Scenicchia Full Showcase #1: Quando finirà l’estate (Lisi)

Mentre voi eravate in vacanza in Grecia, noi saltavamo lo squalo, la litweb continuava a fare rivista [MODALITA ITALIAN BOOK IT BETTER ON] e Vanni Santoni selezionava il futuro canone della scenicchia toscana (qui i dettagli), trenta racconti pubblicati sulle pagine del dorso fiorentino del Corriere della Sera e che noi di Verde riproporremo (quasi tutti) ogni mercoledì a partire da oggi (che è venerdì: ritardo spiegato qui) in uno Scenicchia Full Showcase dai nomi francamente pazzeschi. Il primo della lista è Simone Lisi con Quando finirà l’estate, editato dal Vanni medesimo.
L’ormai iconico e magistrale memicchio – altro che la Loggia Rosa – è di Gregorio Magini.

Raquel centra le buche. Una dopo l’altra, tra auto parcheggiate e marciapiedi fino a piazza del Comune. Poi dietro-front. Raquel centra le buche. So che lo fa di proposito. Avanziamo lungo le strade nelle avare zone d’ombra dei palazzi. Fosse per Raquel non usciremmo neanche di casa. Per questo centra le buche: per farmela scontare. Ma sono io che pago e sono io che decido, quindi usciamo ogni giorno fino a raggiungere la piazza di Sesto. E poi dietro-front. Per strada poche persone, per lo più sono vecchi con sacchetti di plastica in mano e nell’altra quella delle rispettive badanti. Seguono percorsi che piuttosto che una meta sembrano avere come obiettivo l’unione di tanti puntini, come in quel gioco della Settimana Enigmistica. Sono le stesse ombre dei palazzi che percorriamo anche noi. Certi giorni Raquel spinge in silenzio, altri invece mi parla. Dice cose nella sua lingua madre che io non capisco, parole e frasi che forse non sono nemmeno indirizzate a me.

Altri giorni Raquel sceglie l’italiano, ma non mi fa una grande differenza. Ci sono volte che nella strada di ritorno, quando Monte Morello ci si profila davanti, lei mi racconta del posto dove è nata e cresciuta, delle alte montagne che da nord a sud attraversano il suo continente. Io ascolto e non commento, che del resto di parlare non ho più voglia. Ho deciso che quando finirà l’estate ricomincerò a parlare, ma non prima. Allora spiegherò a Raquel delle montagne che ci sono da noi e le racconterò di quando i miei figli erano piccoli e d’estate andavamo lassù a cercare un po’ di fresco.

Oggi Raquel sembra essere di buon umore. Centra le buche, ma con uno spirito lieve, come se fosse un gioco. Mi sembra di riconoscere addirittura un certo entusiasmo. Io mi lascio trasportare attraverso le ombre dei palazzi e il tempo sembra immobile. Quando finirà l’estate i miei figli e nipoti torneranno dalle vacanze. Verranno a trovarmi qui a Sesto Fiorentino e usciremo tutti insieme fuori a pranzo. Andremo a mangiare da Dino, prima dell’Olmo, come sempre. Loro mi racconteranno delle ferie appena trascorse e delle loro speranze. Io li ascolterò e sarò felice per quel momento passato insieme. Raquel continua a trascinarmi sui marciapiedi sconnessi di Sesto, finché raggiungiamo come ogni giorno piazza del Comune. Si ferma un secondo sotto un albero, giusto il tempo di lasciarmi controllare che tutto sia rimasto al suo posto, poi con un gesto collaudato ruota la carrozzina di centottanta gradi in direzione di casa. E dietro-front. «Perché andate sempre in quella piazza, perché non cambiate?» mi chiedeva tempo fa mia figlia. «Ne hanno costruite di nuove» ha continuato, «potresti farti portare a vederle». Io allora le ho detto – era quando ancora avevo voglia di parlare – che per quanto mi riguardava, le piazze erano più che sufficienti.

Oggi Raquel sembra davvero di ottimo umore dal modo che ha di centrare le buche. Siamo alla svolta di Viale Michelangelo quando capita un fatto. Una cosa veramente da niente, ma che mi lascia perplesso. Un uomo che avrà la mia età incrocia il mio sguardo, è da solo e cammina con energia. Ha indosso un giubbotto pesante. Ci guardiamo un momento negli occhi, poi lui passa oltre, facendomi un gesto che non capisco, come volesse confidarmi qualcosa. Forse ci conosciamo? Siamo già lontani io e Raquel. Il caldo gioca degli scherzi alla gente. Anziani lasciati da soli, figli e nipoti in vacanza, così che i vecchi, quelli più sfortunati, quelli che non hanno una loro Raquel, perdono il filo dei pensieri. Povero l’uomo che esce d’estate con un cappotto pesante, solo e senza più il filo dei pensieri. Senza che riesca a impedirmelo mi si disegna sul volto un sorriso per la sventura toccata in sorte a quell’altro. Non è bello che io gioisca delle disgrazie altrui, mi dico, e la smetto. Stiamo quasi arrivati a casa. Raquel ha scelto di passare dal lato assolato della strada. Tra poco saremo arrivati, ma perché passiamo di qua? Perché non scegliere il lato in ombra? Mi vuol fare arrostire? Forse da questo lato della strada si vede meglio il monte? Una volta mi disse che le ricordava dove è nata. Forse Raquel ha contato che il numero di buche sul marciapiede è maggiore? Lo fa per punirmi, ma sono io che decido, non è lei.

Raquel dietro di me continua a spingere la carrozzina, quando succede un altro fatto: la vicina di casa, la vedova Chiostri, ha messo fuori dal balcone delle lucine intermittenti. Si direbbero quasi luci di Natale. Fanno un effetto strano, quasi come se fossimo nel paese di Raquel, dove festeggiano il Natale in piena estate. Sorrido di nuovo, stavolta per la stramberia della vedova Chiostri, che strana è stata sin da quando si trasferirono qua col marito trent’anni fa, ma ultimamente lo è ancora di più. E così siamo a due sorrisi cattivi. Raquel intanto procede, e mi parla di qualcosa che non afferro, cos’è che ripete? Signor Lisi, le piace la navi? Di che parla? Che c’entrano le navi? Mentre Raquel mi sfila le chiavi dal collo e apre il portone di casa girando le pesanti mandate, ripenso a quel vecchio col giubbotto pesante. Ripenso all’espressione che aveva sul volto, e se fosse stato un sorriso cattivo? Ripenso alle luci fuori dal balcone della signora Chiostri e alle parole incomprensibili di Raquel. Con un crescente senso di orrore ho il sospetto che questi fatti all’apparenza incoerenti si uniscano per comporre un disegno. Che se io tracciassi una riga tra le buche che centra Raquel potrei leggervi dentro una verità sulla mia vita, un messaggio tremendo, chiaro a tutti all’infuori di me. Con un gemito si chiude il portone alle mie spalle e penso un’ultima volta che quando i miei figli torneranno da me, chiederò se anche a loro l’estate quest’anno è sembrata tanto lunga.

Simone Lisi (editing Vanni Santoni)

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