Che cosa sta succedendo – Sulla fine #6: Simone Lisi e Ferruccio Mazzanti (In fuga dalla Bocciofila)

Dopo la pubblicazione del documento unitario con cui ieri la redazione chiedeva tra le altre cose “il ripristino di quegli spazi e quelle pratiche democratiche oggi precluse” e avanzava delle richieste precise per superare l’attuale crisi di Verde, Pierluca D’Antuono rilancia proponendo una grande assemblea aperta a tutti, dove discutere le sorti della rivista e più in generale della neo litweb italiana.
In attesa di questo importante incontro, che si terrà da venerdì 27 a domenica 29 aprile a Pecorile, proseguono le testimonianze e i contributi di redattori, collaboratori, lettori, semplici amici di Verde (qui li trovate tutti).
Il nostro asse con la nuova scena letteraria fiorentina e più in generale toscana è innegabile, è anzi parte del contendere. Una particolare sintonia elettiva di intenti ci lega a In fuga dalla Bocciofila, che ringraziamo del contributo a questo duro ma necessario dibattito con i testi molto belli di Simone Lisi e Ferruccio Mazzanti.
L’illustrazione è di E/P VI VI VI.

Invito superfluo ai redattori di Verde Rivista (Simone Lisi)

Mi è stato chiesto di prendere una posizione pubblica su quanto sta accadendo in questi ultimi giorni dentro Verde Rivista e che preoccupa tutti i suoi lettori e collaboratori.
Per quanto io non faccia parte e non abbia mai fatto parte della redazione, questa richiesta e i messaggi lampeggianti sul telefono non mi hanno davvero meravigliato, anzi me lo aspettavo.

Come è noto a chi segue un po’ Verde c’è una corrente cripto-toscana che si agita dentro la redazione: è così da sempre, è così dalla fondazione della rivista. Io da questo punto di vista, in questa vocazione, non ho alcun peso (la Toscana intera non è responsabile), ma sono stato un semplice strumento, un esecutore, di qualcosa che già c’era. Questo è anche il mio sentimento mentre scrivo questa nota precipitosa.
Ho avuto un ruolo nell’organizzazione del primo e del secondo reading di Verde, è vero, e che siano avvenuti proprio nel capoluogo toscano non è una coincidenza.
Ma procediamo con ordine.

Ho parlato in questi giorni frenetici con tutti i redattori, e ho parlato con ciascuno di loro nel modo con cui vi comunico abitualmente.
Instagram stories con Quaranta.
Messaggi vocali whatsapp con D’Antuono.
Messaggio vocale messanger con Marinelli.
Telegram con Frau.
Ho anche avuto una piccola telefonata (16′) con Paolo Gamerro solo per il piacere di conversare (era a Zurigo per lavoro).

L’idea che mi sono fatto circa la prossima annunciata chiusura di Verde è questa: ok i personalismi, ok la leadership, ok le differenti visioni e linee editoriali del blog (litweb o rivista che sia), ma il punto sta da un’altra parte. Queste sono tutte problematiche che la redazione potrebbe tranquillamente superare.
Io ci ho visto una volontà fortissima, irriducibile, di chiudere con quella che è stata la spinta originaria. La volontà di chiudere con l’ala toscana. Da parte di alcuni. Mentre da parte di altri la consapevolezza che questo sarebbe semplicemente assurdo perché verrebbe meno quello che è il presupposto di base. Non sto a dire chi sia da una parte e chi dall’altra, perché è abbastanza ovvio a chi ha seguito la vicenda. Però, visto che qui l’unico toscano sarei io, voglio dire che Verde e la Toscana dovrebbero rimanere a questa stessa distanza a cui sono oggi. Concludo con una citazione, che vorrebbe suonare come un monito e un invito alla responsabilità, da parte di tutti quanti.

“Ci sono dei rapporti nelle nostre amicizie,
tra Piazza Euclide e la primissima Toscana,
grazie a questo dopo cena,
io proverò a chiamarti”
F.G.

Dai, su, fate la pace (Ferruccio Mazzanti)

I ragazzi di Verde sono venuti due volte a Firenze, se ricordo bene.
La prima volta avevano organizzato, con l’aiuto di Simone Lisi, una serata alla Citè, noto locale fiorentino, non che libreria indipendente.
La serata fu un disastro. Ascoltammo i nostri racconti vicendevolmente e un po’ imbarazzati cominciammo a conoscerci di persona, chiacchierando del più e del meno, ma soprattutto di letteratura. A fine serata andammo a bere qualcosa, non mi ricordo dove, però ricordo perfettamente che stavamo camminando in Borgo San Frediano ed era molto piacevole discorrere di Don DeLillo, Wallace, Bolaño e altri giganti che non erano nati in Italia.
Sì perché in Italia non nascono giganti della letteratura da molto tempo. Ci sono scrittori molto bravi e scrittori talentuosi, ma giganti, che io sappia, no.
Eppure, di fronte a questo decadimento, avere l’opportunità di parlare con degli scrittori o aspiranti tali provenienti un po’ da tutta la penisola ti alleggeriva da quel senso di colpa nazionale. Ti faceva tornare la voglia di sperare.

La seconda volta vennero per una serata organizzata sempre da Simone Lisi. Fu una serata carina e mi ricordo che non riuscivo a capacitarmi di come fosse possibile che la loro redazione funzionasse sul serio. Nelle redazioni in cui stavo io c’era un tale livello di disorganizzazione e fancazzismo che a volte andavo fuori di testa. Dunque provavo ammirazione per quella cosa che era Verde.

La letteratura purtroppo non è esente da conflitti tra chi la scrive. Non ho mai ben capito come mai gli scrittori siano così litigiosi. Lo sono anche i filosofi, forse loro sono ancora peggio. Non parliamo neppure degli storici o dei matematici o dei fisici. Tutte queste discipline sono caratterizzate, tanto per parlare per stupidi cliché stupidi, da un requisito minimo di intelligenza. Di solito quando la gente comune afferma: quello è un astrofisico, allora tutti pensano: deve avere un bel cervello. Idem per quanto riguarda gli scrittori. Io credo che tutti i lavori intellettuali debbano essere compensati da un quantitativo paritetico di idiozia.

Io non so e sinceramente neanche mi interessa sapere come mai Verde si stia disgregando. La vita è difficile anche per me e non ho la forza per occuparmi dei litigi che non siano i miei, però credo che litigare, disgregare, non perdonare, non venirsi incontro, non dire troviamo un punto d’accordo, andarsene, abbassare la testa, sentirsi più importanti degli altri, eccetera eccetera sia una cosa poco intelligente.
Dai su, fate la pace.

CONTINUA (qui tutti gli interventi)

Simone Lisi
Ferruccio Mazzanti

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