Le farfalle

Nel nostro listone di inizio anno dei libri 2017 che abbiamo più amato c’era anche Gianluca Garrapa, che inevitabilmente oggi (Buon Darwin Day), ritroviamo su Verde con Le farfalle. Ci si può innamorare di una figlia di fascisti, ambienti simili, famiglie diverse? “Nel declino delle loro passioni, due giorni prima di Natale, finsero infine di essere la coppia più bella del mondo ma per non dare adito a dubbi, lo strascico di violenza reciproca prima e di indifferenza dopo era ancora intellegibile nel trancio mancante di dito medio mozzato di lui da lei che, a sua volta, esibiva i segnali dell’odio-amore nella vasta chiazza liscia circolare sulla guancia destra, impressa da lui, con quell’arnese predisponibile al marchio sulla cotenna dei maiali preso in prestito chissà dove da chi e in chissà quale circostanza, mentre lei dormiva profonda nella tombale incoscienza di un vino abbondante premeditatamente mischiato a xanax”.
L’illustrazione è di Giuditta Bertoni.

Nel declino delle loro passioni, due giorni prima di Natale, finsero infine di essere la coppia più bella del mondo ma per non dare adito a dubbi, lo strascico di violenza reciproca prima e di indifferenza dopo era ancora intellegibile nel trancio mancante di dito medio mozzato di lui da lei che, a sua volta, esibiva i segnali dell’odio-amore nella vasta chiazza liscia circolare sulla guancia destra, impressa da lui, con quell’arnese predisponibile al marchio sulla cotenna dei maiali preso in prestito chissà dove da chi e in chissà quale circostanza, mentre lei dormiva profonda nella tombale incoscienza di un vino abbondante premeditatamente mischiato a xanax, lei che si vendicò qualche giorno successivo, nonostante lui non avesse mai ammesso le proprie colpe, delegando agli spiriti maligni la causa di quel brutto scempio epidermico, approfittando del sonno altrettanto profondissimo e gorgogliante e drogato del marito per castrargli due falangi e mezzo del dito medio, dopo aver messo sottosopra la stanza e la casa per delegare, pure lei, agli spiriti maligni, l’efferata mediale mutilazione. In verità, il primo pensiero di lei era corso al pene e, correlativamente, lui aveva subitaneo, dopo quel moto di stizza, rivangato un antico sadico pensiero: tatuarle, sfigurarle, la vagina. Ma entrambi, tra tutti gli oggetti corporei disponibili, non avrebbero mai scelto proprio quelli parziali adatti a farli godere per l’ultima volta prima di andare via, entrambi, vicinissimi, lontani l’uno dall’altra sin dai primi spasimi iniziali in cui il godimento della trasgressione li univa in un superabile livello di innamoramento fasullo, finto perché specchio solo delle loro ribellioni tardo-adolescenziali. Preferirono simbolizzare lo scempio ognuno secondo le proprie fantasie. E lui, figlio di operai comunisti di madre cattolica e genuinamente disposta all’agape per il prossimo all’amore scevro d’ogni narcisismo e puro come l’atto di filantropica passione estrema della beata Angela da Foligno estasiata bevitrice dell’acqua dei catini in cui lavava i piedi ai lebbrosi, lasciandosi andar di traverso le pelli dei piedi distrutti, e di traverso andò, ai genitori di lei, questo matrimonio che non avrebbe funzionato e non era da farsi, non essendo interessato e con partita iva e con armi pari e ideologie oltranziste e simili, non ascoltò mai i richiami del padre operaio in un’acciaieria e che brusco gli disse una volta per tutte che non ci si poteva innamorare di una figlia di fascisti, padre direttore di banca e madre costantemente compulsata dalle mode nazionaliste e del tutto disgustata da “queste”, parole testuali sue, della signora madre di lei, “sporche negre che chiedono soldi per figli inferiori adatti solo a fare gli schiavi”.

Ma lui, nulla. E lei, nemmeno. In chiesa le due navate erano di colore e ideologia diversa. Ma uguali vetrate, uguale sole, uguale umore, odore simile di incenso nell’unica navata neutra, quella centrale. Stesso destino che lui e lei volle uniti nell’amore e nell’odio, in ricchezza e povertà, nella vita e nella morte.

«Le farfalle in questo XX secolo sono in declino» dice, «questi insetti nascono con le uova con tutte le precauzioni».
Precauzioni: dormire in stanze diverse. Chiudere la porta a chiave. Non lasciarsi
andare.
«Ti preparo la frittata?» La voce di lei arriva dalla cucina mescolata al tinnìo del frustino che sbatacchia il mix di formaggio e uova.
«Le uova sono diverse tra loro» continua lui agganciandosi all’ultima parola che si immagina aver udita, «i bruchi cercano di sfuggire ai predatori camuffandosi».
«No, ma sono quelle che ci ha portato tua madre. Quelle altre due piccole, le lascio per la carbonara… e preferisci latte o aranciata?»
«Come? certo, le farfalle si nutrono di cibi liquidi aspirandoli con la spirotromba e poi riescono a distinguere l’ultravioletto… le ali, vedi come sono colorate? È perché hanno delle squame di pigmenti…»
«Lo hai preso il regalo per i ragazzi? non ti ridurre all’ultimo momento, come al solito… A proposito: non ti scordare ti accompagnare Sara a danza, la prossima settimana ha il saggio di fine anno… ma dormono ancora?»
«Durante la stagione degli amori… ovvio» continua lui, «eseguono danze complesse per accoppiarsi e si riconoscono attraverso gli odori…»
«E apri un po’ le finestre, lo sai… le uova fritte».

Le sfiora la guancia, la cicatrice con la mano monca del dito medio e lei sorride.
«Maledetti spiriti malvagi!» dice lui e lei: «Stanno facendo di tutto per metterci uno contro l’altra… ma non riusciranno a vincere. Sconfiggeremo il male».

Lui si alza, richiude la finestra. Nevica. Quando fa freddo le farfalle Monarca non volano, le farfalle volano solo quando è caldo, pensa. Un ramo si piega lasciandosi scivolare la candida coltre pesante. Tutto è bianco, nessun uccello. La vita è anestetizzata, silenziosa, frattalica. La casa galleggia in un oltretomba sereno, quasi sintetico. Dalla cucina solo lo stillicidio del rubinetto sui piatti da lavare. Il corpo di lei giace per terra in un lago di sangue. Alcuni uccelli sono immuni alle sostanze tossiche, e io non so volare. Getta il mozzicone nella neve, oltre il basso balcone. I gerani gorgogliano nel fondo della sua coscienza, immobili e impassibili come le piante grasse che non appassiranno mai. Resistenti come lo yak dell’Himalaya, o il lama delle Ande. Ma questi due animali da soma sono simili solo perché hanno dovuto adeguarsi a condizioni estreme, ma, riflette lui osservando la passiflora bruciata dal gelo, appartengono a famiglie diverse. I bruchi si nutrono di foglie passifloracee. Richiude la portafinestra e rientra in casa. Quasi è sera.

Al tramonto le farfalle ritornano al proprio albero.

Si stringono alla nonna di babbo come a una umile forte madonna in carne, il nonno ne ha ancora per due ore in fabbrica. I nonni di mamma stanno per arrivare, per strada c’è traffico, puzza di profughi e i negozi sono affollati.
Due teli bianchi coprono i cadaveri. I cuccioli sono orfani a Natale.

“Ambienti simili richiederanno adattamenti simili e produrranno in diverse parti del mondo animali marcatamente somiglianti fra loro, pur derivando da progenitori del tutto diversi. Così sulle pendici delle Ande vivono piccoli uccelli dai colori vivaci che sono molto simili ai nettaridi dell’Himalaya, ma che appartengono a una famiglia di uccelli del tutto distinta, e l’animale da soma dal lungo vello e dal piede sicuro usato dalle popolazioni andine è il lama, un camelide, e non un bovide come lo yak dell’Himalaya.”
(David Attenborough, Il pianeta vivente)

sulle alte montagne
ad alcune altezze
la vita non è presente
sulla neve ma sotto

ma a volte capita
che sulla neve siano presenti
degli organismi unicellulari

le alghe rosse sono microscopiche

tingono la neve di rosso
e in vecchiaia cambiano colore

Gianluca Garrapa

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