Che cosa sta succedendo – Sulla fine #18: Comeback Kid (Stefano Felici)

comeback kid felici

Stefano Felici, SOGNO + INVENZIONE

Il dibattito (qui tutto) si è esaurito, la nostra comunità si è espressa, Verde non chiuderà, Firenze è salva, torneremo a fare rivista, tutto bene quel che finisce bene? No, ragazzi, non funziona così. Ve lo diciamo con chiarezza: è stato un mese devastante, le ferite sono profonde, i colpi di coda saranno ferocissimi, i riposizionamenti imbarazzanti, nulla sarà più come prima. Che fare, dunque? Semplice: chinare il capo, lavorare con umiltà, ricostruire quel tessuto connettivo di relazioni virtuose, CHIEDERE SCUSA e rimediare (o #RI-media_re, per dirla con Mignola e gli amici di Crapula). In altre parole: mettere fine a questa inutile polemichetta. “Non voglio più nominare quel sostantivo vezzeggiato, da molti inteso passivo-aggressivo. Forse a ragione. Per questo chiedo scusa. Anzi, chiedo di più: chiedo cittadinanza! Esagero?” 😦 No, Stefanino, non esageri, te la meriti fosse solo per questa dichiarazione ufficiale: “non esiste alcuna *scenicchia*.”

Trito e ritrito, e ritritìcchio, l’espediente del sogno, la cornice immutabile dell’oltredire, è l’antenato di materia parolesca del meme; ma il meme propriamente detto, non il memicchio, di matrice fancazzista, mia personale.
SOGNO + INVENZIONE, tutto in IMPACT, e perentorio: e giù-a-ride. “Nel sogno”, dunque, fu la formula memetica rielaborata e, come a Crapula piace dire (li cito perché va fatta pace con tutti, tutti tutti, e loro un po’ vicini mi son stati), interpolata, frantumata, ricomposta. E via scrivendo.

Nel sogno, ecco, un gigantesco status di Facebook dice: “Non esiste alcuna *scenicchia*”. I like sono una quindicina. Il report recita: A Pierluca D’Antuono, XXX e altri 14. Clicco per vedere chi siano ‘sti altri quattordici e…

Io non volevo che la gente si irritasse. Non sono un discolo, non provoco mai nessuno, io. Mi vedi per strada e provi pena per l’andatura sbilenca e la gobbetta. Gobbetta da smematore, tutto il giorno chino sullo smartphone con i pollici a pigiare e pigiare, sui programmini free, perché non ho soldi nemmeno per fare la cosa che più mi dà soddisfazione. Scrivere, ormai, non scrivo più. Mi sono spinto talmente in là che Verde, altro che cazzi, i miei racconti non me li caca davvero neanche se mi metto a implorarli – oh, ma sul serio. Un’altra rivista, invece, ha fatto finta di non conoscermi. «Mi pubblicaste l’anno scorso» dico io, e loro, alle strette: «Sarà omonimia. Buona giornata».

Guacamole rientra in orbita, ma non so nemmeno cosa sia, che cazzo sia stata Guacamole. Rivista Pazzesca era un bluff. Ho provato un giorno intero a smanettare su WordPress ma non ho trovato un template grafico che mi soddisfacesse. Si dice così? O “che mi rendesse soddisfatto” (Vedi. Poi dici.). E dopo toccava scriverci, smemarci dentro: e quindi che facciamo?, cominciamo con gli obblighi? come nelle scen—

Non voglio più nominare quel sostantivo vezzeggiato, da molti inteso passivo-aggressivo. Forse a ragione. Per questo chiedo scusa. Anzi, chiedo di più: chiedo cittadinanza! Esagero? 😦

D’Antuono mi ha scritto poco fa, come non fosse successo nulla. Un cazzo di maestro zen. “Ciao, Stefanino :-)”. Io di stucco. Tornato da Firenze, il D’Antuono, come si torna da un mese alle Maldive. “Tutto bene?”, mi chiede. Gli devo ancora rispondere, ma sicuramente scriverò: “Certo, tutto bene Commissario! ;-)”. Capite? Non sono quella serpe che a molti è sembrato fossi.

Ora giuro però che riprendo a scrivere, basta memicchi, parlare di scenicchia, passare per… eccola la frase: togliamoci il peso: invidioso. E pure meschino (Ma come, ho scritto di nuovo la S-Word? Ma allora so’ un coglione.).

Riprendo a scrivere e disinstallo Phonto e PicsArt. Quant’è vera la Madonna che abita il Paradiso.

Prendo una pausa.

Rieccomi. Sentito Er Di Vita al telefono. “Hai fatto la mejo cosa: ma che cazzo stavi a fa’; ma ‘ndo’ cazzo volevi anna’”, mi dice, saggio com’è, toscano ormai nel midollo, ogni anno che ha più di me vale ormai per dieci. Non lo so dove volevo andare. Forse volevo fare un giro in tondo. Così adesso desidero con tutto me stesso tornare al punto di partenza: me ne sto qui, buono buono, un racconto al mese: Verde, Crapula, L’Inquieto quando chiama (mi sento emendato, guardami, L’Inquieto: guardami e chiamami!), Nazione Indiana quando riconoscerà l’errore circa l’om— ops, comunque, insomma, rientro nei giusti e sacrosanti ranghi.

Ho sbarellato, si dice qua, Madonna mia se ho sbarellato.

Scusa Verde, Verde bellissima in estate, venata di Viola, con questo sole limpido già caldo. Scusate tutti. Scusa papà, che eri nel pubblico di 8×8 e vedendo quei tre 5 hai pianto e mi hai sussurrato: “Ti voglio bene comunque”.

Verde mi riaccoglie, io a Firenze voglio bene e la stimo. L’invidia, la meschina invidia è stata, la noia, la devastante noia che di noi millennials fa un sol boccone.

Ma tu mi perdoni, Padre mio, nevvero? :’-(

CONTINUA (qui tutti gli interventi)

Stefano Felici

One thought on “Che cosa sta succedendo – Sulla fine #18: Comeback Kid (Stefano Felici)

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