Tèrmiti e voltaren

“Una giornata intera a smontare e spostare mobili, sono stanco morto. Penso a Gesù crocifisso, io sono una termite e divoro il legno della croce per liberarlo dalla sofferenza. Ma gli insetti possono sconvolgere il disegno divino? La croce non può cadere, Gesù non può essere salvato. Il disegno deve compiersi. Prima di crollare dal sonno penso che Giuseppe era un falegname.”
Andrea Frau invece pensava a un seguito di questo racconto e forse rileggendo questo ha scritto Tèrmiti e voltaren. Noi intanto ci chiedevamo se droghe e farmaci ci hanno mai ucciso o sono solo i comportamenti umani che mica male. E non parliamo del sonno: pensiamo a noi sepolti vivi, l’illustrazione è di E/P VI VI VI, ma lentamente stiamo tornando umani e pienamente operativi e in funzione (viva la redazione unita). 

Due anni fa la casa dei vicini è stata infestata dalle termiti. Qualche mese dopo la proprietaria, una signora cinquantenne, è morta per un cancro ai polmoni.
Due mesi fa ho trovato delle termiti sotto un mobile del mio bagno. Qualche settimana dopo a mio padre è stato diagnosticato un tumore ai polmoni.

Ovviamente le due vicende non sono correlate tra loro.
Allora perché ogni volta che sulle scale incontro i figli della vicina li saluto a malapena? Temo che se li guardassi non saprei trattenermi e li aggredirei?

Ho passato la notte a documentarmi sui rimedi per liberarmi delle termiti. Seguendo uno di questi consigli, ho posizionato ai piedi del mobile un cilindro di cartone, quelli della carta da cucina, inumidito d’acqua. Ogni ora scendevo a controllare ma inutilmente. Intanto pensavo che avrei chiamato l’amministratore del condominio, glielo avrei proprio raccontato di come i vicini stessero distruggendo il palazzo, minandone le fondamenta, compromettendone l’equilibrio.

Alle prime luci dell’alba sono corso giù e le ho viste. Il cartone era pieno di vermetti chiari, quasi impercettibili, decine e decine di termiti. Preso dalla foga del repulisti, ancora in pigiama, ho trascinato il mobiletto compromesso in cortile. Pioveva, sono tornato a casa fradicio. Ho spruzzato l’insetticida nel battiscopa e nel bordo delle piastrelle. Poi mi sono fiondato nella cucina, comunicante col bagno, e ho visto il frigorifero. La base di legno era completamente rovinata, vicino c’era della segatura, briciole di legno: i loro escrementi. Così ho svuotato e spento il frigo, ho smontato la struttura di legno e l’ho gettata in cortile. Ora sono senza frigo e ho una catasta di legno in cortile. Il comune ha detto che passerà tra una settimana per ritirarla. Intanto per una settimana avrò le termiti qua fuori che banchettano col mio legno. Penso a me sepolto vivo, dentro una bara di mogano, infestata dalle termiti. Sento il rumore che fanno mentre sgranocchiano. Fuori piove e io sono zuppo di pioggia.

Sono solo a casa, non posso andare all’ospedale a trovare mio padre. Non ho tempo, l’ho detto a mia madre. Devo bonificare casa, liberarmi degli insetti.

Una giornata intera a smontare e spostare mobili, sono stanco morto. Penso a Gesù crocifisso, io sono una termite e divoro il legno della croce per liberarlo dalla sofferenza. Ma gli insetti possono sconvolgere il disegno divino? La croce non può cadere, Gesù non può essere salvato. Il disegno deve compiersi. Prima di crollare dal sonno penso che Giuseppe era un falegname.

Al risveglio, la mattina dopo, ho avvertito un dolore fortissimo all’osso sacro, non riuscivo ad alzarmi. Sono caduto e ho visto una termite, insieme abbiamo strisciato verso l’armadietto delle medicine. Vuoi fare una gara, amica isoptera? Ho buttato tutto a terra e rovistato nervosamente: oki, tachipirina, lasonil, voltaren. Mi è sembrato di scorgere un’espressione incuriosita nel piccolo insetto. Mi sono cosparso soprattutto di voltaren gel. Se fosse stato infiammabile mi sarei dato fuoco come un monaco tibetano. Dopo poco mi sono addormentato sul pavimento, sognando che le termiti mi sollevassero per posarmi delicatamente su un baldacchino rimboccandomi le coperte.

Dopo qualche ora avevo già meno dolore, camminavo curvo. Arrivato giù ho visto il freezer spento con sotto una pozza d’acqua.
Ho pensato: umidità + cucina in legno = bon appetit! Con tutti questi pranzi e cene offerte le termiti penseranno che me le voglia scopare.

Devo sigillare ogni pertugio, bloccare le vie d’accesso nel battiscopa e tra le mattonelle. Stucco e silicone per sigillare il portale, impedire il passaggio al dolore con cerotti alla morfina.

Sto campando a pan carrè e affettati. Mia madre mi chiama in continuazione per dirmi di mio padre. Non posso dirle del mal di schiena o peggio della casa distrutta, sarebbe troppo. Le dico: ho l’esame di latino, appena posso vengo.

Mi trascino claudicante in camera mia, stacco coi denti il tappo del voltaren e me lo spargo addosso, poi lo rimetto dietro l’orecchio, come fanno i capocantieri con le matite. Con il gel antidolorifico traccio un labirinto lungo il mio corpo sperando che il dolore si perda. Alla fine del labirinto immagino ci sia una grande termite con la testa di toro.

Mi sdraio e una fitta lancinante come una scossa elettrica mi mozza il respiro.

Desidero esser spinato come un pesce, che mi si sfili via la spina dorsale dalla bocca, come fa il mago con la spada. Amiche isoptere operaie, soldatesse diligenti, ve ne prego, entrate in ogni mio orifizio e pian piano estirpatemi il male, un grammo alla volta. Vorrei che il mio osso sacro fosse di legno, che venisse rosicchiato e mangiucchiato dalle termiti, vorrei che questi magnanimi insettini mi liberassero dal dolore. Vorrei che scavassero delle gallerie tra le mie ossa, che il mio scheletro fosse la loro autostrada, il loro parco giochi, che si risposassero nel morbido della mia cartilagine, che si nutrissero delle mie ossa, che crescessero e proliferassero. Immagino di mettere un cilindro di cartone zuppo delle mie lacrime, vicino alla schiena, assopirmi e ridestarmi vedendo il cartone nero di dolore, circondato da termiti morte.

Non riesco a dormire. Come se non bastasse la ragazza appena trasferita al piano di sopra fa un gran casino, parla tutto il tempo e ha la voce identica alla mia ex fidanzata. E il ragazzo che viene ogni notte ha la voce uguale alla mia. Tiro dei libri contro il soffitto per farli star zitti ma è inutile, sembra che il vociare s’acuisca dopo ogni mio lancio. Sento che stanno scrivendo al computer e ridono. Ne approfitto per aprire la mail di Verde, è appena arrivato un racconto dal titolo: “Termiti e voltaren”. Trèmiti? No, tèrmiti. Letto il titolo, ho un sussulto, sono spaventato, il telefono mi cade e lo schermo si infrange.

Quattro del mattino. Il voltaren va messo a distanza di dodici ore, ne son passate solo quattro, cinque, ma non m’importa. Spremo il tubetto quasi finito, con tutta la forza che posso, più premo più sento dolore, finalmente vedo uscire una strisciolina bianca di salvezza: è una termite. Smetto di premere all’istante, lancio il tubetto a terra. Vedo l’insetto uscire, è molto più largo e lungo degli altri. Credo sia la regina. Un enorme strudel beige, viscido, umido, sinuoso. È bellissima. Vibra come un budino, un crem caramel a sonagli. Non so dove guardarla, non ha occhi. È circondata da decine di termiti, assisto alla loro nascita. Anch’io striscio sotto di lei, implorando la fine della sofferenza.

La regina emette un rumore, come di basso elettrico, man mano che vibra, diventa più grande, le fessure nel suo dorso si illuminano di una luce bianca. Sento un odore di muschio, di erba bagnata, di fresie.

Lei mi dice Che fai lì? Sali sopra di me.

Così salgo, lei striscia, scosta via i suoi figli, si libra in aria e ci dileguiamo nella notte. Solco i cieli a cavallo di una termite gigante, senza più alcun dolore, sorvolo l’ospedale dove sta ricoverato mio padre, la creatura rallenta, ma le faccio cenno di non fermarsi, di volare via.

Andrea Frau

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