Autobiografia di una funzione

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Claudia D’Angelo

Non c’è gusto nella bolla a essere intelligentə. Ieri, nonostante il tedio domenicale incipiente e la relativa droga consumata, abbiamo tentato di ravvivare una presentazione tanto precisa e simpatica quanto boring. Le domande serissime che abbiamo rivolto al trio Gala-Palomba-Spiedo, i Conti-Panariello-Pieraccioni ma campanə o giù di lì della litweb, non hanno trovato né risposta né ospitalità. Noi non ci offendiamo ma ribadiamo che qualcosa non torna nella copertinistica della piccola sebbene meritoria editoria indipendente italiana. E il dalle alla ministra è roba da Piero Ricca.
Se il romanzo di Spiedo ve lo consigliamo? Ma noi vi consigliamo quello che volete, comprate pure, comprate tutto, fate girare l’economia o fate come Ramses, aspettate i preziosi dei generosi uffici stampa. Poi però fate le bravə e mettetevi a studiare. Vecchə e ciechə di fronte al portale fatevi demoni di Maxwell, sciogliete i nodi dell’entropia e dell’irreversibilità del tempo, evitate l’inevitabile, uccidete nani a bastonate, rendetevi capaci di ogni cosa, degna o indegna, ribaltatevi nella magica causalità della morte, siate sacrə e smettetela di pensare al tempo in termini di perdita.
Allora sarete prontə per leggere
Alfredo Zucchi. Leggetelo qua in conversazione con Andrea Cafarella, qua spiegato da Siviero, qua tra due giorni con Gala, qua e adesso su Verde.
Di Alfredo su queste pagine si è già detto a iosa.
Autobiografia di una funzione, la letteratura che dialoga con se stessa, che deforma e manipola se stessa, aziona meccanismi combinatori microscopici che possono provocare effetti dirompenti, ce l’abbiamo soltanto noi.
Il collage è di
Claupatra.
Non citateci, non menzionateci, non imitateci, vogliamo soltanto essere dimenticatə. C’è un detto che dice AMEN. E così sia.

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Cover #9: La Torre

Buongiorno, perdonateci la zona rossa, la appoggiamo qui.

Il nostro buon Francesco Quaranta ci propone oggi una cover di Sara Mazzini. Come per ogni cosa che lo contraddistingue, ha barato sulle regole della rubrica: ha preso due racconti della nostra (GinoMadena) e li ha legati a modo suo.

L’illustrazione è di Claudia D’Angelo. E guai a chi ce la tocca.

E ora: il weekend in breve.  L’ormai famigerato attacco di Francesco Spiedo alla redazione di Libero ha scatenato e diviso Verde, oltre che essere costato il posto a Francesca Valenti, rea di averlo recensito (it’s just a synopsis, my dear).
Amico Spiedo, la tua “intemerata” alla Masaniello aveva messo in conto questo? Un altro effetto collaterale del tuo successo? Com’è che diceva il tuo amico baffone? Per fare una frittata va rotta qualche uova, no?
Sulla questione pare che siano pronti a intervenire gli avvocati di Fandango, prestati da minumum fax (sono lo stesso pool di avvocati pro bono che girano da redazione a redazione come uno sciame di giuristi affamati). Sta di fatto che la colonna campana di Verde rischia di finire allo sfascio per via dei disaccordi dovuti al fatto che ancora non si sa di cosa parli il libro del “nostro”.

E ora: La Torre.

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Klaus il terrorista

Claudia D’Angelo

Stefano Sicignano è un amico di Verde, e quando diciamo amico non intendiamo “amico”. Facciamo a capirci: Palomba è un “amico” di Verde, Simone Lisi è un amico di Verde. Francesca de Lena è “un’amica” di Verde, Valentina Maini è un’amica di Verde. Matteo Meschiari è un coglione, Michele Vaccari è famiglia nostra (e noi sempre dalla sua parte). Stefano Sicignano su Facebook ci sta come Cristo comanda, interagendo nei gruppi della lazialità sportiva e letteraria senza sbavature. E allora, dice, chi è sbava? Quellə della “pietosa sfilata di capre violente partenopee”, o quellə che ancora sfotticchiano questə ragazzə costrettə a sorbirsi in classe 18 ore a settimana i precari (chissà perché sono sempre precari e tutti maschi, poi) dell'”ossignora mia alla loro età quanto eravamo mejo noialtri”.
Chi ha capito ha capito. Degli altrə ce ne fottiamo alacremente.
Non è che Stefano Sicignano apre Facebook e posta nel feed “ho iniziato il romanzo nuovo”. E dice, perché non lo fa? Perché sa che partirebbero i doverosi “ESTICAZZI”. E allora cosa fa, Stefano? Scrive in silenzio, legge, studia, nutre le sue ossessioni e per fortuna (nostra) riemerge puntualmente a farci leggere perle preziose come Klaus il terrorista, un racconto già pronto un anno fa, ma che aveva bisogno di esitazione e di un Facebook ragionato. 1980, i Clash a Bologna, Klaus Bachlechner e Antonioni con e senza g, il tradimento della Fiorentina, Il fraintendimento ideologico, il tragico fallimento delle PunK Bands. Praticamente pazzesco.  
Lunedì scorso avevamo letto 100celle City Rockers (qui), già vincitore di Scenicchia una sega #2. La settimana prossima vi proporremo l’ultimo capitolo di una trilogia che Stefano ha già deciso di fare crescere altrove, e di cui vi diremo più in là (ne sentirete parlare molto).
Su Liberementi intanto Federica Sabelli parla di Postporno e della possibilità di decostruire un certo immaginario pornografico mainstream. Un pezzo da leggere (qui), anche a proposito di social delle manelle.
Il collage è di Claupatra. La Nuova Verde sta vergognosamente bene e non chiuderà, sebbene come ogni cosa sia ormai chiusa in sé. Buon lunedì, se credete.
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Pasta Madre

Valentina Di Cataldo ha trentatré anni e viene da Milano, ha studiato filosofia, divora parole e scrive moltissimo. Ha pubblicato su Linus, Colla, Spore e varie altre riviste non-Verde, ha collaborato con Book Detector, agenzie letterarie e case editrici indipendenti. Ha scritto due romanzi, entrambi semifinalisti al Premio Nazionale di Letteratura Neri Pozza.
Organizza i Cortili inVersi, festival di poesia, letture, musica e arti performative in luoghi non convenzionali. Chissà che non si riesca a incastrarla nelle prossime dirette del lockdown atto secondo che, in quanto redazione tutta, sentiamo sempre più imminente.
 
Oggi Valentina ci propone Pasta Madre, che in qualche modo ci aiuta a tenere in piedi il filone culinario a cui sembriamo esserci affezionatə nelle ultime settimane. Lunedì torna Sicignano, preparate i pugni.
 
Il collage è di Claupatra.

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100Celle City Rockers

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Claudia D’Angelo

Valentina Maini ha trionfato (sacrosanto) la Classifica di qualità di ottobre dell’Indiscreto, noi lo sapevamo (lo dicevamo qua), siamo felici e così speriamo di voi. Se tanto ci dà tanto tra qualche tempo quel trono sarà di Stefano Sicignano, che sta scrivendo una bomba di cui per il momento non possiamo dire, ma vi terremo aggiornatə. 100Celle City Rockers aveva già vinto Sus#2, lo avevamo già letto qui e oggi ve lo droppiamo in alternative version a inaugurare un mini ciclo dedicato a Stefano che proseguirà per i prossimi due lunedì. Pazzesco? Praticamente, come questo bel racconto di Simone Ghelli attorno ai forni letterari (a proposito di Sus#4).
Questo “articolo” ci ha fatto incazzare non poco, ma non finisce qui. Seguiranno comunicazioni dalla chiesa di Michele, cioè noi. Che cosa vogliamo? Soddisfazione. E abbiamo detto tutto. 
Il collage è di Claupatra. Oggi è lunedì, è già passato un anno dall’Operazione 20C/post 3 (qua tutta). Una prece per Mauro.
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Gioventù Etrusca #8: Il Giudice

La guerra è finita

Altro che il diamante: una mascherina è per sempre (a meno che sia monouso, ma ci interessa il concetto di mascherina non il bene di consumo in sé eddai su dallə cosiddettə). Benvenutə all’alba del nostro secondo bellissimo lockdown. Broom broom, scaldate i motori dei vostri Zoom, o qualunque altra diavoleria tecnologica li faccia funzionare. Se tutto va male (che tanto va sempre tutto peggio rispetto a come dovrebbe), se non altro ci vedremo in diretta.

Ma oggi ci consoliamo con l’ormai fondata tradizione della Gioventù Etrusca. Lo facciamo con Federica Patera e il suo Il Giudice. Qualcosa che, secondo il Doc Mosca, piazza Federica a metà strada tra Kafka e De André, e che fa dire a Quara: “Eccerto Doc, due uomini, ovvio! Classic!”

Stasera invece tutti qui perché Martina Neglia e Marie Moïse presentano il nuovo sussidiario obbligatorio per l’anno scolastico 2020/21 al Centro Rieducativo per Giovani Maschisti Pazzi Metodo Artemisia, ovvero Il Contrario della Solitudine di Marcia Tiburi. Tra l’altro, Martina, assieme a tutto il collettivo Porco Rosso di Palermo, fa parte honoris causa della redazione di Verde Rivista (anche se ancora non lo sa).

Vi auguriamo un buon fine settimana, e tuttə a casa a mezzanotte, piccolə Cenerentolə.

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Cover #6: Polpettone

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Claudia D’Angelo 2020

Francesco “Daddy” Quaranta ha scritto per Verde più di trenta racconti. Il primo, qui (peraltro online cinque anni fa), fu il nostro preferito finché Francesco non scrisse Kar-Mario. Kar-Mario era l’irricevibile titolo di lavorazione de Le riposte del karma, il nostro racconto preferito finché Francesco non scrisse Bru-Ma, che fu poi il nostro preferito fino alla Saga delle sagome.
La verità è che i racconti del Daddy ci piacciono tutti, soprattutto da quando gli aggettivi sono diminuiti e in lavorazione restano senza titolo. D’altronde nel 2016 noi qua si faceva redazione seria e i racconti si redigevano collettivamente, con un occhio di riguardo ai titoli (e ai finali).
Quando spiegammo a Francesco che non avremmo mai potuto pubblicare un “Kar-Mario”, lui se ne uscì con un “Karma Camilionario”, “La risposta alla mediocrità”, oppure “Polpettone“, il titolo scelto infine da Beatrice Galluzzi per Cover, la nostra rubrica che riscrive le storie che hanno fatto la storia di Verde.
Potevamo scegliere meglio di Beatrice, lei medesima che ha scritto la storia di Verde con racconti quali questo e questo? No, e per strafare aggiungiamo pure un collage pazzesco di Claupatra (senza la i).
Un anno fa si entrava nel Dojo. Da allora tutto è cambiato e nulla sarà mai più come prima. Mentre aspettiamo Crauti (campacavallo), un bel racconto di Fabio Maximo sulla migliore rivista non Verde del momento (qua).
Mercoledì aritorna Quara fumettista, ma questa settimana arileggeremo Ricette e pure Gioventù Etrusca.
Praticamente pazzesco, dite? E senza tema di smentita, benedettə ragazzə.

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La scrittura non si impara #4: Fantasy Missions #1

Claudia D’Angelo, “La scrittura non si impara”

Ci manca Luciano. Una volta ci bastava andare da Tomo a cercare refrigerio nel vento della saggezza che soffia tra i suoi diastemi. Lo aspettavamo giovedì ma non c’era. C’eravate voi però e tanto ci basta. La presentazione è stata pazzesca (qua il video solo per completistə pervertitə). Valentina Maini ci ha consegnato un romanzo omerico sulla memoria, il tempo, la libertà e le possibilità della letteratura di tramandare e costruire le storie, che poi sono le vite, che poi sono chi scrive. Letta La mischia non ha più senso farci domande sulla scrittura. Noi comunque avevamo già deciso che non c’è niente da imparare. Prendi Francesco Quaranta, a esempio: un anno fa faceva Occhicinema altrove (ue Monica ma hai pagato il dominio perché qua ci risulta irraggiungibile), ma a fine millennio scorso era un fumettista clamoroso.
Cosa succede combinando la passione per il fantasmino Casper e i GDR giapponesi, il tutto condito da troppi riferimenti alla cultura televisiva di fine Novanta? Se lo chiedeva forse il piccolo Quara Boy quando iniziò a “disegnare”
Fantasy Missions, una storia pazzesca in 14 episodi (qua tutti) che “scopriremo” su Verde nelle prossime settimane. 
Succedono cose anche nella nostra bolla litweb. Crauti – “rivista letteraria lo-fi” – “è un un think tank antipodale, un osservatorio bizantino, l’organo di vigilanza che nessun governo vorrebbe tra i piedi” e una quasi scissione che ricorda quest’altra quasi scissione che ricordava quest’altra quasi scissione che rimandava qua. Il “chiarissimo dojo” risuona ora nelle “call“? Ci torneremo, e seguiremo pure Terra di Nessuno (congratulazioni Manu e Fabio). Monica Pezzella ha scritto un (altro) racconto pazzesco (qua). Addirittura Francesca Avoledo (qua). Se siete a Firenze concedetevi cazzə pazzə, garantiamo noi (dalle 22 qua). Studiamo il futuro, incrociamo la filosofia, leggiamo Emanuela Cocco, distanziamoci fisicamente ma non socialmente. Domani Andreea. La copertina è di Claupatria. Ciao.

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Cover #5: Ricette

Ciò che doveva essere detto è stato scritto qua. Dunque editoriale brevissimo, giusto il tempo di notificare l’allontanamento della “colonna romana” dalla redazione di Verdə Rivista. Alessio Mosca risulta irreperibile da venerdì sera; il suo ultimo contatto: un banale scherzo telefonico a Filippo Santaniello. Stefano Felici, il sabato pomeriggio, fonda Crauti, rivista tedescofona che mira alla distruzione di Verdə. Andandosene dagli uffici della redazione, si trascina dietro Federica Sabelli, la quale nella fretta dimentica sulla scrivania il racconto di oggi. Che situazione imbarazzante per lə “dissidenti”.

Il 15 gennaio 2018 Verde pubblicava con riluttanza Ricette, raccontiello di Stefano Felici immediatamente entrato a far parte del Canone del Faraone, quella di oggi è la Cover di Federica Sabelli che punta a spazzare via l’originale dalla faccia del pianeta. Non esitiamo a dirlo: un addio col botto.

Il collage è di Claupatra.

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Cover #4: Edipo se la ride

Claudia D’Angelo, Edipə

Prosegue Cover, la rubrica che riscrive le storie che hanno fatto la storia di Verde. E che vuol dire riscrivere le storie che hanno fatto la storia? Forse non riuscire mai a dire bugie e ammettere che noi siamo noi e qualcunaltrə? Succedono cose molto strane e noi ci sentiamo cattivə. Siamo tuttə presə dai giorni importanti che ci attendono e ci separano da qui al primo ottobre, quando allo Sparwasser dialogheremo con la migliore scrittrice d’Italia coeva. Evento Facebook qua, prenotate per esserci di fronte alla storia che riscrive le storie, sarà una meritata ricompensa alla fatica della lettura.
Simone Bachechi tutta la vita. Lo avevamo lasciato tre giorni fa nel marzo 1980, lo ritroviamo a cavallo tra il 2016 e l’oggi. Edipo se la ride e così speriamo di voi. L’originale è del nostro capitano Andrea Frau. Non lo avete mai letto? Shame on you, sta sempre qua
Mercoledì Ziti alla Luccone. Avete mai pensato che per mentire bisogna avere molte verità in tasca? Auguri a Tony Vena.
Il collage ovviamente è di
Claupatria.
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