate, Lovesick, che è acquistabile qui e che dev’essere veramente figa perché Quaranta continua a parlarne e non c’è verso di farlo stare zitto. Dice solo che se vi piace Verde, vi piacerà Lovesick.

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#5 UN’APOCALISSE ITALIANA, 28 GIORNI DOPO L’OMBRA DELLO SCORPIONE NEL DAY AFTER A: ORISTANO (FRANCO SARDO)

Buondì! Come va? Sempre a casa? Noi vi scriviamo dalla nostra chiatta co-working a largo del mar di Sardegna. Le provviste stanno finendo ma finché abbiamo Lucariello il salmone non manca per non parlare dei cocktail di Quara a base di acqua marina e anemoni di mare. Stamattina Frau ha sorpreso Luca Carelli e Lucariello deliranti sotto un sole cocente replicare intere scene da Il vecchio e il mare. Frau li ha soccorsi e curati amorevolmente e legati a letto come Misery. Quara lo ha sorpreso e ha liberato i due come un novello Robert Neville con l’aiuto del suo fido cane: un’enorme vongola con su la foto di Tomaso Paradiso. Ringraziamo Jimbo, il nostro contabile e factotum, che redige tutte le autocertificazioni che ci servono per evadere con la fantasia.
E quindi va così, le giornate filano, tra un simposio con Carlo Martello, una diatriba filosofica su Book advisor e Scrittori a domicilio e aperitivi civili con Jonathan Reaggettoni (grazie J. J. per il tuo lavoro!)

Domani sera seconda puntata de La Nuova Fahrenheit, la nostra diretta sui libri bruciati dal virus. Nella prima puntata Simone Ghelli ci ha spiegato la differenza tra lui e Verga e Lorenzo Vargas ci ha chiarito cosa intende per fantasy-civile. Gli ospiti di domani sono ancora top secret.

Ma veniamo a noi. Oggi Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after è a Oristano con Quaranta scene di Quarantena di Franco Sardo. Franco con queste istantanee da lockdown precario vuole omaggiare I personaggi precari del Santoni? Glielo chiederemo (domani sera? in diretta?).

L’illustrazione è di Luana Vecchio.

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#4 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Torino (Nadia Caruso)

Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after: è la rubrica in cui Verde dà voce alle vostre quarantene, all’interno del progetto fortemente voluto dal Governo e istituito dal DPCM del 9 marzo, una collaborazione che attraversa tutta la litweb allo scopo di raccontare questi tempi difficili. Piccolo retroscena: come redazione eravamo indecisi riguardo la partecipazione e la nostra posizione nei confronti del Governo e delle scelte fatte, ma Simone Bachechi e il nostro consulente esterno Pierluca D’Antuono hanno insistito molto affinché facessimo il nostro per aiutare la bolla.

Oggi viviamo la quarantena di Nadia Caruso a Torino dove, in altre circostanze, le piacerebbe molto vivere. Nadia è disordinata, sarcastica, accumulatrice seriale di carta stampata. Non crede nella vita sociale e nell’attività fisica. È una collaboratrice di CrunchEd e partecipa spesso a serate poetry slam con il soprannome non ufficiale di “monologhista incazzata”.

L’illustrazione è di Luana Vecchio

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#3 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Genova (“Emanuele Ferrara”)

Trentaquattro giorni circa di quarantena, e quaresima agli sgoccioli. Noi, chiusi nelle nostre case, continuiamo a peccare, impuniti, mentre se vogliamo uscire a fare un’opera di bene veniamo manganellati (per ora solo economicamente). Ma non siamo qui per fare polemica. Siamo qui per riprendere la nostra rubrica che tenta di raccontare gli scenari dell’isolamento e del distanziamento sociale in Italia. Lo facciamo saltando da città a città e affidandoci ogni volta a sensibilità diverse. Questa è la terza puntata de Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a:  

Oggi con noi Emanuele Ferrara che non ci rivela niente di sé, se non di essere un “ebreo genovese inesistente”. Che si celi un amico dietro questo nome apparentemente innocuo? Francamente non abbiamo i mezzi per indagare al momento.

Ad accompagnarlo, un’illustrazione di Luana Vecchio.

 

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#2 Un’Apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Bolzano (Rita Lipardi)

Il nostro collega Simone Bachechi dice che l’intera bolla editoriale se ne sta seduta sul divano di casa a grattarsi il sedere e a decantare il piacere della lettura in quarantena: “Quando sappiamo tutti benissimo che noia sia leggere libri, libelli, racconticchi, articolozzi e blogghetti; leggere per gli altri poi… Puah! In diretta Instagram o Tik Tok poi… Maremma contagiata!”

Solo Verde è disposta a buttarsi sul campo per raccontarvi lo zeitgeist, a sporcarsi le mani (e poi a disinfettarle ben bene eh eh eh). Come? Be’ prima di tutto il nostro presidio di redazione sta prontamente segnalando a chi di dovere le situazioni sospette che hanno luogo nelle nostre belle strade italiane: possibili ripetute violazioni del DPCM di settimana scorsa? (qui il risultato della nostra attività di vigilanza. Necessaria? A quanto pare, oh yes).

E poi c’è appunto la nostra rubrica: Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a. Seconda settimana di quarantena totale, secondo appuntamento. Oggi con Rita Lipardi. Il collage è di Claudia D’Angelo.

Permetteteci di segnalare inoltre le uscite di due nostri cari amici che in questi tempi di isolamento potreste esservi persi:
La bambina di un milione di anni, di Lorenzo Vargas, per Las Vegas edizioni, in vendita da giovedì scorso
Moonlight motel, Parigi, di Sergio Gilles Lacavalla, per Wojtek edizioni, disponibile proprio da oggi
Un abbraccio boyz.

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#1 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Busto Arsizio (Paolo Gamerro)

“Oggi in Italia ci sono stati sei casi di riviste palestra diventate collane editoriali indipendenti.
Sono le 21:36 di domenica 8 marzo 2020.”

“Cioè vogliamo sfruttare questa cosa delle quarantene” (SIC), ci scrive un ex redattore e lettore assiduo su Facebook.
Sni, come dicono quelli, ma caro amico, tu manchi il punto: prima o poi noi si doveva tornare, perché lo si era promesso dopo i noti fatti degli ultimi tempi. E a fare che, ci chiederai allora. A raccontare, si capisce: a provarci.
Che cosa? Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a, il tentativo itinerante di raccontare il tempo attorno a noi che rallenta, le domeniche da sempre passate così, la paura e il cibo, il virus, il dubbio di essere rimasti incastrati nelle bacheche social di Matteo Meschiari e Tony Vena, soltanto una mattina come tante altre, la situazione è seria e non c’è niente da ridere. Che c’è di nuovo, ci chiede Twitter. Praticamente tutto, Jack. Non è successo niente.
Eppure le riunioni di redazione degli ultimi giorni sono strane.

Andrea è il primo a staccare, dal 5 marzo è in call con quelli del Team CampuStore per portare la G-Suite nell’istituto tecnico dove di giorno insegna italiano e di sera smanetta da animatore digitale. Francesco non può uscire di casa, la settimana scorsa gli hanno chiuso il ristorante, adesso l’intera città, Orzinuovi fantasma, a causa di un torneo di bocce devastante (qualcunu ha detto In fuga dalla Bocciofila?) e altre cose divertenti che per il momento non faremo più. Luca ha dovuto rinunciare a “Laboratorio Racconto”, il corso di scrittura creativa che ogni anno tiene in un importante e deprivato istituto comprensivo della periferia sud-est di Roma: adesso sta traducendo per Ibba i cinque volumi di The Familiar. Simone, ultimo arrivato (benarrivato!), è ancora immerso nello studio degli sterminati archivi di Verde (faldoni annata 2018).
È tornata La Nuova Verde, semplicemente, con una nuova redazione e un nuovo logo pazzesco creato dalla nostra artista in residenza Claudia D’Angelo
Abbiamo passato gli ultimi mesi a pensare e a studiare una nuova storia da scrivere e raccontare, non abbiamo mai avuto le idee così poco chiare, ma la direzione c’è. E il tempo a quanto pare non mancherà. Le parole in esergo sono di Pierluca D’Antuono: gli avevamo chiesto due righe per questo editoriale redazionale di ripartenza, il primo senza di lui, lui vi saluta da lontano e ci benedice così.
Il collage è di Claudia D’Angelo, la nostra artista in residenza (lo avevamo già detto?).

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