Operazione 20/C post 3 #5: Momenti di trascurabile Social

Crocifisso Dentello, Momenti di trascurabile Social, Operazione Cadillac 20C/post 3, qua tutto, qua i racconti, copertina di Antonio Ufarte. Seguiranno comunicazioni. 

Stazione di Affori. Immortalo fotografo che immortala procace fanciulla. Una fanciulla immortale, penso, che se ne farebbe dell’eterna giovinezza se poi dovesse ritrovarsi a passarla tutta qui a Milano Affori? Ne scrivo sul Fatto Quotidiano.
A proposito, sul Fatto oggi in edicola un breve ritratto di Olga Tokarczuk, insignita di recente del Nobel per la Letteratura. Io sto male. Sono uomo da più di quarant’anni e ne sento il peso. Hanno preso tutta la vecchiaia di tutti gli uomini e la vecchiaia di tutti i libri e me l’hanno versata addosso. Ne scrivo sul Fatto Quotidiano.
Più della metà dei telespettatori di Montalbano (riproposto su Rai 1 secula seculorum) sono over 65. Ora capisco il successo delle repliche: lo vedono sempre come fosse la prima volta… Rido una risata stridula che scompone i piccioni. Lancio loro una copia del Fatto Quotidiano.

Nella mia bolla il Nobel per la Letteratura non gode di molta considerazione. Lungi da me difenderne motivi ispiratori e legittimità. Tuttavia, se è vero che molti dei grandi autori del Novecento non l’hanno ricevuto, altrettanti figurano nell’albo dei vincitori. Ho dato il loro nome ai miei nei, uno per uno, e li elencherò qui sotto perché per il sottoscritto sono come i santi nel calendario e le costellazioni nel cielo, dunque eccoci, inizio, tre due uno via: Kipling, Yeats, Mann, Gide, Eliot, Faulkner, Saviano, Hemingway, Camus, Steinbeck, Canetti, Grumpy, Sleepy, Bushful, Doc, Sanders, Mc Donald’s, Grass, Coetzee, Gordimer, Saramago, Travaglio, Pinter e Lessing.

Scendo nei bagni della stazione e ti becco uno vestito da Joker. Gli dico che non ha praticamente senso fare la rivoluzione fuori se non si fa prima quella dentro noi e se ne discute sul Fatto o almeno sul Foglio. Gli dico ehi gringo, oggi 72 anni per lo scrittore vivente più celebre e più letto del pianeta, facciamo gli auguri al Maestro King, gli dico. Gli dico che sto pensando di parlarne sul Fatto di questa storia delle maschere da Joker che mi sa tanto di pagliacciata.
Il Joker si discioglie in un pleurer che, se fossi uno di quei tamarrucci acculturati su Instagram di Rozzano, definirei “frocesco”. Dunque, se ho ben inteso, pare sia sconveniente ragionare criticamente su questo o quel fenomeno culturale. Addirittura censurabile ritrovare i toni del rigetto, mio caro bel Jokerino. No, l’imperativo contemporaneo è ingurgitare tutto senza colpo ferire. Per carità Joker, listen to me: nessun distinguo, nessuna riserva! Pena subire la taccia di frustrati in lotta con i demoni della propria irrilevanza! Quanto aveva ragione Ionesco (u, per gli amici), oh Joker mio: “Uno scrittore non è mai in vacanza. Per uno scrittore la vita consiste o nello scrivere o nel pensare a scrivere e pagare un abbonamento della palestra per non usarlo”.

Susan Sontag, ma è lunedì.
Davanti al tornello della metro, anziché la tessera ATM, ho tirato fuori le chiavi di casa. L’inizio settimana si preannuncia cazzutello.

Quanto è bella la Milano raccontata descritta rievocata da Scerbanenco o da Renato Olivieri. Vorrei trovare un varco tra le pagine e tuffarmici dentro. Nostalgia canaglia. Mai bella però, eh va detto, come Pordenone. Quando legge poi, non ne parliamo.
Eh beati voi, che leggete un capolavoro a settimana. Voglio il vostro pusher. Voglio scendere da questo tempo, da questi anni, da questo secolo. Aprite le porte.
Non so se l’ho già detto che scrivo sul Fatto Quotidiano e non ho tempo per leggere i libri che aspetto con ansia.

È come se, per quanto io cammini, non lasciassi mai Affori.
C’è una bambina che avrà vent’anni. Sembra essersi persa. In lontananza una manifestazione rumoreggia. Mandrie da cui mi sento francamente escluso. Tutti vogliono salvare la terra, nessuno vuole aiutare la mamma a lavare i piatti. Più sesso orale, meno riscaldamento globale.
Le dico: «Lo dico? Baby, io te lo dico. I fanatici di destra manco li contemplo, tanto sono fuori da ogni mio orizzonte. I fanatici di sinistra magari li invito a bere un caffè ma dopo cinque minuti mi tocca fuggire a gambe levate». Lei sorride, mi chiede se per caso ho visto la fine dell’antropocene, sono mesi che la cerca.
Ah, mia piccola baby (baby baby shappa yappa du uappappa du baby), non sono l’impegno politico o i social che fanno lo scrittore, non sono le ricette e nemmeno le canticchiate sotto la doccia, non sono i parcheggi o le ripartenze in seconda che fanno lo scrittore, e di certo una nuvola non fa scrittore, e neppure rosso di sera non ti credere, così come non è l’abito che fa lo scrittore e neppure la piega dei pantaloni, si era detto per un po’ nella mia bolla che forse One Million di Paco Rabanne facesse lo scrittore, ma no, non fa lo scrittore, fa solo settanta euro in meno sulla busta paga che il Fatto Quotidiano non rimborsa in nota spesa. I libri, solo i libri fanno lo scrittore.
E lei: «I libri degli altri?»
E io: «Vieni, c’è una strada nel bosco, il suo nome conosco, vuoi conoscerlo tu? Vieni, è la strada del cuore, dove nasce l’amore…»

Mangio una pizza in compagnia di un amico. Nel ristorante non posso fare a meno di notare una famiglia vittima dell’incomunicabilità. In attesa dei piatti ordinati padre madre e bimbo restano chini sui loro rispettivi smartphone (sarebbe stato assurdo se ognuno di loro fosse stato chino sullo smartphone dell’altro, ma questo sono solo io che penso l’Italian Weird). Mai che si rivolgano la parola. Proseguono a ignorarsi anche quando cominciano a ruminare. Uno scoppio di voce solo quando la madre comunica cosa ha appena visionato su una storia Instagram. Il Dio che non esiste vegli su quel povero bimbo innocente.

Ci dovrebbero essere in giro molte più copie de il Fatto Quotidiano.

Qua tutti i racconti dell’operazione 20C/post 3

Crocifisso Dentello

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