Storia di Attilio Sparentati, santo contemporaneo

4 copia

Federica Rodella

Storia di Attilio Sparentati, santo contemporaneo è il primo capitolo di un ipotetico romanzo che ci invia Claudio Bagnasco. Ultimo avvistamento di Claudio su Verde: un anno fa. Intanto Gli Squadernauti ha chiuso, ma il ricco archivio è ancora online qui. Il collage è di Federica Rodella.

Storia prima, gennaio 1996

Attilio si perse durante la prima settimana dell’anno. Furono sette giorni di pioggia ininterrotta, si usciva solo per andare al lavoro, rincasare e fare provvista di ciò che si riteneva indispensabile. Unica ad attraversare impavida le vie del paese era Mariarosa la postina, che aveva iniziato ad allenarsi per la maratona di Hannover.
La prima a insospettirsi fu Livia, l’addetta all’ufficio anagrafe, che alle 18.45 di mercoledì 4 gennaio disse a suo marito: «Franco, è appena passata la postina»
«Dove andrà, con questo tempo».
«Da nessuna parte, andrà: corre». E vedendo Mariarosa lì sola a bagnarsi, e non riuscendo a capire se stesse soffrendo o se le piacesse, a Livia venne da pensare ad Attilio: sempre per conto proprio, sempre a dare l’impressione di non c’entare niente con gli altri, di essersi sistemato in un posto tutto suo, da qualche parte di fianco al mondo.

A proposito di Attilio: com’è che la sera prima non era andato a trovarli?
«Franco, ieri Attilio ci aveva detto di aspettarlo dopo cena per l’ammazzacaffè».
«Ma se veniva giù il doppio di come viene giù ora».
«E danno brutto anche domani» aveva aggiunto Livia per esibire senso della realtà. Però ormai la testa le era andata da Attilio; che, per quanto ricordasse lei, non aveva mai mancato un appuntamento senza avvisare, preso com’era dall’ossessione per la parola data.

Livia pretendeva di conoscere Attilio da quando, forse sola tra le donne del paese, era riuscita a baciarlo, una sera di due anni prima, e a farci l’amore. Si festeggiava il compleanno di Stefania, Franco aveva il turno di notte allo stabilimento; Attilio e Livia prima di allora non si erano mai accorti del corpo dell’altro ma quella sera fu tutto semplice, rapido: rimasero sempre assieme, bevvero vino, fecero battute, confidenze, capirono, si diedero appuntamento nel fienile. Dove lei aveva continuato a ripetergli se fosse sicuro di quello che faceva, considerata la loro differenza di età, ma intanto se lo era tenuto più stretto possibile, uncinandolo con le gambe, spingendolo a sé dalle spalle, dalle natiche.

Da quella volta, Livia non smise più di pensare ad Attilio né di presumere di essere legata a lui da una sorta di confidenza telepatica. Immaginò dunque, dopo aver visto correre la postina sotto l’acqua, che gli fosse successo qualcosa.

E il fatto è che ebbe ragione. Passarono altri due giorni prima che l’apprensione dilagasse per il paese. Con l’anno nuovo nessuno aveva più visto Attilio: i colleghi del cinema multisala dove lavorava, i suoi vicini di casa, i proprietari dei negozi in cui era solito servirsi e nemmeno quei pochissimi che, se non si potevano definire suoi amici, almeno passavano un po’ di tempo con lui, ogni tanto, al bar.
Non uno essendogli intimo davvero, non si sapeva a chi rivolgersi. Fu uno scialo di telefonate inutili e ricerche vane, che diedero per unico risultato il moltiplicarsi dell’agitazione generale.

Poi ricomparve, Attilio, il pomeriggio dell’8 gennaio. O meglio, fu Mariarosa a scorgerlo in fondo al rettilineo che usciva dal paese per salire verso il santuario. Era fermo con le gambe divaricate, rivolto verso di lei. Lo riconobbe per via della sua altezza e perché ormai tutti avevano l’occhio pronto a ritrovarlo: si contarono infatti diciannove falsi avvistamenti.

Mariarosa gli corse incontro, lo abbracciò scusandosi per il sudore, gli disse: «Come ti senti? Ti abbiamo cercato tutti, torniamo a casa, ma prima dimmi che stai bene».
Attilio le rispose: «Sono stato via» e non aggiunse altro sino a che non entrarono in paese, nonostante Mariarosa lo incalzasse: «Dimmelo che stai bene, Attilio, ma sì che stai bene, hai un bel colore, non è vero? Parla, Attilio, così mi preoccupi, ma lo sai che il vicesindaco ha pensato di contattare quel programma di Rai Tre?»

A chi lo incrociava e chiedeva, magari toccando un punto del suo corpo come si fa con i santi, Attilio ripeteva solo: «Sono stato via».

Si fermò davanti alla porta di casa sua, proprio all’ingresso del paese. Quelli che lo avevano seguito gli si piazzarono attorno, vennero altri, domande si sovrapposero a domande, ci fu chi lo baciò, una donna si mise a pregare, il giovane attore recitò due versi di Giorgos Seferis; fu allora che Attilio si frugò in tasca, ne cavò un mazzo di chiavi e rientrò così, come se fosse uscito giusto per comprare il giornale, il pane. Si ripresentò pochi secondi dopo con una delle sedie della cucina, che sistemò davanti alla porta. Vi sedette, posò gli avambracci sulle cosce, incrociò le dita e pronunciò a voce bassissima alcune parole che nessuno riuscì a comprendere. Poi rincasò una seconda volta dopo aver accennato a un saluto generale. Per quel giorno non uscì più.
In molti se ne andarono quasi subito, chi tenendo la testa bassa chi scrollandola; alcuni resistettero per qualche minuto, dividendosi in gruppetti di due o di tre e sciorinando ipotesi; i più tenaci arrivarono ad attenderlo ore, chiamandolo per nome e addirittura cognome, esortando, fischiando, imprecando, però senza mai avvicinarsi troppo alla porta. Tranne Guerino, l’ultimo rimasto, che nottetempo si fece coraggio e bussò con un colpo di nocche; quel battito secco restituì un rumore così preciso, così vero, da farlo filare via correndo.

Attilio Sparentati, che aveva allora ventotto anni, l’indomani tornò a fare le cose di sempre, e le fece con tale naturalezza che in breve tempo nessuno badò o credette più alla sua piccola scomparsa.
Eppure, da quell’episodio si preferiva tenersi lontani da casa sua, se c’era da andarlo a trovare si rimandava di qualche giorno e si finiva per spostare l’appuntamento altrove, Mariarosa gli infilava la rara posta nella cassetta senza neppure spegnere lo scooter.

Livia no. Livia, anzi, proprio dopo quel giorno prese a entrare e uscire sempre più frequentemente (stando inoltre sempre meno attenta a non farsi scoprire) da casa di Attilio, la casa del santo.

Claudio Bagnasco

 

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