Polmoni

Apri l’apposita mail (verde4x4van@gmail.com) creata per ricevere i racconti del 4×4 VAN, il concorso ABnorme in cui si sente il pazzesco. Nessuna mail ricevuta. Chiudi l’apposita mail, sbraiti un po’ su Facebook. Riapri l’apposita mail, niente. Refreshi; niente. Ti stai per alzare dalla sedia con già in testa una bella Peroni ghiacciata. Dling, prima mail in arrivo nell’apposita casella di posta. E poi un’altra. E poi più nulla. Perché, giustamente, gli scrittorucci belli hanno bisogno di tempo per radunare le idee, per – come si dice negli ambienti top – performare. Ragazzi vi vogliamo performanti e over the top. I termini e il regolamento del concorso stanno tutti nel link che, come la mail di sopra, è apposito.

Un esempio di performante pulizia raccontistica raffinata? Il racconto di oggi. Introducing Fabio Torba.

Flavio Torba non esiste, ma ciò non gli impedisce di raccontare l’orrore. A voler cercare bene, però, si potrebbe trovare un ingegnere che opera nelle desolate Terre Meridionali e che spezza il tedio del lavoro con le proprie velleità letterarie. Ma questa è un’altra storia. Ha pubblicato racconti su Reader For Blind e (zan zan ZAAAN!) La Nuova Carne. Ha un romanzo in cantiere e un blog su cui scrive poco e male.

L’illustrazione è di Laura Fortin.

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È come galleggiare

Buondì amici e lettori, umanisti, uomini e donne di lettere. Oggi vogliamo segnare una netta linea di demarcazione tra noi e i postumani, i transumanisti, gli adoratori dell’Algolit, gli aridi criminali che giustificano le loro malefatte in nome della razionalità e della tecnica. Abbiate il coraggio di commettere le vostre solite malefatte senza spacciarle per decisioni obiettive e imparziali. La tecnologia sarà pure fredda, ma gli uomini che la utilizzano sono i soliti di sempre e noi, sull’uomo non nutriamo più alcuna fiducia; per parafrasare Adorno: è ancora possibile far rivista dopo la segnalazione e le delazioni diffuse? Si può ancora seguire il calcio italiano, credere nella buonafede dopo il rigore assegnato al 101′ da Abisso (Abisso!) (Un abisso lovecraftiano dove fermenta il male in un brodo primordiale, arcaico, in cui le anime perse si lamentano delle ingiustizie con urla lancinanti: arbitri macellai cronenberghiani! Direttori di gara, chirurghi plastici che iniettano botulino sulle labbra dell Madonna, sfigurandola, deturpandola! Che siate dannati arbitri e burocrati di fb!) L’uomo non è vittima della tecnologia, non è da essa mutato, dopo un iniziale spaesamento, l’uomo se ne serve a suo uso e consumo, per commettere le solite efferatezze, infierendo sugli inermi, per ingegnerizzare e rendere sempre più perfetta la macchina dell’ingiustizia. Ma amici, ormai è andata, parliamo del futuro (il futuro ahahahaahha)! Tra poco sapremo il risultato delle elezioni in Sardegna, che dite, ci sarà un en plein all’insegna del dolore e della nausea esistenzialista? Speriamo arrivi il Var anche nella vita di tutti noi, non per rimediare ai torti, inestinguibili, ma per goderci la ripetizione della sofferenza in loop, una, due, tre volte, come il cuore di Ralph Winchester, distrutto da Lisa. Perché farsi del male, dite? Per diventare più forti, per guardare il male in faccia e accettarlo come parte del gioco, l’altra metà de La Nuova Fettina (in questa metafora noi siamo i cuochi pazzi, la padella è fb, una parte della fettina è intonsa, rispetta i parametri di fb, poi la giri, dal lato estivo ed eccola, una parte appetitosa verde, la nuova verde, che invece no, non va bene, va chiusa perché viola qualche arbitrario e assurdo parametro da legulei). Scusate, dicevamo? Ah sì: Ma non temete amici, nonostante questa consapevolezza, non smetteremo di illuderci e di crederci; non è forse questo che ci rende umani?

A proposito di speranze e illusioni: state scrivendo i vostri bei raccontini per il concorso letterario più 🆎norme e pazzesco della storia? Aspettiamo di leggerli, con aspettative molto alte, che sicuramente non tradirete. Forza risollevateci da questo bel periodo! (Questo post è un piccolo golpe, la redazione si dissocerà presto, in caso contrario, ci prenderemo più libertà).
Ma voi, benedetti ragazz*, prendetevi una pausa un attimo, dalle storture, dalle prevaricazioni e dalle sopraffazioni e leggete un po’ il racconto che pubblichiamo oggi: 
È come galleggiare di Simone Sauza.
Simone Sauza è nato a Roma nel 1989. Giornalista, si occupa principalmente di cinema e critica culturale. Ha collaborato con Not, L’Indiscreto, Linkiesta, Sky Italia e altri. Questi sono i primi byte letterari che escono dal suo computer transitando ufficialmente nei rizomi del cyberspazio.
Illustrazione molto bella, non è una novità, di Laura Fortin che ringraziamo.
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Barbette – Un mistero editoriale #5: In cerca del finale giusto

Verde di qua, Verde di là, “siete solo memicchi e polemichetta”, scrisse una volta Graziano Graziani nei bagni di PLPL. Caro Graziano, oggi possiamo finalmente chiedertelo, quanto ti sbagliavi da uno a dieci?
Undici?
UE RAGAZZI, FERMI TUTTI, ALT, non è così che funziona. “La Nuova Verde è un’altra”.
Breviario delle prossime scorribande della vostra rivista preferita.
Una maxi bomba sta per esplodere a Roma. Siamo orfani di Guru Leo, ne raccogliamo l’eredità. A maggio. Quattro serate. Quattro racconti a serata. Quattro giurie da quattro. Palette senza decimali ma in emoij. In poche parole: VERDE 4×4 VAN, praticamente un concorso letterario pazzesco.
Pazzesco? Seguiranno dettagli e bando. Restate in ascolto, vi conviene, qua facciamo la storia, quella vera.
Segnatevi questa data: 1 giugno 2019. Tag? Wojtek Edizioni, Luca Marinelli, AAVV.
C’è altro? Ovvio, benedetti ragazzi, ovvio: da venerdì 7 a domenica 9 giugno 2019 a Villa Bardini, Firenze, La città dei Lettori. Presenti. Contestualmente: SCENICCHIA UNA SEGA #2.
E Combattimenti tra cavalli, la newsletter di Verde a cura della Redazione ombra Guacamole? In arrivo.
Manca qualcosa? Non vi si può nascondere proprio niente, ragazzi cari? La redazione dell’Indiscreto e Vanni Santoni, che ringraziamo, hanno annunciato il ritorno delle Classifiche di qualità. Naturalmente ci siamo anche noi, insieme tra gli altri a Giorgio Biferali, Orazio Labbate, Gianluigi Ricuperati e Andrea Zandomeneghi. E la famosa nuova rivista cino-inserzionofila milanese? Non pervenuta.
FINE DELLE COMUNICAZIONI DI SERVIZIO. Veniamo al racconto di oggi: la quinta puntata di Barbette, l’ambizioso feuilleton noir thriller di Simon G. Helly che punta il dito contro il sistema editoriale italiano.
L’illustrazione è di Laura Fortin, da All Melody.
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Scartamenti

A distanza di un anno, torna Flavio Ignelzi. Non ci sarebbe bisogno di aggiungere altro, se non che ci troviamo di fronte a uno degli autori più versatili che abbia mai pubblicato su Verde: solo nell’archivio del blog, abbiamo più di dieci esempi dei toni e delle atmosfere che  questo autore è in grado di gestire con ottimi risultati. A dicembre, per Augh!, ha pubblicato il romanzo Loro Sono Caino, mentre oggi lo leggiamo con Scartamenti: una storia che è uno scontro di stili, di toni e di intenzioni. 

L’illustrazione è di Laura Fortin.

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Liminal Personae #10: Beatrice, la narcisa del 159

La vita su Facebook con meno like di Crapula Club fa schifo. Hanno cancellato la nostra pagina Verde Rivista. Non siamo riusciti a spiegare che “UE MARINELLI PATETICO PEZZO DI CANE COGLIONE PAZZO” non è un insulto al Luca Marinelli messicano sperduto in Messico, ma al “Lucariello” sradicato schlemihl senza direzione, senza progresso, in balia dell’entropia. I più intelligenti lo avevano annusato in tempi non sospetti, i più coglioni e infami ci hanno segnalato in massa. Potremmo dire semplicemente di avere perso circa 4000 contatti in un paio di folli settimane Litwrestling, ma prenderemmo in giro il nostro pubblico che non ha bisogno di essere preso in giro pure da noi. La verità, benedetti ragazzi, è un’altra: la Litwrestling, crollata e ribaltata su di sé, è morta e ha ucciso almeno un pezzetto di noi. Abbiamo perso il nostro intero archivio Facebook di complesse narrazioni e autonarrazioni, il dispositivo accelerazionista, intersezionista e umanista che nell’ultimo anno aveva contribuito ad aumentare la nostra visibilità (e sticazzi, certo), e permesso di dimostrare che oltre al cazzeggio c’è una meraviglia (e meicojoni). La letteratura pazzesca in Italia, a esempio, e troppe altre cose da elencare (è ancora presto) che scoprirete nei prossimi mesi (da qui a giugno).
Nuova fase nuovo schifo, dicevamo in estate. E invece. Da oggi Verde sarà un po’ meno Dante Virgili’s Clarks Gang e un po’ più Guacamole. Un giorno racconteremo la cronaca di questi giorni maledetti e impazziti, ma non adesso, ragazzi: ora abbiamo bisogno soltanto di silenzio. E del vostro aiuto.
La Nuova Verde è tornata su Facebook. Aiutateci a toccare rapidamente quota mille.
Mentre scriviamo queste righe è il compleanno di un caro amico di Verde. Ti dedichiamo, caro amico di Verde, una delle nostre canzoni preferite.
La Nuova Verde è la nostra nuova pagina Facebook (qua). In redazione abbiamo fissato un obiettivo ambizioso: nessuna segnalazione né ban prima di tornare a *almeno* quota mille (aiutateci). Poi a qualcuno è venuto in mente di condividere un racconto di Narrandom, non quello andato online ieri (ciao, caro amico di Verde, buon sessantacinquesimo compleanno) e per 24 ore siamo rimasti fuori dalle vostre bolle. Ma siamo sicuri che non ve ne siete neanche accorti (aiutateci: siamo a 691).
Il dibattito sul creare contenuti su per Facebook è rimandato a un’altra volta.
Liminal Personae nasce dalla necessità primordiale di osservazione e metabolizzazione del mondo, nello spazio e nel tempo presente. Nella ciclicità dell’archetipo e del simbolo ritroviamo nei gesti degli altri noi stessi, la nostra storia, e cerchiamo più o meno consciamente di sfruttare l’empatia come una sfera di cristallo, per scoprire quale sarà il prossimo passo. Ogni giorno tre lingue si articolano nella mente di S.H. Palmer. Le influenze dell’una ricadono sulle altre due e così in un moto perpetuo la scrittura e la comunicazione salgono a spirale, “per schiantarsi al suolo perpendicolari all’asse del mio respiro.” Il nome della rubrica è un omaggio esplicito alla professoressa Clara Mucci. Beatrice, la narcisa del 159 è la decima puntata (qui le precedenti).
L’illustrazione, tratta dal progetto All Melody, è di 
Laura Fortin.
Bierde es bierde, on recommence, on oublie tout. Avete già firmato l’appello che abbiamo lanciato per la revisione del processo contro Cesare Battisti? Siete ancora in tempo (qui). Ciao, buon fine settimana, se il prossimo mercoledì sarete a Firenze fate un salto qua.
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Lin

Dunque, il D’Antuono (già Commissario e attuale Ramses) sta mettendo mano a certi fondi segreti di un conto svizzero in possesso di Luca Carelli per poter rifondare in maniera decente la pagina Facebook di Verde Rivista. I legali sono all’opera (soprattutto il nostro affezionatissimo Dott. Stocazzo) e si spera che tutto possa risolversi con l’arrivo della prossima settimana. “Luca, ti restituirò quei soldi a costo di non mandare al college Kimberly, Alan e Luciano. Ma adesso sgancia il grano”, ha dichiarato il Commissario. Il Capitano Frau, nel frattempo e come suo solito, ha scelto la strada più difficile: un’avventura nella jungla bengalese per recuperare strani artefatti da rivendere a collezionisti senza scrupoli e far in tal modo un fottio di soldi. Ma questa è un’altra storia…

Oggi leggiamo Umberto Morello: nato a Genova il cinque giugno 1993, è laureato in Lettere moderne e filosofia a Torino e laureando in Comunicazione e culture dei media digitali, ha inoltre frequentato la Scuola Holden (coraggioso a dirlo, di questi tempi). Lo si trova anche sotto lo pseudonimo Rod Cinque. Ha già pubblicato su Neutopia e su Tuffi. Ha vinto alcuni premi di poesia. È però nostro ospite con Lin, un racconto molto divertente che in qualche modo parla di ciò che ci piace di più: fare rivista.

L’illustrazione è di Laura Fortin.

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Mettersi in proprio

Messaggio scritto da Quaranta al servizio assistenza Facebook la notte del 29 gennaio -mezz’ora dopo aver scoperto l’oscuramento della pagina di Verde Rivista – su invito dell’algoritmo facebookiano stesso: “spiegaci perché dovremmo riaprire la tua pagina”. Svolgimento:

“La nostra amata pagina è stata segnalata per aver risposto in maniera veemente a dei profili falsi, creati appositamente per lasciare recensioni negative e violente nei nostri confronti. Ci occupiamo della pubblicazione di racconti e gestiamo varie auto-narrazioni tramite questa stessa pagina (che è molto attiva e seguita da centinaia di bellissimi fan, wink wink). Già questo è un enorme disservizio da parte di Facebook (al quale tra l’altro ci interfacciamo con le nostre vere identità, a differenza dei segnalatori). Tra le altre cose, ci occupiamo di post-ironia e satira de-composta, cosa che, oltre a essere a tutti gli effetti un genere performativo e artistico di nicchia (e perciò da difendere), rischia di essere scambiata per comportamento scorretto, se letta fuori contesto (questo è il punto in cui tutti gli algoritmi falliscono, ‘tacci vostra). Siamo stati segnalati per un linguaggio scorretto? Ci si capisca: non è mai bello vedere il proprio lavoro ridicolizzato da un gruppetto di personaggi che non hanno altro da fare nella vita se non sputare sui successi altrui. Sappiamo chi sono? Sì, certo, ci siamo fatti un’idea abbastanza precisa, ma non segnaleremo nessuno perché noi non siamo La Nuova Digos e intendiamo differenziarci un po’ dalle varie scopette in culo del web (ops volevo dire “nell’ano”).
Conclusione: Se dobbiamo essere bloccati, che ci venga almeno spiegato il perché e ci venga se non altro riconosciuta la possibilità di difenderci nel merito. Non è mai bello vedersi allontanati dal proprio lavoro, dalla propria passione, senza avere spiegazioni. Siamo educatori, siamo imprenditori, siamo padri di famiglia. Verde è la sintesi di tutte le nostre esperienze e in un certo senso sarà la nostra eredità. “Bierde es bierde, tenes problemas?”, è il nostro piccolo motto. Sì, caro Facebook, adesso abbiamo un problema (sad emoji).
Grazie dell’attenzione”.

Siamo comunque molto felici per il supporto all’appello (qui, ne vale la pena) lanciato ieri e per il vostro entusiasmo nell’aiutarci  a condividerlo. Voi, nostro caro bistrattato pubblico che stiamo crescendo a nostra immagine e somiglianza, lo sapete che vi amiamo? E adesso vi lasciamo al racconto di oggi.

Graziano Gala nasce a Tricase il 19 settembre 1990. Vince nel 2012 il premio “Lo scrivo io” della Gazzetta del Mezzogiorno. Si qualifica terzo a Viareggio al Premio Nazionale Bukowski. Vince inoltre, nel 2016, il Carlo Cultrera. Ha pubblicato la raccolta di racconti Felici Diluvi e diversi racconti su Crapula, Argo, Risme, Settepagine e Antimateria, blog di Wojtek edizioni. Oggi è con con noi con il racconto Mettersi in proprio: un pezzo molto valido che merita di essere letto, perciò invitiamo chiunque a supportarlo (in mancanza della nostra pagina) condividendolo un po’ ovunque, nei limiti del non-spam. Buona lettura

L’illustrazione è di Laura Fortin.

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NOVO! PAZZESCO! ROMANO! #3: La fica nell’epoca della sua riproducibilità tecnica

Ci scrivono: “Cara redazione, Verde è morta, è giunto il momento di dirlo ad alta voce. Esistevate solo su Facebook, adesso neanche là vi si vede più… Lunga vita a Petra Giannini, morte ai ladri di sogni e di intenzioni!”
“Caro Capitano, no, non capisco. Dirò di più: non capisco né mi adeguo. Riprendo a seguirvi a gennaio solo in virtù della pazzesca serata dell’8 dicembre, ancora una volta mi avete fatto credere che in fondo un’altra possibilità ve la meritate, e cosa sono costretto a sorbirmi? Giorni di inutile gazzara sul Commissario che lascia ma forse no, e poi questa ridicola pagliacciata di “Ramses”, è uno scherzo, vero? Finalmente al comando della redazione ci sei tu, e per me che amo Verde dal primo giorno non poteva esserci notizia migliore, ma che ne dici di dare finalmente e da subito un taglio netto a tutte le inutili coglionate che tanto vi piacciono? Una sola cosa siete in grado di fare, e una sola cosa noi pubblico di Verde vogliamo da voi: Rivista.
Firmato un (per il momento) vostro lettore.”
“Gentile Basileus, può donarci una parola definitiva sul caso Giannini? Non le sembra il caso che la redazione prenda una posizione chiara e netta? Non vorrei un giorno dover pensare: “se le maldicenze girano e non vengono smentite, forse maldicenze non lo sono…”
“UE Commissa’, lo sai che fine ha fatto Ramses? COGLIONE”
“Devo essermi perso il post in cui annunciavate che Verde sarebbe diventata la Dov’è Wally dei non refusi. Così difficile fare rivista decentemente? Gli ultimi racconti pubblicati hanno una cura redazionale oscena”.
“Sono le 18:44 di venerdì 25 gennaio e non vedo ancora il racconto nuovo online. Verde esiste ancora o finalmente avete chiuso?”
“Felici resti un patetico pezzo di cane pazzo anche se non ti si sente più, saluti da Fiuggi eh eh eh”.
“Mosca miglior raccontista 2018 della Litweb? Eh seeee, come no, e io sono il Mago Silvan! Attenzione attenzione, incantesimo pazzesco, guarda come ti faccio sparire Verde dai segnalibri di Chrome… Puff! E niente più like sulla pagina! SIM SALA BIM! PATETICI COGLIONI”.
“Un po’ di sana attenzione alle tante e valide narratrici donne vogliamo darla o no? Ridicoli Incel pazzi”.

Sono solo alcune delle lettere arrivate negli ultimi giorni qui in redazione. Come al solito diamo spazio a ognuna delle vostre voci, senza commenti, nonostante ci sia più di una cosa da dire, chiarire, smentire. Ma Verde è così, prendere o lasciare ragazzi, siamo vecchi libertari di sinistra e no, non riusciamo proprio a cambiare.
Due puntualizzazioni però sono dovute: la redazione sta lavorando OFFLINE a un paio di bombette esplosive e pazzesche che detoneranno molto presto, la prima già nei prossimi giorni, l’altra a maggio (Luca Marinelli è al lavoro h24x7. Unica piccola anticipazione possibile: Ciro è un amico). Per realizzare cose pazzesche siamo costretti a uscire di sabato invece di venerdì? Sì. Problemi? Ce ne frega qualcosa delle lamentele millennials con cui sperate di ricattarci? Alt, ferma, stop ragazzi, non funziona proprio così. Non ci è mai interessato l’aspetto social del fare rivista, in questo senso restiamo antimodernisti vent’anni indietro e rimpiangiamo i what if mancati. Quanto al “caso Giannini“: 1) Non esiste alcun caso Giannini; 2) La redazione si riserva il diritto di lavorare sui testi in arrivo in piena libertà e autonomia, nel rispetto totale della volontà e della individualità delle nostre autrici e dei nostri autori. Tutto il resto sono chiacchiere da patetici nazitroll pazzi.
Tanto era dovuto. Veniamo a noi, adesso.

A NOI, sì, lo ripetiamo maiuscolo perché si capisca bene, a noialtri del NOVO! PAZZESCO! ROMANO!, una delle più belle invenzioni della Verde 2018, in piena continuità con la Verde 2019. Parole d’ordine del nuovo anno: schifo e altre storie impresentabili.
La riproducibilità nell’era della fica è il nuovo tassello indicibile che Gomez Palazzo ci ha regalato per registrare e testimoniare il Nuovo Strano Zeitgeist che da novembre abbiamo deciso di farvi annusare una volta al mese (inutile chiederci di aumentarne lo spazio, di più sarebbe uno spreco visto il pubblico che abbiamo).
L’illustrazione è ancora una volta di Laura Fortin, da All Melody.
Ciao, ci vediamo lunedì, domenica per chi è in chat. Come dite? Oggièsabatomanondovevateuscireieri? Benedetti ragazzi, ma allora non avete capito che facciamo il cazzo che ci pare, è abbastanza chiaro? Se non lo fosse, ciucciatevi pure La Nuova Carne Digos.

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La Mucca Esplosa

Lino Banfi alla Commissione italiana per l’UNESCO. E subito Verde Rivista patrimonio dell’umanità. Gran colpo di coda del Ramses-Commissario in una settimana che si preannunciava fiacchina. Stiamo comunque schisci ché abbiamo promesso al Capitan Frau di fare rivista come si deve, per un po’ almeno. Non si registrano incidenti da circa quattro giorni. Bene così.

Oggi abbiamo un esordio. Beatrice Galluzzi è laureata in “Comunicazione in Società della Globalizzazione”, ma per vivere realizza complementi d’arredo e lavora part-time in una libreria. Ha scritto a più mani “Il repertorio dei matti della città di Livorno” (Marcos y Marcos) curato da Paolo Nori. È arrivata due volte finalista al Giallo Mondadori, ed è organizzatrice del festival letterario “Scrittrice in noir”. È co-redattrice del blog Donne Difettose. Ne La Mucca Esplosa, il protagonista è un ducetto di cantiere che però ha tutte le fattezze e le movenze del real O.G. Mentre la mucca, be’ la mucca…

L’illustrazione è di Laura Fortin

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Barbette – Un mistero editoriale #4: Una rabbia piccola piccola

Quarta puntata di Barbette, l’ambizioso feuilleton noir thriller di Simon G. Helly che punta il dito contro il sistema editoriale italiano. Nell’editoriale dell’episodio precedente citavamo generosamente i questurini de La nuova carne, anche noti come La Nuova Digos: non sorprenderà nessuno scoprire che dietro agli attacchi messi a segno nelle ultime ore sulla nostra pagina Facebook (già passata alla storia come “La guerra dell’editing e delle recensioni“) c’è proprio la questura del non poeta (bontà sua) Pedretta, oltre a Davide Raimondi AKA Nubius Dee aka “Kolima Samizdat” e alla numerosissima pletora di patetici nazitroll pazzi che negli ultimi mesi hanno cercato di sbarrare il nostro cammino. Noi proseguiamo, turbati ma più convinti di prima, sicuri di fare rivista come nessun altro nella litweb italiana. E non lo diciamo noi, carinovistinostri, ma le nostre scelte. Pensate alle illustrazioni a esempio: quanto è pazzesca Laura Fortin?
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