A COLPO SICURO #7: Dal tuo terrazzo si vede casa mia

42857068_314677095985485_6582247830222536704_n

Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia (Pink Lodge 2018)

Buongiorno, come sapete siamo sotto attacco da dei troll (per maggiori informazioni andate sulla nostra pagina fb). Stiamo resistendo eroicamente, ma non neghiamo le difficoltà. Non linkiamo qua la nostra strenua difesa dai troll reazionari, ora torniamo a far rivista, basta sbraitare e contrattaccare. Già dall’editoriale crediamo che i segni della lotta siano visibili, ora siamo un po’ stanchini. Il senso di responsabilità è troppo forte per cui andiamo avanti con i nostri racconti come negli ultimi sei anni. Tre inediti a settimana e illustrazioni, che piova o che nevichi: questa è Verde.
Oggi pubblichiamo la settima puntata di A colpo sicuro, le recensioni di Verde. Andrea Frau , nostro lit-wrestler di punta, recensisce Dal tuo terrazzo si vede casa mia di Elvis Malaj, feat. Pink Lodge.

Quando vi chiederanno cosa significhi lit-wrestling fate leggere questa recensione e le nostre risposte agli attacchi di John Smith, Melody Stagno and co.
Buona lettura. ¡NO PASARAN!

AVVISO: Dirò da subito che ultimamente sono scisso tra due personalità: il wrestler cattivo chiamato Cyrano che indossa una maschera con naso da untore che canticchia “spiacere è il mio piacere, io amo essere odiato” e un ragazzotto frustrato convinto di meritare di meglio, ossessionato da Oblique e Massimo Onofri, che dopo una lunga militanza in Rifondazione Comunista ha aperto la pagina “Italiani x Trump”. Entrambe le gustose e pacate personalità hanno contribuito alla recensione, sta a voi cari amici capire chi parla. Scusate il caos e buona lettura.

Io il terrazzo non ce l’ho e di vedere la casa di Elvis Malaj non me ne frega un cazzo. Che poi è venuto lui in Italia, quindi al massimo è lui che vede casa mia. Oh, cazzo guardi? Ci ho un cane grosso, eh! Scherzo, dai! Sarebbe stato un bell’incipit per la recensione, però.
Elvis Malaj me lo immagino come un cowboy di Kaurismaki, col ciuffo di Elvis che canta Dragostea Din Tei, me lo immagino così perché è rassicurante pensare secondo stereotipi. Invece Malaj, primo scrittore di lingua arbëreshë pubblicato da Racconti Edizioni, primo scrittore di lingua arbëreshë recensito da Verde, primo scrittore di lingua arbëreshë, coi capelli castano scuri, tradotto in italiano e lissändrino, è qualcosa in più, non tantissimo, ma qualcosa c’è.

Vi ricordate come negli anni novanta in Italia erano visti gli albanesi? Ricordo che a Igli Tare venivano fischiati spesso falli inesistenti e come difficilmente gli dessero un rigore a favore; ricordo benissimo anche lo scandalo che colpì Kledi, accusato ingiustamente durante una diretta di Buona Domenica del capodanno ’98, di aver sottratto la penna-ventilatore a Maurizio Costanzo (anche il collo ti hanno rubato, Maurizio? scherzò il simpatico Fiorello stordito), ricordo il conto alla rovescia di mezzanotte interrotto, l’umiliazione subita dal ballerino costretto a vuotare le tasche di fronte a cinque milioni di spettatori, la chiamata di Silvio Berlusconi in diretta, indignato, quasi in lacrime che condannò il comportamento giustizialista del cangurotto e di Laura Freddi, del clima di sospetto instaurato da Claudio Lippi e lo stesso Costanzo. Ricordo il pubblico in studio durante la diretta del capodanno ’98, in bermuda e maniche corte, sballottato dall’ucronia catodica, pentito di quel furore giustizialista. Il Presidente Berlusconi sventò il linciaggio con parole commosse ma ferme e riportò il popolo alla ragione. Quando ancora i politici illuminati non assecondavano gli istinti più bassi del popolo italiano ma lo guidavano con lungimiranza e saggezza analogica. Secoli fa.

Oggi siamo lontani da quegli anni furibondi. Elvis Malaj, nato in Albania, da 13 anni nel belpaese (che diavolo ci si possa aspettare da un paese a forma di scarpa che non ha mai donato alla WWE uno straccio di lottatore, è ancora un mistero), è uno degli scrittori più promettenti in Italia, Igli Tare è uno dei direttori sportivi più apprezzati in Europa e Kledi Kadiu è un personaggio televisivo di primo piano ed è stato addirittura naturalizzato italiano! Come direbbero i nostri amici albanesi: Trap!
La copertina del libro, ormai iconica, raffigura un uccello in cima a una montagna di mbeturina, come il nomignolo che Kledi affibbiò alla povera Anbeta Toromani: Anbeturina; e allora no, diciamo plehra, non mbeturina, non ce la facciamo, scusateci.
L’uccello, fiero, svettante, nasce dalle ceneri del sogno televisivo italiano come una fenice (crediamo sia un gabbiano, ma non ne abbiamo la certezza perché il disegnatore Alessandro Ripane non risponde al nostro messaggio su messenger che risulta però visualizzato, “Aleeeeee, sappi che il ghosting è una forma di violenza subdola e terribile!”).
Il pulëbardhë rappresenta proprio il giovane autore che non riesce a innalzarsi a livello di Cechov perché ha le piume attaccate al plasma-maionese della tv spazzatura, quella pre-Kledi per intenderci. Ricordiamo che Berlusconi scrisse una prefazione al Gabbiano di Cechov a 12 anni, convinto si trattasse del gabbiano Jonathan e ciò attirò le prime ironie snob dei salotti di sinistra, ma qua sto divagando, scusate, non tutti hanno gli editor di Tregime a disposizione, scusate. Mi scuso troppo, vero? In letteratura e nel cripto-razzismo non si dovrebbe mai dire mi dispiace.

In copertina c’è un gabbiano, (sì, kar, è un gabbiano), in cima a una tv accesa magicamente senza spine né corrente, che mostra una spiaggia italiana bellissima (crediamo Villasimius, in Sardegna); vedete? nonostante Elvis non abbia studiato Lettere, non abbia fatto la Holden, nonostante sia rappresentato da Oblique, eccolo che trasmette immagini bellissime e nitide, e noi a dire: ma come fa? La tv non è attaccata a nulla! E ci ricorda una lezione del prof. Baricco quando ci raccontò del calabrone che secondo le leggi della fisica non dovrebbe poter volare, come il portiere Peruzzi, considerata la mole, invece si tuffa e toglie le ragnatele dai baffi di Costanzo come faceva Kledi con la ventata scaturita da una piroetta anche a dieci metri di distanza.
La tv nella discarica accesa su una bellissima spiaggia è l’illusione della dolce vita italiana fuori tempo massimo oppure la speranza che, nonostante i rifiuti, in Italia si possa leggere uno scrittore come Elvis Malaj?
Lasciamo il busillis, l’incombenza, il dilemë, a voi lettori che possedete una terrazza. Io non ho manco un balconcino, quindi niente libro, peccato. E allora come faccio a scrivere di questo libro senza averlo letto? Hanno forse visto Dio i teologi? Qualcuno sì, dite? Touchè. Mi sono autotouchè, è un vizio, proprio. Ma quanto mi amo? Quanto è inutile tutto ciò che scrivono gli altri? Ultimamente sto pure dimagrendo, così, lo dico en passant.

Ma torniamo alla recensione (scritta in un’oretta, per dirvi la mia verve), ma soprattutto torniamo all’autore alla faccia di Roland Barthes.
Elvis Malaj è il Rômulo Souza Orestes Caldeira della letteratura italiana, un giocatore normale che nella penuria e nel tracollo del calcio italiano viene naturalizzato per giocare nella nazionale italiana. Nulla contro di lui, si impegna, è duttile, fa pure il terzino all’occorrenza. Per avere Romulo il governo Letta rinunciò a chiedere l’estradizione di Cesare Battisti, ricordate? Ce l’ha detto Carelli, che ora scrive per Primato Nazionale. Dite che Romulo è scarso? Pensate gli altri.
Malaj è un autore nella norma, un pulëbardhë che spicca dal cumulo di rifiuti e rifiutati, baciato dalla luce per puro caso. L’uccello giusto al momento giusto; l’utile uccello che passa da una gabbia all’altra e anche quando sembra libero in realtà ha il braccialetto elettronico e deve tornare la sera per firmare negli uffici di Oblique.
Non è un caso che quando Elvis vada a casa del suo agente, quest’ultimo metta sotto chiave l’argenteria, che per noi uomini di lettere consiste in CLASSICI DELLA LETTERATURA, ma non per razzismo, bensì per conservare la genuinità dello stile di Elvis. Per carità non fate studiare e leggere i vostri uccelli di razza, preservateli in una teca come un santo dalla pelle di porcellana. Lo sapete benissimo anche voi: i neri nelle piantagioni di cotone non avrebbero cantato così se avessero fatto il conservatorio; The Undertaker non faceva mica wrestling al college, faceva pallacanestro (non basket weird, ma pallacanestro sconcertante).

Ha ragione Paolo Zardi, questo libro è un assaggio su come sarà la letteratura italiana tra venti, trent’anni: non italiana, istintiva, semplice e soprattutto in CAPS LOCK. Proprio come la sinistra, la chiesa e le prossime recensioni di Verde. CAPS LOCK, ossia “maiuscole bloccate”, lettere bloccate, sequestrate su una nave, come sulla Diciotti, così sono le urla di riscatto e la voglia di emergere degli autori italiani d’origine straniera. URLA IN CAPS LOCK CONTRO SCENE E SCENICCHIE CONTRO LA MAFIA EDITORIAL…scusate mi sono lasciato prendere. CAPS LOCK come i capitali dei trafficanti bloccati da un governo securitario e legalitario che permette lo sbarco solo di scrittori MAIUSCOLI sacrificando la moltitudine dei dannati minuscoli.
Ora che si raschia il fondo bisogna puntare su stranieri e donne. Con l’Italia fuori dal mondiale Viva il calcio femminile e i nuovi italiani con voglia di emergere. Evviva pure le donne ghostbusters per rivitalizzare i blockbuster americani! (Ah, Blockbuster ha chiuso). Abbasso chi scrive: ragazzotto bianco, con la pelle sensibile, con un pene convenzionale, nella norma, per dimensione e fattezze, messo all’angolo, sulla difensiva, appartenente a una categoria non più forte, che sarà spazzata via dal futuro, rifiutato da Oblique e amministratore della pagina “italiani per Trump”, trap!
Ma in fin dei conti sono una brava persona, non sono il trap-boy che pensate, sapete perché? Perché se scoprissi che Elvis Malaj in realtà è di Cremona e non è mai stato in Albania, non lo direi, per evitare un caso Asia Argento. Se sapessi per certo che le frasi in albanese nel suo libro sono calchi goffi dal traduttore di Google non lo direi perché io sono un mirë njeri.
Mi piacerebbe sfidare Malaj nella gabbia e come disse Chris Benoit: On ne jette des pierres qu’a l’arbre chargé de fruits; oppure, come disse Trump prima di schienare mister McMahon, il boss della WWE: “Ma allora tu parli?!”

I lettori che hanno avuto la pazienza di seguirmi fino a qui perdoneranno se stavolta ho parlato un po’ di me, dopo tanti anni mi sarà concesso aprirmi un po’. Ma siamo sicuri che anche quando ho parlato di me in realtà io non abbia parlato del libro, del belpaese che fu, del grande sogno italiano, del popolo italiano che generosamente accolse i tanti Elvis come quel siciliano sul treno?
In conclusione l’unica vera critica che mi sento di fare all’ottimo libro di Elvis (ti chiamo per nome amico mio perché hai l’età di mio figlio, spero mi perdonerai la confidenza) è la seguente:
Elvis racconta storie straordinarie ma non porta con sé il lettore, come se volesse proteggerlo dall’horror vacui italiano? dalla sindrome di Stendhal? Sei paternalista Elvis, perché? Dragostea Din Tei, Elvis, Dragostea Din Tei, (Non mi porti con te, Elvis, non mi porti con te).
Perché? Tu scrivendo approdi in terre leggendarie, ma non porti il lettore con te? Hai paura del favoreggiamento all’immigrazione clandestina per Imaginationland, sii il mio traghettatore, il mio cocchiero, che frusta il cavallo con due teste di aquila: Flamuri Kombëtar, una si chiama Libertà, l’altra Nostalgia. Raccontami, ti prego, non fare come Oblique, che non mi porta via con sè, almeno tu, dragostea din tei, dragostea din tei.

Elvis Malaj, Dal tuo terrazzo si vede casa mia, Racconti Edizioni 2017, 164 pp (di cui quattro a colori e una sfocata, attenzione al refuso a pag. 8), 14 euro qui .

Andrea Frau

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...