Gioventù Etrusca #16: Balls

larrysultain

Larry Sultan | The Valley | Making porn

Gioventù Etrusca è il modello sincretico de La Nuova Verdə in cui convergono le scenicchie già inconciliabilə, confederate nella grande dodecapoli della Litweb: non un genere, né una tendenza, ma una dimensione di autrici e autori lazialə, toscanə, umbrə, campanə, dal gusto ellenico, praticamente etruschə.
Da oggi ne fa parte anche
 l’Avvocato Caringella con Balls, un racconto che si apre con una foto di Larry Sultan da The Valley, reportage fotografico sull’industria del porno, e si chiude con una colonna sonora softcore/hardcore mood. Come dite? Praticamente pazzesco, solo su Verde?

Ero lì da quasi un anno. Al 53° piano dello Spencer Center, sede del “Metaphisycal Magazine”, l’occulto spin-off speculativo del “Wall Street Journal”: speculativo perché creato dai domatori di squali della Borsa al puro scopo di incamerare i contributi federali per l’editoria insieme ai lasciti di filantropi, mecenati e altri scriteriati, e anche perché il giornale non parlava sostanzialmente di un cazzo.

Stagnavo.
L’unico passo in avanti che avevo compiuto – complice un asma ingigantito dal mio terapeuta Phil Bratz (un dottore, un imbonitore) e dalle mie indubbie doti di guitto – era stato passare dallo sconfinato open space, la batteria di polli d’allevamento della redazione, al piccolo ufficio dove mi trovavo adesso, dalle finestre tendenti all’oblò ma che condividevo solo con Melania, una ragazza insipida come una radice e che si occupava delle ricerche per “Oggi è Morto” la trafilettomorfa rubrica commemorativa della rivista.

Io, da parte mia, mi avvalevo del mio master in scrittura creativa per far sentire intelligenti e cazzuti i lettori maschietti alfa/omega nell’oroscopo porno-filosofico del magazine. Avevo appena deciso di trasformare, per quel mese, i partoriti nella prima decade in “demiurghi della scopata”, quando arrivò la chiamata che aspettavo da una vita.

All’ultimo piano si respirava un’altra aria. I colleghi indossavano vestiti sopra le righe (non mi dimenticherò mai il tailleur color maionese che mi squadrò dal front office senza salutarmi) e le pareti, sfrontate, ti prendevano a pugni sorridendo di azzurro carta zucchero e rosa confetto. 

Nella stanza del grande capo, piastrellata con zolle di vera erba del Maine e che si dava arie da campo da golf, Kawasaki san, un giapponese con lo sguardo da kamikaze e il fare da boss della yakuza, con un ferro 7 nella destra e un manuale di ikebana nell’altra, mi disse che ai piani alti (in cielo pensai) si parlava dell’evoluzione genetica della rubrica a cui collaboravo: il pornozodiaco per broker sarebbe diventato il giornale e tutto il resto, indice Nikkei compreso, la rubrica. Soldi & sesso. Intercambiabili, insomma.

Poi mi assegnò i compiti: pedinare W.J. “Billy Balls” Kowalski, l’antieroe trasversale del porno, trovare qualcosa, qualsiasi cosa, e riferire. Con un monosillabo e la mazza da golf mi indicò la porta.

Non attesi più di un minuto per risparmiare ai miei occhi l’arcobaleno indecente delle pareti, sfidare la gravità sull’ascensore panoramico dello Spencer Center e prendere il taxi. Più tardi, dissi ciao dall’oblò del N.Y-L.A. della American, calai la mascherina e amen.


Quello stesso pomeriggio, quando mise fuori il naso, il cappello con la piuma, il pantalone aderente viola misericordia e tutto il resto, fu la prima ed ultima volta volta che vidi W.J. “Billy Balls” Kowalski vestito. E la penultima che lo vidi vivo. Aveva un’aria diversa, un’immagine del tutto asincrona rispetto alla proiezione che ne usciva dallo schermo. Ecco, sembrava un cazzone con i fiocchi e non il fine intellettuale che tutti i cultori del porno conoscono. “Kafka & Kamasutra”, “Fellatio sine conditio” e “Anal or analysis?” sono pietre miliari, titoli indimenticabili; in senso strettamente letterale: perle ai porci. Alzi la mano chi non ha provato a ripetere a casa posizioni come il “69 alla terza”, il “Frattale” o “L’antitesi” (fatiche inutili per lo più, perché presuppongono per la loro riuscita basi culturali di livello accademico, resistenza da maratoneta keniota e dotazione da Top Gun).

“Senza Billy Kowalski non avrei mai scoperto il Punto G. E nemmeno Kant” diceva una ragazza dalle misure del bra pari alle diottrie degli occhiali che le avevano incastrato sul naso (finte le misure e finte le diottrie of course) in uno degli spot che pubblicizzavano “Pornosophy” l’autobiografia autorizzata di Balls (scritta a 4 mani, per fermarci a quelle), ormai alla 20° ristampa, con Blue-ray e videogame allegati se si optava per il cofanetto deluxe-limited. In definitiva, non credevo che quello che adesso stava entrando nella Lotus rossa con l’alettone posticcio e i cerchi in ottone e il look da pappone psichedelico semi analfabeta, fosse lo stesso che al cinema e sui manuali riusciva nello stesso momento ad abbeverare le menti e gli orifizi e che chiamava la sua modalità di accoppiamento “approfondire”, ogni volta che se ne presentava l’occasione.

Il magazine mi aveva noleggiato una Kawasaki, in onore del grande capo forse, ma a malapena stetti dietro alla Lotus fino alla San Fernando Valley.

Billy inchiodò in una strada laterale, tra gli ontani. Scese. Si diresse verso una villetta a due piani, niente di che, niente giardino zoologico, solo due palme, l’altalena e il prato tenuto a cazzo. Bussò due volte. Si sentì il rumore della serratura che scattava dall’interno. Entrò. Bello scoop la villetta, pensai, rimestando nella mia sconfinata riserva di sarcasmo. Decisi di avvicinarmi. Mentre squadravo la struttura della casa, sentii dei passi dietro di me. Era una portoricana, con la faccia che sarebbe servito un incantesimo per metterla a posto ma il corpo da coguaro in cattività che ruggiva “sono ancora selvaggia mettimi alla prova” e mi apriva la mente verso paradisi artificiali popolati di materassi ad acqua a forma di Colt, specchi, baccanti e defibrillatori.

La salutai, abbassando i ray ban e scoprendo due occhi da cucciolo. Lei si fermò, rise, e si diresse verso la casa. Ehi, le dissi. Cazzo vuoi, rispose. È là che vai, continuai, gli occhiali al loro posto. Sì. Dal voodooooh, concluse la felina supersexy con la faccia cubista prima di abbandonarmi. Poi due rintocchi alla porta. E dentro pure lei.

Il voodoo, pensai. Ecco come fa Billy. Non si spiegava altrimenti. Mi rincuorai. Era la magia, allora. Ci credevo. Lo sapevo. Immaginai il mio articolo e titoli tipo “Il segreto di Balls”, “E’ uno zombie. Svelato l’arcano”, “Solo magia nera, vedete…” e amenità simili. Stavo pensando a come fare a entrare e poi a uscire intero e col culo al posto suo, quando si sentì un grido o una risata. La porta si spalancò. Uscì la ragazza portorico, con un sorriso che le ridisegnava i lineamenti (ci si orientava ancora meno di prima sul suo viso) e dietro di lei Kowalski. Aveva un pacchetto in mano. Dopo il cancello si divisero.

Balls andò verso la Lotus. Io misi in moto, tra gli alberi. A tre metri dall’auto, sull’asfalto, qualcosa nel suo giubbotto iniziò a cantare un’aria di Puccini. Balls si fermò, tirò fuori il cellulare, disse “hello” e morì. 

Ricordo che l’auto che la curva vomitò, e che lo travolse era una Dodge bianca e nera tipo macchina della polizia, con la D centrale della scritta che mancava e la targa Illinois BDR529; e che si fermò un lungo istante e poi sparì nella valle. Il corpo era proprio davanti a me, sul bordo della via, all’ombra degli ontani. Mi chinai, presi piano lo strano involto che le mani di Billy stringevano ancora. Dentro c’erano delle strane foglie arancioni, mai viste. Richiusi l’involto, lo misi in tasca. Iniziai a fare le foto. Quando arrivò lo sceriffo raccontai che avevo assistito solo all’ultima scena, che della macchina non ricordavo nemmeno il colore e che ero lì per caso.

Sull’articolo, “Kamasutra per zombie”, scrissi un sacco di cose, tranne quella. Quella delle strane foglie, che fumo a piccole dosi ogni sera in attesa che il velo di Maia si scosti e che la mano di Olorun, del Grande Maestro, scenda su di me, sul mio cervello, sul mio sesso, su tutto il resto. E succede anche che io studi filosofia e astrofisica, ma senza riuscire ancora a capire come cazzo devono mettersi le gambe per un “Frattale” dignitoso. Forse Billy era Billy, e basta.

Quanto al voodoo, tutte puttanate, credo.

COLONNE SONORE:

softcore mood: Yasuko Agawa – L.A. Nights

hardcore mood: PS Porn Music – Spiderpussy

Avvocato Caringella

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