L’algoritmo Kajazzu: Per una critica cinesico-lombrosiana della letteratura

Buondì filibustieri delle lettere! State segnalando al buon Raimo (non ha un amico che gli carezzi la fronte e lo riporti alla ragione?) i cattivoni per la sua lista? Oggi pubblichiamo un racconto che sarebbe piaciuto ai compianti amici di Crapula. L’autore si chiama Agostino Bimbo e lo conoscevamo per questo. Agostino ci scrive:

Come una telefonata proveniente dagli anni ‘70 in un romanzo di Walter Veltroni, vi giunga il mio testo dal passato. Da quel passato dove si poteva fare #contatto. E siccome una volta, pre Bachechi, c’era uno sciopero a tal riguardo: vi scrissi un non racconto. Sto cambiando computer, ve lo spedisco prima di darlo alle fiamme. A me è servito a fare palestra at home (chiaroveggenza Covid?); anche se quei muscoli me li vidi solo io, all’epoca, e ora, inflacciditi, ve li mostro. Anche perché non posso mandarlo ad altre riviste (il tutto è assolutamente antieconomico, c**) e farmi altri “amici”.

Ecco, dopo una mail così (e altre cose che non ci sentiamo di riportare che riguardano OMISSIS) come potevamo non leggere il suo racconto in anticipo riservandogli una corsia preferenziale? Il racconto ci ha confermato la buona impressione: è un racconto Roland Barthesiano- zucchiano- euleriano- ashiano- marinelliano abbastanza folle da farci dire COOOOSSSS?

Era dai tempi di Verde Matematico che il nostro senso fibonacciano non veniva allertato così. Preparate i pallottolieri e le tavole ouja e ricordate: quando uno scrittore vi dà il braccio nascondete la vostra mano! Beh, care braccia rubate alla lit-wrestling, buona lettura e soprattutto shalom!

L’illustrazione al solito meravigliosa è di Dionisio Izzek.

Il braccio, prima di tutto.
Di Lenin abbiamo conservato il cervello. Di un Leonardo, se si potesse, conserveremmo la mano. L’occhio, del pittore. Qualsiasi pezzo, anche sconcio, del corpo divino di un santo. Ma dello scrittore di successo: il braccio, senza dubbio.
Pertanto (e con metodo).
Si posi il braccio dello scrittore su una bilancia di precisione. Particolare cura va prestata nella misurazione esclusiva della massa sub-clavicolare – muscoli dell’avambraccio, bicipite, tricipite e deltoide. Per evitare errori, si inserisca una stampella sotto l’ascella dello scrittore vivo. In caso di esame post mortem – es. braccio di scrittore premio Strega e/o Campiello devoluto a fondazione culturale – è possibile staccare l’arto rispettando le inserzioni tendinee prima di procedere. Se ne ottiene il dato, in kg:

Pgbs (Peso grezzo braccio scrittore)

In mancanza di una sezione chirurgica, si proceda per stima autoptica: durante il firmacopie, ad esempio, si ghermisca il braccio dello scrittore simulandone adorazione. Facendo ricorso alla variabile del Rychees poi, se ne calcoli la massa magra mediatica (Ma.M.Mt.: M x 0,045 g): ciò non avvantaggerà dal punto di vista critico-organico lo scrittore obeso rispetto al tormentato, generalmente esangue, o allo scrittore mainstream, sempre palestrato:

Pgbs x 0,045g

Il tutto costituisce il Pbss (Peso braccio scrittore secco), la variabile fondamentale della nuova critica cinesico-lombrosiana. Dove cinesico sta per studio della comunicazione non verbale adottata dagli scrittori in fiere e convegni letterari; e lombrosiana – a partire da una concezione della letteratura come infrazione della norma sociale, e dunque crimine, e in quanto tale oggettivabile su base organica – sta per misurazione del peso letterario assoluto di un autore.
Proprio così: Peso – Letterario – Assoluto.
Di seguito, il primo vero strumento per valutarlo mettendo fine al cicaleggio dei lit-stakeholder coevi.

1. L’affinamento cinesico: dallo scatarro alla pausetta pisana

Alla base organicista, si va ad aggiungere la prospettiva cinesica. Dacché anche il neofita della scena letteraria, asistematicamente, percepisce la centralità del braccio d’autore nel linguaggio posturale assunto durante la presentazione dei suoi libri – atto a marcarne la superiorità dialogica; un evidente simbolo fallico in movimento per terrorizzare pubblico e moderatori con la minaccia di smanganellamento culturale1 – e la diretta proporzionalità col suo spessore artistico.

L’osservazione sistematica della fauna di festival e saloni librari è stata condotta fra gennaio 2015 e novembre 2019 da un’équipe in borghese2. I dati ottenuti sono stati confrontati in uno studio in doppio cieco: da un lato gli scrittori, dall’altro il gruppo di controllo formato da studenti di scuole di scrittura creativa, comparabili per età, sesso e strategia espressiva sui social a un autore da 400-450 copie a uscita – nonché capaci, in quanto alfabetizzati, di influenzare il primo weekend di vendite di ogni sua novità editoriale.

Come evidenziato unanimemente dalle rilevazioni clinimetriche, il braccio è l’arto più inquieto nella mimica autoriale. Sempre in alto – da un minimo di quindici a un massimo di cinquanta minuti su ora di presentazione – e, in base all’intento della mano, impegnato in quattro automatismi:

  • Grattata di chierica
  • Spettinata al capello (mai gellato, tranne fra i mainstream)
  • Massaggio al collo
  • Grattino all’orecchio.

Le ultime due prassie fini (massaggio e grattino) costituiscono una variabile (α=1,031) con cui potenziare il valore del Pbss. La grattata di chierica e lo scompiglio di capelli, utile a cotonare l’immagine autoriale in caso di shooting fotografico, non vanno a sovradimensionare il peso dell’arto in quanto, negli anni, hanno già contribuito al suo inturgidimento. Si affini così la formula:

α · Pbss

Si passi ora, sull’unità oraria di presentazione (lancio nuovo libro, intervista), ad annotare il numero degli scatarri. Come si sa da molti anni, lo scatarro, meccanismo fisiologico funzionale all’espettorazione di masse mucose, viene utilizzato come elemento ritmico dallo scrittore di successo3. Si calcoli il numero (n) e l’intensità (in decibel, ㏈) degli scatarri, relazionando il tutto all’eventuale stato influenzale dell’autore e/o alla sua carriera da tabagista (si stimi a occhio: dallo 0% = sano al 100% = febbricitante o con parestesia da overdose nicotinica):

n · ◻️/ nnn% · α · Pbss

Il livello di affinamento cinesico-lombrosiano sin qui illustrato è stato già esposto alla comunità scientifica durante l’ultimo simposio di Italianistica svoltosi presso l’Università di Firenze4. Si va in questa sede, in anteprima nazionale, a perfezionare l’algoritmo critico con altre due variabili raccolte presso il Pisa Book Festival 2019 dal prof. Vladislav Boban, etologo, che in quella sede ha per la prima volta rilevato il ruolo della pausetta in combinazione al diametro pettorale dell’autore.

Come evidenzia in maniera adamantina lo studioso croato nel saggio recentemente apparso su Nuovi Argomenti5, lo scrittore di successo fa la pausetta. Si tratterebbe di un codice antropologico atavico che, risemantizzato insieme allo scatarro, va a completare la mimica aggressivo-riflessiva del maschio Alpha (la sottoclasse degli scrittori femmina, non ancora investigata, è da anni oggetto di pressione mediatica6). Il numero di pausette (n·p) sull’unità oraria va relazionato all’allargamento medio del petto dello scrittore (Aps) che, come già noto, è capace di rimanere impresso sulla retina del pubblico, intimorendolo7 :

β = [(n · p)/h] / (Aps)

2. Il correttivo Kajazzu

Durante la notte fra il dieci e l’undici gennaio 2020, sul suo futon sudato in una magione alla periferia di Osaka, zona Prati, l’italianista Marlon Vito Kajazzu, la cui fama non ha bisogno di preamboli, fa un incubo raccapricciante. Come egli stesso rivela nella sua biografia8:

Vidi la siora Margaret Thatcher, mezza ignuda, che rivolgeva uno sguardo concupiscente al suo amasio. Trattavasi dell’attuale premio Strega Antonio Scurati, insolitamente abbigliato alla maniera ottocentesca che, insufflando dalle froge eccitate, le sussurrava: «Call me Romanzo, baby!» – dotto e palese riferimento all’Ugo nazionale che pare trebbiasse fior di duchesse nell’Europa da bere del secolo XIX con frasi machiste di tal foggia. Proprio mentre la Lady di Ferro sveniva, a sovrastare la scena apparve un cartiglio con la scritta: Il Grande Romanzo Italiano. Trattavasi della fascetta fluttuante di un volume che proseguiva, a lettere fiammanti: In hoc signo vinces, compa’. Quando raccontai la visione balzana al mio carissimo amico Antonio – conclude Kajazzu, divertito – ne ottenni un nocchino memorabile.

Da questo momento9, la variabile scrittore di romanzi si è posta al centro della sua speculazione, e dopo mesi di aggiustamenti con gli ingegneri dei laboratori Sony di Osaka, zona Garbatella, ne è scaturito l’algoritmo che presentiamo di seguito, per gentile concessione dell’autore10. La critica cinesico-lombrosiano, dopo tale contributo divino, sembra ora essere l’unico strumento capace di stimare il valore letterario assoluto di uno scrittore – papale papale. Ecchelo:

ALG.K.= If Romanzo

Then ρ [( n · ◻️/nnn%) · α · Pbss · β]

Si precisa, in conclusione, come sia in fase di studio la variabile Quasi romanzo (), dichiarata in copertina o quarta di copertina, e la variabile Raccolta di racconti (QρΩ) – dove la lettera greca simboleggia lo stato aprioristicamente terminale della carriera dello scrivente che vi si dedica. Vista l’ininfluenza commerciale di tali categorie merceologiche, tuttavia, difficilmente troveranno posto in indagini scientifiche strutturate.
E’ tutto. Ricordiamo ai furbi, infine, come i suddetti risultati siano coperti da copyright. Stay hungry, Stay Kajazzu.

1 Edipo al PIC: il ritorno del represso nelle giurie dei premi letterari, Ezio Sansone, ed. LitPsychoPress, Torino 2004.

2 Unico segno di riconoscimento, svelabile in quanto dismesso, una copia sottobraccio de La qualità dell’aria (Minimun fax) col grugno del celebre maiale scarabocchiato innocentemente da baffi e occhiali da sole

3 Il raschio dorato: statistiche di vendita e raucedine, Indro Musuraca, ed. Il Mulino, Bologna 2001

4 Boccaccio, un fanzinaro illustrato: storia della miniatura dall’Hamilton 90 al Cadillac 20c/Post3, AA.VV., Atti del convegno (20-22 ottobre 2019, UniFi), ed. Stamperia Baccio da Montelupo , Firenze 2019

5 Deglutite, cernie!: i silenzi d’autore nelle relazioni congressuali, Vladislav Boban, su Nuovi Argomenti, pp. 124-151, settembre-dicembre 2019

6 La pausetta è mia e me la gestisco io: scrittrici in cerca di esordio, Alda Lops, su Pagine mestruate, pp. 312-321, agosto 2016

7 L’Aps è direttamente proporzionale al numero di copie vendute nell’ultimo trimestre. Sempre Boban in Macroeconomia del rischio d’impresa editoriale, AA. VV., ed. Mondadori, pp. 346-380, Milano 2012

8 Affilando la katana critica, Marlon Vito Kajazzu, ed. Sakè&Tunuè, Nagoya 2019

9 Il sogno è inventato ad uopo per non umiliare i colleghi italianisti con l’ennesimo colpo di genio. Si tratta di un comportamento tipico nella scenicchia nipponica (Galateo Samurai, vol. XXII, pp. 3132-3133, ed. UTET Japan, Sapporo 1973)

10 L’algoritmo Kajazzu e la fine della critica novecentesca, Marlon Vito Kajazzu, ed. Giovane Olden, Torino 2020 (prefazione di A. Baricco, in stampa)

Agostino Bimbo

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