Reset

Guido Zanetti, che circa un anno fa congiurava con Luca Marinelli, è di nuovo su Verde: “Quando l’ultimo legame atomico di sé cessa di stringersi nel valzer esistenziale, anche il videogame del reale cessa di esistere. Reset. Nuova partita.”
L’illustrazione è di Giuditta Bertoni.

L’epiglottide, traditrice, potrebbe uccidermi; rivoltarsi su se stessa e occludere le vie respiratorie, e così uccidermi. Lo penso ogni volta che sento quella stretta alla gola, così simile al briciolino del pianto. Ma non è possibile: io non sono affatto triste. Anestetizzato casomai, o vagamente insoddisfatto, ma non triste o sul punto di piangere. E allora perché questa stretta piagnistea se non perché qualcosa di me vuole uccidermi? Qualcosa che non controllo. Qualcosa che non possiedo.

Vampe di rosso su sfondo nero. Un velo di sangue e tenebra che riveste il mondo fenomenico. Chi sono questi volti ostili? Questi corpi sommersi da una patina di luce buia, come se uno strato di melma primordiale li ricoprisse e li mostrasse per come sono davvero – bestie sanguinarie?

Con un veloce massaggio mi libero di quel groppo minaccioso, dilato le narici e constato che il respiro non è ostruito. Sto bene, benissimo e non mi devo preoccupare. Un ronzio nelle orecchie mi riporta alla realtà dei fatti: sto guidando con il cellulare in mano – forse dovrei preoccuparmi – e questa futile preoccupazione mi ha distolto da ogni contesto. Di cosa parlavo con – con chi stavo parlando?

«Riuscirai ad esserci?»

Questa realtà è strana. Sinistra. È fuori da ogni spazio e ogni tempo, galleggia in un’area fisica indefinita. Impulsi sconosciuti la bombardano, il suono di una voce profonda, così profonda da trapassarmi. Così estranea, aliena, esterna, da non essere riconoscibile, un codice ancora non decifrato, ma che nasconde un messaggio ben preciso. Sono forse io il destinatario, io, l’ovetto del mondo? Romperà il mio guscio, questo messaggio? Chi c’è là fuori? Chi parla?

«Ma certamente. Ci sarò».
Ho mentito, probabilmente. Non ho idea di chi mi stia parlando. È una voce femminile, ma di voci ne sento così tante che nella mia testa diventano un coro efebo.
La voce sospira: «Mi raccomando. Ci tiene così tanto».
Chi diavolo ci tiene? Perché non porto mai un’agenda con me? Perché non faccio più attenzione?
Mio padre lo diceva sempre: la distrazione è il tuo peggior nemico; ricordatelo, questo.

Nel pulviscolo di sanguigna tenebra, il campo si sgombra e mi lascia solo. Solo con un ultimo corpo, che a passi lenti avanza, verso di me. L’interferenza atmosferica si fa più forte con il suo avvicinarsi, un gracchiare che uccide i pensieri, un doloroso isolamento da tutto ciò che non sia lui. Doloroso, sì, ma necessario – non che ne sia certo: è più un’onirica consapevolezza. Di fronte a me, distorto, manipolato, corrotto, mascherato, nient’altro che un volto così simile al mio. Ma io non lo posso essere, io sono io, io sono qui.
Chi sei?

«Sei già in macchina?»
«Come? Ah, sì certo, sono in macchina».
«Ti prego. Non essere distante. Non essere un’ombra. Almeno non per lui».
Lui. Lui. Di chi sta parlando questa donna? La voce di lei è così familiare: il cuore gli batte forte, quando la sente, ma potrebbe essere tutto. Potrebbe essere un infarto. Alla sua età non sarebbe strano. Aveva la sua età, quando successe; quando era un bambino e ricevette la notizia di suo padre. Scoprì allora che i cuori si ribellano, che i corpi non sono in mano nostra, che possiamo suicidarci senza desiderare la morte.
Fu allora che scoprì che un buco nero lo aspettava e che a un certo punto della sua vita, un punto ben preciso, lo avrebbe inghiottito. Lui chi, però?

Una goccia, lui ora è una goccia e sta precipitando. Sta cadendo su tetti e colonne, si schianta su una piazza ed esce dal suo involucro. Qualcosa tra le non-mani, un dono per qualcuno che forse non riuscirà a consegnare: il mondo sta crollando, in pezzi grossi come macigni che lo schiacceranno; e di fronte a lui, immenso nel cielo, sovrastante nella sua nube di interferenze, il fantoccio che tanto gli somiglia, o meglio, che gli somigliava, perché deve ricordarsi che ora è una goccia, amorfa e schiacciata. Il mondo crolla, si apre la voragine, viene inghiottito dal buio. Mentre si culla, aggrappato con lo sguardo al volto colossale nel cielo, il silenzio che gli ha tappato le non-orecchie si infrange.
«Papà!»
Chi è?
«Papà!»

Un bambino troppo simile a lui gli corre incontro, le braccia aperte e il sorriso largo. Dietro di lui, seduta sul tavolo, in mezzo a tante persone, una donna con il caschetto biondo, il sorriso malinconico. Le persone gli rivolgono cenni di saluto. Il bambino che tanto gli somiglia gli cinge le gambe in un abbraccio.
«Quello è per me, papà?»
Indica un pacco di carta rossa che stringe tra le mani.
«Certo, è per te».
Il bambino prende il suo regalo e corre via ad aprirlo.
«Aspetta… To—»
Tommaso. Quel bambino è Tommaso. Oggi compie otto anni. La donna bionda si chiama Margherita. Lui è Paolo. Marito. Padre.
La sua epiglottide potrebbe ucciderlo in qualsiasi momento.
Paolo morirà.
Margherita lo chiama per tagliare la torta.

Il buio viene rotto: una lama di luce di altre dimensioni lontane, sorte nei campi dei pixel e dell’idrogeno di cristallo, lo apre nel petto e tutto ciò che non possiede ne fuoriesce, disperdendolo nell’universo, nel pulviscolo rosso e nero.

«Ci sei?»
Margherita lo guarda reggere il coltello, fermo sugli auguri canditi di Tommaso.

Quando l’ultimo legame atomico di sé cessa di stringersi nel valzer esistenziale, anche il videogame del reale cessa di esistere. Reset. Nuova partita.

«Certo, amore».
Le sorride. Non è per nulla felice.
«È solo la commozione».

Chi sono questi corpi che mi circondano, immersi nel pulviscolo rosso e nero, stravolti da interferenze, a chi appartengono questi sonori, ritmici intervalli che mi fanno venire in mente una strana parola che dice “risate”?
Dove sono? In quale spazio, in quale tempo?

Paolo taglia la torta della festa, tutti applaudono.
Io sono Paolo, ecco, e sto guardando mio figlio Tommaso mangiare il dolce dei suoi otto anni, che presto saranno nove, che presto saranno dieci.
Io invecchio.
Paolo morirà.

Chi c’è la fuori?
Reset. Nuova partita.

Guido Zanetti

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...