Iris bianchi non apritevi

nostalgia alessia arti

Alessia Arti, Nostalgia

Giovedì scorso Simone Lisi ha portato il suo Un’altra cena a Bologna. Deve essere stata una bellissima serata, a giudicare foto () e video. Noi d’altronde c’eravamo, nella persona di Vinicio Motta (lo dicevamo qui) e pure, lasciatecelo dire, negli incredibili disegni live di E.P VI VI VI. Lo stato d’animo del giorno dopo ogni reading e/o presentazione è il solito e oscilla da poteva-andare-meglio-dove-sono-tutti-stasera? a e-adesso-pigliamoci-un-altra-città-a-caso-magari-Roma. Poi di solito arriva il mercoledì e la ciclotimia svanisce (si attenua, va’), soprattutto se siamo a marzo, 21, e se il mercoledì è Lisi (agevoliamo tag). Iris bianchi non apritevi (Firenze, abbiamo un problema con i fiorai), su Verde, dove sennò? (Be’ ad esempio su In fuga dalla Bocciofila, Stanza 251, Pratosfera, A Few Words, Perfect Magazine, L’Inquieto, Crapula, Scrittori Precari, Cadillac). L’illustrazione molto bella è di Alessia Arti. Ciao, buon secondo giorno di primavera, a Roma oggi e pure domani  .

Iris bianchi non apritevi, vi stanno ingannando.
Iris bianchi non schiudetevi, tutto quello che sapete è falso.
Non è questa la primavera, ma il riscaldamento di una casa.
Non è terra, non è vento, ma tre arance in un vassoio,
una foto in bianco e nero di una donna
di schiena, e una cornice.
Non è terra, non è vento, iris bianchi non apritevi.

(Forse la cattività è iniziata molto prima. Forse dura già da sempre. Il fioraio nella piazza delle poste che vi ha reclusi non è che un secondino, intermedio e cattivo come lo sono i subalterni. Fioraio omofobo forse gay che hai tenuto imprigionati gli iris bianchi, io lo so che le tue colpe sono minime, minori, accessorie. Iris bianchi non schiudetevi, c’è il rischio che vi torni alla memoria della serra originaria, primigenia, o invernaderos come dicono là dove nasceste, poi cresciute con altre centinaia e centinaia affianco a voi; non è bene ricordare di quei giorni e degli uomini che vi recisero quando non eravate che boccioli, o minuscole gemme dell’atto nuovo, seppur fosse calcolato. Iris bianchi non schiudetevi, questa vita è troppo dura per chiunque, il fioraio omofobo forse gay che vi vende a cinque euro e cinquanta l’uno, un furto, non ha colpe: un tempo aveva un baracchino proprio al centro della piazza, c’è una foto nel negozio nuovo e triste, che ricorda di quell’epoca felice. Iris bianco arriva il tempo di fiorire, ma non ora, non ancora: tutto falso ciò che credi, la terra e il vento sono arance, è una foto in bianco e nero di una donna e due persone che ti mangiano davanti)

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Simone Lisi

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