Operazione 20/C post 3 #4: Una giornata nella vita della mia vita

Luca Mercadante, Una giornata nella vita della mia vita, Operazione Cadillac 20C/post 3, qua tutto, qua i racconti, copertina di Antonio Ufarte. Seguiranno comunicazioni. Stop.

Il tempo è bello. Mi sono detto “vado a fare un po’ di snorkling selvaggio al largo dell’isola che si vede da casa mia, questa casa mia che è bellissima quasi quanto oggi è bello il tempo”. Com’è bello essere belli.
Allora sono sceso e ho inforcato la mia bicicletta molto bella, rosso fuoco, fiammeggiante, con la marmitta scoppiettante e le ruote doppie, quelle da biking selvaggio. Quant’è bella la selvaggina. E anche il mondo stamattina.
Passo davanti all’edicola e leggo i titoli dei giornali. C’è una barca che è affondata a pochi metri dalla mia isola molto bella, che mi ricorda la mia bellissima infanzia al Sud. Quant’è bello il Sud, pare il Nord, ma se guardi sulla cartina, sta a Sud e subito senti caldo.

Mi sono detto “se la barca è affondata proprio dove dovrei fare snorkling selvaggio, sai quanto mi diverto a cercare proprio in quel punto le bottiglie di coca cola e aprirle in mare per vedere l’effetto che fa come nei cartoni animati bellissimi che vedevo da bambino nella mia televisione bellissima e grandissima, anche se ora ne ho una più grande”.
Poi mi capita questa cosa inattesa: passa una ragazza bellissima come il tempo bello e la bici e la televisione, ma più piccola della televisione. Una ragazza che mi fa subito innamorare. Le vorrei dire “vuoi venire a fare snorkling selvaggio con me?”, ma mi rendo conto che ho soltanto la mia attrezzatura. Un po’ mi dispiace, ma l’amore per questa ragazza bellissima ritornerà.
Così felice continuo ad andare sulla mia bici scoppiettante. Mi ricordo di quella corsa dei cartoni animati e di Muttley, mi faccio una risatina come se la faceva Muttley. Che bello!

La spiaggia è solitaria. Mi sembra di stare in uno di quei libri di storie fantastiche con le spiagge solitarie, quando all’improvviso compare il vascello pirata. Ah ecco, la barca affondata. La cercherò e farò il gioco della coca cola.
Mi spoglio e mi infilo la muta, gli occhiali e il tubo. Rimetto i vestiti in ordine nello zaino e lascio tutto sulla spiaggia così solitaria e bella. Arrivo sul bagnasciuga mi infilo le pinne e mi tuffo.

Ciaf! Ciaf! Ciaf! È bellissimo, penso, perché in acqua non puoi parlare, perché c’è l’acqua, che è anche salata e se la bevi, poi devi bere un sacco d’acqua dolce.
Com’è bello nuotare. Si vedono i pescetti e le alghette. Nuoto tanto, fa bene alla salute. Nuoto fino al punto dove dovrebbe essere affondata la barca, spero proprio che ci sia della coca cola. Tre l’altro penso di avere sete, se la trovo me ne bevo bel sorso e poi faccio il gioco, ma la bottiglia no, non la disperderò nell’ambiente. Non si fa.
Guarda che muscoli, sarà tutta la palestra che faccio. In acqua sembrano anche più scolpiti, più grandi. Sì sono proprio belli i miei muscoli e forse anche io, anzi certamente!

Eccola! La barca! Ma è enorme e si chiama “Bellezza”. Vado giù giù, scendo e sento i polmoni che lavorano a tutta forza. Come sono forti i miei polmoni! Sarà tutta il jogging che faccio per tenermi in forma. Devo essere proprio bello agli occhi degli altri!

Mi chiedo perché una barca così bella sia affondata. Non poteva affondare una di quelle barchette brutte di legno smangiucchiato dal sale, invece di questa? E la gente che c’era sopra chi sa ora dove sta? Certo che per aver il nome “Bellezza” anche i proprietari saranno stati belli. Sì, questa barca sarebbe adatta a me. Allora mi viene un’idea: se usassi i miei muscoli scolpiti per trascinare la barca in secco e poi, una volta ripulita dalle pochissime incrostazioni e dalla salsedine, la rimettessi a nuovo per me. Uno bello come me su una barca con questo nome, farei un figurone.

Allora è deciso. Entro nella barca in cerca di una corda. La trovo e lego un capo alla mia vita robusta e muscolosa, sento già gli addominali che fanno festa, e l’altro capo a un corrimano nella parte d’avanti della barca. Tiro, tiro e tiro. La barca ha un sussulto e lentamente si alza. Danziamo io e la barca. Quando arrivo in prossimità dell’acqua bassa, avverto il peso della barca, fa resistenza sul fondale. Mi giro a guardarla come in qui film in cui l’eroe guarda la persona da salvare con gli occhi iniettati di buona fede e magari dice pure, come io dico alla barca, ma sott’acqua lo dico col pensiero, “non ti preoccupare ti porterò in salvo”. La sfida è bella.

La spiaggia è solitaria. La barca ora è all’asciutto, io sento la fatica nelle gambe e negli addominali, anche il collo un po’ mi duole, ma la felicità cura ogni male, è la panacea bella. Quant’è bella la palestra!
Mi rivesto in un baleno, ho voglia di mettermi subito al lavoro. La barca è ancora piena d’acqua. La lascerò al sole ad asciugarsi. Il sole è bello e rende bella questa giornata bella.

Mi allontano dalla spiaggia solitaria, ogni tanto mi volto a guardare la mia barca “Bellezza” che in prospettiva copre il profilo dell’isola. Sulle scale di casa mi specchio nelle mattonelle lucide, i miei muscoli danno al mio profilo il tono della potenza e della bellezza al massimo grado. Sono bello, per me solo giornate belle.
È calata la sera. Seduto fuori al balcone guardo la sagoma della barca scomparire lentamente nel buio bello, poiché anche la notte per me è bella, forse un po’ malinconica dato che in assenza di luce chi può mai vedere quanto sono realmente bello. È un peccato. Mi consolo all’idea dei viaggi che farà in barca. “Bellezza” che porti il bello ovunque, scopro grazie a te la mia anima lirica. Ora, però, devo andare a dormire e fare sogni belli.

Chiudo gli occhi, sento il sonno avvicinarsi. La mia vita è bella.

Qua tutti i racconti dell’operazione 20C/post 3

Luca Mercadante

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