Operazione 20/C Post 3 #3: La talentuosa addormentata nel bosco

+++ COMUNICAZIONE DI SERVIZIO: GIOVEDì 5 DICEMBRE 2019 SERATA CONCLUSIVA DI SUS#2 IL PRATICAMENTE CONCORSO LETTERARIO ORGANIZZATO DA VERDE, NUOVA EDIZIONE E LA PECORA ELETTRICA LE VINCITRICI E I VINCITORI DELLE QUATTRO SERATE DI PRIMAVERA LEGGERANNO I RACCONTI E POI GIURATI DI PRESTIGIO MEMICCHI FRITTI LIVE “DA UN’IDEA DI Effe – Periodico di Altre Narratività” E UN CARTACEO CHE FARA’ IMPALLIDIRE MARTIN HOFER DE L’INQUIETO CHI HA CAPITO HA CAPITO ORE 21 CIRCOLO ARCI SPARWASSER VIA DEL PIGNETO 215 ROMA INGRESSO GRATUITO CON TESSERA ARCI E’ ABBASTANZA CHIARO QUA L’EVENTO FACEBOOK +++
Gianluca Liguori (1982) vive a Roma. Ha pubblicato il romanzo Dio è distratto (NPE, ’06 – Tespi, ’08). Fondatore di Scrittori precari, redattore di FRIGIDAIRE, Il nuovo male e TerraNullius, ha pubblicato racconti con le più importanti riviste cartacee e online.
Con il racconto xenofemminista La talentuosa addormentata nel bosco è per la prima volta su Cadillac Magazine (20C/post3, qua tutto, qui i racconti, copertina di Antonio Ufarte).

Per celebrare il battesimo della tanto sospirata figlioletta, la Regina e il Re invitarono tutte le fate del regno affinché le facessero da madrina (o padrino, a seconda del ruolo che si sentivano di ricoprire).
Ognuna delle fate, come da etichetta, fece un dono alla neonata: chi l’autodeterminazione, chi il talento, chi la coscienza politica. Sopraggiunse un mago patriarcale che, indignato che le fate non cucinassero e fossero libere e istruite, decise di vendicarsi infliggendo sulla bambina una maledizione: «La figlia del re a quindici anni si scotterà con un ferro da stiro e cadrà morta in terra».

Fortunatamente una delle fate buone che ancora doveva consegnare il suo dono, pur non potendo annullare l’incantesimo, lo mitigò, e grazie a un incantesimo trasformò la condanna a morte in una pena meno ostativa: cento anni di sonno da cui la principessa si sarebbe potuta svegliare solo grazie al bacio di un principe (o una principessa).
Per impedire che la profezia si compisse, il Re bandì tutti i ferri da stiro dal suo regno e così poté dormire sogni tranquilli.

Il tempo trascorse, tutti i cittadini e le cittadine indossavano abiti sgualciti ma almeno la principessa era al sicuro, finché non compì quindici anni.
Un giorno, passeggiando da sola nelle tenute del castello (passeggiava da sola in quanto donna libera, d’altronde aveva avuto il dono dell’autodeterminazione), incontrò per caso una vecchina che stava stirando le camicie del marito. La vecchia, nonostante fosse di sesso femminile, aveva con tutta probabilità internalizzato il modello patriarcale e aveva conservato vecchio arnese per continuare a servire il marito (attività che considerava un suo dovere), e così, come la maledizione aveva predetto, la principessa si scottò.
La fata buona sopraggiunse per aiutare la sua figlioccia e, per evitare lo scandalo, fece addormentare insieme alla principessa tutti i sudditi e le suddite, e così l’intero reame cadde in un sonno profondo.

Col tempo, il castello incantato si ricoprì di una matassa enorme di filo di lana aggrovigliato che formò una rete talmente fitta da impedire a chiunque di penetrarvi.
Cento anni dopo giunse casualmente un principe al castello, egli sapeva lavorare a maglia (cresciuto da una coppia di reggenti progressisti, era scevro da condizionamenti di genere e poté seguire in piena libertà le sue naturali inclinazioni, come ad esempio l’arte dell’uncinetto), sfoderò allora i suoi due ferri e iniziò a lavorare la lana con l’intenzione di ricavarne maglioni e scarpe per tutto il regno.
Una volta confezionati gli indumenti si ritrovò dinnanzi la principessa. Egli, guardandola dormire, ebbe subito l’impressione che fosse autodeterminata, talentuosa e con una profonda coscienza politica e se ne innamorò a prima vista. La scosse per svegliarla giusto il tempo di chiederle se acconsentisse a farsi baciare; ella, aperti appena gli occhi, pronunciò un sì convinto che non lasciava adito a fraintendimenti, ma il principe le ripose la domanda chiedendo nello specifico se quello stato di sonno non interferisse con le sue capacità di giudizio. La principessa rispose che non interferivano e che sarebbe stata lieta che lui la baciasse o che in caso la lasciasse dormire perché la maledizione le metteva addosso una grossa sonnolenza. Il principe allora la baciò e la principessa si risvegliò.
I due innamorati si giurarono eterno rispetto e decisero che avrebbero passato la vita combattendo gli stereotipi di genere.

Il mago patriarcale, accortosi del risveglio della principessa e avendo assistito alle loro promesse, iniziò a bullizzare il principe dicendo che gli uomini che sapevano lavorare a maglia erano omosessuali e nel frattempo fece dei commenti spinti di natura sessuale sulla principessa trattandola come una donna-oggetto. Inizialmente i sentimenti degli innamorati vennero feriti dal mago, poi i due compresero che l’uomo non era malvagio ma solamente figlio di una cultura reazionaria, così gli parlarono e gli fecero capire che il suo comportamento era sbagliato e che era figlio di una cultura violenta. Il mago scoprì allora che la sua misoginia era dovuta ad una omosessualità repressa che il suo sistema culturale fallocratico non gli permetteva di esprimere: in seno al suo nuovo sé si dichiarò al ciambellano e vissero tutt* felic* e consapevol*.

Qua tutti i racconti dell’operazione 20C/post3

Gianluca Liguori

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