LA SAGA DELLE SAGOME #4: La vie en prose

Buondì, ci teniamo subito a ringraziarvi per la grande partecipazione di ieri al gruppo whatsapp intersezionista e antipatriarcale, possiamo dire, senza tema di smentita, che sia stato un grande successo. Non avevamo mai sentito parlare di ciclo mestruale in quei termini per cui grazie Matti* Grossi. Le discussioni intorno al genere come prigione, alle aspettative, alla profezia che si autoavvera sono state appassionanti, grazie Luci* G.
Luc* M. come sapete sta sperimentando un* pillol* per avere i dolori mestruali ogni mese, per solidarietà, per capire cosa si prova, grazie Luc*, sei un eroe. Vi aspettiamo la prossima domenica dalle 15 alle 17. Tanto dovevamo.
L’affetto del nostro pubblico intanto è stato travolgente, uno squirting geyser d’affetto ci ha inondato in un water boarding d’amore, grazie ragazz*. L’attacco degli INSEL (Involuntary self publisher) capitanati da Nubius Dee con i suoi mille fake è stato poderoso, ma abbiamo tenuto botta. Chi ve lo fa fare? direte voi. L’amore per la Letteratura (teniamo quella L maiuscola al collo, come un amuleto), solo e soltanto quello, amici.

Oggi c’è la quarta puntata de La Saga delle Sagome di  Francesco Quaranta. Buona lettura!
Illustrazione della Pink Lodge.

Previously: Un racconto che viene ripubblicato da sempre. Una minaccia sul bel mondo della lit-web. Una fuga attraverso lo spazio e il tempo. La battaglia finale si avvicina… Ma sarà tutto come sembra? Ovviamente no.

Parigi, 1922. Il teatro dell’ultimo scontro. Chissà se farò la stessa fine di quel coglione di Sandomingo. Vedo il nemico davanti a me, l’Algolit cammina ascendendo un fianco della Tour Eiffel. Questa si piega man mano, sotto il peso delle sue promesse: mi offre il mondo, mi offre il potere di essere in qualsiasi evento, in qualsiasi pubblicazione e antologia, mi offre stuoli di leccaculo in rete e salamelecchi nella chat Facebook. Tutto in cambio del mio ego. Il mio pernacchione riecheggia tutt’attorno. Siamo soli perché il suo esercito di omuncoli invidiosi è ormai disperso tra le pieghe dei salti temporali. Potrei continuare a scappare da una rivista all’altra, fino all’alba de La Saga delle Sagome. Ma non risolverei nulla.
Attendo che si avvicini, sto in piedi sul Pont Iléna. La torre di metallo cigola e curva lamentosa. Fino a che la sua punta tocca il cemento nel momento stesso in cui la figura bianca la raggiunge.
«Tutti volete essere il grande scrittore del decennio, tutti voi con il vostro Grande Romanzo Italiano», dice. «Ma nemmeno ci provate: scrivete, scrivete, scrivete a vanvera. Dite la vostra su tutto e tutti. Nel frattempo mettete da parte le persone. Le sacrificate».

Pel di Carota mi attende in un luogo, dopo essermi apparsa in visione – ancora una volta lo so per certo: ciò che racconto si sta avverando come se io fossi un narratore onnisciente – porta a termine la ricerca per conto mio.
Si trova in una grotta scavata nel fianco di una montagna, una piccola bocca che sovrasta le pianure africane. La parete di fondo di quell’antro millenario è illuminata a occhio di bue dal sole alle spalle di lei che ora è un riflesso rossastro; si morde un labbro. Osserva il cerchio tracciato con un pigmento fossilizzato: sul perimetro, degli ominidi stilizzati compiono diverse azioni. È arrivata lì grazie alle indicazioni delle Norne: ha raggiunto l’alba dell’uomo, nel Paleolitico, eppure la pittura rupestre pare lì da millenni prima. Scritto sulla roccia, Pel di Carota legge il ciclo dell’eroe.
Mancanza… Partenza… Scontro… Ritorno…, appunta mentalmente. Era già tutto qui. Prima che venisse riscoperto centinaia di volte durante la Storia delle narrazioni.
Ma c’è dell’altro. Leggermente decentrato rispetto al disegno, inciso con dei graffi nella roccia stessa, vi è un altro cerchio. È tratteggiato, quasi invisibile da lontano, sulla sua circonferenza si avvicenda in varie posizioni un secondo omino: quello che aveva allarmato e poi infuso speranza alle tre Signore del tempo, Clocco, Laghiri e Sara Maria. Sembra un’ombra per l’eroe del primo circolo disegnato, ma il fatto che sia inciso (a differenza dell’altro) lo rende più importante, più solenne. Se l’eroe è una figura, un personaggio. Questo è una sagoma: un essere che si muove tra piani narrativi e plasma le realtà.

Scopro di poter combattere alla pari con l’Algolit: nonostante io sia ferito, riesco a seguire i suoi movimenti, li sfoglio. Edito la mia posizione in una frazione di secondo per schivare i suoi attacchi. Attendo un refuso per colpirlo in controtempo. Recito indirizzi web a memoria e materializzo stralci di Internet letterario. Bestemmia quando gli spappolo un occhio. L’Algolit non ha espressioni facciali, nemmeno emozioni umane, per lui la sofferenza è solo un contrattempo. Mi distraggo, ne approfitta.
«Poetry Slam!»
Scaglia l’attacco col quale ha steso l’eroe Antoine Sandomingo. Mezza Parigi scompare in un fascio di luce abbacinante pazzesco. Mi ha mancato per un pelo, ma lo spostamento d’aria è sufficiente a levarmi la terra sotto i piedi. Rigenera l’occhio distrutto e si prepara a ripetere il colpo. Non posso rischiare ancora: L’Algolit va sconfitto con un solo colpo, altrimenti continuerà a rigenerarsi.

Mi concentro: apro una grande finestra di Whatsapp nel cielo di Parigi. Invoco i miei compagni di redazione.
Colonnello del Lampo: Mazza quant’è brutto l’Algolit
Signore dei Conigli: Pare tua sorella
Colonnello del Lampo: Ma io ti strappo la faccia e mi ci pulisco il culo!
Don Nikotin: Ragazzi non litigate che abbiamo da fare. (Adesso ha una benda da pirata sull’occhio. Ferita di guerra).
Gabri Spumini: Raga io di questa storia non c’ho capito un cazzo, perché siamo a Parigi? Cos’è questo macello?
Io: Gabri, ci sei anche tu!
Gabri Spumini: No, davvero, non ci capisco niente
Colonnello del Lampo: Bravo Spumini! Così il lettore si immedesima
Io: Ragazzi abbiamo da fare
Don Nikotin: Strategia?
Colonnello del Lampo: Se dico Sparwasser 2018?
Signore dei Conigli: Tutty Frutty!
Io: Perfetto
Colonnello del Lampo: Al mio segnale!
Signore dei Conigli: Do io il via
Colonnello del Lampo: Stai zitto coglione!
Io: Occhio che sta per attaccare!
Colonnello del Lampo: In formazione: Difesa Passivo-aggressiva!

***

Il luogo delle muse e degli déi bibliogeni. La casa dei Padri e delle Madri di Pel di Carota. La dimora del Tessitore e degli unici veri oracoli della letteratura hartacea. Il monte Bocciolimpo. I discepoli dell’Algolit hanno iniziato un’irrispettosa quanto impossibile scalata alla sua vetta. Il Tessitore guarda giù dalla balconata, il core gli duole per il triste destino subito dalle riviste terresti nella puntata scorsa, distrutte e spossessate dai servitori dell’Algolit guidati dal pessimo L’Igor. Dall’alto della montagna sacra osserva il patetico tentativo delle truppe oscure di raggiungere lui e la sua famiglia divina. Non teme, pensa che il grosso delle forze sia concentrato altrove, con l’Algolit nella Parigi del 1922. Forse ha ragione Pel di Carota, pensa, non ci resta che affidarci al suo Campione. Si porta due dita alla tempia.
«Hai ragione Arianna. Forse è il caso di fare una instastory».
Si blocca. Qualcosa si muove a piedi del Bocciolimpo.

***

Il potere conferitomi dalla chat di Viola Rivista fluisce per tutto il mio corpo. Il mondo concreto e le sue macerie scompaiono dai miei occhi e al loro posto si squaderna una matrice di protolettere e interpunzioni, onde grafo-magnetiche segnalano al mio nuovo e unico senso tutto ciò che devo sapere. Vedo un grande spazio bianco e desolato tra le stringhe di informazioni: il mio bersaglio. Sferro il colpo con una mano sola. L’Algolit va in frantumi. Genera una polvere sottile che si accumula in un unico punticino atomico per poi esplodere in tutte le direzioni. Scorie e rifiuti con cui dovremo fare i conti per una vita intera. Sono esausto. So che questa versione ammaccata di Parigi scomparirà non appena leverò le tende, lo stesso sarà per ogni altra città e tempo in cui ho messo piede e che l’Algolit ha distrutto. È questa l’essenza della Saga delle Sagome: piani di racconto che si intersecano e si strappano a vicenda senza mai deformare la propria natura.
La rilegatura temporale comincia già a sfasciarsi, il Colonnello e i miei compagni chiudono la chat dal 2019. Mi invitano a seguirli, ma Pel di Carota mi aspetta.
Ci sono dei fogli che svolazzano in cielo. Apro la mano e questi cominciano a raccogliersi sul mio palmo, nel giusto ordine. In pochi secondi tengo tra le mani un’altra rivista. Sorrido: questa non è per nulla una rivista letteraria. Archéologie moderne, Paris 1889.

Il sole è ancora basso sull’orizzonte della savana, sbircia nel buco della parete di roccia ma non pare indiscreto, esplode di rosso tutta la grotta e fa scintillare i suoi muschi. Pel di Carota mi accoglie vestita con una striscia di pelle di bisonte e un dente di tigre appeso al collo. Rido di gusto.
«Ci hai salvati, grazie».
Le crollo addosso. Ho sanguinato troppo. Osserva la mia ferita, poi elimina il sangue con qualcosa di troppo simile a una gomma pane che fino a qualche istante prima stava masticando – sento anche un profumo di fragola, dettaglio assolutamente non necessario – la rimette in bocca quando ha finito. Con un aggeggio che pare una stilografica traccia dei punti e delle linee che suturano la ferita. Pensa che sarà necessario qualche giorno per farmi riprendere totalmente. Accanto a lei, un sacchetto del Mc Donald’s.
«Non proprio cena gourmet», dice.
«Però se non ti piace t’attacchi ar cazzo».
Mentre mangiamo mi mostra la grotta, il disegno sulla parete.
«Quindi Bolognini non ha inventato nulla?», dico.
Fa spallucce: «Forse è nato nel futuro ed è stato nel passato prima di noi».
«Dunque questo è una sagoma».
«Tu sei il personaggio, il narratore e l’autore».
«È tutto così meta», le sussurro guardandola negli occhi. «Mi piace».
«Mmm sì, famolo meta…».
Un flash mi attraversa la mente. Rivedo il sorriso sul volto dell’Algolit prima di scomparire. L’unica espressione che era in grado di fare: quella dell’inganno. Qualcosa non torna.

***

Eccolo, tremendo, mefitico, bastardo. L’Igor ha organizzato le truppe per l’assalto al Bocciolimpo. Al suo seguito schiavizza e costringe a combattere per lui, tramite profili fake, i redattori delle riviste sconfitte. Più di uno scopre di godere nel farlo. Il Tessitore comincia a tremare. Il nemico è quasi ai hancelli. Vogliono stuprare l’anima di questo luogo di pace, vogliono democratizzare la produzione artistica nel peggior modo possibile, detronizzare editor e Norne, vogliono innalzare un nuovo-vecchio idolo. Quello del self-publishing.

***

«Perdonami dice Pel di Carota», una pistola puntata al mio cuore. Ai suoi piedi il numero di Carpenta Mentis, la rivista che la vede tormentata e senza difese in copertina. Capisco tutto.
«Non me l’aspettavo questo twist noir», commento amareggiato.
«Non intendo farti del male, devo solo tenerti qui con me finché la scalata al Bocciolimpo non sarà completata».
Compio un passo verso la demi-déesse decaduta.

Un colpo di pistola riecheggia sulla savana africana del Paleolitico.

CONTINUA…? (qui tutte le puntate)

Francesco Quaranta

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