Che cosa sta succedendo – Sulla fine #4: Rita

Rita è una nostra fedele lettrice che ha accolto con sconcerto la notizia della possibile e imminente chiusura di Verde. Ha voluto così partecipare al duro ma costruttivo dibattito che si è aperto all’interno della redazione (che, ricordiamo, chiede maggiore collegialità nella gestione del blog e dei social ufficiali e nella definizione della linea editoriale) sulle sorti della rivista. Seguiranno altri contributi, qui li trovate tutti.
L’illustrazione è di E/P VI VI VI.

Da quasi due anni inizio la settimana con una caraffa intera di caffè bollente e il link di Verde aperto sul nuovo racconto.
Ricordo ancora il primo che ho letto, Lievissimi inconvenienti sul volo Pisa-Cagliari di Simone Lisi: mi ero innamorata, senza saperlo. Poi, in un pomeriggio, ho letto tutti i racconti dell’archivio e oltre, sono finita a scandagliare quelli di In fuga dalla Bocciofila, di Narrandom, di Crapula, delL’Inquieto.

Mi avevate aperto un mondo.

Vi ho sponsorizzati come mai avevo fatto con nessuno, ho tifato per voi e vi ho seguiti, live e in contumacia, sempre. Mi sono emozionata con Colui che aspetta di Quara, ho pianto su Ce l’ho messa tutta di Gamerro, e sempre grazie a voi ho potuto leggere il racconto di cui non mi stancherò mai e del cui finale spesso ho letteralmente bisogno – “Le cuffie erano verdi“, Lisi.

Ora.

Ora sono delusa. Da esterna, non ho ancora capito bene cosa sia successo, ho cercato di leggere, leggere tra le righe, ma niente. Frau vuole mollare? Pier è troppo direttivo nelle sue scelte? Non avete più progetti comuni?

Tutto questo darsi addosso, questi continui additarsi e cercare di scaricare la colpa sull’altro non è da voi, non è da Verde. Mi perplime (SIC) l’atteggiamento disfattista, le sparate a zero su Facebook, il tirarsene fuori, ma soprattutto mi perplime (SIC) che siate arrivati al punto di avere bisogno di esternare tutto questo per racimolare alleati da una o dall’altra parte.

Sono della vecchia scuola, e come per tutte le relazioni che si rispettino non credo che il perdurare senza soluzioni di continuità vada bene sempre, anzi ci vuole molto coraggio ad ammettere che qualcosa vada male, che non si è più quelli di prima, che si è cambiata idea. Ma quanta rabbia, quanta frustrazione leggo nelle vostre parole. Invece, come quando guardi la tua serie tv preferita, vuoi sempre che i personaggi, se proprio devono lasciarsi, lo facciano nel modo più onesto possibile. Che ci si dica tutto, che si provi fino alla fine e, se questo non dovesse andare, allora ci si saluti senza rancore.

Non voglio schierarmi, e non lo farò.
Ma se c’è ancora in voi un barlume di possibilità di fare andare bene le cose e di continuare a collaborare – questo magari con qualche compromesso in più – fatelo.

Perché due cose sapete fare bene.
La seconda è scrivere.

CONTINUA (qui tutti i contributi)

Rita

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