Melanzana piangente

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Claudia D’AngeloUn nihil

Una settimana fa in redazione di Verde a Cologno Monzese. Ramses D’Antuono confabula con l’ologramma del Capitan Frau:
– Stai dicendo che potremmo fare un concorso letterario simpatico per tutti quei casi umani orfani di 8X8?
– Esatto, bro! Potremmo fare una cosa parodica super verdiana con tutte le scenicchie e gli editori top player!
– Fantastico, cià che mi ci metto immantinente a fare il bando. Ho proprio voglia di cannibalizzare un po’ di contenuti con il piglio postmoderno che mi contraddistingue.

Mezz’ora dopo il bando è pronto tra il plauso dei gruppi whatsapp e delle bolle di facebook. 7247 racconti in un’ora.

D’improvviso sopraggiunge il Marinelli con un telegramma tra i denti. Il D’Antuono lo asciuga dalla bava e legge sconcertato: Alt! Operazione non apprezzata! Fermare tutto! Non ci piace.
Il giorno dopo compare the O.G. 8X8, Verde basita.

– Pazzesco! Ci toccherà inventare qualcosa di diverso!

E questo è come si è giunti a Scenicchia una Sega #2 – Praticamente un Concorso Letterario. Tutti i dettagli nel link. Serate pazzesche, regole abnormi, premi oltreumani. (Tipo se venite vi promettiamo che facciamo rifare a Simone Lisi il gioco del mimo).

Mentre aspettiamo i vostri raccontini, oggi pubblichiamo Melanzana Piangente, un nuovo racconto di Matthew Licht. Ogni volta per noi è un po’ come tornare nei film americani dei primi Novanta (infatti Frau di fisso Girella e latte con Nesquik prima di ogni lettura). Matthew è uno degli autori più prolifici e divertenti che abbiamo il piacere di ospitare, se cliccate sul suo nome qui sopra, potrete godervi tutte le sue pubblicazioni verdiane.

Il collage originale è di Claudia D’Angelo. Buona lettura.

«Un fottìo di aglio, questo è sicuro».
«Ma da dove viene tutto questo aglio?»
«Da fattorie nel New Jersey, o da Long Island».
Baxter e Lenny volevano capire cos’è che rende così maledettamente buoni i wurstel dei fast food Grimm’s Passion Fruit.
L’uomo nel camice unto dietro il bancone contemplava trasognato i tipi poco raccomandabili che analizzavano il prodotto che lui serviva.
«Il New Jersey è una vasta zona industriale. Long Island è diventata il quartiere dei miliardari. Non cresce aglio in nessuno dei due posti».
«Il New Jersey pullula di fabbriche di sapori artificiali. L’aglio proviene da lì».
L’arrostitore di wurstel usò la spatola per spingere delle croste bruciacchiate verso il buco nero in fondo alla piastra. A volte gli pareva che quella cloaca succhiante gli parlasse. Il tipo alto nel giaccone da Buffalo Bill e il tappo bello ma viscido vestito di gessato e camicia da discoteca gli sembravano alla ricerca di sapere arcano. Secondo la tradizione induista, doveva aiutarli.
«Lei ha ragione, onorato ser» disse, in una cantilena nasale. «Il sapore aglioso è frutto di mezzi innaturali».
«Uhò, allora gli chef dei wurstel sanno anche parlare».
«Senti amico, visto che abbiamo vinto il telequiz Grimm’s Passion Fruit, dovresti darci almeno un wurstel gratis. A ciascuno, intendo».
Il tipo scuro dietro il banco scosse la testa. Non gli era permesso portare il turbante al lavoro, malgrado tenesse scrupolosamente puliti i copricapo. Il manager prepotente gli aveva sbattuto in faccia Il Sacro Regolamento. Niente turbanti, era la Regola Numero Uno. Niente wurstel gratis a nessuno niente eccezioni, era la Regola Numero Due.
Regola tre: Gli impiegati consumano la merce a loro rischio e a loro spese.
Regola quattro: Disubbidienza a Le Regole = licenziamento immediato senza possibilità d’appello.
«Ma la scongiuro, vostro onore ser» aveva detto al boss l’allora neo-impiegato wurstelaio. «Sono di fede vegetariana. Non potrei mai forzarmi volontariamente a consumare la carne di animali morti».
«Fai come ti pare, Ak-med» aveva risposto il Manager. «Ma ora sai Il Regolamento. Obbedisci, o crepa».
«Mi chiamo Jagdish, milord».
«E chi se ne frega. Sta bruciando un wurstel in cima alla seconda fila a sinistra».
Secondo la Sacra Regola numero cinque, fraternizzare coi clienti equivaleva a spionaggio aziendale, ma nelle ore morte di un pomeriggio metropolitano non c’erano esecutivi a mettere in vigore le leggi di Grimm’s Passion Fruit. Anche la telecamera antifurto sembrava essersi assopita. Passavano tassì come sonnolenti coleotteri, guidati da uomini inturbantati e barbuti.
Jagdish si presentò a Baxter e Lenny. Mise la mano al cuore dopo il salamelecco.
«A cuocere wurstel non ti batte nessuno. Da quant’è che lo fai?»
«Ah oramai sono davvero molti anni, gentile Baxter sire mio onesto amico».
«Miglior fottuto wurstel del pianeta».
«Ah tenero signor Lenny, se non fossi sicuro di una rapida e terribile punizione, potrei…»
«Darci un wurstel a ufo?»
«Oh ciò è prettamente impossibile, Baxter ser, ma forse potrei guidarvi verso l’illuminazione».
«Intendi regalarci il Bhagavad Gita? Ne ho già una decina».
Le Sante Scritture di un subcontinente sovraffollato di gente denutrita che venera elefanti, scimmie e mucche sostenevano il giradischi rotto di Baxter.
Jagdish pensò che il proprietario di tanti Bhagavad Gita dovesse essere un miliardario straordinariamente santo, degno del massimo rispetto.
«Ciò che intendevo, o saccente studioso-sahib, era indicarvi il sentiero che conduce a consapevolezza di come La Mercanzia ottiene il caratteristico succulento sapore che la rende una merenda popolare tra i nostri preziosi clienti, ser».
Lenny fu colto da crampi allo stomaco. «Lascia stare, Baxter. Tutti sanno che è meglio non sapere cosa mettono nei wurstel».
Baxter abbassò gli occhiali da aviatore e lanciò un cinico sguardo verso l’amico privo di statura. «Capezzoli, sangue, muco, ghiandole del muco, testicoli, e zoccoli di maiale non sono niente di cui avere paura, Lenny. Per legge, un buon hamburger deve contenere un minimo di 54% di retti di manzo».
Lenny non capì. «Diretti a pranzo?»
«Retti. Plurale di retto. Gli hamburger sono buchi di culo di mucche».
Il cervello di Jagdish, saturo di unto, tornò ai giri che faceva da bambino sul carro dello sterco di suo zio Krisna. Anziché frustare la scheletrica bestia per farla camminare più veloce, zio Krisna gli infilava un bastoncino di rovo nell’ano. Tali ricordi gli suscitarono lacrime nostalgiche. Una di queste cadde sulla piastra, sfrigolò e diventò una nuvoletta che svanì. Zio Krisna avrebbe torturato le verdure, se ciò le avesse fatte maturare prima. Jagdish obbediva ciecamente ai dogmi dietetici imposti dalla sua cultura. Le verdure sono sprovviste di retti, e costavano meno delle bistecche che ammirava di sottecchi nei luccicanti supermercati della metropoli.
«I nostri wurstel sono meglio del filet mignon!» diceva uno degli striscioni di tessuto anti-unto appesi al soffitto.
«Shake di maracujà è più spumoso dello champagne!» diceva un altro.
«Le bionde fanno sborrare di più!» insisteva la scatoletta di un video porno nel sexy shop accanto al fast food.
Jagdish guardò intimorito la telecamera di sorveglianza che lo controllava. La spia rossa s’illuminava a intervalli di dieci secondi, il tempo che ci voleva per sussurrare un segreto aziendale a ricercatori di verità saporifere.
«Numero quattordici,” sussurrò. «Di Rector Street, proprio come ha detto lei, stimato sire».
«Ho detto retto» lo corresse Baxter.
«Se non erro, Rector Street è sul Lower East Side» disse Lenny.
Baxter era intrigato. Lenny voleva andarsene. Doveva trovare un cesso. I manager di ristoranti veri e hotel di solito lo facevano accomodare. Benché tappo, aveva la pelle bianca.
Baxter si tolse gli occhiali scuri. «Cosa succede al 14 di Rector?»
Una stilla di sudore unto colò per la tempia induista di Jagdish. Avrebbe dovuto essere più discreto. La simpatia per due clienti carnivori gli aveva cacciato dalla testa non-inturbantata Le Regole. Non divulgherai segreti aziendali ai fessi clienti.
Baxter non mollò. «Cosa succede al numero quattordici di Rector Street?» Non aveva mai fatto il terzo grado a nessuno, malgrado morisse dalla voglia. Qualche schiaffone avrebbe fruttato una confessione da Jagdish.
La telecamera saltò tre scatti rossi. Incredibilmente, il dio aziendale sembrava aver chiuso il terzo occhio.
«La pregherei per favore di non urlare e vociferare così, altezzoso padrone ser. Non siamo soli, quasi mai. Visto che il suo amico folletto sapeva dell’esistenza di Rector Street, posso affermare con la coscienza pulita di non aver svelato alcun segreto aziendale ai fuori-casta. In quel luogo troverete le risposte ai vostri enigmi, signor Baxter vostra santità».
Jagdish fece finta di tornare al lavoro. Infilzò un wurstel che spruzzò grasso che stridette al contatto con la piastra rovente. Quando guardò di nuovo su, i clienti curiosi erano spariti.

***
«Fammi usare il grimaldello, Baxter. Lo usi sempre tu».
«L’ho fatto io. E poi io lo so usare».
«Come faccio a imparare?»
«La regola numero uno dello scasso, Lenny, è di perlustrare bene il luogo».
I lucchetti sul cancello erano rotti e arrugginiti. Penzolavano dalla catena.
Lenny li frugò comunque con un cacciavite. «Credi che ci sia qualcuno?»
«Direi proprio di no. Mai visto un posto così morto».
Né luci né suoni da dentro. Quel magazzino sembrava dire: qui non c’è nessuno e a nessuno gliene frega niente.
Lenny tremò. «Questo posto è lugubre, e puzza».
«Regola numero due del furto con scasso: fidati del tuo istinto. Se non ti convince, meglio telare. Quindi andiamo. Non m’importa cosa contengano i wurstel della Grimm».
«Dalla puzza direi che c’è qualcosa di morto, là dentro».
«Questa stamberga è piena di carne morta appunto perché è una fabbrica di wurstel».
Una gelida folata aprì il cancello. Oltre il recinto, la maniglia della porta d’ingresso sembrava invitare chiunque a entrare.
Si trovarono in un magazzino colmo dei carretti di venditori ambulanti di wurstel, e scatole di cartone. Gli ombrelloni dei carretti, gialli e blu, erano chiusi. L’odore era fin troppo riconoscibile.
Molte delle casse di cartone recavano la scritta: Grimm’s Passion Fruit Hot Sausage Co.
A Baxter non piacque. «Andiamocene. Ho sentito di un bar su Avenue B con un jukebox stratosferico, bariste lesbiche carine, birre a un dollaro e hamburger gratis».
«Tu sogni. Posti così sono leggende urbane, e quindi non esistono. Ma forse potresti spiegarmi perché alcune di queste bare di cartone recano la scritta Studio Necro».
Baxter si levò gli occhialini da scassinatore.
«Boh».
Altre casse erano marchiate Maryland & Virginia Crab-Food, Inc. Raffiguravano granchi.
Baxter e Lenny spostarono alcune casse. Erano pesanti, e facevano brutti rumori. Il tanfo si intensificò.
«Puzza come casa tua» disse Lenny.
«Strano, stavo per dire la stessa cosa, ma tu ora sei senzatetto. Di qua è ancora più forte».
«Lasciamo stare. Ho visto abbastanza».
«Ma se abbiamo visto solo scatole di cartone».
«Non ci occorre vedere altro. I wurstel ottengono il loro caratteristico sapore perché sono immagazzinati in delle scatole di cartone. Mistero risolto. La mia curiosità è appagata, quindi smammiamo».
«Oh mio fottuto dio».
Una delle casse di cartone si era aperta. Un cadavere rosa ne cadde fuori per sdraiarsi sul pavimento di legno. Si stringeva il petto. Le sue gambine storte finivano in un secondo paio di mani, tra cui penzolavano genitali infantili.
«Questo qui poteva suonare il pianoforte coi piedi, o spararsi seghe a quattro mani. Si sarà suicidato perché microdotato».
«Lavorare qui butterebbe chiunque in depressione. Cristo, è crivellato di buchi».
«Potresti fare sesso con queste ferite».
«Nemmeno una goccia di sangue».
«Segno di ferite inflitte post-mortem» disse serio Baxter, lettore assiduo di riviste per mercenari. Violenza, morte, dolore e ferite lo affascinavano, in modo astratto. Si odiava per queste morbose fissazioni, ma non riusciva a smettere. «Niente strappi ai tessuti, nessun segno di taglio con strumenti seghettati. Incisioni pulite, tipiche di mutilazioni al bestiame fatte dagli Ufo».
«Questa non è una carogna di essere umano, Baxter. Si tratta di un orango, o un gorilla. Qualcuno lo ha bucherellato con uno stampo dei biscotti».
«Sembra che prima l’abbiano rasato. Ora è tutto chiaro».
«I wurstel sono ricavati da oranghi morti e per te è logico? Ora vomito».
Baxter tirò di tasca un coltello. Lenny gli afferrò il braccio.
«Non sei medico. Lascia stare questa povera scimmia. Ha già subìto abbastanza autopsie».
Baxter fece un’incisione sul nastro adesivo che sigillava una scatola di cartone marchiato Studio Necro. Ne saltò fuori una testa imparruccata bionda.
«Lei non è una gorilla. Era Marilyn Monroe con un occhio nero, segni di tossicodipendenza e un grosso cazzo».
Baxter aprì con un fendente uno scatolone della Maryland & Virginia Crab-Food. Si aspettava di vedere chele, corazze, occhini neri congelati nel rigor mortis. Invece la cassa conteneva uno scaricatore di porto nudo.
L’emoglobina collettiva di Baxter e Lenny si trasformò in granita rossastra quando sentirono aprire il bandone dall’altra parte del magazzino. I cadaveri e l’orango rasato matrice di wurstel non reagirono.
Due figuri ombrosi entrarono nel magazzino e presero a smuovere scatoloni di cartone con ganci da scaricatori. Puzzavano di alcol, sudore e della Maionese Nera che giace sul fondo del porto di New York.
«Cristo non smette mai» disse uno di loro. «Non si trovano altri lavori, e la gente inutile diventa utile solo quando crepa».
«Sempre meglio che caricare camion».
«Ma che dici? Stiamo caricando camion».
«Si fa per dire, omo».
Il tizio che aveva parlato per ultimo infilzò una cassa col gancio. Ci fu un suono da grancassa attutita, seguito dal rumore di una bara di cartone trascinata per un pavimento ricoperto di segatura.
Baxter vide la graziosa trans tossicomane sparire dentro un tritacarne. Aveva gli occhi chiusi. Erano verdi come le alghe marine, o blu chiaro come quelli dei lupi? Rabbini morti si trasformavano in wurstel kosher. Cadaveri di portoricani maciullati per cuchifrito. Polacchi defunti rinascevano come kielbasa. Futuri wurstel consumano wurstel del presente, digeriscono e scaturiscono wurstel del passato a forma di wurstel che finiscono nei fiumi Hudson e East. Feci fluttuanti sono disintegrate dalle eliche dei traghetti per Staten Island che trasportano i dannati verso l’isola dei wurstel non ancora fagocitati. Giù, giù, per fondersi nella Maionese Nera.
Baxter si ficcò un pugno in bocca per non vomitare. Si domandò se sarebbe venuto qualcuno a riconoscere la sua carogna all’obitorio municipale. Forse Lenny. Allungò una mano per toccargli la spalla.
Lenny cadde di lato.
Baxter pensò che il suo unico amico fosse morto. Se non avesse avuto la bocca piena, avrebbe urlato così forte da svegliare tutto il cimitero-macelleria. Il gridolino suscitò l’interesse degli scaricatori Grimm.
Lenny non era morto, era solo schifiltoso. Il magazzino era la prova tangibile che aveva commesso atti di cannibalismo. Svenne quando si ricordò di aver divorato dieci wurstel Grimm in meno di un minuto per vincere una scommessa.
«Cosa ci fate qui? Questa è proprietà privata».
I ganci degli scaricatori-macellai erano puntuti. Un colpo alla gola o dentro l’orecchio, e sarebbero finiti sulla catena di montaggio dei wurstel Grimm. Baxter improvvisò. «La porta era aperta. Abbiamo visto l’insegna Cercasi Operai».
«OK, siete assunti. Sveglia il tuo amico e datevi da fare. Il capomastro è mancato, quindi stiamo facendo doppi turni per le feste».
«Ma di che feste state parlando?» Era la seconda settimana di ottobre.
Baxter teneva in alto le mani. I magazzinieri Grimm abbassarono i ganci e lo beffeggiarono.
Le loro risate svegliarono Lenny. «Che c’è di buffo?»
Baxter si trattenne dall’abbracciare l’amico risorto. Lenny era l’unico che avrebbe fatto sotterrare o cremare il suo cadavere. A meno che non crepasse prima lui. In tal caso, Baxter forse avrebbe guardato la piccola bara sparire dentro il forno a legna crematoriale.
«Siamo stati assunti, Len… volevo dire, Joe. Finalmente abbiamo trovato impiego, quindi mettiamoci all’opera».
«Ma di che cazzo parli, Bax…»
Baxter lo zittì con una gomitata alle costole.
Caricarono casse nel furgone parcheggiato nel vicolo dietro il magazzino. Sul lato del furgone c’era scritto: I wurstel di Grimm’s Passion Fruit SCOTTANO!
Erano anni che non lavoravano. Anzi, non avevano mai lavorato. Dopo poco gli dolevano la schiena, le spalle, i gomiti, persino i pollici.
Lenny inciampò sul cadavere bucherellato dell’orango. Gli cascò di mano una cassa, che si aprì. Ne cadde fuori una testa umana, che rotolò. Dall’orbita sinistra sgusciò l’occhio. Lenny lo rinfilò nel contenitore. Uno dei caricatori Grimmi gli mollò un pugno al bicipite.
«Stai attento, cafone».
«Ma cos’è ‘sta roba?» Lenny smosse con la punta del piede la cassa toracica del primate.
«Era il nostro capomastro, imbecille. Porta rispetto».
«E vi sembra rispettoso averlo ridotto così?»
«Un brav’uomo non si spreca».
«Ma è, cioè era, un orango».
«Non ci ha mai chiesto il pizzo anche se siamo in libertà provvisoria». Con grande tenerezza, il caricatore spostò la scimmia morta verso la parete, dove sarebbe stato al sicuro e fuori dai piedi.
L’altro caricatore da obitorio si tolse il berretto. «Non si è mai trombato la mia donna. Gli davamo ogni tanto una banana ed era contento».
L’uomo, commosso, pianse. Il suo collega ex-compagno di cella lo consolò.
Baxter e Lenny colsero l’occasione per darsela a gambe.

***

«Abbiamo fatto male a scappare, Lenny. Ci avrebbero dato delle felpe della Grimm’s Passion Fruit, dei ganci, soldi».
Jagdish il cuoco fast food porse un wurstel a Baxter, e gli versò una schiumante coppetta di frullato di maracujà. «Per favore siete il benvenuto, gentile ser. Si goda il buon appetito».
Baxter morse il wurstel. Del grasso gli sbrodolò sulla barba incolta.
Lenny fece una smorfia. Era diventato un vegetariano integralista. «Come fai a mangiare quei cosi lì ora che sappiamo cosa c’è dentro?»
Baxter si schiarì la gola. «Se non ci mangiamo noi, ci mangerà qualcun altro».

Matthew Licht

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