NOVO! PAZZESCO! ROMANO! #6: Brasilesss 1/3: Tracing

Benedetti ragazzi, “il dado è tratto”, “il treno” di SCENICCHIA UNA SEGA #2 è “PRATICAMENTE” in partenza, avete ancora pochi giorni per fare il biglietto o pijarvela in saccoccia. Ieri abbiamo pubblicato sulla nostra pagina Facebook l’evento ufficiale del concorso (qua) che cambierà per sempre le sorti e le sembianze della litweb. Ancora ci chiedono: “Carissimi, cosa si vince?” Se l’intenzione vostra è partecipare per “vincere qualcosa”, be’ amici belli, alt, fermi, UE, non funziona così. A SuS#2 vogliamo soltanto persone disposte a fare la storia, a cui regaleremo *eventualmente* libri, una pubblicazione in un nostro cartaceo autoprodotto, gratuito e collettivizzato e la consacrazione all’interno delle scenicchie d’Italia.
Le giurie sono pronte: per la SCENICCHIA ROMANA abbiamo arruolato Emanuela Cocco, Stefano Felici, Alessandro Lolli e Alessio Mosca. La SCENICCHIA FIORENTINA schiererà Silvia Costantino, Simone Ghelli, Francesco Quatraro, Vanni Santoni e Andrea Zandomeneghi. La SCENICCHIA NAPOLETANA si difenderà con Federica Sabelli, Wojtek Edizioni, Alfredo Zucchi e un quarto nome che per il momento *non possiamo* annunciare (big surprise). Nella SCENICCHIA DI STRADA trepideranno Myss Sylvie Contoz, Dionisio Izzek, Jacopo Marocco e Valerio Martelli.
Il 30 aprile, nel giorno del settimo compleanno di Verde, annunceremo sulla nostra pagina Facebook i 16 racconti finalisti, quattro per ogni serata. Si comincia il 3 maggio alle ore 20. La scadenza per inviare i vostri capolavori è tra una settimana precisa, venerdì 26 aprile. Leggete bene il bando (qua) e segnatevi l’email scenicchiaunasega@gmail.com
È abbastanza chiaro?
Noi intanto continuiamo a fare rivista.
Non di sola SCENICCHIA si vive: l’8 giugno, il giorno dopo l’ultima serata di SUS#2, saremo a Firenze ospiti del festival “La città dei lettori”, giunto alla seconda edizione. La manifestazione, ideata e diretta da Gabriele Ametrano, è promossa dall’Associazione Culturale Wimbledon, con la collaborazione e il sostegno di Fondazione CR Firenze e Fondazione Parchi Monumentali Bardini e Peyron. Qui e qui trovate alcune info, qua la pagina Facebook ufficiale, qua il sito con il programma.
Veniamo all’inutile ma amato fardello del blogghino, che continuiamo nonostante tutto a aggiornare tre volte alla settimana.
“Ma i racconti non dovreste pubblicarli alle 9 di mattina”? No, ragazzi, noi non “dovremmo” proprio niente, facciamo da sempre come ci pare e se consentite continuiamo così, grazie. Sono le 18, e allora? Siamo in ritardo di nove ore, ma c’è una ragione precisa: oggi torniamo a pubblicare Stefano Felici, soltanto un anno fa la più eccitante “next big thing” della litweb, adesso raccontista di quarta fascia per la qualunque (so long, ragazze 😦 ).
Dopo una lunga pausa (di cui daremo conto prossimamente eh eh eh eh), la gramigna malefica si riaffaccia nei salotti buoni della litweb con “un racconto vero, autobiografico, sofferto, la cui gestazione è stata lunga e tribolata. Ben otto mesi di editing. Otto.” E intendiamoci: se organizzare un concorso letterario è praticamente un lavoro a tempo pieno, editare Felici è roba da codice penale.
L E T T E R A L M E N T E
NOVO! PAZZESCO! ROMANO!, il nostro spazio di schifo e altre storie impresentabili, è lieto di ospitare Brasilesss: Tracing, “la prima parte di una ipotetica trilogia sulla figura iperpostdecostruzionist-moderna che risponde al nome de Er Brasiliano.”
Non sapete chi è il brasiliano? Siete in ottima compagnia ragazzi, ma decisamente fuori dal tempo. Ripijatevi (qua).
Ieri intanto eravamo su Minima&Moralia: “C’è qualcosa che brucia, in città. A Roma. Nel quartiere Centocelle. Per essere ancora più precisi, in un luogo che vive solo di notte, illuminato di giallo ocra e rosso tuorlo, con tanti, troppi libri alle pareti che quasi strabordano, alcol a poppa e microfoni e leggii a prua: La Pecora Elettrica, si chiama il posto. È una nave che va a fuoco, ma proprio questo è l’intento. Abbasso le fredde navi fantasma”. E indovinate che motivetto risuona nell’aria? Il primo singolo dei LAUDA (non lo avete ancora ascoltato? E che diavolo aspettate, sta qua).
Il memicchio è al solito della Pink Lodge. La nostra loggia invece è verde, anzi, “Bierde es bierde”. 

Determinate cose si fanno se ci si hanno i coglioni sotto.
A me ormai non me ne frega più un cazzo di nessuno. Potete fare quello che vi pare. Ma se poi vi andate a mettere in situazioni diciamo che non riuscite a gestire da soli, non è che Er Brasiliano vi può venire a risolvere i problemi. Non è che poi oh, Brasi’, te prego, me devi da’ ‘na mano, a Brasi’, méttice ‘na parola bona co’ coso, sinnò me se ‘ncula caa sàbbia. Al Brasile vostro, ormai, non gli dovete cacare più il cazzo. Io sto fuori. Sono pulito. Lindo e pinto. Altra testa. Altra mentalità. Il culo, per cortesia, ve lo fate parare dagli amici vostri che dicono di spingere di qua e di là e poi non è mai vero un cazzo. Se per strada non ci siete capaci a stare, andatevi a cercare un lavoro. Voi che puzzate ancora di latte, al Brasile vostro gli dovete scrivere solo le cose belle, da oggi in poi. E qua chiudiamo.

*

A quasi quarant’anni mi sto costruendo un piccolo impero sui social. La comunicazione e l’immagine per me sono tutto, in questo momento. Faccio ridere, sono simpatico, ma faccio anche i conti con la realtà che ci sta intorno, e la gente mi segue, mi sta a sentire. Poi esteticamente diciamo che non sono proprio da buttare via, se dobbiamo dirla tutta. Il che aiuta.
Coi miei fratellini abbiamo in programma di fare i soldi veri. Mi vendico per tutto quello che mi è stato tolto ingiustamente in questi ultimi anni.
Domani mattina la diretta Instagram me la faccio al bagno, mentre mi sbarbo, appena uscito dalla doccia. Prima però mi pompo un po’ il petto, le spalle, gli addominali. Mi sa pure che mi faccio venire il cazzo barzotto e ne lascio entrare mezzo nell’inquadratura.

*

Oggi, fratellini belli, ci facciamo una chiacchierata mentre mi sbarbo. Wuuuuh!
Niente male l’addome. Guarda qua. Si chiama il six pack. Invece questo sotto si chiama solo pack. Ma lasciamo perdere queste scemenze, lasciamo perdere. Oggi vi dico una cosa importante. Il Brasile vostro mo’ vi piazza un bombone che mezzo bastava. Voi fidatevi di me. Mandatemi un messaggio privato qui su Instagram, maschi e femmine, ditemi chi siete, e poi mandate le vostre foto in costume; insomma, dove si vede un po’ il fisichetto. Mi raccomando, siate onesti con voi stessi. Non fate che siete rachitici e mi intasate la posta con foto di merda di voi pelle e ossa. Voglio il muscolo bello massiccio, soprattutto voi maschietti. Mandate, mandate. Poi Er Brasile vostro vi spiegherà perché. Mo fatemi sciacquare il viso, aspettate un attimo. Wuuuuh!

*

Sono diventato uno che sui social diciamo ci sa fare.
Mi sveglio presto ogni mattina e sento l’energia come quando avevo sedici anni. All’inizio non ci volevo credere. Mo’ sono veramente qualcuno. Mi posso giocare le mie carte. Voglio rompere il culo a chi dico io.
Sto qua nella saletta del tatuatore e mi faccio un paio di storie su Instagram. Boom. Cinque minuti dopo già c’è la gente fuori dal negozio che mi vuole salutare, mi si vuole fare un selfie. A Brasi’, mi dicono, che è ‘sta robba segreta che vorésti mette in piedi, che d’è? Dicce. E io che posso rispondergli? Gli rispondo no, tutto a suo tempo, fratellini miei. Tutto a suo tempo. Wuuuuh!

*

Stanotte mi sono svegliato di scatto. Ho fatto un incubo. Ma proprio brutto. Ho controllato, erano le quattro e mezza. Allora, in cosa consisteva questo incubo.
Mi ritrovo in una classe diciamo tipo delle elementari, seduto su una sedia strettissima e scomoda, proprio piccolina, e davanti ho questo banco verde di fòrmica pure molto basso. L’aula è tutta gialla perché è illuminata da una lampadina strana e calda, mi viene da dire antica: pare un lumino da camera da letto, messo in un angolo. Fuori è tutto buio e piove. C’è proprio il temporale, anzi.
Di botto mi accorgo di essere nudo. Sto seduto al banco, intorno ho i ragazzini della classe, e sto nudo. Ma nudo proprio che non ho nemmeno più i tatuaggi addosso. Niente più Benito sul petto, niente più Adolf sulla coscia. Sparita la bandiera del terzo reich sullo sterno, la scritta ASR in onore alla maggica sul braccio. E poi un’altra cosa: sono secco. Magrissimo. Sembro un fuscelletto.
I banchi sono sistemati a ferro di cavallo, e nel mezzo dell’aula sgombra ci sta questo ragazzino col grembiule bianco che gira, gira, rigira su sé stesso, pare che girerà così all’infinito, ma poi si ferma. Mi punta con lo sguardo. Mi indica. BRASILEEEEESSS, urla, con la vocetta dei ragazzini che hanno sei, sett’anni. BRA-SI-LEEEEEESSS, continua. E tutti questi ragazzini che ridono. Sono tutti maschi, tutti con un grembiule bianco-giallastro. Mo’ m’arzo e je meno, ho pensato, ma subito dopo ho pensato pure ma che stai a di’, Brasilia’: è un regazzino. Alla fine allora gli dico gentilmente se potrebbe piantarla, per cortesia. Ma il ragazzino niente, va avanti, e tutti giù a ridere.
Ci hai la pozzetta sotto i piedi, Brasi’, dice una vocetta di ragazzino, che non so da dove viene. Abbasso lo sguardo, subito, e sotto i piedi ho effettivamente una pozzetta di piscio. Te sei pisciato sotto, BRASI’… Ahahahaha! Allora a quel punto mi alzo, vado dal ragazzino al centro dell’aula e lo prendo per il colletto; mi dice: come fai a fa’ pipì che non ci hai ‘manco er cazzo, e allora riabbasso gli occhi verso dove dovrebbe stare il cazzo, che in effetti, come dice il ragazzino, non ci sta. Ho tipo una fica, ma sembra un qualcosa di più simile a un fiore: una rosa… Non so come spiegarlo meglio… Ci ho ‘n bocciolo de rosa ar posto der cazzo, ho pensato, e lì mi sono svegliato di scatto, che erano appunto le quattro e mezza.

*

Fratellino mio bello, ti devo dire una cosa. Io per qualche giorno non passo in negozio, devo sbrigare una faccenda molto urgentemente. Niente di grave ma diciamo che comunque va risolta al più presto. Non riguarda la salute. Fidati, è una sciocchezza.
E invece non è una sciocchezza. Sono due giorni che mi ritrovo il cazzo rattrappito che pare che gli manchi una metà. Gliel’ho messo in mano alla mia compagna, hai voglia a tirare: quello rimaneva.
Io, dal dottore, per una cosa come questa, mi rifiuto di andarci. Mi rifiuto proprio. Poi magari mi tocca stare pure a spiegargli il sogno. Ma nemmeno morto.
Amo’, ma che nun pii sonno?, mi chiede la mia compagna. E io rispondo no, no, sto a dormi’, ‘n te proccupa’.
Prendo lo smartphone e vado al cesso. Me ne rimango al buio, seduto sulla tazza. Apro YouTube. Cerco: relax dormire. Viene fuori tanta roba. Non mi credevo. Scorro una colonna di video tutti con le fotine di foreste, di vetri con la pioggia sopra, di monaci tibetani. È tutta roba che mi dà ai nervi. Solo a pensarla. Continuo a scorrere. Pure video di dieci ore con solo il suono dell’aspirapolvere. Porca mignotta.
Continuando a scorrere, trovo una fotina dove c’è una ragazza parecchio fica, truccata da gran troione, con le unghie e le ciglia finte, le bocce che straripano dalla scollatura, un microfono gigante sotto la bocca. Ci sta così attaccata che pare quasi se lo stia per cacciare tutto dentro. Il video si chiama ASMR Relax and Sleeping mouth sounds + tracing. Apro. Male che va riprovo a farmi una seghetta.
C’è questa che fa cic-ciac con la bocca davanti al microfono, manda i bacetti, soffia, dice tipo ticoticoticoticoticotico, poi prende un poster di un film e con un dito passa sopra le sagome dei disegni, ricalca le lettere. Io rimango ipnotizzato davanti a questa roba. Una roba pazzesca, mi sento i brividini di piacere sulle tempie e sul collo. La mia compagna mi ritrova alle sei e mezzo di mattina addormentato sulla tazza del cesso, con lo smartphone per terra e la testa che mi ciondola mentre russo.

*

Mi si viene a dire che non faccio video da due settimane. Mi sono arrivate centinaia di foto di ragazzetti e ragazzette. So’ contento, penso, ma è ovvio che nu sto bene. Il cazzo moscio e rintanato, la testa fra le nuvole. Nemmeno in palestra sono più passato. Mangio poco. La mia compagna ci sta provando in tutti i modi. M’ha pure chiesto ao, ma ‘n te piacio più? Te scopi ‘n’antra? Ma ‘n di’ stronzate, le ho detto, con educazione.
Mi chiama il mio fratellino Pappetto. Brasi’, mi dice, che cazzo stai a combina’? Dovemo chiude quaa cosa. Te ricordi? E certo che me ricordo, gli dico. Allora te passo a pia’ oggi ae quattro, ‘n fa’ cazzate, fatte trova’, dice Pappetto. No, no, gnente cazzate, Pappe’, gli dico io.
Alle quattro e un quarto mi arriva il messaggio di Pappetto su Whatsapp e scendo. Sta col Mini Cooper S e Magma Vulcano di Gallagher e Traffik a cannone. Wuuuuh!, mi fa Pappetto appena mi vede. Io faccio di sì con la testa. Entro in macchina. Ma che cazzo ci hai?, ao, mi chiede Pappetto. Sei pallido, ci hai l’aria stanca. Io gli dico ao, me che cazzo stai a di’, guida, vai. Me so’ fatto ‘na pènnica, tutto qua.
Pappetto mi porta in un negozio di abbigliamento di Roma Nord, zona Ponte Milvio. Lo gestisce un suo amico. Tutta roba dai duecento in su.
Anvedi Er Brasiliano, dice l’amico del Pappetto. Saa famo ‘na foto ‘nzieme? E certo, certo, gli dico io. Ci facciamo la foto. Mentre l’amico di Pappetto mi mette un braccio intorno al collo per darmi immagino un abbraccio, io casco per terra, cotto. In pratica svenuto. Da lì non mi ricordo più un cazzo.

*

Sto nel cortile di quella che riconosco subito come la mia scuola delle elementari. Mi guardo intorno ed è pieno di ragazzini col grembiule blu. Abbasso lo sguardo sui miei piedi, e vedo che ho delle scarpe da ginnastica bianche con i lacci tipo giallo fosforescente, dei jeans strappati, e più su una maglietta nera, una t-shirt diciamo, con la scritta DVX bianca, bella grossa. Osservo il mio braccio destro ed è pompato più del solito. Le vene mi sembrano tubi del gas. I tatuaggi sono strani e colorati. Mi pare di avere una carta geografica disegnata addosso.
Ho voglia di abbassarmi i pantaloni per controllare se sul quadricipite c’è ancora tatuato il profilo di Adolfetto. Non faccio in tempo a sbottonare che un ragazzino urla: AO, CE STA ER BRASILESSS! Tutti si fiondano dove sto io. Me li ritrovo davanti in due secondi. Uno di loro, ciccione, biondo, con le lentiggini, dice Brasi’, facce vede’ er cazzetto, e tutti a ridere, ma proprio scalmanati. Io però gli rispondo a regazzi’, vòi vede’ che te faccio parti’ tutti i denti co’ ‘na pizza fatta bene?, ma quello continua a ridere. Al che mi faccio avanti, sposto un po’ di ragazzini per farmi largo e arrivo davanti a questo ciccione biondo. Mi arriva pari pari all’ombelico. Gli dico dài, continua a ride; daje. Il ciccione biondo, ma tipo dal nulla, carica un destro che mi sferra subito dritto sui coglioni. I ragazzini smettono di ridere. Io trattengo il fiato. Aspetto arrivi il dolore. Aspetto. Aspetto, aspetto, aspetto. Niente. Mi metto una mano sul pacco e non ci sta nulla. Tutto piatto. D’istinto afferro con tutte e due le mani il braccio del ciccione biondo. Glielo spezzo. Si sente proprio lo stoc-crac. Scappano via tutti. Tranne il ciccione, ovviamente. Da dietro le spalle sento una vocina che urla il mio nome vero, lo urla tre o quattro volte. Mi giro e vedo in cima alle scale dell’edificio la mia maestra di matematica e scienze. Maledetto!, mi urla. Maledetto! Maledetto!

*

Non faccio un video da due mesi. Ho tipo duemila messaggi non letti su ogni cazzo di social.
La mia compagna l’abbiamo salutata. Mo’ è una ex. Ma poveretta, la posso capire.
Dormo poco e male. Ieri notte, alle tre, m’è preso il matto: all’insaputa di tutti, mi sono aperto quest’altro canale su YouTube. ASMR Tatuaggi, l’ho chiamato.
Voglio fare quella cosa di passare il dito sulle sagome, sui disegni, e sussurrare al microfono quello che mi viene. Mi passo un dito sul testone di Benito, sussurro: molti nemici molto onore. Vincere e vinceremo. Poi soffio sul microfono. Mi tiro giù i pantaloni e il dito lo passo su Adolfetto: sig àil. Main Campf.
Il video mi piace. Me lo riguardo sullo smartphone, a letto, sbracato per diagonale. Prendo sonno tipo subito.
La mattina dopo, carico il video su ASMR Tatuaggi. Se qualche fratellino mi becca questa roba, minimo penserà: s’è infrocìto Brasilesss. Ma non me ne frega proprio un cazzo.
Passo tutta la mattinata a studiarmi questi video di ASMR, che poi è un acronimo che vuol dire autonomous sensory meridian response, proprio per volere fare i precisi e copiaincollare da Wikipedia. Risposta autonoma del meridiano sensoriale. Boh. A me però mi fa sentire bene. Tutti video in cui ci sono queste zoccolette che sembra stiano facendo un bocchino al microfono, ci passano le dita con le unghiette colorate, danno i bacetti, suoni di lingua e saliva.
Ci stanno pure molti uomini. Di solito però loro sussurrano e basta. Qualche frocio manda i bacetti.

*

Mi chiama Pappetto alle due di notte. Mi fa Brasi’, ma che è ‘sta storia der canale do’ fai ‘o spojarèllo? Ma che cazzo ssai a di’, Pappe’?, faccio io. Brasi’, dice Pappetto, m’hanno passato un video do’ stai in mutande e te passi le mano addosso. Prende una pausa, poi mi dice quasi sottovoce: pari popo ‘n frocio; fa’ spari’ tutto.
Pappetto caro, fratellino: tu non mi dici cosa posso o non possa fare. Questa cosa mi pare fosse chiara fin dall’inizio. Per cortesia, fatte li cazzi tua, gli dico. Allora zompa tutto, dice lui. E allora me succhi er cazzo, dico io. Fattelo succhia’ da quarche frocio amico tuo, dice Pappetto. Quant’è vera la madonna, mo te vengo a prènne a casa e te shtacco la capoccia a mozzichi, gli dico io. Si t’avvicini t’accortèllo, fa Pappetto. ‘Nt’è vero Crishto te vengo a pia’ mo, gli dico, e chiudo.
Mi fiondo giù per le scale e corro verso la Smart. Metto in moto e sgaso verso casa del mio fratellino Pappetto.
PAPPE’!, strillo sotto casa sua. PAPPE’, SCÉNNI.
Pappetto scende. Pantaloni bianchi e bomberino rosso. Apre il portone, mi vede, mi viene sotto; mi arriva alla spalla. Mi mette una mano al collo, mi dice a pezzo de merda, e comincia stringere. Io gli afferro il braccio con tutte e due le mano, sono molto più forte di lui, gli dico lasciame sinnò too spezzo ‘sso braccio, lui però mi affonda le dita in gola, e allora tiro giù di scatto e alzo il ginocchio: stoc-crac.
Riprendo la Smart e me ne torno a casa. Trovo un parcheggetto in una via buia e stretta, che imbocco contromano. Spengo il motore, tiro fuori lo smartphone e vado sul mio canale, ASMR Tatuaggi. Mi riguardo il video. Ho un fisico bello tirato. La voce sussurrata. La pace che mi dà vedermi ripercorrere i contorni dei miei tatuaggi…
Mi sveglio alle sette di mattina, il giorno dopo. Il camion della nettezza urbana mi passa dietro. Appena mi rendo conto di avere passato la nottata in macchina, sento il cazzo che mi tira. Me lo tocco un po’ per sentire se sta tutto a posto. Non mi si drizzava da parecchio. Gli faccio prendere un po’ d’aria. Me lo fotografo e lo mando su Whatsapp alla mia ex compagna più altre quattro-cinque troiette di queste che mi stanno appresso.
Sul marciapiede passa un negro con un borsone sportivo che pare pesare il doppio di lui. Mi guarda. Wuuuuh!, faccio io. Lui abbassa lo sguardo e tira dritto.
Rimango col cazzo in mano. Mi fisso su una bella vena gonfia che pulsa. Ho un cazzo bello grosso e un tatuaggio sopra non ci starebbe male. Ci tatuerei BRASILESSS. E poi mi ci farei un bel video dove ricalco la scritta col dito.
La mia ex compagna mi risponde: ma vaffanculo. Le mando una faccetta che ride, poi una banana seguita dagli schizzetti. Visualizza ma mica risponde. Al che mi rimetto il cazzo nelle mutande, mi riabbottono i pantaloni e scendo dalla macchina. Oggi mi tocca fare una diretta su Instragram dove spiego un bel po’ de cose.

CONTINUA (qua tutto)

Stefano Felici

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