Dreieck

Nina Hagen is the Blue Angel

Un quinto della redazione si riunisce a Oristano per una nuova edizione di PITTICCU – FESTA DELL’IMMAGINARIO (di cui sotto sotto la nostra parte autodistruttiva spera di ricevere un nuova “review” da parte di Marianna De Coro e Guido Felice Ladonna – qui nei commenti i risultati della loro opinione su STRANIMONDI ’22)

Noialtri sfigati rimasti a casa per questo lunghissimo ponte ci consoliamo leggendo il nostro house writer Stefano Sicignano che ci porta nella Germania Est per un piccolo retroscena calcistico messo insieme con frammenti e indiscrezioni raccolti calcando le tribune di tutti gli stadi più caldi d’Europa.

«È un po’ piccolo per fare il professionista…»

«È un toro. Un metro e settantacinque per settantacinque chilogrammi.»

L’allenatore del FC Neubrandenburg fa una smorfia. Lui è alto due e metri e sette centimetri per centodieci chilogrammi, guarda tutti dall’alto in basso, prima di diventare allenatore di calcio, ed essere stato calciatore, ha portato la medaglia d’oro per il lancio del disco nella DDR. Gerd Müller, il trainer della locale squadra universitaria di pallone, omonimo della futura leggenda della Germania Ovest, gli sorride. Lui è stato uno scarsissimo giocatore di football, ma di calcio ne capisce. Eccóme! E quel ragazzetto di colore di soli diciassette anni, di talento ne ha da vendere: scatto dribbling tiro. Goal. È un piccolo fenomeno.

«Fagli un provino. Vedrai che lo convocherai subito in prima squadra. Senza pensarci troppo.»

I due si stringono la mano. Inizia la carriera di Chérif Souleymane nella Seconda Divisione del campionato di calcio della Germania dell’Est. Siamo nel 1962, da un anno Berlino è divisa da un muro.

«Sono orgoglioso di essere l’unico giocatore di colore in tutta la Germania Est. Mi sento eccezionale.» Ha appena finito di farsi la doccia, sta davanti ai microfoni, si sistema la camicia. Va di fretta. Tra meno di mezzora ha la lezione di Disegno alla facoltà di Architettura.

È arrivato nella cittadina del Brandeburgo, a centotrenta chilometri a Nord di Berlino, dalla Guinea, con una borsa di studio, in uno scambio interculturale tra i due Stati. Dall’Africa nera all’Europa orientale, quella della Cortina di Ferro, disegnata definita delimitata dopo la Seconda guerra mondiale dal Patto di Varsavia. La Germania dell’Est è il Paese più rilevante, politicamente, dopo l’URSS. Per un comunista è un orgoglio entrare a farne parte, seppure come atleta. Ma il suo precipuo scopo è di laurearsi e ritornare nella propria terra d’origine con la prestigiosissima qualifica accademica in tasca. Il calcio è un hobby. Un diversivo. Un modo per emergere. Una maniera per affermarsi in quel mondo così freddo. Così strano. Ma un comunista sa adattarsi. Deve adattarsi.

I goals fioccano, alla fine del campionato, stagione calcistica 1961-’62, sarà capocannoniere. Chérif continua anche a studiare, non senza fatica. Il football lo sta assorbendo un po’ troppo. È diventato l’idolo della città. È stato pure invitato a pranzo dal sindaco. È ben visto da tutti. E da tutte. Non sa a chi dare i resti. D’altronde il suo fascino è indiscutibile. Ma lo studio ne risente.

Nella stagione successiva trascina il Neubrandenburg alla promozione, storica, in Prima Divisione. A questo punto accade il misfatto. Chérif non può giocare in Oberliga perché è un calciatore straniero. Il regolamento non ammette deroghe. Non si abbatte, oramai il calcio è la sua vita: non può più farne a meno, è diventato un atleta professionista. Deve trovarsi un contratto, una nuova squadra. Chi meglio dei rivali storici del Neustrelitz? Così nel 1963-’64 firma per loro. Continua a militare nella Seconda Divisione.  

***

«Me ne ritorno a casa, in Guinea.»

«Perché?»

«Troppi insulti. Troppe parolacce.»

«…»

«Troppa stupidità. Troppo razzismo.»

«…»

«Scheiße nigga!», «Sceiße nigga!» E lui giù a buttarla dentro ma adesso basta. «Come ha fatto a imparare il football in Africa?» E lui giù a buttarla dentro ma adesso basta.

Chérif ripensa con simpatia ai ragazzini che, increduli, appena arrivato gli toccavano la pelle perché pensavano fosse sporca di carbone. Ne era divertito. Ma gli insulti razzisti in tutti gli stadi di tutta la DDR e le stupide domande razziste della stampa, quelli NO. Proprio NO.

***

«Pronto sono Angela!»

«Angela chi?»

«È uno stupido scherzo?!?» La signorina Merkel, ventun anni, brillante studentessa universitaria, si distingue per la sua procace intraprendenza. Non è bella ma ci sa fare con gli uomini. E gli uomini si ricordano di lei, delle sue capacità amatoriali. Ma questo non l’ha ancora scopato. Lo sogna da quando ha dieci anni. E ora, attraverso un amico in comune, che li ha presentati più di tredici mesi fa, finalmente riesce a contattarlo. Jürgen le ha rimediato il numero di telefono, laggiù in Guinea, a Conakry. Lui è Chérif Souleymane. Attaccante dell’Haifa Conakry. Una leggenda nel suo Paese. E in tutta l’Africa. È il 1975 e il formidabile giocatore guineano ha vinto la sua seconda Coppa dei Campioni africana. Dopo quella del 1972.

Chérif riattacca. Angela richiama.

«Sono Angela Merkel, ci siamo conosciuti un anno fa qui a Lipsia. Ci ha presentati Jürgen Klopp.» (Zio dell’odierno allenatore del Liverpool)

«Ahhhh!!!» Chérif non si ricorda un cazzo.

«Sono Angela, adesso ti sono ritornata in mente? Sono la tifosa sfegatata della Lokomotive…»

«Sì! Sì! La biondina con gli occhiali.» Chérif è quasi disgustato, quella stronza ninfomane gli è andata subito sui coglioni. Chissà perché! Però ha una bellissima voce. Ed è intelligentissima. Si ricorda che sapeva a memoria tutti i risultati dell’Oberliga degli ultimi vent’anni. Sorprendente. Una Ultras della Lokomotive Lipsia. Arrapante.

«Dove ci possiamo incontrare?»

«A Lipsia.»

«Ok!»

«Ok?»

***

Nina si trova a Conakry, è in vacanza, è estate. È il 1977. Chérif Souleymane ha vinto la sua terza Coppa dei Campioni africana. Hanno appuntamento a Kaloum, in albergo, per poi recarsi a Ratoma per cenare. Nina Hagen deve anche prendere accordi per un concerto in Guinea.

«Mi sei mancato Chérif.»

«Anche tu Nina.»

«Non possiamo sempre incontrarci di nascosto.  Di che cosa hai paura?»

«Io lo faccio per te. Hai già troppi problemi nel tuo Paese…»

Nina Hagen e Chérif Souleymane si sono conosciuti a Berlino Est nel Natale del 1975; la loro è stata una travolgente storia d’amore.  Adesso si ritrovano, dopo un anno e mezzo, in Africa. Il secondo tempo di una passione che non conosce confini.

***

«Chérif è il mio uomo.»

«Me lo sono scopato prima io.»

«Troia! Non ti ama. Ama solo me.»

«Perché ti nasconde?»

«Mi protegge!»

«È lui che si protegge dalla tua follia.»

«Sei una cicciona chiappona cellulitica.»

«Sei una pazza drogata fuori di testa.»

Per la cerimonia di fine mandato la cancelliera Angela Merkel sceglierà una canzone della cantante Punk Nina Hagen: «Du hast den Farbfilm vergessen.»

Stefano Sicignano

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