Una francamente deplorevole avidità

Mela

Giulfin, Mela

F. Lai è nato a Venezia e vive a Roma. Troppo timido per vivere di elemosina, lavora per un canale satellitare. Ha fondato e suonato in diverse band di scarso successo, e al momento porta avanti col nome di Flai un progetto solista e parecchio solitario. Collabora con Linus, presenta libri scritti da altri, ogni tanto legge in pubblico. Sta scrivendo un romanzo bellissimo dal 2002. In Una francamente deplorevole avidità, il suo primo racconto per Verde, ci spiega bene come funziona Facebook.
L’illustrazione di Giulfin. Buon lunedì.

Paola non aveva idea che postando quello stamp si sarebbe messa nei guai. L’istantanea dello schermo era di un avviso di Facebook che le ricordava che il compleanno di Diego sarebbe stato entro pochi giorni. Poiché interagiva pubblicamente con Diego sulla sua bacheca, mettendo like ai suoi post arguti e pieni di disincanto, aveva trovato naturale anche rendere pubblico quell’avviso. Certo, era un po’ un dire: “Ehi, guarda, Facebook ci calcola” però ok, un peccato di vanità che si poteva accettare. La cosa che non immaginava è che si trattava di un avviso di una conversazione privata su messenger. Che lei e Diego passassero molto tempo in chat non si sapeva e non si sarebbe dovuto sapere. LUI non avrebbe dovuto saperlo, e così lo seppe.

1.

«Così non va, non va, non va».
Il presidente guardava il tablet che aveva in mano e scuoteva la testa. Gli altri ragazzi seduti al tavolo lo lasciavano sfogare. Qualcuno guardava il cellulare, qualcun altro guardava le impiegate del campus fuori dalla finestra, qualcuno guardava il vuoto. Nessuno era preoccupato. Che la cosa non andasse si sapeva da tempo, non era mai andata.
La piattaforma era pressoché perfetta ormai, non c’era neanche più bisogno di aggiornarla, e tutte le ultime implementazioni erano state piccole modifiche al design. I soldi continuavano a entrare a palate, così tanti che non erano nemmeno reali: erano solo numeri in aumento sui loro conti. Le loro carte di credito avevano smesso di avere limiti da anni, qualcuno di loro non vedeva una monetina da mesi.
I soldi venivano dagli inserzionisti. Quando hai in mano una rete di social network alla quale hanno aderito in maniera spontanea 2 miliardi di persone, accettando di essere profilate, di rendere pubbliche le proprie scelte e i propri gusti, comunicando spontaneamente quale film stanno vedendo e cosa stanno cucinando, dove lo hanno comprato e perché, le grandi aziende investono tutto quello che una volta veniva speso in sondaggi e focus group per avere anche solo una minima parte dei dati che tu hai disposizione. L’ultima, definitiva, implementazione dell’algoritmo era stata presentata durante un evento speciale dedicato solo agli investitori.

Una tre giorni al Mirage di Las Vegas, completamente prenotato per l’occasione. Tutto gratis per i partecipanti: cene, cocktail, un set di fiches del valore di 10000 dollari come benvenuto, prostitute e gigolo sotto contratto che giravano per l’hotel offrendo ai direttori e direttrici del marketing l’illusione di una conquista fatale, un concerto dei Foo Fighters la prima serata, e poi Penn & Teller la seconda e il gran finale con Lady Gaga. Tutto questo per dire agli investitori: tranquilli, abbiamo in mano mezzo mondo, siamo i soli che possono dirvi con sicurezza quello che la gente vuole.

E gli investitori si erano convinti, difficile sarebbe stato il contrario. I soldi continuavano ad arrivare in quantità impossibili da calcolare senza ricorrere alle potenze. Ma un bug concettuale c’era sempre stato, fin dall’inizio, uno scarto nelle intenzioni.

«Siamo perfetti dal punto di vista della profilazione, su questo non c’è dubbio, capo. Il problema è un altro» aveva detto Scott, giovane responsabile dei rapporti con il mondo reale.
«Non chiamarmi capo Scott, lo so che lo fai per scherzo. Io sto appunto cercando di capire quale sia il cazzo di problema».
Il presidente era angosciato dalle pressanti richieste degli investitori: dopo che avevano speso e continuavano a spendere tutti quei soldi in profilazione, perché non riuscivano a far effettivamente comprare alle persone i loro prodotti? Non che non li comprasse nessuno, ma vista la quantità di denaro speso, forse ci si aspettava qualcosa di più, e qualche grande vecchio conservatore nelle grandi compagnie stava suggerendo di chiudere il rubinetto di soldi verso il social network.
Questo avrebbe sicuramente provocato un effetto domino difficile da contenere.
Il presidente voleva dimostrare alle aziende che il social poteva anche essere veicolo di consumo, e in realtà avrebbe già dovuto esserlo, perché non lo era?

«Il cazzo di problema è che la gente finge» disse Scott, e continuò: «Il cazzo di problema è che io guardo una coperta Totoro perché voglio che la tipa che mi piace veda che io sono un tenerone a cui interessa una coperta di Totoro, che magari la comprerei a lei se fossimo fidanzati, ma io col cazzo che compro una cazzo di coperta di Totoro. Capite? La profilazione funziona, e infatti sono mesi che ricevo offerte su coperte di Totoro, intanto la tipa si è messa con un altro e adesso guardo dischi new wave perché c’è Sandra delle risorse umane che ascolta Siouxsie and the Banshees. Forse lo comprerò un disco di Siouxsie, che cazzo ne so, a me piace l’hip hop, ma non è detto per il cazzo. E intanto le aziende sono contente perché sono convinte che a Scott piacciano le coperte di Totoro e la New Wave, ma questo non è Scott, neanche per il cazzo, ragazzi».

Il presidente si era illuminato. «La gente finge» disse, pensando ad alta voce.
Ci furono dieci minuti di incredibile silenzio. Nessuno guardava più fuori dalla finestra o il cellulare. Erano tutti profondamente immersi nei propri pensieri.
A un certo punto John Wong ruppe gli indugi: «Sentite, lo so che è una merdata, però…»

2.

Diego non ce la faceva più. In che razza di guaio si era cacciato, con questa che gli scriveva su messenger ogni tre minuti e se lui non rispondeva immediatamente si offendeva, e lui non voleva offenderla, perché quanto le piaceva. Ma era una matta, non si rendeva conto che Diego aveva tutta una situazione da tenere in piedi? E la schermata degli auguri di compleanno? Una vera stupidaggine. Scema, bellissima, dolcissima scema. Il fidanzato lo sapeva? Se ne era accorto? Questa cosa dell’amore virtuale lo aveva assorbito completamente. Non riusciva più a ragionare e il lavoro ne aveva risentito. Non scriveva niente di decente da mesi. Al giornale se ne erano accorti, era ancora più bravo degli altri, ma solo un po’ e nessuno si complimentava più. E lui ne aveva bisogno, perché si trovava in questo quadrangolo tra lui, sua moglie, Paola e il suo fidanzato e nessuno poteva essere gentile in pubblico. Sembrava che nessuno potesse volersi bene, solo scoparsi.

3.

«John, è vero, quello che hai detto è una merdata. Però… pensiamoci un attimo. Potrebbe darci un po’ di respiro con le aziende».
John si era subito pentito della sua proposta: «Non lo so, amico, non lo so… ci sono molte implicazioni etiche».
«Questo è vero» rispose il capo.
Gli altri erano semplicemente rimasti a bocca aperta. Scott aveva smesso di sbattere le palpebre da 4 minuti.
«E poi» aggiunse John, «non credere che non ci saranno cause».
Il capo ragionò un attimo. «Iniziamo con dei nessuno».
Adesso anche John era a bocca aperta. Il capo continuò: «Facciamo una prova con i, che ne so, 500 milioni di scemi che non potranno mai fare una causa contro di noi e ai quali conviene molto di più tacere, vediamo che succede».
Scott si alzò e prese la giacca: «Boss, non ne voglio sapere niente, penso che abbiamo già abbastanza soldi, io me ne vado».
«Ragazzi, salutate Scott».

Nella stanza regnava il silenzio. Nessuno si girò a salutare Scott. Nessuno sapeva come comportarsi davanti a quell’orrore.
«Proviamo, diamo qualcosa a quegli stronzi delle aziende. Tanto parliamo di altri stronzi, no?».
Nessuno rispose.

4.

Diego ha deciso che è ora di smetterla. Basta vivere nell’inganno, nella menzogna. Ha scelto Paola, dirà tutto, succeda quel che succeda.
Apre messenger e trova il messaggio di Paola: “Non posso più essere un’amante, mi dispiace ma è finita qui.” Bene. Proprio a fagiolo. Adesso le dico che ho deciso di stare con lei. Niente più amanti. Basta sotterfugi. Riapre la chat.

Diego: Amore, il tuo messaggio arriva proprio adesso che ti stavo scrivendo che voglio stare con te e basta.
Paola: mm, ok. Ma il problema è un altro.
Diego: quale
Paola: Il problema è a monte ormai.
Diego: Che vuol dire?
Paola: Comunque non possiamo stare insieme. E tu non lascerai mai la tua famiglia per me.
Diego: non è vero
Paola: purtroppo è così, non ci credo. E comunque io non lascerò lui.

Dopodiché l’utente non è connesso. Per ore. Disperato, annientato dalla sincronia degli eventi, Diego pensa a qualsiasi cosa. Non è tipo da gesti matti che fanno del male ad altri. E anche se l’abuso del social lo ha ormai convinto che tutto ruoti più o meno attorno al suo cazzo, da qualche parte dentro di lui c’è ancora un piccolo Diego analogico che sa che non è così. Quindi è finita, pensa. Ma come cazzo è possibile. Ma proprio adesso. Ma che cazzo di cattiveria. Poi, nella notte, il display si illumina: un nuovo messaggio in chat. Diego si getta sul telefono pieno di speranza.

5.

Da: Team di Facebook ore 3:15 CET
Caro Diego,
Come forse saprai, avendo accettato i termini del regolamento del nostro social network, noi abbiamo a disposizione tutti i tuoi dati. Questo include tutte le tue chat, le foto, le foto sexy che ti hanno mandato, anche se le hai rimosse o nascoste o messe in attività segreta. Da quello che sappiamo dal tuo profilo tu hai una moglie e almeno un figlio, non abbiamo notizia di divorzio o separazione, e quindi ci sembra logico pensare che tu abbia una relazione clandestina con Paola Fedeli, che è nella tua cerchia.
Perché ti diciamo tutto questo, ti domanderai. Innanzitutto per farti sapere che noi sappiamo. Sappiamo cosa fai, dove ti vedi con Paola e quando. Ma non sappiamo cosa ti piace. Usi Facebook solo per tradire tua moglie, e converrai con noi che non è una cosa molto bella, questa. Ma staremo zitti, non ci sarà un hacker che pubblicherà tutte le vostre mail, i vostri selfie nudi. Ma un sistema di sicurezza ha bisogno di essere costantemente finanziato. Se tu vorrai finanziarlo, e te ne saremmo grati, ti basterà acquistare almeno una volta a settimana un oggetto tra gli item sponsorizzati che appaiono sulla tua home page. Con così poco, farai felice noi e di conseguenza te stesso.
Con tutto l’affetto.
Il team di Facebook.

Diego, in mutande e maglietta, se ne sta in piedi paralizzato in terrazza con il telefono in mano. Annusa gli odori dell’estate in arrivo, incapace di seguire il proprio istinto: buttare il cellulare di sotto urlando fanculo. Dovrebbe svegliare sua moglie e confessare. Proprio adesso che voleva dire tutto. Proprio adesso che Paola non ne voleva più sapere. Non sa cosa fare. Mentre guarda le luci arancioni della città, le finestre delle case del suo quartiere borghese iniziano ad illuminarsi una ad una. Luci bluastre invadono stanze piene di mariti o mogli che si precipitano ad acquistare beni di consumo sponsorizzati su internet. Clic clic clic. Conferma acquisto.
Magari a mio figlio interessa una coperta di Totoro, pensa.

Federico Flai

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