Il fantasma di noi due

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Littlepoints…Marinai perduti 

Giorno di paga oggi – 4 Settembre – per i redattori della rivista più chiacchierata dagli appassionati di tecniche di perforazione geoidrica e ingegneria per l’edilizia ecosostenibile. O almeno lo sarebbe se il faraone, che lanciando un dado a cento facce ha ormai scelto di fare rivista i soli giorni in cui il risultato è nella sequenza di fibonacci, non avesse deciso di farla nel bagno della Costantino dopo aver mangiato il suo famoso lampredotto di seitan alla busara. E si sarebbe anche evitato, certamente, di pagare l’erario di due idraulici con anesso camion per gli spurghi se la questione non fosse virata sul “e noi al Firenze Rivista non vi facciamo presentare l’antologia”.

Risultato? Quaranta ha dovuto restituire il falco pecchiaiolo che aveva comprato per risparmiare sulla carne al supermercato non appena ha capito che non avrebbe avuto i soldi per pagargli le vaccinazioni (Vaccinate sempre, ragazzi. Non giocate con la salute dei vostri cuccioli!), si dice che Frau sia ritornato Tabagista per il nervoso, e Marinelli li ha visti alla fine quei 73,50€ che gli spettavano di diritto? Non ci si stupisca allora che la qualità degli editoriali cala così drasticamente quando persino Just Eat paga di più.

Per fortuna oltre che di paga questo è anche giorno di festa, e infatti festeggiamo i 94 anni di Paolo Gamerro – maestro indiscusso dello spaghetti-horror e primo ad aver ipotizzato che la metrica valutativa della celebre collana di romanzi rosa di Sarmi Zegetusa potesse essere congruente a quella di uno Spazio di Sobolev – il quale raggiunge l’età di Nonna Papera, e si posiziona al secondo posto della speciale classifica stilata da verde  dei cento personaggi eterni dello spettacolo di cui vorresti vedere l’happy ending, scavalcando Oswald il coniglio fortunato di una spanna ma ancora sotto l’indimenticato – beh, insomma, se volete saperlo ve la andate a leggere cani rognosi.

Per festeggiare – questo è il suo Il fantasma di noi due – illustrazione di Littlepoints…, buon divertimento.

Ho visto un fantasma ieri notte, era il fantasma di noi due. Camminavo affaticato, verso casa, dopo un turno sfibrante. Passo dopo passo le Lakai hanno cominciato a scricchiolare, ed è venuto giù un acquazzone incredibile, sono tornato a casa fradicio.

Giulia dormiva già, sul divano, la televisione dava un film vecchio, intersentivo dei rumori mentre mi cambiavo e guardavo la nostra casa ancora da sistemare. Ci sono scatoloni da svuotare in camera da letto, e proprio la camera da letto deve essere ridipinta di bianco, e rimuginavo su queste cose da fare, mentre mi facevo la doccia e pensavo al fantasma; tante piccole gocce d’acqua hanno preso un significato e una consistenza tracciando il perimetro della sua figura, sospesa davanti ai miei occhi: eravamo noi due sulla bici, bambini. Più di una parte di me è morta quando sei morta tu.

….

Il turno quattordici/dieci di sera è il più scomodo, ora che arrivo a casa, a piedi, sono sempre le undici passate e devo ancora mangiare. A Giulia dico sempre che questa è una situazione transitoria, un lavoro transitorio, un periodo transitorio, le dico che le cose cambieranno presto e che comunque non vanno poi così male, e anche che questa sera non ho tanta voglia di parlare, sono stanco e mi hanno appena cambiato il turno, lo vengo a sapere all’ultimo momento, il direttore ce lo dice sempre all’ultimo momento, sempre all’ultimo, all’ultimo momento sempre: domani attacco alle sette del mattino, e questo significa che mi devo alzare prima delle sei. Dispnoico, se chiudo gli occhi mi trovo in una stanza sempre più piccola. Ho mal di pancia e la stanza si sta rimpicciolendo.

C’è qualcosa che vuoi dirmi? Sì, c’è. Ma non so come dirtela, mi prendi per pazzo se ti parlo ancora dei bambini in bicicletta, perché li vedo davvero, non sono nella mia testa, sono fuori, disegnati nella verità. Può un ricordo uscire dalla memoria e entrare nella realtà? Non so cosa sto dicendo, mi narcotizzo con il Brotizolam, scrivo mentre il Brotizolam fa effetto.

Effetti collaterali: problemi di stomaco, intestino, riduzione dei livelli di coscienza, diplopia, ittero.

Passo dal centro per tornare a casa. Conosco i suoi bovari, con alcuni ci ho fatto pure il liceo, evito di guardarli, fingo una chiamata al telefono e mi giro dall’altra parte, fingo di essere sovrappensiero, guardo lo schermo del telefono fingendo di leggere un messaggio. Noto il banchetto di Emergency, vicino a quello dei leghisti, vicino a un esoftalmico con una latta di birra in mano, lui è rosso in faccia e porta il cappotto nonostante il caldo, io cammino velocemente verso casa, mi accendo una sigaretta che non ho voglia di fumare davvero. Più di una parte di me è morta quando sei morta tu.

Roberto fa il turno di notte, sempre, lui dorme di giorno, Roberto è un daysleeper. Anche lui diceva che all’inizio quello sarebbe stato un lavoro provvisorio, un periodo provvisorio, ora sono passati vent’anni, gli è morto il padre di cancro, lo ha lasciato la moglie e vive con un Jack Russell a pelo corto che ha chiamato Jack.

Il suo telefono contiene decine di foto con lui, me le fa vedere, io sorrido mentre faccio il login e entro con il mio account nella mia home, con qualche clic ho tutti i dati che mi servono: quante camere sono occupate, da chi e da quanto tempo; controllo le prenotazioni, controllo se qualcuno, prima di me, ha fatto qualche errore o cosa. In meno di due minuti arriva un cliente. Abbronzato, allampanato, segaligno. La tipa rimane sulla jeep, lui mi dà i documenti di entrambi, lui ha sessantasette anni, lei ventuno. Lui sorride e io ricambio. Lui porta una polo viola Ralph Lauren che mi dà fastidio alla vista.

I clienti arrivano a tutte le ore e non si vogliono far vedere in faccia, sono sempre di fretta. Duecentocinquanta euro per quattro ore nella dependance a tema Dracula, è la suite che va di più. Appesi ai muri ci sono quadri raffiguranti il Conte, poi una specie di sarcofago king size al posto del letto, muri bordeaux, altri quadri finto antichi, un lampadario bislacco, candelabri. Una escape room più che una camera per scopare. Io non scoperei in un posto del genere. Il bagno è nero, uno specchio enorme davanti alla vasca idromassaggio altrettanto enorme. Il bagno è poco più piccolo della casa dove vivo ora, ma è transitorio, non mi riferisco al bagno ma al periodo che sto affrontando, le cose cambieranno presto, me lo ha detto anche Giulia. Anche lei in università non se la passa bene, la pagano a cottimo, quando e se la pagano, è scontenta spesso di come viene trattata, scrive di pet food, anzi, dell’evoluzione della pubblicità sul pet food, così mi ha detto, forse, una volta, ma ne capisco poco e ascolto poco, fondamentalmente posso non aver capito nulla, probabilmente è così, sempre così quando fumo e sono fatto e pretendo di tenere una conversazione decente. Le fanno guardare video su video di adv di gatti e cani che consumano i loro cibi, connessi con immagini di donne iperprotettive, sotto tappeti musicali flower punk , con una fotografia becera, poi sempre gatti e cani che mangiano su auto di lusso, bizzarre coreografie tutt’intorno, musica jazz bassa e colori caldi. Giulia è assistente di una professoressa di anni quarantacinque che parla e scrive soltanto di animali domestici e di come…

Non so più che cosa sto scrivendo.

L’insonnia mi smangia. Alle tre del mattino mi ritrovo a leggere The Second Coming di Yeats. Penso all’immagine dello spiritus mundi che mi scombina la vista. Per me lo spiritus mundi è un’onda nera, terribile, che ci inghiottirà tutti. Ci sono svariate bollette da pagare, qui nell’appartamento in affitto. Ne parlavo prima a cena con Giulia. Poi abbiamo fatto sesso, un sesso nervoso, continuavo a pensare a Yeats.

Colori ovunque, luci forti. Questa anima universale nella quale ci ricongiungeremo con i nostri antenati, era così? Perché nelle commedie americane gli insonni sono tuttavia persone felici? L’insonnia fa male, ti sgretola nemmeno tanto lentamente. Mi sparo un tiro di popper. Forse mi è rimasta dell’emmedì. La forma con il corpo di leone e la testa di uomo. Yeats, chiudo il libro, chiudo gli occhi e aspetto il sonno che fatica ad arrivare.

….

Me ne sto vicino al frigidaire, impalato, alle due del pomeriggio, dopo il mio turno. Oggi il direttore è irritabile, così mi hanno detto. E quando mai è il contrario? Al lavoro sono sempre tutti incazzati, chissà perché poi, è soltanto lavoro pagato male.

Ma io non l’ho visto, il direttore, sono rimasto in reception, probabilmente hanno fatto qualche riunione ai piani alti e qualcosa è andato storto, non ne ho idea. Alle undici di mattina non c’era un cliente di uno e mi è venuta una botta di sonno. Ora bevo superalcolici rubati dal frigidaire con la testa in aria, fa male e è in aria, la testa. Ora prendo le chiavi della suite a tema Germania dell’est prima della caduta del muro. Mi piace il salotto di quella stanza perché c’è installato un finto televisorino che passa l’Ispettore Derrick in loop.

Ora me ne vado a casa, fa incredibilmente caldo e la luce mi cola addosso, calda. Mi fermo in un bar tanto Giulia torna tardi, oggi ha una serie di cose da fare in università, non so nemmeno io cosa, sono alla terza bottiglia di Tennents alle quattro del pomeriggio e una volta uscito dal bar comincio a fumare una sigaretta dietro l’altra, passo in centro con la divisa da receptionist, uno del banchetto della Lega mi parla, poi mi parla anche uno del banchetto dei vegani, c’è un altro banchetto ancora, noto, un uomo che sembra samoano, vende chincaglieria, mi parla anche lui, sembra che oggi tutti vogliano dirmi qualcosa, inciampo, cado, mi rialzo in un attimo, non è successo niente, mi rimetto la camicia dei calzoni, mi sistemo la giacca, cazzo non ho più sigarette, vado storto, sbando. Mettiti nei miei panni: non ti pagano, lo stress ti scolorisce, mi passa la voglia di fare tutto, non sto bene, vedo il fantasma di noi due, continuo a vedere il fantasma, è tutto transitorio.

Paolo Gamerro

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