Il Cooperatore Domestico

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Claudia D’AngeloDal salotto venite a istruirvi

“Ciao Verde”, ci scrive Ferruccio Mazzanti, “sono molto contento di sapere che siete tornati. Per festeggiare la cosa vi mando un racconto, che è troppo tempo che non ve ne mandavo uno. Spero che vi piaccia, spero che la vostra vita vada bene, spero di vedervi presto qua a firenze tutti (o una buona parte). Una domanda: è vero che avete scelto il nome Verde perché siete la Greta Thunberg della litweb? E se sì, cosa posso fare per rendere questo porcile un posto migliore? Un abbraccio”.

Caro Ferruccio, non sappiamo di preciso cosa intendi, però sappi che il Commissario ha iniziato una dieta ascetica a base di proteine liquide in sospensione acquosa non confezionate, non consuma energia elettrica, non consuma acqua e non produce praticamente rifiuti. Si sposta in monopattino. Tutto questo solo per compensare l’impatto ambientale del SUV pieno di merendine di Luca Marinelli. Andrea invece mangia solo animali cacciati da lui a mani nude e ogni due settimane sabota una piccola fabbrica sarda.

Detto questo, leggiamo con molto piacere il tuo racconto Il Cooperatore Domestico e lo abbiniamo a un bel collage di Claudia D’Angelo.

Quaranta non vede l’ora di averti di nuovo in squadra a biliardino. Ci manchi, a presto.

Non che abbia una casa particolarmente grande, ma senza dubbio non sono una persona particolarmente ordinata, né particolarmente pulita. Voglio dire che ogni tanto dovrei dare l’aspirapolvere, il cencio per terra, e tutte quelle altre cose lì, ma di certo mi fa una gran fatica. Ho deciso così di prendere una donna delle pulizie. Ho chiesto ad amici e parenti se conoscessero qualcuna che per una cifra congrua potesse venire da me una volta alla settimana per risistemare quello che io non sono disposto a fare a causa della forma specifica del mio carattere. Mi sono stati dati alcuni numeri di telefono e ho cominciato a chiamarli. Erano tutte donne tranne uno e non so perché, ma quando ho sentito la sua voce maschile dall’altra parte della cornetta ho pensato che fosse lui la persona giusta per me. Credo che fosse legato all’insolita circostanza che non esistono uomini delle pulizie, ma solo donne, almeno credevo prima di incontrare Valerio. Abbiamo così fissato un appuntamento per il lunedì successivo.
Valerio si è presentato a casa mia con un outfit molto poco professionale. Aveva un parka e il suo alito puzzava di sigaretta. I suoi occhi erano gonfi e orlati da due occhiaie dense. Barba incolta e capelli tutti scompigliati, denti giallastri con una strana poltiglia omogenea incastrata tra gli orifizi odontici, pezzi di pelle che si staccavano dalla fronte, un paio di jeans chiari che mettevano in risalto le macchie di sporcizia grigia all’altezza delle caviglie, una felpa dei Linkin Park con scritto Chester Bennington is still alive. Quando gli ho stretto la mano mi ha graffiato leggermente con le sue unghie lunghe e nere. Gli ho detto che poteva accomodarsi sul mio divano e Valerio ci si è praticamente disteso sopra o, come diceva mio nonno, si è sparapanzato sul divano, la pancia gonfia messa ben in evidenza con una mano che se la grattava, denudando porzioni di corpo pelose in un modo animalesco e unto, la gamba fin quasi all’altezza della suola degli anfibi neri dilungata comodamente sul tessuto dove generalmente appoggio la testa quando guardo un film, una piccola, quasi invisibile caccola che dondolava mollemente poco dentro la narice sinistra, un braccialetto rosa della fortuna comprato per strada.
Valerio avrà avuto 34 anni. Sarà stato alto un metro e settantasette. Sarà pesato 92 chili. Quando cominciai a parlare, lui mi sbadigliò in faccia senza neanche coprirsi la bocca con la mano. Il doppio mento diventò ancora più importante, se possibile, mentre il suo volto si deformava per la noia. Era quasi ipnotico quel doppio mento. Gli occhi invece avevano come una patina grigia e indolente, quasi come se avesse visto la parabola dell’umanità dall’inizio alla sua cupa fine e avesse così deciso di arrendersi all’ineluttabile pigrizia che scaturisce da quella che molti chiamano saggezza. Per un bel po’ non si tolse la giacca, ma quando lo fece sentii un puzzo di sudore da far accapponare la pelle. Aveva tutti degli enormi punti neri sul naso che suppuravano una specie di olio umano che rifletteva la luce del mio salotto quasi quanto della carta unta per il fritto. Ad un certo punto mi sembra che abbia anche fatto un piccolo rutto che non lo ha messo per niente a disagio, anzi, la sua espressione si è fatta più rilassata. Non riuscivo a capire se avesse ruttato sul serio o no, ma per qualche secondo ho avuto l’impressione che ci fosse un odore di salame e vino bianco che mi ha fatto voltare dall’altra parte in uno stato confusionale. Ebbene sì, non riuscivo a capire come quella creatura lì potesse anche solo pensare di pulire casa mia in modo adeguato.
«Senti, ma allora che cosa hai fatto, dico, nella vita, te?» Gli domando cercando di essere cortese.
«Mah», dice lui, «ho fatto l’università».
«Ah, ecco, bene, interessante».
«Sì, ti interessa?»
«Sì, cioè, certo, però intendevo, voglio dire, come esperienze, dico, sul lavoro, ecco».
«Ah», fa lui quasi offeso. «Sì, ho lavorato».
«Benissimo e che lavori, se posso chiederlo ovviamente, avresti fatto?»
«Diversi, dipende anche un po’ che intendi con la parola lavoro».
«Intendo», faccio io, «Quella cosa per cui tu esegui un compito e un’altra persona ti paga per il tempo concordato che impieghi ad eseguire quel compito lì».
La sua faccia è diventata improvvisamente rossa e gonfia. Ha sospirato lungamente guardando in alto a destra e poi ha detto: «Sì, certo che ho lavorato».
«Ok, potresti farmi qualche esempio di lavoro che hai fatto?»
«Sì», ha detto lui, «potrei farti qualche esempio, ma non sei un po’ stanco di questi convenevoli? Nel senso, non sono qui per il lavoro di cooperatore domestico?»
«Sì, appunto, voglio sapere se hai mai fatto l’uomo delle pulizie».
Valerio si è grattato la testa da cui è cascata una polvere sottile e bianca che si è depositata sui miei cuscini. Si è anche grattato la pancia mezza nuda e pelosa. La caccola nella narice sinistra che continuava a dondolare. Poi ha detto
«Non lo so, non credo di aver capito cosa intendi. Fammi vedere un po’ come si fa».
Ero esterrefatto, ma non so come mi sono alzato, ho preso uno straccio e ho cominciato a spolverare. Poi ho dato l’aspirapolvere e il cencio per terra. Poi ho lavato i piatti. E mi sono sentito meglio. Ed è così che una volta la settimana Valerio viene a casa mia a cooperare domesticamente, si mette sul divano in silenzio e io pulisco casa. Quando ho finito gli do 10 euro l’ora e lui se ne va via. Non riesco più a farne a meno.
Amo la sua inutilità.

 

Ferruccio Mazzanti

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