Che cosa sta succedendo – Sulla fine #19: Lucia Ghirotti

La guerra dei meme

La guerra dei meme/Reservoir lit

“Mia carissima Verde, desidero farti giungere nel giorno della festa della mamma, a te e a tutti, gli auguri più fervidi e affettuosi con tanta tenerezza per la famiglia e il piccolo Marinelli in particolare. Ricordami a Luciano che avrei dovuto vedere oggi. Prego Crapula di farti compagnia la notte. Io discretamente, bene alimentato e assistito con premura. Vi benedico, invio tante cose care a tutti e un forte abbraccio. […] Prescindo volutamente da ogni aspetto di polemichetta e mi attengo ai fatti. Benché non sappia nulla né del modo né di quanto accaduto dopo il mio prelevamento a opera della Redazione Ombra [OMISSIS], è fuori discussione – mi è stato detto con tutta chiarezza – che sono considerato un prigioniericchio politico, sottoposto, come Commissario di Verde, a un processo diretto ad accertare le mie responsabilità (processo contenuto in termini di scenicchia, ma che diventa sempre più stringente). Devo pensare che il grave addebito che mi viene fatto, si rivolge a me in quanto esponente qualificato della litweb. In verità siamo tutti noi non-toscani che siamo chiamati in causa ed è il nostro operato collettivo che è sotto accusa e di cui devo rispondere. Nella circostanza sopra descritta entra in gioco, al di là di ogni considerazione umanitaria che pure non si può ignorare, la ragione della Scenicchia. Soprattutto questa ragione di Scenicchia nel caso mio significa, riprendendo lo spunto accennato innanzi sulla mia attuale condizione, che io mi trovo sotto un dominio pieno e incontrollato, sottoposto a un processo popolare che può essere opportunamente graduato sui social, che sono in questo stato avendo tutte le conoscenze e sensibilità che derivano dalla lunga esperienza di Commissario, con il rischio di essere chiamato o indotto a parlare in maniera che potrebbe essere sgradevole e pericolosa in determinate situazioni (SalTo #18, presentazione del Lisi a Roma e/o finale di 8×8).
Inoltre la dottrina per la quale il rapimento non deve recare vantaggi, discutibile già nei casi comuni, dove il danno del rapito è estremamente probabile, non regge in circostanze di scenicchia, dove si provocano danni sicuri e incalcolabili non solo alla persona, ma alla litweb tutta. Il sacrificio degli innocenti in nome di un astratto principio di narrazione, mentre un indiscutibile stato di necessità dovrebbe indurre a salvarli, è inammissibile. Tutte le riviste del mondo si sono regolate in modo positivo, salvo Crapula che è litblog, ma non per il caso Zandomeneghi. E non si dica che la litweb perde la faccia, perché non ha saputo o potuto impedire il rapimento di un’alta personalità che significa qualcosa nella vita della Scena. Che Vanni Santoni vi illumini per il meglio, evitando che siate impantanati in un doloroso episodio, dal quale potrebbero dipendere molte cose, call di Narrandom incluse. I più affettuosi saluti.
Il Commissario
P.S. FASE TRE: riaprire il dibattito, far parlare i toscani, smemicchiare tutto, tornare a fare rivista, 8 giugno.”

Questo è il testo della lettera che ci è stata recapitata questa mattina in redazione. È STATO RAPITO. È ufficiale. Per il momento non possiamo aggiungere altro, se non che siamo sconvolti e senza di lui non sappiamo formattare i testi su WordPress (per tacere di categorie e tag). Dopo la pausa della settimana scorsa (complice l’armistizio con Crapula Club), adempiamo alle volontà del nostro Commissario e riapriamo il dibattito sulla chiusura di Verde (che qua trovate tutto) con il drammatico intervento di Lucia Ghirotti. Che cosa sta succedendo, ragazzi? È davvero la fine?

Stanno arrivando da me, lo so. La paura mi paralizza ogni gesto, mi spezza il respiro e vorrei consegnare a qualcuno il mio terrore. Ho sbagliato, solo ora me ne rendo conto. Sono entrata non invitata in un gioco le cui regole non avrei mai potuto conoscere fino in fondo, e ora ne pagherò le conseguenze.
Lascio questi pochi byte a chi avrà in sorte di rinvenire il mio computer dopo che tutto sarà compiuto, non mi azzardo a inviare nulla, loro controllano tutto, loro sanno.

Tutto è cominciato quando, con molta presunzione e un commento avventato, ho voluto dare una scossa alla mia tranquilla e anonima vita da lurker, che pure mi piaceva, perché, come succede a quelli come noi che se ne stanno rintanati nei loro account modesti ma sicuri, potevo vivere comodamente le vite degli altri e immaginarmi di essere io uno dei redattori di Verde o l’Autore di Punta che tutto l’Iperuranio Lit-web vorrebbe in esclusiva. Avevo seguito, con un po’ di fatica e molta ansia, il montare di una certa polemichetta su ruoli in redazione, linee editoriali, autori transfughi, conventicole toscane e campionato di serie A. Stare al passo era diventato un lavoro, dovevo saltabeccare da una bacheca all’altra, perché l’agone cambiava di volta in volta, entravano in scena personaggi a me ignoti, si aprivano nuovi fronti e, soprattutto, capivo che c’era dell’altro che a me era precluso, che le scene più gustose si svolgevano su profili privati dove io provavo inutilmente a farmi accettare perché dovevo sapere. Intanto soffrivo molto. Gli stracci volavano, Andrea Frau non se ne teneva una, Pierluca D’Antuono ammoniva e richiamava al decoro (basta, stiamo dando spettacolo), però appena ne aveva l’occasione colpiva duro, Luca Marinelli non si esprimeva quasi mai, ma quando decideva di parlare, erano stilettate per tutti. Francesco Quaranta, smentendo simpatie fiorentine e masticando un panino col lampredotto, aveva annunciato il ritiro da Verde e Paolo Gamerro in una conference-call da Zurigo schedulata durante un light-lunch after meeting, ci faceva sapere che oramai il mismatching tra il suo pricing e l’offerta di Verde era definitivo.

Come una bomba al mercato, irrompeva Stefano Felici che, forte dell’appoggio della Rivista Con Gli Dèi Nudi, quella che per fare il logo ha fottuto un frustone a Funetta che ancora lo sta cercando, lanciava meme in cui per lo più Dante se la doveva vedere con Spongebob, mentre Donkey Kong arrampicato sull’uomo-albero del Giardino delle Delizie tirava banane inveendo: o voi de la scenicchia fiorentina aterottercazzo vi do io l’etterno dolore. La tregua arrivava di solito quando il Padre della Rivista Con Gli Dèi Nudi giungeva benigno a comporre la disputa, con l’autorevolezza di uno Zeus che si impone nella contesa sull’Attica tra Atena e Poseidone.

Insomma, nell’ondivago, ma costantemente crescente procedere della polemichetta, arrivo io con un like. Sì, avete capito bene, un like che mi condannerà all’ineluttabile. Si era oramai ai ferri corti, del resto anche Emanuela Cocco, frugando nelle viscere di un giovane autore che non amava De Lillo capitato nel suo antro (che ci frega, scriveva per Flanerì), aveva vaticinato la rovina. Quel giorno la polemica aveva visto il suo punto più basso: il body shaming ai danni di D’Antuono, colto in flagrante gita di piacere in luoghi ostili. Si era quindi passati dal discettare sul peso del realismo magico nell’attuale scena latinoamericana al peso in kg del Commissario nell’attuale scenicchia fiorentina. Io non ce l’ho fatta più e il mio dito ha espresso apprezzamento per una battuta di Simone Lisi sulle (altre) cene. Da lì è precipitato tutto: si sono accorti di me e ora tutti non fanno altro che contattarmi per conquistare un accolito, un perorante la rispettiva causa sui social, un hater da scatenare contro il nemico. Ho messenger intasato, ho provato a bloccarli ma niente, prendono nuovi account fake e mi mandano messaggi vocali di notte dove neniano Gooble gobble! Ti accettiamo, sei una di noi! Gooble gobble! Ti accettiamo, sei una di noi! Non dormo più, e quando chiudo gli occhi ho sempre quest’incubo dove sarò prigioniera per sempre dentro un meme dal quale, per poter uscire, bisogna riuscire a farsi pubblicare un racconto da Nuovi Argomenti. Escono anche dalle fottute pareti.

Sanno chi sono, sanno tutto di me e stanno arrivando. Ecco, a quest’ora di notte ho un messaggio privato localizzato a viale Marconi e quattro chiamate perse sul cellulare. Prefissi: 055, 070, 0382, 0041. Non finirà mai.

CONTINUA (qui tutti gli interventi)

Lucia Ghirotti

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