A colpo sicuro #7: L’amore a vent’anni

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Giorgio Biferali, L’Amore a Vent’anni (Pink Lodge 2018)

Campionato, scuole, uffici, code sulle autostrade. Ah il caro bastardissimo settembre. 

È il Capodanno di Verde Rivista e la redazione intende inaugurare la nuova stagione al meglio. Tornando a fare una pacata ed equilibrata rivista on-line che scava e spulcia il sano underground letterario del Bel Paese. E ciò, cari amici, a partire proprio da oggi.

Tuttavia. 

Il Commissario è tornato a bullizzare i bimbi in una nuova scuola, Luchino Marinelli è disperso per le valli del piemonte, Andrea Frau si è avventurato fino ad Amburgo per cercare fortuna, Quaranta sta sempre a quel suo fottutissimo bar del cazzo (scusa Quaraoke), Paolo Gamerro ha aperto un nuovo cantiere per l’ennesima Coop (alla faccia della crisi, signora mia), Luca Carelli è tornato al telelavoro dai domiciliari (se l’avete visto in giro, non era lui). Quindi capite da voi che questa cosa della rivista non si poteva iniziare proprio oggi oggi.

In nostro soccorso, la DanteVirgili’s clerks gang convoca l’ormai CDA (Capo Divisione Amici) Stefano Felici, sceglie l’ennesimo libro che non leggeremo e ne fa una recensione perentoria e dirimente: insomma A COLPO SICURO.

 

Ma che bello, l’amore a vent’anni. Quando il cuore palpita ogni volta che la si riconosce dalla nuca, dai bei capelli lucenti, e quando il cazzo tira già al primo sfiorarsi d’una mano.
Il bel libretto color salmone ha proprio questo titolo, “L’amore a vent’anni”, e parlerà proprio di queste cosielle, e dei piccoli problemi che nascono da amicizie che promufan d’amore. Ma il titolo stesso rimanda pure a Truffaut e alla faccetta impunita di Jean-Pierre Léaud, quello che ne fa d’ogni: ci sarà un protagonista dal colorito salmone che sarà un po’ inquieto e un po’ arrendevole, irrequieto, teso, e poi infine lasco. Niente pelle olivastra.
Sarà come vedere un film, un filmetto, c’è pure la macchina da presa stilizzata a ribadire in copertina: sarà un libro-film, una sceneggiatura andante, coi finti fondali e il finto Jean-Pierre Léaud – e allora aspetta: mi rivado un attimo a vedere L’amour à vingt ans, che è pure un film collettivo-corale, cangiante, colori varii, altro che salmonato.
In rigo primo si parla di mancanze: sabati, colazioni e silenzi. Sicché, in rigo primo, a me manca il vero J-PL e pure un vero libro.
No, dài, il copincolla dal racconto del mese di Wattpad, che tiene pure il logo di quello stesso aranciosalmone, vuoi vedere che nemmanco è un caso, no, proprio – aspetta, riapro a caso una pagina: se parla de Džeko! Ma allora daje, cazzo!
“Fa’ che sia un long-formiello sul bosniaco, fa’ che sia un long-formiello sul bosniaco”, no, non è un long-formiello sul bosniaco: tornano i mal di pancia per lei, quelli di lei per lui.
Caro L’amore a vent’anni, sei troppo aranciosalmone per i miei gusti.

Ma che bello, l’amore a vent’anni. Quando a vent’anni però sei un mostro a tre teste ripiegato su se stesso e in caduta libera, a picco verso il centro della terra, e le ragazze non dovrebbero rientrare nei tuoi pensieri se non per fantasia ancor più mostruose del monstrum che sei. In questo caso, copertina marrone scura, un Cerbero stilizzato al posto della macchinina da presa, il titolo sì, quello si lascia, e così sistemati si va alla battaglia, con JP-L trasformato in una bestia affamata di midollo di ragazze under 21.
No gli aranciosalmoni e le colazioni e i silenzielli.

Stefano Felici

Giorgio Biferali, L’Amore a Vent’anni, Tunué 2018, 192pp, 14 euro qui.

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