Che cosa sta succedendo – Sulla fine #13: Martin Hofer (L’Inquieto)

Inquieto #12

L’Inquieto 10, Sabba. Catechesi per adulti (copertina di Maurizio Lacavalla)

Dove eravamo rimasti: spazio a voi lettori, anche questa settimana. Ci scrivete: “Bella trovata pubblicitaria, che cazzo vi inventerete ancora? Avete rotto.” “Un mese fa ho inviato un racconto intitolato “Climax e Topix” a voi, Crapula, In fuga dalla Bocciofila, Lahar Magazine, Colla, Cadillac, Rapsodia, Rivista Pazzesca, Narrandom, Spaghetti Writers, Nazione indiana, GAMMM, Le parole e le cose, minima&moralia il blog, Il Tascabile, Il primo amore, Alfabeta2, Doppiozero, Poetarum silva, Carmilla, Finzioni, Ultima pagina, La Balena Bianca, Zest, Stanza 251, Perfect Magazine, Cattedrale, Critica Letteraria, Senzaudio, Via dei Serpenti, Maz, Carie, La letteratura e noi, Lahar Magazine, Flanerì, Argo, Sugarpulp, Terranullius, L’Indiscreto, Cosa succede nell’orto, La voce di Maria: potreste dirmi per cortesia se lo pubblicherete anche in caso di vostra chiusura?” “VORREI INDIRIZZARE QUESTO BREVE VIDEO A FELICI.” “Ragazzi, come state? Com’è la situazione?”
Forse non ci siamo capiti: la situazione non è né eccellente né grave ma non seria. La confusione è grande, il dibattito sulla chiusura di Verde va avanti da quasi un mese, la redazione è convocata in assemblea permanente (secondo documento unitario in arrivo), “Deconstructing review” rende l’idea? Paolo Gamerro ha riaperto Sbiadire, questa sera sarà a Busto Arsizio per la seconda tragica presentazione in città; Luca Marinelli sarà invece a Palestrina con Guida 42, pronte le stampe del numero 1 della nuova rivista costola di Verde, si leggeranno i racconti di Alfredo Zucchi, Simone Lisi, Andrea Frau, Ferruccio Mazzanti, Gianluca Vignola, Federica Rodella, Giovanna Giordano; Francesco Quaranta ha lasciato Verde lunedì, Andrea Frau è in silenzio, il Commissario medita.
Abbiamo sentito redattori, collaboratori, amici, bujaccari malefici (qui trovate tutti gli interventi), ma la scena, quella vera che conta, che opinione si è fatta? Quali sentimenti suscita la crisi di Verde?
Lo abbiamo chiesto al riservato ma potentissimo Martin Hofer, l’uomo dentro alL’Inquieto, la rivista più bella della litweb italo-toscana, in uscita con il numero 10: in alto potete ammirare la copertina di Maurizio Lacavalla, qui il teaser (e no, questa non è la solita incularella alla romana per ricambiare favori e accattivarsi le simpatie di Bernardo Anichini). “Firenze non è un lit-blog, Firenze va vissuta”, scrive Hofer, “va respirata. Le assemblee, i reading, le gallerie, le sbronze al Caffè Notte, i rave a Pratolino, le sigarette di tabacco nella terrazza delle Oblate, i cappuccini a La Cité, i concerti no wave negli scantinati di Campi Bisenzio”. Caro Inquieto, non ti si può nascondere niente, eh? È quello che cerchiamo di fare ogni giorno, silenziosamente, a duecentosettanta chilometri di distanza. E siamo rivista. Grazie comunque per averci permesso di allargare il quadro, risponderemo presto e in separata sede a ognuno dei quesiti che sollevi, a cominciare dal più doloroso: “Alessio Posar dov’è? Non fa più parte di Verde?”

Mi si chiede di intervenire. Ma su cosa? Questa farsa non è andata avanti troppo a lungo? Il tempo che avremmo potuto dedicare alle nostre famiglie non è già stato scaricato nella fogna dei social network per animare una polemica meta-meta-letteraria che divertirà sì e no quattro scappati di casa?

E poi: in cosa dovrebbe consistere il mio intervento? Dovrei mettere pace tra due fazioni composte da… non ho ben capito chi? D’Antuono contro Quaranta? Luca Marinelli contro Andrea Frau? Chi sarebbero questi personaggi? Quasi certamente impiegati statali con molto tempo da riempire e con una connessione da sfruttare alle spalle dei contribuenti. Ma soprattutto: Alessio Posar dov’è? Non fa più parte di Verde?

In questa baruffa senza quartiere – tra allusioni, frecciatine, insulti belli e buoni – io mi sento di NON intervenire, se non per dire una semplice cosa:
Non l’abbiamo mai voluto far pesare a nessuno, sul serio, ma è bene precisare che L’Inquieto è a tutti gli effetti una rivista fiorentina. Ovviamente abbiamo il massimo rispetto per tutti, e troviamo lodevole che anche in altre parti d’Italia si provi, non dico a fare cultura, ma quantomeno a scambiare opinioni, a confrontarsi, a portare avanti delle realtà che incoraggiano la lettura e la scrittura di raccontini. Nell’epoca in cui chiunque può aprire il proprio blog, il magazine, la sua pagina Facebook, dico “perché no”? In fondo, anche se non vieni da Firenze, o non ci hai vissuto, qualche idea in testa ce la dovrai pur avere, no?

Il problema nasce quando una rivista non-fiorentina si mette in testa di fare la rivista fiorentina. Non basta indossare una maglia di Rui Costa, non basta dire hagnolino hon la hannuccia horta horta, né tantomeno è sufficiente trovare un nuovo, imbarazzante, nome alla propria fanzine.
Firenze va vissuta, va respirata. Le assemblee, i reading, le gallerie, le sbronze al Caffè Notte, i rave a Pratolino, le sigarette di tabacco nella terrazza delle Oblate, i cappuccini a La Cité, i concerti no wave negli scantinati di Campi Bisenzio.

Tanto per dirvene una: indovinate chi era il mio rappresentante d’istituto alle superiori? Il nome “Simone Lisi” vi dice qualcosa? E D’Antuono? Con chi avrà fatto l’ITIS? Con Er Monnezza?
Cara Verde, ci piaci così come sei, non è davvero necessario provare a camuffarsi.

Concludo con un aneddoto che molto dice della profonda stima che nutro per questa simpatica gang di fanfaroni dell’editoria indipendente.

Ogni mattina – saranno le undici, undici e trenta – indosso il mio kimono, mi alzo dal letto e mi reco in cucina per leggere le mie riviste online preferite (ops…ovviamente intendevo dire lit-blog) davanti a un tazza fumante di caffè scuro. Questo è senza dubbio il momento della giornata che preferisco. No telefono, no mail, e soprattutto no Stefano Felici. Con tutta probabilità, ho trascorso buona parte della nottata a scrivere e a valutare alcuni dei manoscritti che ogni giorno mi vengono inviati da giovani autori per una possibile pubblicazione sulla rivista, o, più semplicemente, per un’opinione, o una parola d’incoraggiamento.

Leggere Colla, Effe, Cadillac e tutte le altre riviste è un modo per tastare il polso della scena e per tenermi aggiornato. Con una piccola matita appunto i nomi degli autori pubblicati su un notes, in modo da poter cestinare direttamente tutti i racconti degli esordienti “puri” senza stare a scaricare gli allegati.
Ogni tanto, tra questi autori, mi capita perfino di trovare qualche nome che ritengo già pronto per L’Inquieto, e lo contatto.

Provate a indovinare quante volte mi è capitato con Verde?

CONTINUA (qui tutti gli interventi)

Martin Hofer

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