La scrittura non si impara #4: Fantasy Missions #1

Claudia D’Angelo, “La scrittura non si impara”

Ci manca Luciano. Una volta ci bastava andare da Tomo a cercare refrigerio nel vento della saggezza che soffia tra i suoi diastemi. Lo aspettavamo giovedì ma non c’era. C’eravate voi però e tanto ci basta. La presentazione è stata pazzesca (qua il video solo per completistə pervertitə). Valentina Maini ci ha consegnato un romanzo omerico sulla memoria, il tempo, la libertà e le possibilità della letteratura di tramandare e costruire le storie, che poi sono le vite, che poi sono chi scrive. Letta La mischia non ha più senso farci domande sulla scrittura. Noi comunque avevamo già deciso che non c’è niente da imparare. Prendi Francesco Quaranta, a esempio: un anno fa faceva Occhicinema altrove (ue Monica ma hai pagato il dominio perché qua ci risulta irraggiungibile), ma a fine millennio scorso era un fumettista clamoroso.
Cosa succede combinando la passione per il fantasmino Casper e i GDR giapponesi, il tutto condito da troppi riferimenti alla cultura televisiva di fine Novanta? Se lo chiedeva forse il piccolo Quara Boy quando iniziò a “disegnare”
Fantasy Missions, una storia pazzesca in 14 episodi (qua tutti) che “scopriremo” su Verde nelle prossime settimane. 
Succedono cose anche nella nostra bolla litweb. Crauti – “rivista letteraria lo-fi” – “è un un think tank antipodale, un osservatorio bizantino, l’organo di vigilanza che nessun governo vorrebbe tra i piedi” e una quasi scissione che ricorda quest’altra quasi scissione che ricordava quest’altra quasi scissione che rimandava qua. Il “chiarissimo dojo” risuona ora nelle “call“? Ci torneremo, e seguiremo pure Terra di Nessuno (congratulazioni Manu e Fabio). Monica Pezzella ha scritto un (altro) racconto pazzesco (qua). Addirittura Francesca Avoledo (qua). Se siete a Firenze concedetevi cazzə pazzə, garantiamo noi (dalle 22 qua). Studiamo il futuro, incrociamo la filosofia, leggiamo Emanuela Cocco, distanziamoci fisicamente ma non socialmente. Domani Andreea. La copertina è di Claupatria. Ciao.

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La scrittura non si impara #3: Il dirigibile in gita sulle nuvole

Claudia D’Angelo, “La scrittura non si impara”

“Buongiorno”, oggi saremo telegraficə perché ci gira storta. Ramsy aveva ordinato tre pubblicazioni settimanali il lunedì, il mercoledì e il venerdì, la redazione rema contro “passivamente”, il nostro contributore di punta manda in pappa il calendario, risultato? L’uscita del sabato pomeriggio 🥴🥴🥴.
Problemi? Ovviamente no, in quanto a casa nostra (che d’accordo è casa di tuttə) noi si fa come/quanno ce pare dal 2012, 2011 o 2005, secondo il sistema aprocrifo di narrazioni adottato. Dalla settimana prossima Cover resterà il lunedì, la Ziti alla Luccone già annunciata andrà mercoledì, la scrittura non si imparerà di venerdì. Dalla settimana successiva: Cover di lunedì, la scrittura di mercoledì, Ricette il venerdì. E così via (come/quanno ce pare).
Einaudi un attimo in ritardo ma in ogni caso ben venga: noi avevamo già dato “dal 21 settembre 2020“, come le più attente di voi avranno notato anche su FB (pazzesco). Il nostro editore è il libraio più felice d’Italia, sentite qua (pazzesco). Provate a ordinargli il libro su Flavio Giurato appena uscito per Crac Edizioni (pazzesco). Un anno fa eravamo a Firenze a sussumere El Club nella Nuova Edizione: sembra ieri e invece (pazzesco). L’1 ottobre invece torneremo allo Sparwasser con la scrittrice migliore d’Italia (pazzesco). (Evento Facebook qui). D’altronde, ogni cosa è relazione, lo dice la fisica (pzzs).
La nostra relazione con Simone Bachechi è appagante e matura. Non appena saputo della nostra inchiesta innatistica e deterministica sulla scrittura, SB ci ha inviato un’email lunga così e piena di scansioni elementari pazzesche. Così lui: “Racconti che sembrano usciti dalla scuola Holden sezione infanzia. Se vi state domandando se esista o meno una sezione del genere all’interno della famosa scuola di scrittura non importa che andiate a fare ricerche sul sito internet, ma vi basterà recarvi in quel di Torino, in qualche mezzanino della linea A della metro, quella che da Porta Palazzo arriva fino a Moncalieri. Se vi state domandando se esista o meno una metro a Torino sappiate che è stata tirata su a velocità giapponese in solo due mesi proprio perché potessero essere affissi nei mezzanini i tazebao per tutti gli aspiranti geni delle lettere in erba che avrebbero potuto frequentare questi corsi per il cui lancio sono stati anche previsti degli sconti speciali per tutti i provenienti da fuori regione.
Se invece vi state domandando se Simone Bachechi avrebbe mai frequentato uno di questi corsi se quarant’anni fa fossero esistiti la risposta sarebbe che lui già aveva le sue visioni e non avrebbe avuto bisogno che gli fossero insufflate con il metodo Baricco.” A noi soltanto il compito ingrato di selezionare e discriminare Il dirigibile in gita sulle nuvole, questo prezioso tesoro impaginato dalla copertina di Claupatria (pazzesco).
Se non rispondiamo alle vostre email non andate in puzza e date tempo al tempo. Abbiate fede e pazienza e non temete ché vi leggiamo tuttə. Nell’attesa leggete buoni racconti, come questo.
Restate umanə o al più siate altrə animali. Ciao, compiti a casa per lunedì qua.
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La scrittura non si impara #2: Il fantasma nella scuola

Claudia D’Angelo, “La scrittura non si impara”

La leggenda narra che la giovane Claudia D’Angelo, aprendo gli occhi una mattina del 2002, abbia visto dipanarsi davanti a sé il proprio intero destino da reggente di Verde Rivista e ne sia stata seduta stante tremendamente “scucciatə”. Con una calligrafia ampia, chiara, ma senza fronzoli, Claudia cominciò a scrivere questo racconto. 

“Mi affacciai dalla ringhiera e non vidi nessuno ma continuavo a sentire una pallina e delle racchette che battevano. Mi guardai intorno per essere sicura che non ci fosse nessuno, scesi le scale e mi trovai faccia a faccia con il mio prof di educazione fisica. Lui mi chiese dove stavo andando, e io non riuscivo a rispondergli, balbettavo…” 

È difficile non scorgere in queste righe la presenza opprimente del patriarcato.

Il racconto, cupo e bloccato in un’atmosfera tardocapitalista in cui Claudia prefigura già la mancanza di prospettive reali e spazi di manovra e descrive infatti tutti gli amici come “…fermi, impalati, con gli occhi sbarrati rivolti verso la finestra”. Insomma il fantasma che compare, potremmo definirlo un boomer prototipico, ma anche le responsabilità inevase delle generazioni che ci hanno messo su questa terra, in questa situazione (Claudia non chiarirà mai questo punto in sede di correzione del tema).

La risoluzione però arriva mostrandoci il seme di quello che sarà l’escapismo letterario di Claupatra, di Verde tutta e, perché no, dell’umanità: “Poi mi venne un’idea e, gli dissi che lui doveva darmi dei poteri. Lui mi diede il potere di spostare gli oggetti, farli scoppiare e farli cadere. Ogni 24 aprile il tempo si fermava e io facevo divertire il fantasma con degli scherzi ai miei amici”. Non si confonda qui la richiesta di poteri con quella di privilegi: per questo punto vi rimandiamo all’articolo di Antonio Russo de Vivo.

Il Fantasma nella scuola, già pubblicato pesantemente editato sul secondo numero di Pastiche – la prima, leggendaria rivista fondata da Pierluca D’Antuono – è riproposto oggi nella sua versione originale per La scrittura non si impara, la nostra ormai proverbiale rubrica innatistica e deterministica del venerdì quanno ce pare. La copertina pazzesca è di Claupatria medesima. Buon fine settimana democratico e referendario all’insegna del… NO 😉 
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La scrittura non si impara #1: Ormai l’estate è passata

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Claudia D’Angelo, Pierluca 1988

A differenza dei volgari imitatori che “sciacalleggiano” estemporanei interessi pelosi “out of character” (detto che Martino è un amico e tale resterà), è bene ricordare che Verde si occupa da sempre di scuola: come è noto, la nostra rivista nasce in seno al POF 2012/2014 del Liceo Scientifico Statale Gullace di Roma, allora frequentato, tra gli altri, da Orso Tosco, Sabina Napolitano, Cristiana Biferali (sorella di) e Simone Sauza, la prima mitica redazione di “Verde scolastico”, coordinata dal vecchio (già allora) prof Darione De Cristofaro, oggi a un passo dalla agognata pensione che si godrà meritatamente dai piani alti dell’editoria indipendente che conta.
Rinnoviamo la nostra storica carta d’identità pedagogica e formativa anche in questo settembre così oscuro e incerto interrogandoci con Franco Lorenzoni su chi è padrone della parola nella scuola. Noi non lo sappiamo ma per analogia anti intuiva una cosa è certa: la scrittura, nella litweb, non la comanda nessunə, non si insegna e noi oggi siamo qua a dire che
non si impara. Nelle prossime settimane testimonieremo il nostro convincimento deterministico con contributi innatistici più o meno prestigiosi (al solito).
Ormai l’estate è passata è il pessimo tema scritto l’8 ottobre 1993 dal piccolo “Pollan in erba” (eheheh) “Pietro Luca” (sic) D’Antuono, che già nella allora classe VD della scuola elementare statale San Pio X di Foggia dimostrava una spiccata svogliatezza per la scrittura (posto che significhi qualcosa).
Piove. La terra si disseta e noi ci beneficiamo dei suoi “frutti.” È tutto sotto controllo, ce la faremo? YES WE KAN’T, come dice quello.

Ciao, buon fine settimana.

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