Rosa! #2: Tutto esaurito

rosa giulia canetto

Giulia Canetto, Rosa!

“Permettimi di dimostrare che il rosa non è un genere secondario, che tutto si può fare in chiave Rosa! Ti prego, non te ne pentirai.” Così Luca Marinelli alcuni mesi fa in una lettera accorata al nostro Caro Commissario. La nuova rubrica di Verde è stata varata a novembre, ovviamente come mensile, infatti adesso bimestrale e un quarto, poi si vedrà. Santa Nora Frescaqcua (…) pure, si vedrà e si farà: Tutto esaurito è una potentissima dichiarazione d’amore (del tipo Mark Chapman) rivolta a non ve lo diciamo per non rovinare la sorpresa paradisiaca.
La copertina è di Giulia Canetto. È sabato, lunedì torna questo Paolo Gamerro e nulla sarà mai più come prima.

Oh ciao Matilde. È tardissimo sto tornando a casa e ti volevo dire che sono completamente fatto.
Fatto di te.

Viviamo in un mondo alla rovescia, caro il mio Tommaso. Un mondo rivoltato come un guanto dove le cuciture stanno esposte, cicatrici su pelle bianca. Un mondo dove se ami qualcuno devi stargli lontano, e più ami più devi mettere distanza tra te e l’altro.

Ti ho cercato per le vie di Roma, ma non c’eri, so che a Prati si ricordano benissimo di te, eppure nessuno parla. Ti ho cercato a Riccione, a Berlino, a Pamplona e più ti cercavo più sentivo minacciato questo nostro legame.

Mi hanno fortemente consigliato di chiudere Instagram e Facebook, per evitare comportamenti recidivi. Carlo mi ha regalato un 3310 della Nokia, così posso solo ricevere telefonate. Le telefonate di Carlo, quelle dei miei genitori e di tutti gli altri che si vogliono fare gli affari miei. Adesso in facoltà faccio tendenza vintage con ‘sto telefono modello Vecchio Testamento, ma io lo so che alle spalle mi prendono in giro. Pure io mi prenderei in giro.

Entro in questo mondo alla rovescia dove i rapporti sono reti d’indifferenza e malcelato disprezzo, come se l’essenza stessa delle relazioni fosse l’ipocrisia. La gente che ti circonda ti poggia sulla spalla consigli accorati, altro non sono che istruzioni per tenerti a bada. Gli amici ti chiedono di sorridere per sentirsi rassicurati, i genitori infilano il naso in camera tua una volta al giorno per vedere se respiri ancora e si limitano a scaricarti una volta a settimana davanti alla porta dello psicologo. A nessuno importa del mio bene. Solo a te, Tommaso mio.

Ami qualcuno, succede anche in questo mondo bastardo, ti innamori: accade per caso alla fermata dell’autobus, in macchina, in radio, in cameretta, su facebook, al bar, a un concerto, insomma ti innamori di una voce, di una parola, di un motivetto che in un attimo è già sottotrama dei tuoi pensieri. Ma in questo mondo più ti senti vicina a una persona più te ne devi allontanare, non è forse vero Tommaso? Quanta malinconia nelle tue parole anche se il ritmo incalza, la voce indebolita dalla mancanza, dalle grida nel vuoto.

Forse dovrei salire su un aereo e viaggiare fino al punto della terra più lonano da te. Ma per trovare il punto esatto dovrei sapere precisamente dove sei. E spostarmi a ogni tuo movimento in una danza teleguidata. O forse il punto più lontano da te è proprio il fatto di non sapere dove sei. Forse. Non ce la faccio davvero a mettermi l’anima in pace in questa estate spoglia e rigida, estate alla rovescia: se non so dove sei, ogni mossa che faccio mi pare un potenziale ricongiungimento, Tommy.

Ecco la soluzione per dimostrare il mio totale amore in questo schifo mondo alla rovescia: fare lo zaino, vestiti, scarpe e provviste, portare solo il tuo ricordo e abbandonare a casa i dischi e pure il telefono, salire su uno shuttle e farsi scaricare oltre l’atmosfera a bordo di una sonda destinata a una deriva eterna nello spazio profondo, fuori dal sistema solare, verso l’ignoto. Sempre più lontana dal Paradiso.
Se mi allontano all’infinito il mio amore non avrà fine.

Esiste un numero limitato di espressioni con cui si può esprimere un sentimento? Una volta esaurite che mi restava da tentare? Questo dico sempre a Mariangela. Mariangela è una dottoressa anche se non si fa mai trovare con il camice addosso. È la più amichevole di tutti, ma lo so che è quella che più mi disprezza, mi guarda dall’alto in basso col suo fare superiore, mi dice cosa non devo pensare.

Ti ho scritto una miriade di lettere, caro Tommaso, non ho mentito come chiedeva l’avvocato, ne ho rivendicato la maternità, sia di quelle tra le sue mani, sia di quelle finite chissà dove. Se a un certo punto le parole d’amore sono tutte esaurite e la persona che ami ha letto tutte le tue lettere e tuttavia ancora non può essere con te, che altro puoi fare?

E se le tue risposte fossero state boicottate? Vivo in un mondo alla rovescia dove i postini non consegnano le lettere ma le lanciano in giro per le strade, lasciano che siano destinatari casuali a raccoglierle. Oppure le leggono loro, senza rispetto per il sigillo. Magari da qualche parte c’è un postino, o un destinatario involontario, che ride del nostro dramma.

Mariangela è pagata per ripetermi che anche se pensavo di avere la soluzione in testa non avrei dovuto agire. Non bisogna fare. Non bisogna dire. Tra il dire e il fare bisogna annegarsi nel mare. Annego sotto queste sentenze e valutazioni e consigli e ricette e di me sopravvivono soltanto bolle stanche che scoppiano in superficie. Oppure no, perché il mondo è al contrario, e le bolle non scoppiano mai e viaggiano fino a te per baciarti la barba.

Dicono che ti hanno visto in un palazzetto colmo di gente, caro Tommaso mio, dicono che stavi al centro del mondo tutto esaurito. Ma io lo so che in questo mondo alla rovescia fare sold out vuol dire sentirsi completamente soli.

Il nosto big bang, l’evento terraformante di questo universo dove stiamo distanti, lo ricordo ancora perché mai saremo più vicini di allora.
L’hotel, la reception, la risposta oziosa al mio bussare, io che chiudo a chiave la porta mentre tu distratto e bellissimo e maledetto mi dici quella frase: «Che scrivi pe’ qqualche blog?» e io che inizio a dirti a mezza voce tutto quello che devo dirti e ho un amo nel cuore e ogni parola è uno strattone di lenza. E fermo, paonazzo e bellissimo, scalzo, le dita nella barba, la birra nell’altra mano, il dio del pop che piscia giù dalla cima delle classifiche, così umano a contatto con la moquette e i miei sospiri.

E poi quella Eva che se ne esce dalla doccia con il suo peccato tutto scritto addosso, quella Eva che arriva e ripete la frase del primo uomo sulla terra: «Che cazzo ce fa questa qui?» lei che guarda il mio coltello e dice «Tomma’… Cazzo stai lì a guardare? Fa’ qualcosa».

Tu muto, tu che non canti più, stordito dal mio gesto d’amore. Pronta a sacrificare me stessa per salvarti. Un John Lennon al contrario per questo mondo ribaltato. Il coltello che vuole incidere la superficie di questo mio palloncino di sentimento. Big bang.

Il buio, e solo la tua voce da Lucifero redento, “sicurezza, sicurezza”, invochi per me, per tenermi al riparo dal passato che in questo mondo è futuro, entrambi senza di te. “Sicurezza”.

Sono un calzino rivoltato con delle cuciture bianche a vista.

So che mi pensi. E forse scriverai un’altra canzone per me, come tutte le altre, per la tua Matilde, una, dieci, cento, mille canzoni che solo io posso capire, solo io posso ascoltare. Perché in questo nostro mondo le canzoni si scrivono per una persona sola e chiunque altro osi ascoltarle è un ladro e un usurpatore. Ma qui tutti ti ascoltano troppo e in fin dei conti nessuno capisce, eppure tutti sanno tutto, commentano, valutano, parlano, decidono. Al posto di abbracciarmi mi trattengono, al posto di spronarmi mi strattonano, al posto di un cornetto da mordere, mi rifilano cocktail di Quetiapina e Xanax. Guardo le compresse nel mio palmo. Mariangela le prescrive e Carlo si incarica di ricordarmele ogni giorno. Un sorso d’acqua e un brindisi alla tua salute, Tommaso mio amore.

Non vanno ingoiate, vanno sputate. È un mondo alla rovescia.

Santa Nora Frescaqcua

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