Scelti da voi #6: Il cavaliere

01 Jacklaserpe

Automatica senza dubbio, ma “scrittura”? È uno scherzo, vero? No, è scelti da voi, purtroppo.

A Cesare quel che di Cesare: il patetico troll pazzo del giorno ammette di essere il titolare di un racconto brutto scritto a cazzo di cane, o come dicevano quelli, “alla maniera surrealista automatica”: e allora imprecazioni, pose machiste anni Sessanta che da circa dopo Yates fanno piangere anche gli stronzi, un pizzico di “fantascienza” che fa tanto alla pagina, ortografia e sintassi non pervenute. Il cavaliere Jack La Serpe è il sesto coglione in mostra nella vetrina di Scelti da voi, l’inutile rubrica che scopre l’acqua calda, cioè che le genti là fuori pur di pubblicare con un patetico blogghino citato da Vanni Santoni in una manciata di articoli sono disposte a tutto. Siamo stanchi perché ci aspetta un fine settimana massacrante a Firenze (qua il programma, ci sarà almeno un appuntamento al giorno con “quelli di Verde, stateci)? Alt, fermi, non funziona così, siamo stanchi tout court, o in qualsiasi altro modo si scriva (si scrive così, ce lo ha detto Google). Unica consolazione? Questa. Attenzionate la pagina perché nelle prossime ore esploderà una nuova bombetta. State avvisati, come dice Angelo Biasella.

Insomma, sono seduto a ‘sto cazzo di tavolo con quindici birre davanti e quel fottuto marinaio spaziale mi punta una pistola alla testa. Bevi! mi urla lo stronzo, e giù a ridere con tutta la truppa, tipo che in una di quelle birre lui e i suoi amici ci hanno pisciato e io che già sono sbronzo marcio devo bermi pure quelle perché loro si divertono così. Bel modo di divertirsi del cazzo. Bevi! urla lo stronzo, così se becco il boccale di piscio sono grasse risate e cose simili. Io sono ciucco peso e non capisco un cazzo, però vi giuro che la troia del tavolo accanto se ne sta facendo tre insieme – tre, cazzo, ed è pure blu. Quelli attorno battono le mani, tutti a fare il tifo tranne gli indigeni, che invece mica ci fanno caso. Sono tipo ipnotizzati dal pianista con quattro mani che suona gong di vetro, e prima di spaccare ogni gong urla al microfono che quel pezzo glielo ha insegnato il Diavolo in persona. Comunque alla fine mi capita il boccale col piscio e quindi risate finché basta. I marines mi lasciano stare e si mettono a scopare con le cagne del locale, cagne mutanti per davvero, con due fighe e tre lingue che io manco morto me le farei – tranne forse quelle blu. Mi trascino nel cesso e c’è ‘sto tipo strano che sta raspando nei water in cerca di stronzi da mangiare. Mi chiede se per caso devo lasciare uno stronzo e io lo mando affanculo, voglio solo vomitare l’anima e ingoiarmi la pasticca verde, quella che ti rimette a nuovo. ‘Sti mangiamerda sono una piaga delle stazioni di servizio, ve lo dico io. Non puoi entrare in un cazzo di cesso senza trovartene uno che prova ad annusarti lo scroto. Alla fine vomito quello che ho da vomitare e prendo la mia pasticca. Ora sto meglio e voglio vendicarmi di quei coglioni per svoltare la serata. Esco dal locale e guardo nel cessoparcheggio, dove stanno le navicelle spaziali degli a v v e n t o r i. Quella dei cazzoni la riconosco al volo, T-45 carrozzeria nero lucente come i loro muscolosi buchi del culo. Ho in tasca uno di quei congegni pirata che ti frullano la navigazione, glielo appiccico e imposto la rotta e intanto mi viene duro. Mi è costato due milioni di crediti questo aggeggio del cazzo, tre mesi di stipendio di uno di loro. Comunque io li alzo in un giorno se voglio, perciò sticazzi. Questi coglioni sono in licenza e stanno tornando sulla Terra, io invece li mando nel buco del culo dell’Universo. Li mando su Bethaune in mezzo al niente, questi froci galattici, e gli fotto la licenza, oh sì. Quindi me ne torno in quel cazzo di locale e tiro fuori la mia lama laser. Prima di andarmene voglio far saltare le palle a qualcuno, che mi è salita la carogna e ce l’ho pure dritto. Taglio cazzo e coglioni di uno stronzo a caso; si mette a urlare e saltare a destra e sinistra, con la cappella ancora dentro una delle fighe di una troia mutante. Al limone, amico, preciso. Quelli della sicurezza tirano fuori i cannoni ma io vaffanculo, me l’aspettavo, e prima di un amen lancio un paio di lacrimogeni. In quel cesso di locale succede il delirio. Tutti a urlare, tutti a sparare. Taglio quello che mi capita con la lama laser, ho messo su la mascherina e il lacrimogeno mi fa una ricca sega. Sento una raffica di HG 76, qualcuno ha tirato fuori le armi pesanti ed è meglio uscire che qui si rischia il culo per davvero. Nel cessoparcheggio ci sono un paio di troie mutanti in lacrime, mi chiedono un passaggio per la prossima stazione, col casino che sta succedendo qui sopra non si lavora più. Sono troie blu perciò le carico sulla mia navicella da battaglia, e mi faccio leccare il cazzo dalle loro lingue triforcute. Quando ho finito offro loro da bere, in realtà le drogo e le vado a rivendere come schiave giù al mercato nero di Yaret, che qualche credito in più in tasca male non fa, me ne sono sputtanati anche troppi per dare in culo a quei bastardi di spaziomarinai. Alla fine mi fermo su un altro di ‘sti cazzo di autogrill spaziali che per il mio orologio biologico si è fatta sera. Ci sono le solite troie mutanti, i soliti mangiamerda e i soliti gruppi di marines in licenza. Mi siedo a un tavolo, bevo e aspetto. Aspetto che qualcuno mi venga a rompere i coglioni. Perché a noi Crispiti ci vengono sempre a rompere i coglioni. Siamo lo zimbello della Galassia. Tutti ci prendono per il culo, tutti ci trattano come delle merde, tutti ci fanno gli scherzi più atroci, da secoli. Ma si dà il caso che io non sia come gli altri. Magari all’apparenza sì, oh sì, eccome. Ma solo a quella. La verità è che io sono il prima Crispita ad essere diventato un fottuto Cavaliere Jedi.
E stasera voglio fare una strage.

Jack La Serpe

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