#6 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Bologna (Claudia D’Angelo)

Attenzione, ripetiamo: attenzione. La fase uno sta per terminare, prepararsi davanti all’uscita con mascherina, guanti, occhiali, pinne e fucile. Significa forse che durante la fase due non leggeremo più le vostre versioni della quarantena nella rubrica Un’apocalisse italiana? Be’ no, potremmo avere ancora delle sorprese. Pensiamo però che, forse, magari, con un po’ di fortuna, i nostri collaboratori preferiranno, ora che mettono il naso fuori, riprendere a scrivere di altro piuttosto che solo dei feed di Facebook e dei propri peli pubici.

A proposito di feed pubici (eheheh), oggi con noi from Bologna una Claudia D’Angelo letteralmente on fire, con un racconto che interpreta francamente lo stato d’animo di dolorosa solitudine fisica vissuto da tutti qui in redazione. A parte il Doc Mosca… Lui ha i suoi serpenti… Bah. 

Ennesima conferma che la nostra resident artist, Claudita, non solo fa collage spaziali ma ha anche le cocones per scrivere racconti da Verde.

L’illustrazione è di Luana Vecchio, che salutiamo e ringraziamo per il mese passato con noi. Vi ricordiamo che tutte queste immagini sono concept art per la serie a fumetti in tre puntate, Lovesick, che è acquistabile qui e che dev’essere veramente figa perché Quaranta continua a parlarne e non c’è verso di farlo stare zitto. Dice solo che se vi piace Verde, vi piacerà Lovesick.

Iniziamo col mettere le mani avanti: sto bene.
La mia vita è ok in questo momento storico, non mi posso lamentare e me lo ricorda pure la donna in fila al supermercato, si volta ogni tanto a guardarmi poi mi dice: «beata te, non ti puoi lamentare, probabilmente non muori».
E chi stava dicendo niente? Cioè, chi si stava lamentando? sto sempre attenta a non far uscire una lacrima, a non lasciar trapelare nessuna lagna, a non alzare la voce, a parte quando il mio vicino Lamberti scassa il cazzo; lui e la spazzatura che di tanto in tanto lascio fuori al pianerottolo.
«Nemmeno in isolamento posso stare tranquilla, minchia oh».
Lui si inalbera e borbotta qualche frase in romagnolo che non capisco, poi porta il suo corpo affusolato dentro l’appartamento e continua a sfogarsi con la moglie. A parte il momento incredibile e inaspettato in cui mi ha regalato dell’Amuchina non è mai stato gentile con me.
Di giorno lavoro, remota lo sono sempre stata, il pomeriggio faccio le stesse cose che fanno tutti: tante pizze, seguo i profili Instagram dei personal trainer più entusiasti e faccio del mio meglio. Ogni tanto mi affaccio alla finestra, ma questa è la stagione dell’amore, volano batuffoli di sperma di piante e mi lacrimano gli occhi.
Probabilmente non morirò, ha ragione la signora del supermercato, ma di solitudine comunque si soffre, eh. Pure prima stavo così, però qualche contatto ogni tanto lo trovavo. C’era pure Michi, ma “in questo particolare momento storico” (così ha detto) ha preferito stare a casa con la ragazza. Diciamo che ho solo un problemino quando viene la sera e si prolunga fino a tarda notte, a volte non ci dormo. È un pensiero che non voglio analizzare, così si incatena in gola, certe volte penso siano i noduli della tiroide, altre volte penso sia quello che è. Come se non bastasse sento Lamberti scopare con sua moglie troppo spesso in questa quarantena. Forse appianano così i lunghissimi litigi del giorno.
Nei primi giorni di isolamento, per placare il nodo in gola, scrivevo a gente a caso. Scrivevo a persone che non sento da tantissimo tempo, persone con cui ho condiviso due bei giorni della mia vita che adesso, a questa distanza e a questa velocità, mi sembrano anni indimenticabili. Volevo assolutamente sapere cosa fanno, ma poi raccontare di me ogni volta diventa così noioso che ho cominciato a mentire, a creare storie false sul mio conto. Tutte cazzate, tipo che ero sposata, poi addirittura divorziata, che mi ero trasferita in India. Tanto quelli che ne sanno? Pure se vanno sui miei profili non trovano niente, non pubblico mai niente. Anche questo mi ha dato da pensare, così ho cominciato a cercare attenzioni come fanno tutte: posto delle foto su Instagram. Scorci del viso, una spalla nuda, una foto dell’estate in cui sono abbronzata. Mi sono iscritta anche su Tellonym, il social dove ricevi commenti anonimi. L’ho condiviso su Facebook e finora mi hanno scritto le mie amiche fidate, sicuro sono loro, nessuno potrebbe commentare: “sei una provola affumicata”. Qualcuno ha commentato: “stronza”, ok.
Tra i commenti più recenti c’è:

1/giochiamo?

Ma chi è, Saw?”, ho condiviso pubblicamente la risposta su fb, è finita lì.
Fino a poco tempo fa andavo su humansonline tutte le sere, per provare il brivido dell’incontro tra sconosciuti. Finché non sono stata bannata.
Non so bene perché, o meglio: lo so, ma non credevo di star facendo qualcosa di così illecito. Funziona così: ti connetti al sito e dopo una serie di passaggi sei in videochiamata con qualcuno random che in quel momento è collegato al sito come te. Avete un minuto, non potete parlare e l’unica cosa che potete fare è guardarvi negli occhi. I secondi che precedevano il contatto mi mandavano il cuore in mille direzioni e vedere qualcuno dall’altra parte aveva un effetto dopaminergico su tutto il mio corpo: i muscoli fino a quel momento tesissimi si rilassavano e scoppiavo a ridere. Il nodo in gola scompariva. Anche per chi stava di fronte era lo stesso, si capiva dai denti scoperti e la difficoltà a tenere gli occhi seri. Finita la chiamata devi lasciare un feedback: cioè “thank you” oppure “report a negative behavior” (io ho ricevuto tanti ringraziamenti). Una sera ho incontrato un tipo che non sorrideva. Mi guardava con un’espressione serissima, non riuscivo a contagiarlo col mio buonumore. Aveva i capelli scuri, gli occhi ancora più scuri e la fronte corrugata come se fosse concentrato su qualcosa: su di me. Mi fa un cenno con la testa e io gli faccio ciao con la mano. Ma evidentemente non voleva salutarmi, si avvicina alla telecamera, così vicino e così in HD che riesco a vedergli i punti neri sul naso. Mi avvicino anche io, guardo dritto nella telecamera e quando abbasso lo sguardo sullo schermo faccio in tempo a vedere che si sta mordendo il labbro. La chiamata si interrompe, appare un “thank you”. Mi si è accartocciata. L’ho sentita tirarsi e allargarsi come se fosse pronta in quel momento ad accogliere.
Ho cercato quel tipo più volte durante le ultime settimane. Ogni giorno alla stessa ora facevo una trentina di collegamenti, e ogni volta ero sempre un po’ più provocante. Top di raso, rossetto, capelli sciolti e spostati su un lato a coprire la spalla nuda. Siamo in pochi su quel sito, non ha molto successo, ho pensato: prima o poi devo trovarlo. E infatti l’ho trovato. Neanche stavolta sono riuscita a non sorridere, e per un istante lo ha fatto anche lui. Sembrava felice di vedermi. Avevo preparato un biglietto con su scritto: My name is Giulia, what’s your name? Lui si è corrucciato e ha spento la chiamata. Da allora sono stata bannata. Sono tornata su Tellonym ma, a parte messaggi irripetibili, niente di che.
Riguardo la domanda:

1/giochiamo?

Stavolta rispondo: .

*

2/Spostiamoci in un’altra stanza, ti va?

Sono le tre di notte e ha scritto un’ora fa. Come faccio a non risponderti in pubblico?
Ma poi lo faccio: .

3/Salta nel buio.

Che significa? Cominciamo con gli indovinelli? Dev’essere più facile di così, cerco su Tellonym l’utente “Saltanelbuio”: niente. Ritento con “Saltonelbuio”: c’è. Dicevo io.
Scrivo: Devo metterci anche i numeretti?
Nessuna risposta. Forse ci ho messo troppo tempo, forse è andato/andata (?) a dormire.

4/No. Questo account è solo per te, sei la mia unica mittente e destinataria.

C’è silenzio assoluto in tutto il palazzo. Da tempo gli studenti del piano di sopra sono tornati a casa, non fanno più a gara a spostare i mobili. Anche la famiglia Lamberti dorme, non sento il chiacchiericcio intermittente di Alice e le risposte laconiche di Dario nella stanza accanto.

5/Regole del gioco: puoi dire e chiedere tutto quello che vuoi.
Soprattutto: qui non c’è spazio per la menzogna.

Sa usare bene la punteggiatura, mi pare, quindi non è Michi.

6/Se a un certo punto non te la senti più, puoi uscire.
Mettiti comoda, larga.Giochiamo a distanza ravvicinata.

Ti conosco?

7/Ha importanza?

Posso chiedere tutto quello che voglio?

8/è una questione noiosa, e tu sei ancora asciutta.

Finora non hai scritto niente di interessante.

9/Così fai la stronzetta?

Non gli rispondo e mi sembra passi un’eternità, ma non posso cedere. È un mio diritto sapere almeno questo, o no? Su fb ho solo amici, ma il post è pubblico. E se fosse il tipo che ho incontrato su humansonline? Quante possibilità ci sono che sia proprio italiano? E come poteva mai scoprire la mia identità? Certo, ho spammato un po’ troppo quel sito, ho messo like dappertutto, uno potrebbe mettersi a controllare tutti i like… Ma sono migliaia. Forse io di questi tempi potrei anche imbarcarmi in una missione del genere, ma chi altri lo farebbe? Probabilmente è qualcuno che mi fa uno scherzo. Però oh, ha scritto: qui non c’è spazio per la menzogna, devo almeno fidarmi di queste parole o no?

10/Mi conosci.

*

Tutti i giorni non faccio che aspettare un suo messaggio. So che è un uomo. Che ha le labbra piene, i capelli ricci, le nocche delle mani sporgenti e gli occhi:

21/scuri, curiosi, mai sazi.

Quando mi bacia dà prima dei colpetti con la lingua per farmi aprire le labbra, poi la infila piano, senza forzare troppo. Io a volte tengo i denti serrati allora lui li lecca come per chiedermi per piacere posso entrare? Sa tenere le dita nel modo giusto: il dito medio e l’anulare verso l’alto, l’indice verso il basso. Gira e immerge, ed è così bravo, attento e delicato che non ho avuto timore a concedergli anche altri lati di me. La cosa lo ha fatto impazzire.

77/Sono appena sveglio, le labbra sempre un po’ gonfie appena esco dal sonno. Quasi mi verrebbe da pensare che questo corpo voleva svegliarsi con qualcosa del tuo da leggere, vedere o sentire… e girarmela come volevo.

Di tanto in tanto gli faccio altre domande per capire la sua identità, sempre con cautela. Lui a volte non ci fa caso e risponde oppure me la dà vinta ma altre volte, per protesta, non risponde per ore, e io vorrei tornare indietro per non soffrire questa assenza. So che è sposato, che ha più di quarant’anni ma meno di cinquanta, che fa l’insegnante. So che non è una persona della mia città natale perché conosce cose di me troppo recenti e ne ignora altre piuttosto lontane. Per esempio: sa di Michi. Nessuno sa di Michi a parte le mie amiche fidate. Potrebbe essere uno dei loro papà? Ma come farebbero a sapere che si è rasato i capelli? Una volta mi ha scritto proprio:

43/Quel tuo amico con la testa rasata non arriva nemmeno a pensarle queste cose.

Così ho capito che il mio Christian Grey dev’essere qualcuno che mi vede spesso, che mi ha vista spesso con Michi.
Potrebbe essere il cassiere della Pam che mi segue sempre con gli occhi qualsiasi cosa faccia, anche adesso che sto imbustando e sta già facendo passare i prodotti di un altro sotto allo scanner. Sarebbe uno stronzo allora, perché mi ha mentito: ha gli occhi azzurri. Per di più sembra un pazzo. Ma ovvio che è un pazzo, chi altri potrebbe fare una cosa del genere?
Potrebbe essere una persona qualsiasi che incontro spesso tornando a casa, che mi spia da dietro le tapparelle, potrebbe essere l’uomo alto che sta portando a spasso il cane e che finora nemmeno avevo mai visto. Mi fa un po’ strano, se non fossi in questa situazione probabilmente chiamerei la polizia. O forse no?
Ho pubblicato una foto su Instagram in cui sono accigliata.

81/Sei bellissima.

Posso chiederti tutto?

82/Basta che non sia ancora quel gioco noiosissimo sulla mia identità.

Cosa fai appena sveglio?

83/Bevo, vado in bagno, accendo il cellulare e ti scrivo.

E prima di andare a dormire?

84/Mi lavo i denti, leggo e ti scrivo.

E cosa ti piace fare?

85/Mi piace l’attesa tra un messaggio e l’altro.

No, dico: cosa ti piace fare di solito,
come passi il tempo libero.

86/Mi piace molto fare birdwatching.

È un guardone.

…Ogni tanto faccio delle escursioni da solo.
Prendo la macchina e raggiungo i parchi naturali.

Da solo cioè senza tua moglie?

87/Sì, senza mia moglie. È una cosa mia, un mio spazio personale.

Anche questo è un tuo spazio personale?

88/Non ti piace più? Sai che puoi uscire quando vuoi.

Ti cambia qualcosa?

Non risponde. Non risponde mai quando la conversazione ha anche solo la parvenza di un litigio tra amanti. Lo capisco, questo è un gioco.

Ci sei ancora?

89/Sì. Ho ancora le dita nella tua bocca. Se succhi a fondo potrei già venire.

Vorrei sapere se ti piace giocare a carte,
qual è il tuo film preferito,
cos’è che ti fa arrabbiare.

Non fa niente se non risponde, io glielo dovevo chiedere. Nel mio letto a due piazze tengo il cellulare sul cuscino al mio fianco. S’illumina: non dormo; non s’illumina: non dormo; fa lo stesso. Accanto alla mia stanza sento la tv accesa.

90/mi piace molto giocare a carte, mi piacciono molto i giochi in generale, lo avrai capito. Non guardo molto i film, ma mi piacciono i film d’azione, come quelli con Jean-Claude Van Damme.

Jean-Claude Van Damme, lo sapevo. Che tipo.

91/Mi fa imbestialire la maleducazione,
i comportamenti irrispettosi verso l’altro,
non ci vedo più e divento irascibile.

È Morgan.

92/E mi fa arrabbiare anche non poterti leccare davvero.

A me piacciono molto i film,
ma preferisco le commedie.

Non c’è risposta.

Stanno dando il mio preferito in tv, “L’Appartamento” di Billy Wilder.
Lo guardiamo insieme?

Continua a non rispondere, forse è andato a dormire. Sono le due di notte. Comincia il film ma il sonno mi avvinghia. Spengo la tv e sento l’eco di Cicci Baxter nella stanza accanto. Qualcuno dai Lamberti è ancora sveglio.

*

Questa volta passi pure, ma la prossima quarantena devo organizzarmi meglio: c’è bisogno di un gatto in casa. Una qualche presenza. Ho cominciato a guardare più di frequente la TV. Mentre spazzo o stiro, la accendo e guardo programmi registrati prima del decreto: un tempo sospeso di Cortesie per gli Ospiti. Mi ha fatto venire una tale voglia di apparecchiare la tavola come se fossi al Grand Hotel che sono andata a comprare dei lime solo per fare un centrotavola meraviglioso da guardare.
Al ritorno il mio vicino, Lamberti, sembra mi stia aspettando fuori alla porta.
«Così fai la stronzetta?»
«Come ha detto?»
Come ha detto?
«Come ho detto?!», ha aperto la bocca incredulo. «Che fa, mi prende per il culo? Lo fa sempre, ma dico io: non può tenersi la sua immondizia dentro e aspettare di buttarla il giorno in cui deve essere buttata?»
Ha ragione, ma stai tranquillo oh.
«Lo sa che con questo caldo questo sacchetto emette un odore nauseabondo? Che cazzo ha nella testa?»
La moglie lo richiama dall’interno, poi esce e mi dice: «Scusalo, Giulia, è nervoso per via di questa situazione, poi gli insegnamenti online lo rendono ancora più nervoso, non vuole offenderti… Tu però, per piacere… Potresti evitare?», fa la gentile, mi dà sempre del tu, ma mi odia e lo so bene perché la sento dalla mia camera quando mi chiama terrona.
«Scusate, io… starò più attenta, ok», mi dimentico, che ci posso fare? Lancio un’ultima occhiata a Dario Lamberti, già non mi sta più guardando. Possibile? Se fosse così sarebbe un po’ una delusione. Ok, non è malaccio, ma me lo aspettavo un gran figo, invece è nella norma. Ha dei begli occhi, devo ammetterlo. Un taglio leggermente mongolo.
Rientro e controllo il cellulare: nessun messaggio.
Spio dalla finestra il profilo di Dario Lamberti sul balcone, mentre sta chino sulle piante e le viviseziona, con molta calma. Accarezza le foglie come se fossero gambe di donna, che dico gambe… poi si porta la mano sui capelli ricci striati di grigio.
Invio un messaggio su Tellonym, aspetto un po’: nessuna risposta. Dario continua a fare quelli che sembrano dei fantastici ditalini alle sue piante.

*

Al messaggio 102 mi fermo. Mi sta dicendo che oggi gli sta bene anche solo accarezzarmi se a me non va di andare oltre. In effetti è finito da un po’ il mio periodo di ovulazione, sono nella fase neutra. Prendo la lettera che ho scritto con dentro un solo foglio:

0/Game over

La infilo nella buca delle lettere di Lamberti, spero che non sia la moglie ad aprirla. Ma perché dovrebbe se è indirizzata a lui? E se non si tratta di lui potrebbe pensare a uno scherzo. Forse penserebbe a una minaccia, io penserei così. Ma che minacce possono fare a un insegnante di matematica? Ok molte.
Tremo tutta mentre salgo le scale, mi sudano le mani. Lo incontro a metà strada. Non riesco a non avere un’aria colpevole, gli ho appena infilato una lettera minatoria nella buca. Ma se è lui è proprio bravo a nasconderlo. Si è fermato tra due rampe di scale, si tiene lontano per rispettare il metro di distanza e per farmi passare per prima.
«Buongiorno».
Mi fa un cenno con la testa e appena lo supero lui scende le scale con lentezza.
Ho l’impulso di parlargli, solo rivolgergli la parola.
«Mi scusi per l’altro giorno».
«Come ha detto?» si volta e abbassa la mascherina, come se sentisse con la bocca.
«Mi scusi per l’altro giorno, ha ragione, sono stata molto distratta… Sa, ultimamente, poi, ho sempre la testa da un’altra parte».
Lui non risponde subito, poi dice: «Beh, non significa niente. È una situazione complicata, ma la spazzatura la lasciava pure prima fuori alla porta».
È vero. Ma che rompicoglioni, non può essere lui.
«Sì… scusi».
Fa un cenno con la mano come per scacciare via il pensiero, poi scende di nuovo: «Porto pazienza! E la porti pure lei, ho un brutto carattere!»
«Va bene», corro su all’appartamento prima che arrivi alla lettera.

*

Non dev’essere lui perché ha continuato a scrivermi nei giorni successivi. Imperterrito, chiedeva le mie mani, la mia bocca, diceva che gli mancava il mio culo. Deve averlo studiato bene, chissà esattamente da quale angolazione.
L’ultimo messaggio risale a dodici ore fa, diceva:

122/Sei andata via senza salutare.

A me anche mancano le sue mani, la sua bocca, i suoi occhi mai sazi.
E intanto Dario Lamberti continua a litigare con la moglie e a scopare con la moglie, anche se mi sembra che adesso litighi di più e scopi di meno, ma sarà una questione matrimoniale. Chissà cosa avrà pensato della lettera. Magari riceve spesso scherzi dai suoi studenti, non gli fa strano.
Io da questa storia ho imparato che devo conservare i rifiuti dell’umido in casa e buttarli quando è il momento di buttarli. Così Dario Lamberti è contento nel vedermi fare il mio dovere. Ci incontriamo sul pianerottolo, ha due buste della spesa belle cariche, la mascherina gli copre metà del volto. Sembra un altro così, è strano, gli occhi gli sorridono. Ho una fitta nello stomaco quando li vedo. Mi sento un nodo grande quanto un hamburger in gola. Oddio ho una cotta per il vicino furioso?
Nella mia buca delle lettere ci sono solo pubblicità. Le getto nel cestino del condominio per la posta indesiderata. C’è una lettera in mezzo. È una di quelle lettere senza destinatario o mittente, poi la apri e scopri che è una pubblicità di Herbalife. Ma lavorano quelli di Herbalife durante la quarantena?
Non è Herbalife. È solo un foglio bianco, la sento già che si tende e si allarga pronta ad accogliere:

1/Così è anche più divertente, non credi?

 

Claudia D’Angelo

One thought on “#6 Un’apocalisse italiana, 28 giorni dopo l’ombra dello scorpione nel day after a: Bologna (Claudia D’Angelo)

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