Scenicchia Full Showcase #2: Puntare in alto (Corpaci)

“There are these two young fiorentinian writers speaking about Vanni Santoni along, and they happen to meet an older fiorentinian writer the other way, who nods at them and says “Morning, boys, how’s the scenicchia?” And the two young writers aspire h on for a bit, and then eventually one of them looks over at the other and goes “What the hell is scenicchia?”
This is a very funny story that Gabriele Merlini always told in Caffe Notte and FirenzeRivista but it’s also very deep and serious for us, because we know, as you all know, that we have the responsability to have coniated the word scenicchia but we are really happy that our friends in Firenze understood that we didn’t mean to offend anybody and as once Lavinia Ferrone told us “The florentinian writers are very happy to join this expression”, and so here we are but the question remained: what the hell is scenicchia? We are trying to answer publishing The Scenicchia Full Showcase, a group of short stories that Vanni Santoni selected for the Corriere Fiorentino, written by the best authors that Firenze can offer nowadays. Last week we read Simone Lisi, today we are very proud to rehost Francesca Corpaci with the really great short story Puntare in alto (what Francesca and all of us are trying to do).
The illustration is from our Madre Superiora EP 666.

Avrà sì e no sette anni e sta sdraiata a pancia in su come una rana con gli occhi spalancati su qualcosa di al tempo stesso eccezionale, terrificante e invisibile che fluttua oltre la polvere e i fasci degli alogeni. Porta pantaloncini da mare e ha i piedi scalzi, un filo umido fuoriesce dalla bocca e forma una pozzanghera tra i capelli e i capelli sono una macchia scura e morbidissima sciolta sul divisorio in legno tra i tappeti elastici. C’era stata una riunione a tema divisorio in legno e l’addetto alla manutenzione lo sa, lui a sublimare nel prefabbricato a uso direzione crettato dall’afa mentre dietro la scrivania si approfondivano questioni tra cui: la necessità di rivedere un buon numero di voci di spesa, l’arte di saper fare il massimo con quel che c’è e il riscontro di una crescente e ingiustificata tendenza a considerare i bambini delle cosette deboli e fragilissime con tanti saluti a ogni genere di buonsenso.

L’addetto alla manutenzione guarda il divisorio in legno che da piano originario avrebbe dovuto essere un divisorio in gommapiuma e quella che vede è un’anomalia di circa sette anni perfettamente immobile se non per certi spasmi localizzati agli angoli della bocca, la piccola canottiera bianca che si alza e si abbassa a intervalli sempre più irregolari a indicare un disperato tentativo di respirare. Una donna sulla quarantina si lancia sulla scaletta antiscivolo gridando Sono la mamma! Sono la mamma!, gli occhi che le schizzano fuori dal viso, il corpo che vibra e trema nello sforzo di uno scatto a cui non è mai stato sottoposto una sola volta prima di oggi. La borsa con decoro tropicale e doppio stato di copertura in plastica ripieno di gel glitterato viene proiettata secondo la direttrice opposta alla donna e investe uno dei venti ragazzini ululanti e traboccanti di ormoni appena usciti dall’istituto medio superiore più vicino in coda per celebrare con un mezzo mortale sulla luna l’ultimo stiracchiato capitolo della loro infanzie, possibilmente rimediando qualche frizione con esemplari dell’altro sesso tra un rimbalzo e l’altro. Un uomo dai polpacci flosci viene identificato come autorità paterna da un altro uomo che per quantità di sudore secreto e servilità ostentata si rivela essere colui che in caso di problemi andrebbe a perderci un sacco di soldi. Con un braccio avviluppato intorno al supposto capofamiglia, quello che ci finirebbe di mezzo elenca in tono costernato una lenta e demoralizzante sequenza di misure di intervento standard da mettere in atto, ovviamente se il supposto capofamiglia non dovesse ritenere più opportuno prendere in mano la faccenda. Dal canto suo, se gli venisse lasciato il tempo di verbalizzare, il supposto capofamiglia non mancherebbe di manifestare la più genuina gratitudine per una proposta tanto tempestiva, oltre a suggerire – tuttavia – l’eventualità di un perdonabilissimo scambio di persona, indicando timidamente un individuo in fase semi catatonica poco più in là. Con l’aria al tempo stesso disperata e assente di chi già da molto tempo è costretto a frequentare luoghi di aggregazione di massa con ampio uso di altoparlanti, giochi a premi e musica ripetitiva, l’effettivo capofamiglia sembra cacciato a forza dentro un minuscolo cappellino da pescatore e possiede un miracoloso connubio di lineamenti – labbra umide e violacee, occhi ipertiroidei, guance rubizze e un’attaccatura dei capelli esageratamente arretrata – che lo accomunano in maniera stupefacente e in un certo senso paradossale alla fauna ittica. Il suo corpo è una gelatina dal peso incommensurabile impegnata a tener ferma una versione ridotta e scalciante della figurina ormai pressoché statica depositata oltre le reti protettive. Dietro al banco del tiro a segno una ragazza pallida con treccine afro consegna un enorme coniglio azzurro a un tizio con la maglietta “Marina di Grosseto 24.07.2010: condannato a nozze”, mentre il corteo di buontemponi che lo scorta – due probabili ingegneri esageratamente ubriachi che sfoggiano occhiali da sole esagonali acquistati per l’occasione – si divide tra la proposta di una fellatio sul posto e la scomoda e inesorabile sensazione, estremamente spiacevole soprattutto in caso di sbronza epica, che da qualche parte non troppo lontano qualcosa non stia andando per il verso giusto, e a quel punto tutto accelera. Sospese nel percorso tra la terra e il cielo decine di cavità orali con dentature di transizione si aprono in un suono ad altissima frequenza trasformando l’area tappeti elastici nel focolaio di un’epidemia di pianto isterico che si propaga come un’onda inglobando una comitiva di gitanti teutonici con prole che lascia di colpo cadere i Cornetti e i Pinguini e i Calippo gusto cola per unirsi al coro, cosa che eccita all’inverosimile il branco al seguito, fino a quel punto molto discreto nella ricerca di uno snack serale e all’improvviso disposto a uccidere per una spanciata di coloranti; ed è nell’attimo in cui il primo dell’orda si avventa su un Cucciolone ancora stretto tra le mani dal proprietario, che le infradito della massa genitoriale quasi in procinto di raggiungere il divisorio in legno cedono, variandone la traiettoria da retta a curva e facendola crollare con una serie di sobbalzi sulla superficie flessibile in tessuto tecnico. Un bigliettaio dagli occhi acquosi salta fuori dalla postazione travolgendo coppie in interazioni romantiche e felini poco versati nelle dinamiche di gruppo; e mentre la bimba si alza come se non fosse successo niente e si guarda intorno, un nordafricano con pettorina arancione e le tasche piene di sacchi per l’immondizia incrocia le braccia e comunica al collega che è una bella serata per guardare le stelle.

Francesca Corpaci (editing by Vanni Santoni)

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...