Liminal Personae #10: Beatrice, la narcisa del 159

La vita su Facebook con meno like di Crapula Club fa schifo. Hanno cancellato la nostra pagina Verde Rivista. Non siamo riusciti a spiegare che “UE MARINELLI PATETICO PEZZO DI CANE COGLIONE PAZZO” non è un insulto al Luca Marinelli messicano sperduto in Messico, ma al “Lucariello” sradicato schlemihl senza direzione, senza progresso, in balia dell’entropia. I più intelligenti lo avevano annusato in tempi non sospetti, i più coglioni e infami ci hanno segnalato in massa. Potremmo dire semplicemente di avere perso circa 4000 contatti in un paio di folli settimane Litwrestling, ma prenderemmo in giro il nostro pubblico che non ha bisogno di essere preso in giro pure da noi. La verità, benedetti ragazzi, è un’altra: la Litwrestling, crollata e ribaltata su di sé, è morta e ha ucciso almeno un pezzetto di noi. Abbiamo perso il nostro intero archivio Facebook di complesse narrazioni e autonarrazioni, il dispositivo accelerazionista, intersezionista e umanista che nell’ultimo anno aveva contribuito ad aumentare la nostra visibilità (e sticazzi, certo), e permesso di dimostrare che oltre al cazzeggio c’è una meraviglia (e meicojoni). La letteratura pazzesca in Italia, a esempio, e troppe altre cose da elencare (è ancora presto) che scoprirete nei prossimi mesi (da qui a giugno).
Nuova fase nuovo schifo, dicevamo in estate. E invece. Da oggi Verde sarà un po’ meno Dante Virgili’s Clarks Gang e un po’ più Guacamole. Un giorno racconteremo la cronaca di questi giorni maledetti e impazziti, ma non adesso, ragazzi: ora abbiamo bisogno soltanto di silenzio. E del vostro aiuto.
La Nuova Verde è tornata su Facebook. Aiutateci a toccare rapidamente quota mille.
Mentre scriviamo queste righe è il compleanno di un caro amico di Verde. Ti dedichiamo, caro amico di Verde, una delle nostre canzoni preferite.
La Nuova Verde è la nostra nuova pagina Facebook (qua). In redazione abbiamo fissato un obiettivo ambizioso: nessuna segnalazione né ban prima di tornare a *almeno* quota mille (aiutateci). Poi a qualcuno è venuto in mente di condividere un racconto di Narrandom, non quello andato online ieri (ciao, caro amico di Verde, buon sessantacinquesimo compleanno) e per 24 ore siamo rimasti fuori dalle vostre bolle. Ma siamo sicuri che non ve ne siete neanche accorti (aiutateci: siamo a 691).
Il dibattito sul creare contenuti su per Facebook è rimandato a un’altra volta.
Liminal Personae nasce dalla necessità primordiale di osservazione e metabolizzazione del mondo, nello spazio e nel tempo presente. Nella ciclicità dell’archetipo e del simbolo ritroviamo nei gesti degli altri noi stessi, la nostra storia, e cerchiamo più o meno consciamente di sfruttare l’empatia come una sfera di cristallo, per scoprire quale sarà il prossimo passo. Ogni giorno tre lingue si articolano nella mente di S.H. Palmer. Le influenze dell’una ricadono sulle altre due e così in un moto perpetuo la scrittura e la comunicazione salgono a spirale, “per schiantarsi al suolo perpendicolari all’asse del mio respiro.” Il nome della rubrica è un omaggio esplicito alla professoressa Clara Mucci. Beatrice, la narcisa del 159 è la decima puntata (qui le precedenti).
L’illustrazione, tratta dal progetto All Melody, è di 
Laura Fortin.
Bierde es bierde, on recommence, on oublie tout. Avete già firmato l’appello che abbiamo lanciato per la revisione del processo contro Cesare Battisti? Siete ancora in tempo (qui). Ciao, buon fine settimana, se il prossimo mercoledì sarete a Firenze fate un salto qua.

Ho cominciato a fare pulizia decidendo di buttare oppure dare via ogni capo d’abbigliamento – dal pedalino al vestito da sera – che non avessi indossato almeno una volta negli ultimi due anni. Sorprendentemente quel piccolo cumulo di panni puliti e semi consumati non aveva le dimensioni pantagrueliche che aveva nella mia testa.

Fare pulizia ha un milioni di significati che sfiorano ogni scalino della piramide socio emotiva delle persone. Dall’igiene maniacale domestico alle brutture democristiane moraliste, fino al fuoco purificatore di uno Schnaps di latte di suocera.

Non me lo dimenticherò mai il latte di suocera, la prima volta che l’abbiamo bevuto eravamo a casa di Ivan – compagno di classe del liceo mai più visto né sentito nominare. Apparso in questo momento di fronte ai miei occhi minuto, con il ghigno da avvoltoio e la bottiglia velenosa tra le mani.
Aveva un sapore di merda. Il latte di suocera.

Quel sapore del cazzo, che non riesco a definire in termini di gusto mi sale nell’esofago quando ho a che fare con alcune persone. Non parlo dei nemici storici, perché le guerre le lascio ai Sancho di turno – Quixote rimane con me, di solito a prendere il tè tra i mulini a vento, seduti nei cestini come se fossimo al Wannsee.

La questione del fare pulizia prende la mano. Non solo per la Mariekondite e roba varia da Netflixfever, ma anche perché ci si prende davvero gusto. Cominci a diventare insofferente alle reazioni e alle possibilità di relazioni più o meno formali che la vita ti pone davanti.
Diventi diretto, non accetti più compromessi.

Tipo la signora lenta e pesante con voce acuta che saliva, prima di me un paio d’ore fa, sull’autobus numero 159, davanti al centro commerciale del mio quartiere. Blaterava buonismo spicciolo e mi ha ripresa, non direttamente da brava cristiana, dopo avermi sentita imprecare in italiano mentre sollevavo un congelatore non troppo pesante, certo, ma neanche una piuma.

La signora, che chiamerò Beatrice, ha alzato leggermente la manopola immaginaria del suo volume e mi ha accusato. E di avere imprecato contro di lei.

Il narcisismo è una piaga, in quest’epoca buia.

E io l’ho ignorata – le sue parole sono arrivate al mio cervello, impegnato a decifrare altri codici dolorifici – per evitare la polemica. Se ne è accorta anche lei: dopo due tentativi provocatori ha gettato la spugna intrattenendo la sua compagna di viaggio con storielle sulla sua routine dorata e piena di ovvietà: il tempo; cosa avrebbe cucinato la sera; la sua famiglia che l’adora.

Nulla è vero, se non le nostre azioni e le conseguenti sensazioni. Siamo quello che facciamo, come la vogliamo girare la frittata quello è – direbbero alla città mia.

CONTINUA (qui tutte le puntate)

S.H. Palmer

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